venerdì 2 luglio 2021

Tuttotutto vero! E travagliato!

 

E il terzo gode
di Marco Travaglio
Un classico dei B-movie scollacciati anni 80 è la scena del marito ipnotizzato dalla partita di calcio in tv mentre la moglie nell’altra stanza se la spassa con l’idraulico. Mutatis mutandis, è il caso di dirlo, la stessa scena si ripete nella politica reale da quando Grillo ebbe la visione di trasformare il M5S (partito di maggioranza relativa) nella ruota di scorta del caterpillar di Draghi, poi di consegnarlo a Conte per tamponare l’emorragia di consensi, infine di sfanculare Conte dopo quattro mesi di lavoro volontario, lasciando i 5Stelle senza testa (cioè con la sua e quella di Casaleggio). E mentre il M5S si rimira l’ombelico e discute di temi appassionanti come lo statuto, il garante, il direttorio, i dati degli iscritti e la piattaforma, nell’altra stanza Draghi se la spassa con Confindustria & centrodestra alle loro (e nostre) spalle: ingaggia i migliori aedi del Partito degli Affari che s’è mangiato l’Italia per 30 anni; sblocca i licenziamenti e si fa beffe dei sindacati con un accordo-farsa che consegna ai padroni il diritto di vita o di morte sui lavoratori; dopo il condono fiscale, vara la sanatoria per i precari della scuola (per esservisi opposta, la Azzolina è ancora sotto scorta); si fa bello del Recovery ottenuto dal predecessore in una fiction con la Von der Leyen a Cinecittà; cancella il Cashback, ottima arma anti-evasione, primo passo per la digitalizzazione (era nel Piano Colao) e aiuto concreto ai negozianti distrutti dal Covid e poi dall’e-commerce; ingrassa il partito degli inquinatori e del fossile con l’apposito Cingolani; e raccatta l’assist delle destre con la mozione sul Ponte sullo Stretto, votata da una parte dei 5Stelle in stato confusionale, senza guida né bussola.
Di questo passo, smantellare anche le ultime conquiste targate M5S, dalla blocca-prescrizione alla Spazzacorrotti (si è già cominciato trasferendo poteri dall’Anac a Brunetta) al reddito di cittadinanza, sarà un gioco da ragazzi. Di queste quisquilie Grillo non si occupa né si accorge: l’ha detto lui che in tre anni i suoi ministri non han combinato nulla (invece vuoi mettere i veri grillini Draghi e Cingolani). Ma qualcuno dovrà pur occuparsene, il che rende comprensibile la fretta di Conte di partire. Purché non sia un partito personale da uomo solo al comando, ma un movimento collettivo con un gruppo di cofondatori che hanno dato buona prova al governo e in Parlamento e di nuovi innesti dalla società civile. Per dare una casa e una bussola a una comunità portata allo sbando da Grillo. A meno che questi non ritiri tutto quel che ha detto e fatto negli ultimi 7 giorni e si contenti di fare il garante muto. Ma è quasi un’ipotesi dell’irrealtà. E il tempo pare scaduto: basta dare una sbirciatina nell’altra stanza.

giovedì 1 luglio 2021

Tutto tutto tutto, purché...

 

