sabato 15 gennaio 2022

Sabatotrekking



Chiesa di S.Giacomo - sentiero 228 preso dal Felettino - scoperta la valle del Dorgia (torrente che non sapevo neppure esistesse con panorami prealpini) - finora fatto 1,85 Km - 159 mt di dislivello. Sboffo come se avessi fatto il Mortirolo con una Graziella di bimbo con le ruotine ausiliarie. Abitare qui è fantastico!

Fermiamolo

 


L'Amaca

 

Fare finta di niente
di Michele Serra
Berlusconi non è candidabile non perché sia di destra.
Ma perché è Berlusconi.
Colpisce che nessuno, tra i numerosi attori della scena politica, lo dica con chiarezza. Tirano in ballo il fatto che «è un leader di partito»: come se un impedimento normativo, o una diminuzione delle facoltà umane, negasse a un uomo di parte la possibilità di assumere un ruolo super partes, così come è avvenuto a ripetizione nella storia del Quirinale. Sono stati quasi tutti uomini di parte e di partito, i nostri presidenti, prima di salire al Colle.
No, non è il suo essere di parte a rendere inaccettabile, anzi inverosimile, la sua candidatura. È ciò che è stato, ha detto, ha fatto. Il primo antipolitico e il primo populista d’Italia, il primo sdoganatore del neofascismo, l’Unto dal Signore (definizione sua), l’Egolatra, il Caimano, il monopolista della comunicazione in vergognoso conflitto di interessi, il creatore di un bipartitismo paranoico (il «partito dell’amore», lui, contro il «partito dell’odio», gli altri) che spaccò il Paese, lo spregiatore del «teatrino della politica» che ora pretende di diventarne il primo rappresentante, il compratore di sentenze e di senatori: l’elenco di sbreghi al costume repubblicano, alle leggi, alla misura umana, è talmente lungo che non basterebbero cento Amache per contenerlo.
E le «cene eleganti» sono appena un topolino al cospetto della montagna di offese, volontarie e involontarie, inferte alla Polis.
Ma dove sono vissuti, nell’ultimo decennio del secolo scorso e nel primo di questo, gli attuali attori della scena politica? C’erano o vivevano altrove? Sanno chi fu Berlusconi, o fanno finta di non saperlo per coprire qualche carta, coltivare qualche rapporto?
Ma la politica è per davvero questo ininterrotto far finta di niente?

Sta arrivando

 

Quelli che… figuriamoci
di Marco Travaglio
Quando, il 1° dicembre, uscimmo con la copertina “No al garante della prostituzione” e lanciammo la petizione contro B. al Quirinale, i tromboni dei giornaloni, quelli che la sanno sempre lunga, ridacchiavano: figuriamoci se B. sarà candidato al Colle, è solo una boutade per poi ritirarsi e fare il kingmaker di Draghi, ma il Fatto resuscita il suo cadavere perché non può fare a meno di lui. Figuriamoci. Sono 29 anni che questo trust di cervelli lo scambia per De Coubertin e dice “figuriamoci”. Nel 1993 il refrain era “figuriamoci se entra in politica”: ci entrò. Nel ’94 “figuriamoci se caccia Montanelli dal Giornale”: lo cacciò; “figuriamoci se vince le elezioni”: le vinse; “figuriamoci se va al governo senza vendere le tv”: ci andò e se le tenne. Nel ’96 “figuriamoci se non si ritira”: non si ritirò, anzi fu promosso padre costituente. Nel 2001 “figuriamoci se rivince”: rivinse; “figuriamoci se si abolisce i reati e i processi”: li abolì. Nel 2002 “figuriamoci se caccia Biagi, Santoro e Luttazzi”: li cacciò (con molti altri). Nel 2008 “figuriamoci se rivince”: rivinse per la terza volta. Nel 2009 “figuriamoci se sopravvive a Noemi, D’Addario&C”: sopravvisse. Nel 2011 “figuriamoci se la fa franca pure su Ruby”: la fece franca; “figuriamoci se, caduto il suo terzo governo, resta”: restò. Nel 2013 “figuriamoci se torna al governo”: ci tornò con Letta jr.; “figuriamoci se non lascia dopo la condanna definitiva, l’espulsione dal Senato e i servizi sociali all’ospizio”: non lasciò, anzi tornò padre costituente nel Patto del Nazareno con l’Innominabile.
Nel 2018-’20 era politicamente morto, non avendo armi per ricattare il M5S nei governi Conte-1 e 2. E pure di salute non se la passava bene, stando ai continui ricoveri e ai certificati medici esibiti per rinviare i processi, acquattato in Provenza con la scusa del virus. “Figuriamoci se torna”: a febbraio tornò, riabilitato dal Rignanese e accolto a gomiti aperti da Draghi. “Figuriamoci se il centrodestra lo candida al Colle”: ieri l’ha candidato. Diceva Luttazzi quando ancora poteva lavorare in tv: “Nella mia ingenuità, mi chiedevo come avrebbero fatto a far passare le leggi su falso in bilancio, rogatorie, conflitto di interessi, legittimo sospetto a favore di B. senza che la gente se ne accorgesse. Ora ho capito come fanno: lo fanno! Molto semplicemente. Chi glielo impedisce?”. La sua forza è da sempre la debolezza, anzi la nullità altrui: mentre tutti dicono “figuriamoci se lo fa”, lui lo fa. Perciò è sempre due o tre passi avanti. Ora, mentre tutti fingono di non volere il Quirinale, lui fa campagna elettorale (e acquisti) per agguantarlo. È difficile che ci riesca. A meno che qualche genio non cominci a dire: “Figuriamoci se diventa presidente della Repubblica”.

