sabato 13 novembre 2021

L'Amaca

 


I poveri e gli imbroglioni
di Michele Serra
Il reddito di cittadinanza è una misura di Welfare contro la povertà. Che qualcuno, e forse parecchi, se ne approfittino per frodare lo Stato, dunque noi tutti, non muta di una virgola intenzione e natura del provvedimento: a meno che si pensi, per esempio, che la piaga dei falsi invalidi si risolve abolendo le pensioni di invalidità. Ovvero che per punire chi non ha bisogno né diritto, si deve penalizzare chi ha bisogno e ha diritto.
«Strumento utile con alcune criticità»: così il reddito di cittadinanza è stato definito da un Comitato scientifico presieduto dalla professoressa Chiara Saraceno. Persone che hanno studiato i numeri, le carte, le ricadute economiche, gli effetti sociali, gli abusi. E hanno detto: strumento imperfetto, da correggere, e però utile, da preservare. Va bene che dire Comitato scientifico, in questo Paese, serve a pochissimo, vedi la pazzesca vicenda dei No Vax che passerà alla storia come fenomeno recessivo nel cammino della civilizzazione.
Ma almeno evitare certe fandonie o certe porcherie, a proposito di un provvedimento di lotta alla povertà, non sarebbe male.
Lasciare intendere, come fa il Salvini nel suo perenne comiziare, che si tratta di «furbetti con la Porsche», è perlomeno fazioso.
La destra sedicente sociale simula di essere “popolare” ma, al dunque, non vuole tassare i ricchi e non vuole che i poveri ricevano sostegno pubblico. Il sovranismo è una polpa mendace il cui vero nocciolo rimane la selezione naturale. Una destra degna di questo nome dovrebbe dirlo con schiettezza: siamo contro il reddito di cittadinanza perché siamo per la selezione naturale. Lo dicessero, molti equivoci dell’attuale scena politica finalmente svanirebbero.

venerdì 12 novembre 2021

Erano le 21:43 di dieci anni fa!

 


Esattamente dieci anni fa, tra grandi esultanze, vivevamo la nostra seconda Liberazione. Al Tappone infatti lasciava l'italica presidenza del Consiglio, dopo aver disboscato ragione e sentimenti, alterato il sistema legislativo e ingurgitato colossali risorse, abbattuto la libertà di pensiero, monopolizzato il sistema mediatico. Al pensiero che oggi qualcuno lo sogni al Quirinale crea ovunque eczemi da incazzatura. Tra questi il solito Ebetino ansioso di traghettarsi da quelle lande, visto l'incombente e prossimo anonimato che lo fagociterà a breve.     

Non può essere lui!

 




Vergognoso!

 


Solidarietà a Marco

 

