Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 25 gennaio 2022
Sia Lode!
Ronzullianamente
Centrodestra, l’ascesa di Ronzulli baluardo del leader nella parabola di Forza Italia
di Filippo Ceccarelli
Garantisce la senatrice Licia Ronzulli, ormai più ciambellana che governante dell’esausto regno di Arcore, che il vecchio sovrano ricoverato "è un leone e tornerà presto a ruggire". Aggiunge, sempre in ambito ferino, che "gli sciacalli invece restano sciacalli". Ma poi ieri mattina, dopo essersi riconciliata con Sgarbi al tele-teatro Merlino, approfittando del sole si è portata a piazza del Quirinale, dove ancora una volta ha celebrato se stessa in magnifica simmetria fra cielo blu e statue bianche, con sguardo fascinoso, mani in tasca e spalle al Palazzo dei palazzi.
Quando gli storici, ma anche gli artisti del futuro dovranno ricostruire o trarre ispirazione dalla stagione terminale del berlusconismo ne troveranno fin troppa nella pagina Instagram di questa giovane donna (46) che oltre ad aver letto in teletrasmissione agli alleati, forse ha pure collaborato alla stesura dell’atto di abdicazione del Cavaliere, definitiva pietra d’inciampo della Seconda Repubblica.
Per dire: l’ultima story ronzulliana, purtroppo destinata alla cancellazione dopo 24 ore, era quasi lisergica: nuvole e bolle di cuoricini, pollicioni, musica di Porta a porta e di Elton John, bambine e bambini con la gommina in testa che facevano il tifo, parole retrattili e assai più sgargianti di quanto si potesse avvertirne il senso, “tag the team”, “yes we can” (povero Uolter!), “adventure”, “let’do it”, “go goooo” - ma dove andare, e a far che, con chi, perché?
Intanto lei ci dava dentro, una due, tre dieci Ronzulli che si susseguivano a ritmo sullo schermo in diverse versioni e morfologie, ma sempre con lunghi orecchini, intervistata, fotografata, rispecchiata e reduplicata negli altrui dispositivi ottici secondo la tecnica della mise en abyme; e di nuovo rock incalzante, di nuovo lampi e palloncini, faccette e saette, di nuovo orologi al quarzo che andavano sempre più veloci, tappeti rosa shocking, animazione di schede quirinalizie che si ammonticchiavano, “agree”, “interview” “decisions decisions decisions and more and more decisions”. A un certo punto, prima di Vespa e dopo Gasparri, sono apparsi in qualità di intrusi anche un perplesso Minzolini e Marco Damilano lievemente annoiato, mentre lei per iscritto proclamava: “Anbiamo – sic – il diritto e il dovere di esprimere”... boh.
Pare che in Forza Italia ormai non più solo i governisti ce l’abbiano parecchio con Ronzulli; è quasi certo che Meloni non la può vedere, mentre Marina figlia si fida assai, a prescindere dall’inclinazione pencolante verso Salvini; ma tutto questo, per quanto decisivo nell’interpretazione della politica, si assottiglia e sbiadisce dinanzi alla piena dell’effetto visuale che non prevede penombre, chiaroscuri, sfumature. La politica come un incrocio di racconti, linguaggi e immagini assemblati da social media manager per l’uso di onorevoli bimbeminchia appassionate del web; nulla comunque che riguardi più l’etica del Bene comune, tutto a vantaggio dell’estetica del consenso pubblico, amen.
Resta l’aspetto cortigiano, quello sì, a ricordare agli immemori che si tratta pur sempre del Secondo Cerchio Magico, insieme femminile e tribale, nemesi toccata in sorte al partito monarchico e fallocratico per eccellenza. Ci si potrebbe scrivere un saggio sulfureo, ma basterà sapere che da un paio d’anni il duo Ronzulli-Fascina ha scalzato il duo Mariarosaria Rossi-Pascale, avvicendamento problematico solo per le avvicendate.
Detto questo, Licia è affabile, simpatica, svelta e sinceramente affezionata al povero Berlusca ruggente.