venerdì 14 gennaio 2022

Meno dieci

 

Frastornati dal cicaleccio pandemico, con si vax - no vax a discutere del nulla per l'agognato gettone di presenza dei talk show, dimentichiamo, o ci inducono a dimenticarlo, che tra dieci giorni esatti inizieranno le votazioni per eleggere il nuovo capo dello Stato. 

Orbene, l'ora è maledettamente seria in virtù della possibilità che un pregiudicato potentissimo, reso potente oltremodo da degli avversari politici compiacenti e in molte fasi delle vita politica addirittura proni (vero Violante?), possa diventare il presidente della Repubblica per sette anni, almeno che il ciclo biologico non intervenga. 

E allora dobbiamo far quadrato, sgominare la banda di ribaldi compiacenti che fingono di presentarci un padre della patria. Di 'sta minchia. 

Da oggi per dieci giorni posterò le solite frasi estrapolate da una sentenza definitiva, ove si evince che quell'ometto pagava tangenti alla mafia. 

E, come disse Totò, ho detto tutto! 


“Tali pagamenti sono proseguiti almeno fino a dicembre del 1994 – scrivono i giudici – quando a Di Natale (un boss) fu fatto annotare il pagamento di 250 milioni nel libro mastro che questi gestiva. Sino alla predetta data Dell’Utri, che faceva da intermediario di Cosa nostra per i pagamenti, riferiva a Berlusconi riguardo ai rapporti coi mafiosi ottenendone le necessarie somme di denaro e l’autorizzazione a versarle”. A quel punto, però, Berlusconi è già entrato in politica. “Vi è la prova che Dell’Utri interloquiva con Berlusconi anche al riguardo al denaro da versare ai mafiosi ancora nello stesso periodo temporale nel quale incontrava Manganoper le problematiche relative alle iniziative legislative che i mafiosi si attendevano dal governo”. A raccontarlo è il collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza che sostiene di aver saputo di come Dell’Utri avesse rassicurato Mancano su alcuni interventi legislativi sull’arresto per gli accusati di reati di mafia. “Ciò dimostra – prosegue la corte – che Dell’Utri informava Berlusconi dei suoi rapporti con i clan anche dopo l’insediamento del governo da lui presieduto, perché solo Berlusconi, da premier, avrebbe potuto autorizzare un intervento legislativo come quello tentato e riferirne a Dell’Utri per tranquillizzare i suoi interlocutori”.  

Tiè e non break!



Al tie break ma finalmente la giustizia ha trionfato! Va a ciapa’ i ratt!