Tutto purché si allontani lo spettro Conte, qui in Alloccalia!
La destra esalta Beppe: non è più “Benito Grillo”
Tifosi. Sallusti, Minzolini e Belpietro
di Giacomo Salvini
Un tempo, poco prima delle elezioni del 2013 e del boom del M5S, era il “Benito Grillo” che in pochi giorni era passato “da profeta a dittatore” (Il Giornale), “il Duce Beppe” (Libero), “lo squadrista che fa paura” (Giuliano Ferrara). Il Giornale di casa Berlusconi, oltre a ricordare “l’omicidio” di Limone Piemonte, lo accostò anche a “Bin Laden” e “all’Islam” solo perché la moglie Parvin Tadjk è di origine iraniana. Due mesi fa, invece, dopo il video choc in cui aveva difeso il figlio Ciro accusato di stupro, non lo avevano risparmiato: “Il suicidio di Grillo”, titolava il 20 aprile il Giornale; “Grillo infanga una ragazzina”, gli faceva eco Il Tempo, mentre La Verità di Maurizio Belpietro ci andava giù ancora più pesante: “Grillo stupra la giustizia (e anche un po’ le donne)”. Oggi, tutto d’un tratto, è tutto dimenticato: per i giornali e i leader del centrodestra, Beppe Grillo è diventato un politico da stimare. Un punto di riferimento da elogiare. Quasi uno statista. Perché? Perché ha avuto il merito di bloccare la corsa alla leadership del M5S di Giuseppe Conte.
Dopo il post di martedì in cui Grillo ha accusato l’ex premier di non avere “né visione politica, né capacità manageriali, né capacità di innovazione”, ieri è scattata la ola della destra che ha esultato per la mossa del Garante che ha “liquidato” Conte e ha “ripreso le redini” del M5S. Augusto Minzolini, da poco direttore de Il Giornale, solo due giorni fa, commentando la conferenza stampa del leader in pectore, si ergeva ad avvocato di Grillo accusando Conte di “scippo” e di “furto con destrezza”: l’ex premier “ha tentato di rubare il M5S a Grillo”. Ieri, dopo la rottura con il fondatore, il titolo emblematico: “Un vaffa a Conte”. Strategia fotocopia de La Verità di Belpietro che due giorni fa titolava: “Conte prova a scippare il M5S a Grillo”. E ieri: “Grillo liquida Conte: ‘È una droga’”. Bene, bravo, bis! Non poteva mancare Il Tempo di Franco Bechis: “Conte strappa a Grillo i suoi 5 Stelle”, scriveva martedì prima di festeggiare ieri legando la querelle del M5S allo sblocco dei licenziamenti che parte oggi: “È Conte il primo licenziato”. Per non parlare di Libero, diretto da Alessandro Sallusti, che quasi si bea del fatto che Grillo abbia “violentato” Conte elogiandone “il colpo di teatro”, pur specificando che il comico è “culturalmente violento e pronto a farsi esplodere con il nemico”. Però intanto ha fatto la cosa giusta, sostiene Libero.
La rottura tra Conte e Grillo e lo sfaldamento del M5S ovviamente fa esultare anche il fronte politico del centrodestra che non arriva a elogiare direttamente il fondatore del Movimento, ma giudica positivamente la sua mossa in grado di azzoppare l’ex premier che gode ancora di un’alta popolarità. Tutti puntano ai voti dei delusi del M5S. Matteo Salvini a In Onda ha spiegato che quella del M5S è “una parabola esaurita”. Anche Matteo Renzi, che a gennaio ha fatto cadere il governo Conte-2 e dopo aver detto che “il M5S è morto e non ha futuro”, martedì ha esultato: “È andato tutto bene, secondo previsioni”. Chi prova esplicitamente ad attrarre i voti dei delusi del M5S è la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Non vedo un futuro roseo per il M5S, tornerà il bipolarismo”, ha detto ieri. Che l’obiettivo sia quello lo spiega anche il deputato di FdI Mauro Rotelli, braccio destro di Meloni: “Molti elettori di destra in passato hanno votato M5S e sono rimasti delusi per l’incoerenza dei grillini: noi oggi parliamo a loro perché tornino a casa”.

mercoledì 30 giugno 2021

La Fine


Lo scempio del Grillo travolge quella strana idea di normalizzare il Paese, rendendolo dignitoso. Con magagne ed inesperienza eclatanti, il tentativo di riportare la democrazia nella nazione è deflagrato con l’editto bulgaro dell’Elevato, geloso di veder in tolda quell’avvocato che in Europa riuscì a far convogliare duecento miliardi sopra queste terre stravolte dalla pandemia. Il moto ondoso vergognoso che accerchiò l’allora Premier, rappresenta ancora oggi la cartina tornasole di come e quanto fastidio dette ai cosiddetti poteri forti. Basta infatti assistere all’indecoroso circo mediatico per averne conferma: il neo psicolabile Comico infatti è riuscito nell’intento di far esultare l’Ebetino al duepercento, i Giornaloni di proprietà di riccastri, il Minzo che riesce a farneticare dal basso della direzione di quell’opuscolo comico di proprietà di un pregiudicato; parlano irridendo ragione e dignità esponenti del partito azienda, i fascisti camuffati guidati da Sora Cicoria, i seguaci del Cazzaro, la Maglie, la Santanché, Gasparri, Gasparri, Gasparri che sbeffeggia il dietrofront ai due mandati, si proprio lui da oltre vent’anni inspiegabilmente in parlamento! Dietro nella penombra, godono camerieri e bibitari fingendosi addolorati da tale scempio ma in cuor loro ebbri di felicità per l’abbraccio a quella inamovibilità, marchio di fabbrica di lorsignori. 
È stato un sogno, quasi realizzato, da cui da tempo ormai mi sono discostato, scuotendomi pure la polvere dai calzari. L’arroganza di un insano cabarettista ha messo fine ad un progetto di liberazione, inscatolando trance di tonno oramai datati, perduti nei meandri dell’inverecondo teatrino dell’affarismo portato all’eccesso, che allocchi ed infatuati continuano a definire politica.

martedì 29 giugno 2021

Travaglio!