Fisioterapista di vaglia, l’ha curato dopo i tagliandi e dopo l’aggressione con la statuetta del Duomo. In tribunale ha testimoniato sul Priapetto da girotavola; alla radio ha proposto di intitolare dei club a Dudù, pure lanciandone il claim: “Fai come Dudù, apri un club anche tu”; e quando il Cavaliere ha compiuto 81 anni, come segnaposto di cioccolato gli ha messo quello col numero 18. Lui tutto contento, bei tempi.
Pensierino
lunedì 24 gennaio 2022
La Bianca ha un costo
Ed eccoci al grande giorno in cui i nostri rappresentanti voteranno per eleggere il nuovo presidente della Repubblica!
I grandi milleotto elettori (uno di loro è mancato proprio ieri) da noi delegati, dovrebbero essere il top, la crema della nazione. Ahimè non sarà così, visto che tra di essi ci sarà pure la Polverini condannata in primo grado a nove mesi di detenzione per uso illecito della carta di credito appartenente ad un sindacato, di destra. Ma va bene lo stesso! Secondo i rumors oggi molti voteranno scheda bianca.
Facciamo due conti: per questi 1008 nostri rappresentanti, calcolando che guadagnino una media di quattordicimila euro al mese, che oggi non faranno altro di prendere una scheda ed infilarla dentro ad un'urna, spenderemo qualcosa come 470.400 euro, senza contare gli spostamenti, gli hotel, i pasti.
Non male vero? Mi chiedo solo quando si potrà finalmente votarlo noi il presidente, senza sotterfugi di sorta. Una votazione solo e via! Con i suoi costi certo, probabilmente anche più alti. Ma vedere il Cazzaro fare incontri per decidere il simbolo dell'unità, mi sconvolge al punto di desiderare di respirare aria di democrazia. Democrazia, null'altro.
Uscire dal mantra
Mi riallaccio a quanto detto poc'anzi, ovvero ricercare quella capacità indispensabile per evitare di cadere nello scontato, anticamera della realizzazione del motto sordiano "Io so' io e voi nun siete un c..!"
Leggendo un bellissimo articolo di Emilio Molinari - presidente emerito del Comitato per un Contratto mondiale sull'Acqua e vicepresidente dell'Associazione "Laudato sì" - ho galoppato a ritroso verso una ritrovata realtà, invereconda e vergognosa.
Molinari ricorda anzitutto alcune spaventose cifre, prese dal rapporto dell'Onu del 2019:
4 miliardi di persone sulla Terra non hanno acqua sicura. Ripeto: quattro miliardi di persone.
800 milioni di esseri umani sono privi di accesso all'acqua potabile.
Due miliardi e mezzo di uomini e donne sono privi di servizi igienici.
700 milioni devono fare i loro bisogni all'aperto.
Entro il 2030 si prevedono dai 300 ai 700 milioni di profughi.
Cifre spaventose, raccapriccianti, così mefitiche da indurre ogni uomo di buona volontà a vergognarsi per l'ingloriosa fine di questa tipologia di società.
Ma questo è niente: il 30 dicembre dello scorso anno, un finto rivoluzionario che in passato vendeva le bibite allo stadio di Napoli, ha lanciato la candidatura dell'Italia ad ospitare la decime edizione del Forum mondiale dell'Acqua. Apparentemente dovrebbe essere una proposta valida, non trovate? Se non fosse che questa convention non è organizzata dall'Onu, bensì dalle multinazionali che realizzano guadagni stratosferici con la più naturale sostanza di proprietà dell'intera umanità. Veolia e Suez Lyonnes des eaux, presiduta da Loic Fauchon, presidente di Eaux de Marseille, ovvero Veolia.
L'ex venditore di bibite allo stadio, incomprensibilmente divenuto ministro degli Esteri, ha definito il Forum "il Rinascimento dell'Acqua", sull'esempio dell'altro nostra vergogna nazionale, inneggiante all'assassino saudita. Quello che stona maggiormente è che tra i promotori del comitato a sostegno della candidatura vi sia, tra gli altri, la Custodia del Sacro convento di Assisi, sì proprio Assisi e il suo Santo, colui che scrisse parole meravigliose come "Laudato s' mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile ed humile ed pretiosa et casta"; ed assieme ad Assisi come sede del Forum si è proposta persino la culla del Rinascimento, quello vero, Firenze.