Crisanti cristallino

 

Crisanti parla come tutti dovrebbero fare in questa ecatombe pandemica. Senza peli sulla lingua, ricordando che i morti di oggi si sono infettati nelle feste natalizie, quando il Dragone non ebbe il coraggio di chiudere ristoranti ed affini.
Questa è l'intervista di oggi sul Secolo XIX
l'intervista di Francesco Rigatelli
«Draghi vuole fare come Boris Johnson senza dirlo. E i presidenti di Regione tentano di non finire vittima dello scaricabarile dei contagi, dei ricoveri e dei morti per evitare di chiudere e non perdere consensi».
Per Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all'Università di Padova e all'Imperial College di Londra, «la coda della pandemia sta tirando fuori tutta l'ipocrisia della politica italiana, in cui i problemi si nascondono sotto il tappeto e non si prevengono mai, figurarsi se si affrontano. Guarda caso prima che la variante Omicron sconvolgesse i piani vaccinali, mettendo in luce il ritardo delle terze dosi, nessuno si preoccupava di come venivano conteggiati i positivi».
Per il presidente del Veneto Zaia vanno contate solo le persone con sintomi, non ha senso?
«Dimentica il concetto di malattia trasmissibile, per cui chi è infetto può trasmettere. La verità è che le Regioni stanno facendo di tutto pur di non diventare rosse dopo che il governo non ha chiuso per tempo ristoranti e locali di ritrovo. A questo punto lasciar correre è una strategia comprensibile, ma lo si ammetta chiaramente. Invece il governo fa finta di nulla. Almeno Johnson ci mette la faccia mentre fa correre il virus con un prezzo da pagare di 15 mila morti pur di arrivare all'immunità di gregge. E ce l'ha quasi fatta».
E in Italia?
«Il prezzo di vite sarà simile. Il Green pass del resto non è una misura di sanità pubblica, ma solo una spinta alla vaccinazione. Il concetto veicolato anche dal premier che il certificato garantisca ambienti sicuri non è vero. Ed è un argomento a cui si attaccano i vari no- vax e no- pass».
Un ambiente di vaccinati con tre dosi non è meglio di uno con non vaccinati?
«È un po' meglio, ma non dà garanzie».
Non garantisce di non finire in ospedale?
«Sì, ma il Green pass resta inutile».
Non spinge alla vaccinazione?
«Sì, ma non blocca il contagio».
Però la strada scelta da Draghi e dalle Regioni potrebbe funzionare?
«Sì, copiano l'Inghilterra senza avere il coraggio di spiegarlo alla gente».
Nel frattempo Omicron farà tanti morti?
«Si punta sul fatto che generi meno malattia e arrivi al picco entro gennaio, ma in realtà alla fine avrà un impatto uguale a Delta, se non peggiore».
E allora perché anche lei non vede male la linea inglese?
«In Italia si arriva tardi come al solito. Omicron andava fermata subito chiudendo i ristoranti e rimandando le scuole. Ora è troppo tardi e l'unica è aspettare che passi. Anche un lockdown rimanderebbe solo il problema. Meglio arrivare a 300 mila contagiati al giorno, far circolare i non vaccinati per contagiarli tutti e puntare all'immunità di gregge».
Fino alla prossima variante?
«Chi lo sa, ma la stabilizzazione di Omicron per cui si insegue l'immunità di gregge è solo una speranza. Non è detto che Delta sparisca, le due varianti potrebbero convivere e restare pericolose».
Endemizzazione, raffreddorizzazione... tutte speranze senza basi?
«Omicron è meno virulenta, ma più trasmissibile e nel complesso al momento può fare ben più danni del raffreddore. Inoltre, non è detto che sostituisca Delta da cui il dubbio sull'endemizzazione».
Se il quadro è questo perché le Regioni dovrebbero far finta di non vederlo?
«Restare in zona gialla porta voti e nessun presidente di Regione vuol perdere consensi».
E gli ospedali?
«I morti non votano purtroppo».
Il mondo scientifico non si oppone?
«Tutte le associazioni di categoria denunciano da giorni la situazione drammatica degli ospedali. Il Cts all'inizio era incompetente, poi è stato rimpolpato, ma resta appiattito sulla politica. In Inghilterra gli scienziati sono rimasti molto più indipendenti. Sull'obbligo, sulle chiusure, sulle scuole, sui tamponi rapidi e sulle quarantene non si è sentito nulla di scientifico».
Cosa avrebbe dovuto dire?
«Che l'obbligo va fatto per tutti e che imporlo in ritardo agli over 50 non impatta sulla dinamica in corso. E che i ristoranti andavano chiusi per tempo o che si deve ammettere di perseguire l'immunità di gregge con un costo di ricoveri e morti».