Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 31 luglio 2022
Gnomi e Terminator
In questa politica di gnomi, dove persino Confindustria presenterà a breve un piano in 18 punti, chiamiamolo memorandum, senza venir neppure sbeffeggiata, visto che il loro Bonomi srotola una serie di nefandezze antisociali, sfanculando pure il salario minimo, senza neppure lontanamente citare la lotta all’evasione - che chissà da chi verrà - ebbene in questa politica di gnomi spunta lui, il mastro gnomo, che fingendo di dimenticare il suo smilzo 3,6% che in altri paesi dignitosi gli permetterebbe al massimo di organizzare compleanni o rinfreschi, detta linee politiche palesemente ad minchiam, permettendosi pure di non decidere ancora il suo ingresso nel becero recinto dell’oramai famigerato “campo largo”, un’idiozia sorta in cervice del sonnolento bibliotecario che il destino crudele ha posto a capo di quello che una volta fu un partito di sinistra, ed ora solamente un contenitore flaccido, avulso dai reali problemi del paese, accogliente tutto ciò che allontana i sani di mente da una politica seria a servizio della collettività. Se mastro gnomo, bontà sua, deciderà di entrare nei miasmi pd, farà parte dell’accozzaglia pure la Terminator della pubblica istruzione nonché maghetta scopritrice del tunnel cnr, oramai famoso al pari del binario magico 9 3/4 di Harry Potter, ed anche il terribile Brunetta da sempre di destra ed invaso da pensieri degni del mondo di mezzo. Tra gnomi e terminator votare il pd equivarrà ad assecondare il pensiero comune in auge nel radical chic: io so’ io e voi nun siete un c…!
Buona fine!
Secondo Veronica
La tragedia folle di un cretino e quella pietà che manca ai vili
DI VERONICA TOMASSINI
Alika, sei morto sotto i colpi della tua stessa stampella. Non c’è più tempo, signori, per dire: fregatene. Fottitene. Non ti curar di loro. No fermati, invece. Guarda. Piazzati davanti, perché Alika, il mendicante nigeriano, il segno di contraddizione evangelica, il povero che di traverso molesta la nostra coscienza, nel frattempo è morto.
Il piagato e il rettile, il lebbroso biblico caduto sotto i colpi di un parvenu, di un impiegato della mediocrità, del cretino informato dalle fake, scoglionato e istruito dal giornalismo beotizzante, i talk miserandi, gli anchorman delle seconde serate; dalle costanti erezioni social a cui deve una certa gratificazione, un probabile leone da tastiera con un cosino piccolo così.
Non cercate ragioni metafisiche. A un cretino. È un cretino. Un cretino uccide sudando, ruttando, avvolto nel suo stesso nauseabondo meteorismo.
Il mendicante ucciso dal borghesuccio incafonito, molto consapevole di un Sé grosso quanto una palestra di dopati, un po’ tronista dentro. Il discepolo delle Isole e dei Grandi fratelli, di ogni metafora escrementizia che merita il nostro Paese, dei buoni e dei cattivi, degli sputi via etere, della fantasmagorica circense classe dirigente, del tizio ex ministro avvoltolato nell’esergo da crisi di governo, er nanerottolo, ed è già una notizia Ansa.
Per tutto ciò muore il nostro prezioso Alika, farfugliante la compassione, in un passeggio di vacanzieri. Non ti curar di loro. Perdonaci, Alika. Avrete modo di incontrarvi tutti quelli che abbiamo tradito nel vile adagio del “guarda e passa”. Noi funzionavamo nel jingle acclarato: “non ti curar di loro”.
Mentre ogni bassezza si compiva, dentro l’irascibile flatulenza del cosiddetto soggetto che non avremmo detto mai, giuro.
Eccetto che era semplicemente un cretino.