Votammo ad minchiam in quel referendum in cui il popolo si espresse a favore dell'acqua quale bene di tutti! Non è servito a nulla, come al solito ci han trattato e ci trattano da incompetenti borotalcati, ninnoli simpatici da prendere costantemente per il culo! E chissà quanti, compreso il Bibitaro, assoceranno il Consiglio mondiale dell'Acqua ad altri organismi nati e custoditi sotto l'egida Onu, come la Fao, l'Unicef etc. Invece no! Questo ennesimo specchietto per le allodole e gli allocchi, che siamo noi, è una creatura di chi opera per privatizzare l'acqua! E già si sono incuneate tra noi, come Roma, Milano, la Liguria, la Sicilia e la Calabria sono a testimoniare (A2a, Hera, Iren, Acea ed Enel).
I francesi, che a volte fortunatamente ancora s'incazzano (cit.), hanno sfanculato questi mercanti indegni del bene più prezioso, nella loro Parigi, facendo ritornare l'acqua nella gestione pubblica.
Da noi invece incompetenti maximi come appare il ministro degli Esteri esultano nel candidare l'Italia ad ospitare una becera assemblea gestita da multinazionali il cui scopo unico e lucroso è rendere l'acqua un bene di proprietà, da quotare in borsa, come è già stato fatto, nel 2020 a Wall Street in un titolo derivato.
S'incunei in ognuno di noi l'eclatante vergogna dinnanzi ad un esecrabile avvenimento com'è questo! E' la mia speranza, come al solito, speriamo, ultima a morire!
Controcorrente
Assillato da dubbi ancestrali con possibili risvolti xenofobi o misantropi, cerco di non cadere nella corrente contraria di chi non sogna di vedere più lontano possibile le carcasse luna park galleggianti di questa modalità 2.0 di fare turismo, agevolato probabilmente dal fatto che vivendo in zona San Cipriano, agogno di poter respirare miglior aria possibile, pur fumando come un imbecille.
Cadere nella voce fuori dal coro è un attimo! Sguardi di compatimento, carezze in cervice, sogghigni, risate da deprecazione. Attorno infatti vive sano e vegeto il mantra della quotidianità, fagocitante, a mio parere, fetecchie entrate nella normalità: il turismo va protetto, come i container e la ciminiera, fino a poco tempo fa, motivo di occupazione e progresso, e le armi - ma vuoi mettere se chiudesse la fabbrica dei carri armati che sbandamento occupazionale avremmo? - e via andare.
Allora mi isolo, ecco la misantropia, e m'acciglio ruminando sulle mie idee di turismo, un'arte che dovrebbe preservare innanzitutto i luoghi e le loro caratteristiche, come il silenzio pregnante la maestosità delle Cinque Terre, o la melodia del vento attorno a Montemarcello, e poi i meleti di S. Stefano che non ci sono più, Pitelli e la discarica, l'insenatura di Panigallia che senza il rigassificatore sarebbe oggetto di miriadi di puntate su Discovery.
Emerge un binomio, come il libro mastro dei mantra suggerisce: turismo e prostrazione. Silenti e contenti dobbiamo obbedirvi senza se e senza ma. Già avverto foruncolosi all'idea che tra non molto sarà aprile e torneranno dalla Cisa ad ingolfarci la vita roteante attorno al caldo e ai suoi piaceri.
Forse sbaglio, la visione è sicuramente retrograda e, soprattutto, non riesco a genuflettermi. Fuori dal coro, avviato al canuto e al cappello in auto, tristemente non mi resta, per restare al passo con questi meravigliosi tempi contornati dalla focaccia a tre euro all'etto, di aprire la porta del balcone, inspirare per un suffumigio figlio di questi mantra, tipo "ce lo chiede l'Europa."