L’alternativa qual è?

di Marco Travaglio

Ieri Conte ha ributtato la palla nel campo di Grillo, ma con dentro una bomba a orologeria che ha già iniziato a ticchettare: quella della democrazia diretta, cioè del voto degli iscritti ai 5Stelle pro o contro il suo progetto di rifondazione del Movimento. È stata un’operazione di chiarezza davanti a tutti gli italiani: a quelli che ancora votano M5S (e sono tanti, a dispetto dei santi), a quelli che non li votano più ma si astengono in attesa di un nuovo motivo valido per farlo (e sono altrettanti), a quelli che non li hanno mai votati ma potrebbero cominciare a farlo se nascesse una cosa nuova, e a quelli che mai li voterebbero. Nessuno d’ora in poi potrà dire di non aver capito le ragioni dello scontro fra i due Giuseppe in quello che resta in Parlamento il partito di maggioranza relativa. Qualcuno aveva tentato di immiserirlo a una lite da portineria: uno che sbeffeggia, l’altro che fa l’offeso, prende cappello e pretende le scuse. Ecco: nulla di tutto questo. La questione non è personale: è politica, anche se il rapporto umano fra Conte e Grillo al momento è ai minimi storici e non sarà facile ricostruirlo.

Bene ha fatto l’ex premier a chiarire che non c’è alcun golpe o complotto per sfilare a Grillo la sua creatura, ma l’esigenza di tracciare i confini delle funzioni dell’uno e dell’altro nel movimento che lo stesso Grillo ha chiesto a Conte di ricostruire su basi nuove. Il capo fa il capo e il garante fa il garante, ma il garante conterà sempre più del capo perché il suo mandato è a vita e perché conserva il potere di proporre agli iscritti di sfiduciare l’altro. Fermo restando che il garante è anche il fondatore e qualunque sua sortita avrà un peso infinitamente superiore a quello codificato da qualsiasi regola statutaria. Quella di Conte non è una pretesa prevaricatrice, ma il minimo sindacale delle garanzie per poter avviare il percorso di “riossigenazione”. Un’avventura che, a giudicare dallo zoccolo duro tuttora legato al “marchio” (15-17%), dalla breve distanza dai tre partiti maggiori e dalle attese che Conte suscita nel Paese, può ancora riportare il M5S in cima al podio. Tutto ora dipende dall’intelligenza e dalla generosità di Grillo, che della prima abbonda e della seconda difetta. Ma le parole ferme e al contempo distensive pronunciate ieri dall’ex premier costringono il fondatore a scegliere, e in breve tempo. Se salta la leadership Conte, l’alternativa qual è? Dov’è un altro capo in grado di risollevare i 5S dopo un eventuale no a (o di) Conte? E soprattutto: come potrebbe il teorico della democrazia diretta negare agl’iscritti il diritto di voto sul progetto di Conte? Dopo mesi di battaglia politica e legale, Conte ha restituito al M5S la lista degli iscritti sequestrata da Casaleggio jr.. E ora Grillo che fa: li tratta da soprammobili?

Al solito, molto precisi


 

domenica 27 giugno 2021

Santi moderni

 


Articolo

 

I valori fondanti
di Mattia Feltri
Caspita però quest'Europa, piena d'acciacchi e tenuta assieme col mastice, ma ancora vibrante di dignità sui valori fondanti. A Viktor Orbán non l'ha fatta passare liscia: con l'inevitabile unanimità sollecitata dalla misura colma, i capi di governo hanno messo l'ungherese all'angolo per la sua legge omofoba, in effetti una legge da teppista della democrazia, teppista qual è non da ieri ma da molti anni. In particolare mi ha acceso di ebbrezza la protesta del premier svedese: parlando del Recovery, si è detto indisposto a finanziare certe canagliate coi soldi dei suoi contribuenti. Pensate la disdetta: quando mesi fa si pensò di vincolare il Recovery al rispetto dello stato di diritto, l'Unione, allora molto meno ardente, in pratica un'acqua cheta, per non dispiacere al suddetto Orbán decise di demandare la questione alla Corte di giustizia, che si pronuncerà in un paio di comodi annetti. Quindi intanto i soldi si sganciano. E disdetta bis - sarà stata la frenesia - nulla da dire sulla legge che impone agli ungheresi, al capriccio dei datori di lavoro, di affrontare straordinari rigorosamente non pagati. Persino se i datori di lavoro fossero, per puro caso, tedeschi o francesi o italiani. Infine, disdetta ter, la riunione precedente convocata sull'emergenza dei migranti è durata solo qualche minuto, perché tanto non c'era niente da dire: una soluzione non si trova e forse nemmeno si cerca. Disdetta delle disdette, poiché negli ultimi venti anni, secondo stime necessariamente approssimative, di migranti nel Mediterraneo ne sono annegati più di quarantamila. I famosi valori affondanti.