Non ci fanno paura
di Marco Travaglio
Alle 19.36 del 7 gennaio 2017, un mese dopo aver perso referendum e governo e 13 mesi prima delle elezioni politiche, il segretario del Pd Matteo Renzi inoltra all’amico Marco Carrai un’email che gli ha inviato Fabrizio Rondolino, giornalista prima dalemiano poi berlusconiano infine renziano, nonché marito della produttrice tv Simona Ercolani, che mentre vince a man bassa appalti Rai, lavora pure lei alla sua campagna elettorale. Nel messaggio d’accompagnamento, Rondolino scrive a Renzi: “Eccoti un primo appunto sulla struttura di propaganda antigrillina che ho preparato con Simona in questi giorni… Ps. Se già non lo usi, ti consiglio questo sistema di posta criptata…”. Ed ecco il suo appunto che Renzi gira a Carrai, facendolo proprio senza prenderne minimamente le distanze: “Non dobbiamo controargomentare sulle loro proposte, dobbiamo distruggere chi le ha avanzate” con campagne “‘allusive’ e intrinsecamente diffamanti: a) i disastri delle amministrazioni grilline, da Roma al più piccolo dei comuni amministrati: scandali, dimissioni, inchieste giudiziarie”; “b) character assassination: notizie, indiscrezioni, rivelazioni mirate a distruggere la reputazione e l’immagine pubblica di Grillo, Di Maio, Di Battista, Fico, Taverna, Lombardi, Raggi, Appendino, Davide Casaleggio (e la sua società), Travaglio e Scanzi”.
Perciò “è necessario creare una piccola, combattiva redazione ad hoc, che lavori esclusivamente sul progetto nella massima riservatezza: vanno individuati almeno 2 giornalisti d’inchiesta e un investigatore privato di provata fiducia e professionalità (a costo medio-alto)” e “vanno coinvolti… gli ex grillini fuoriusciti o espulsi”. Raccolta la merda, per spararla nel ventilatore “va creato un sito specifico, non riconducibile al Pd né tantomeno a MR, da costruire su un server estero non sottoposto alla legislazione italiana, che raccoglie e pubblica tutto il materiale… da rilanciare poi sui social network (attraverso una rete di fake che agiscono su cluster specifici)” e far “riprendere dai media tradizionali” grazie a “una serie di interlocutori, nei giornali e nelle tv, con cui costruire un rapporto personale e fiduciario”. Interlocutori che non mancano: in altre email agli atti dell’inchiesta Open Renzi vanta un “accordo Agnoletti- Orfeo”, il primo suo portavoce e il secondo Ad e Dg della Rai (ora direttore del Tg3 in procinto di guidare con Fuortes la nuova Direzione Approfondimenti e talk), un “accordo con Brachino-Confalonieri” per Mediaset e vuole avvicinare il direttore di La7 Salerno. Il tutto per “conoscere le scalette” e dare “uno sguardo particolare su Gruber, Floris, Formigli, Giletti, Minoli”.
Sulle tv, il progetto collima con la Struttura Delta di B. in Rai; sui social, il sistema è la fotocopia della “Bestia” leghista, oggetto di strali anche dai renziani almeno fino al Patto dei 2 Matteo; sui quotidiani, a parte i pluricitati globetrotter Annalisa Chirico e Jacopo Iacoboni, c’era l’imbarazzo della scelta, visti i battaglioni di penne scatenate nella campagna elettorale pro Renzi e anti M5S senza bisogno di ordini. Nei mesi seguenti furono colpiti via via Grillo Fico, Raggi, Appendino, Taverna, Casaleggio, Di Maio, Di Battista.
Ora immaginate che accadrebbe se questo piano per “distruggere” e “diffamare” gli avversari politici con la “character assassination”, i “fake”, i dossieraggi di “investigatori privati” da “un server estero non sottoposto alla legislazione italiana”, usando vertici e appaltatori Rai e giornalisti da riporto, fosse uscito da un’email di Casaleggio o Casalino per ordine di Grillo o Conte: le piazze si riempirebbero di politici e supporter che invocano dimissioni e strillano al golpe populista, alla macchina del fango grillina; e rotolerebbero teste ovunque, dalla Rai all’Ordine dei giornalisti. Invece tutto tace. Anche fra i cacciatori di fake news russo-grilline che accusavano falsamente il M5S e la Casaleggio di fare ciò che invece fanno i loro amici renziani. Anche alla Rai, dove tutti sanno cosa facevano (e fanno) i renziani, occupando tutto l’occupabile e cacciando le poche voci stonate dal coro (Gabanelli, Giannini, Giletti).
Quanto a noi, pubblichiamo le carte di quest’indagine come di tutte le altre (su B., Salvini, Pd, Raggi ecc.). E siamo abituati a subire dossieraggi. Nel 2006, interrogato sullo scandalo della Security Telecom, il giornalista Guglielmo Sasinini confessò di aver redatto per il suo capo Luciano Tavaroli almeno 61 dossier su altrettanti personaggi ostili, incluso il sottoscritto. Nello stesso anno fu trovato l’archivio segreto del Sismi di Niccolò Pollari, con migliaia di schede compilate dal suo fido analista Pio Pompa, e anche lì, accanto a quelle di pm, politici e altri presunti nemici di B. da “disarticolare” con “azioni traumatiche”, ne saltò fuori una a mio nome. Figurarsi se oggi ci lasciamo impressionare o intimidire dai traffici dei renziani che volevano “distruggere” noi e han distrutto solo se stessi. Ci limitiamo a notare la perfetta continuità fra berlusconismo e renzismo, le due peggiori jatture che abbiano infestato la vita pubblica negli ultimi 30 anni. E ad augurarci che si estinguano al più presto, senza che nessuno osi più avvicinarli per accordarsi su governo, Quirinale e Rai. Continueranno a colpirci con i dossier? Finiranno come i Sasinini, i Pompa e i Rondolini: con un pugno di mosche. Non abbiamo nulla da nascondere, noi.

Buongiorno

 

BUONGIORNO
I poveri coscritti
di Mattia Feltri
Giorgio Agamben e Massimo Cacciari sulle limitazioni alla libertà personale dicono cose anche sensate, perché sono limitazioni drammatiche e non si sa come uscirne. La sensatezza evapora un po' se si legge della loro partecipazione al primo think tank contro la dittatura sanitaria, tenuto mercoledì a Torino sulle seguenti basi scientifiche: il green pass segue i metodi di Goering, i nuovi congiurati sono George Soros e Bill Gates, il piano è stato ordito da politica, tecnica e finanza. Alè, manca soltanto Ufo Robot. Lo so, il sarcasmo è brutto, soprattutto se rivolto a due del livello di Agamben e Cacciari, ma da mesi lamentano la ghettizzazione del loro dissenso nel dibattito pubblico (Cacciari lo dice soprattutto in tv, curiosa idea di ghetto) e poi il dissenso lo esprimono, cito alla rinfusa dall'uno e dall'altro, sostenendo che la situazione è giuridicamente e moralmente abnorme, da sempre i regimi dispotici introducono discriminazioni contenute poi dilaganti, è un sistema di sorveglianza permanente, la scienza serve la politica come quando la servì per il manifesto sulla razza, siamo in prossimità delle leggi razziali fasciste, siamo in una condizione peggiore di quella dei cittadini dell'Unione sovietica sotto Stalin. Ma se davvero la pensano così, se davvero scorgono rinascite naziste e bolsceviche, forse la conseguenza logica sarebbe di lasciare le università e gli studi televisivi e unirsi alle piazze di resistenti che ripetono la loro lezione. O sennò torniamo ancora lì: lungi da colpi e da conflitti / comodamente d'ingrassar soffrite / baritonando ai poveri coscritti / armiamoci e partite.

giovedì 11 novembre 2021