Marco e le regole
La regola dei 2 errori
di Marco Travaglio
L’informazione all’italiana è talmente prevedibile da risultare commovente. Funziona così: si decide in partenza chi sono i buoni e i cattivi (o meglio lo si fa decidere ai padroni), a prescindere da ciò che fanno e dicono; poi si leccano i primi e si lapidano i secondi, qualunque cosa facciano; i buoni possono diventare cattivi e viceversa, secondo la convenienza del momento. Ma non i 5Stelle, che sono sempre cattivi. Anzi, sono la stella polare dei media, che adottano per loro l’apposita tecnica dell’“errore perpetuo”. A ogni scelta fra A e B, si tengono sempre pronti due articoli: A è una cazzata; B è una cazzata. Fanno riforme (dalla blocca-prescrizione al Reddito) che tutti invocavano da trent’anni? Siccome le fanno loro, chi le invocava scopre che sono schifezze. Minacciano la crisi se Draghi non risponde ai 9 punti sociali di Conte? Tutti dicono che è l’ennesimo penultimatum del Sor Tentenna che mai metterà a rischio le poltrone dei suoi, tutti venduti al sistema, altro che entrare in Parlamento e aprirlo come una scatoletta di tonno, ah ah le risate! Poi Draghi non risponde sui 9 punti, anzi li sputacchia (e prende a calci pure la Lega per esser proprio sicuro di farsi sfiduciare), e il M5S non dà la fiducia. Allora vai con l’altro articolo: per non elogiare la coerenza di chi non baratta le idee per le poltrone, lo si incolpa di averci orbati di un governo così fico da mettere in fuga persino il premier, ovviamente su ordine di Putin.
Stessa solfa per i 2 mandati. Pochi sanno (perché i media non lo dicono) che lo statuto Pd ha il limite di 3: solo che le deroghe sono così tante che nessuno se n’è mai accorto e chi dovrebbe dirlo – l’informazione – e chieder conto a Letta, fischietta e parla dei due mandati del M5S, con la solita tecnica del doppio articolo. Per anni si scrive che la regola è finta, figuratevi se quegli scappati di casa (sono il gruppo con più laureati, ma fa niente) e voltagabbana che urlavano contro le poltrone andranno a casa, altro che aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ah ah le risate! Poi Grillo nega il 3% di deroghe e Conte si adegua (secondo noi sbagliando entrambi, in un’emergenza come questa). Pur di non lodarne la coerenza, tocca tirar fuori il secondo articolo: “I 5 Stelle azzerano gli eletti” (Corriere), “Grillo licenzia le stelle” (Rep), “Grillo riduce i 5 Stelle” (Messaggero), “Conte l’ammazza M5S” (Libero), “Grillo, schiaffo a Conte e Travaglio” (Giornale). Intanto, giusto in tempo per le urne, la Meloni, che non era più fascista perché atlantista, torna fascista e Salvini, che non era più putiniano perché draghiano, torna putiniano. Invece la berluschina Gelmini non è più l’Attila della scuola perché va con Calenda. Ah, dimenticavo: sapete perché Conte è uno stronzo? Perché è uno stronzo.
L'Amaca
Aspettando il pettirosso
DI MICHELE SERRA
Il mendicante ammazzato di botte da un energumeno non è un segno dei nuovi tempi. Al contrario, è segno che il nostro tempo ristagna, e tutto ciò che ristagna si guasta e marcisce.
Negli anni Ottanta i due teenager nazisti di Verona che si facevano chiamare Ludwig bruciavano vivi i senzatetto e i drogati, una maniera spiccia per arianizzare il mondo. “Gli incendiarono il letto sulla strada di Trento, riuscì a salvarsi dalla sua barba un pettirosso da combattimento”, così la raccontò De André nella sua terribileDomenica delle salme(1990), ripreso da Maurizio Maggiani nel suo bel romanzo “Il coraggio del pettirosso”.
Il sadismo e la brutalità contro gli indifesi si passano il testimone da generazioni. Il problema non è dunque l’insorgenza inspiegabile dell’odio e della prepotenza; piuttosto è la sua implacabile sopravvivenza, come se la civiltà fosse solo una finzione. E a renderci ancora più tristi è la scomparsa, o piuttosto il mancato avvento, del pettirosso da combattimento: tutti che fanno video, tutti spettatori, ben pochi hanno il coraggio di entrare in scena. A Recanati (ma che succede nelle Marche, così belle e un tempo così pacifiche?), poche ore dopo la macellazione a mani nude del mendicante a Civitanova, un barista ha fermato un omaccio del posto che stava accoltellando un africano, difficile dire se per razzismo o per generica ferocia. Dunque si può. Non solo si deve: anche si può.
Sui media facciamo scialo della parola “eroi”, sbrodolandola su qualunque persona (infermiere, volontario, soccorritore, cane da salvataggio) che sta semplicemente facendo il suo mestiere. Ma non abbiamo bisogno di eroi, abbiamo bisogno di pettirossi. Non di retorica, ma di mani forti che sappiano disarmare.
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