sabato 29 maggio 2021

Lettera quasi aperta

 


Bibitaro,
credo anch'io che mettere alla gogna dei presunti innocenti sia improvvido e merdace, termine questo che non esiste ma rende l'idea.
Occorre però distinguo: s'evince infatti la tua smania di boiardaggine, di quel conformismo tipico di chi spera, ansimando, di rimaner perennemente lassù, nell'habitat naturale di coloro che di politica han fatto mestiere e sperano nell'eternità del malloppo mensile, sottratto alla ragione e alla dignità.
Altro tema: non conosco la storia di questo Uggetti, sono a lui vicino nel caso fossero vere le ragioni della sua assoluzione. Leggo però su uno dei pochi quotidiani indipendenti, perché non proprietà di banchieri, faccendieri, plutocrati, raptotecnocrati, farmacisti, astronauti, linotipisti, ossia il Fatto Quotidiano, alcuni punti a firma Gianni Barbacetto alcune informazioni al proposito, che se risultassero non vere ovviamente darebbero il via a querele e quant'altro, che brevemente riporto:
- Ma i fatti, i nudi fatti, come si sono svolti, al di là delle qualificazioni giuridiche e delle altalenanti sentenze? L’arresto del sindaco, chiesto dal pubblico ministero in base a denunce e intercettazioni, fu concesso dal giudice perché Uggetti stava cercando di distruggere le prove e inquinare le indagini. Era accusato di aver truccato un bando d’appalto comunale per favorire un’azienda chiamata addirittura a partecipare alla stesura del bando: una gara self-service. Aveva poi fatto pressioni su una funzionaria del Comune, Caterina Uggè, che gli aveva detto che non se la sentiva di forzare le norme e poi era andata a denunciarlo. Quando poi lo avevano avvertito di essere sotto indagine, Uggetti si era presentato dal comandante locale della Guardia di finanza per chiedere un trattamento di favore. Non avendolo ottenuto, si era dato da fare per cancellare le prove dal suo pc e dal telefono: “Estrai tutti i documenti e formattali!”, ordina (intercettato). Non ci riesce e viene arrestato. Il gip scrive che il sindaco dimostra, nelle intercettazioni e nelle testimonianze, una “personalità negativa e abietta”, “proterva” e “spregiudicata”. Truccava appalti, intimidiva la funzionaria che non lo voleva assecondare, aveva a disposizione talpe che lo informavano sull’indagine, chiedeva un occhio di riguardo al comandante della polizia giudiziaria, provava a distruggere le prove. Dopo il suo arresto, i 5 Stelle chiedono che si dimetta da sindaco. E lui lo fa, anche perché ammette le sue colpe, confessa che sì, ha truccato la gara: ma solo per il bene della città, aggiunge a sua discolpa. - (Gianni Barbacetto - Fatto Quotiano)
Quindi Bibitaro, ti invito a non confondere, a non miscelare, a non apparire simbolo di un nuovo buonismo per la solita missione di inamovibilità.
Uggetti è stato assolto perché il fatto non sussiste. Bene! Giusto ammettere colpe per giustizialismo affrettato. Occorre però attendere le motivazioni della giuria e il terzo grado di giudizio. Ma soprattutto abbattere quella ritualità squallida che permette a tanti lorsignori di sfangarla sempre tra prescrizioni, ricoveri, avvocatoni, stampa amica, cavilli e azzeccagarbugli. Ci siamo infatti rotti le palle del perbenismo che probabilmente ti vedrà protagonista assoluto dei prossimi lustri, Bibitaro.

Amaca


Rivalutare il conformismo

di Michele Serra
Un paio di incontri ravvicinati con persone convinte che il Covid sia una truffa del potere e sorridevano della mia mascherina e della mia recente e sospirata prima vaccinazione - mi hanno fatto capire una cosa che non avevo capito prima. La molla che li agita non è affatto la grullaggine. È il suo contrario. È il culto della (loro) intelligenza, che li solleva di qualche palmo dalla (nostra) mediocrità. Ci considerano pecoroni, creduli sudditi della dittatura sanitaria, schiavi congeniti di qualunque gerarchia.
Loro invece non la bevono. Sanno leggere tra le righe, a differenza di noi minchioni che leggiamo solo le righe. Hanno fonti di informazione “indipendenti” che noi nemmeno ci sogniamo. Sono il pensiero acuto che si distacca dal pensiero ottuso.
Camminano parecchi metri sopra la linea del nostro encefalogramma piatto. In breve: ci disprezzano, nella migliore delle ipotesi ci compatiscono.
Non si ha idea di quanti siano. Certamente una minoranza, ma una minoranza corposa: qualche milione di persone. In una certa misura è necessario ringraziarli. Ci ricordano che l’anticonformismo (in sé, un valore) può diventare una condanna. Quando è ben speso libera la mente, quando è speso male la imprigiona, e riduce a macchiette presuntuose e spesso ridicole (c’è qualcosa di più ridicolo che negare l’esistenza del Covid?). C’è soprattutto una spaventosa mancanza di umiltà, nei negazionisti. Per il terrore di essere “come gli altri” accetterebbero qualunque panzana, purché “controcorrente”, purché li faccia sentire scaltri in mezzo a un mare di sciocchi. Parlare con loro fa rivalutare il conformismo.

venerdì 28 maggio 2021

Ignobile




Molto Coraggio!



In effetti ne servirà molto di Coraggio per votarvi! Dopo “Forza” e “Viva” la povera Italia deve trovare “Coraggio” per sopportare tali personaggetti! (cit.)

giovedì 27 maggio 2021

Ciao Carla!

 


Probabilmente per salutare una dea di sì tanta grazia, occorrono le stesse parole pronunciate al tempo da un critico per il commiato ad un altro top del ballo, di un altro genere ma pur sempre immortale, Fred Astaire: "Era nata dall'amore tra una rondine e il vento"

Buon viaggio, al solito leggiadro, Carla!  

Spunto per...


Prendo spunto dall'assoluzione definitiva della sindaca di Roma per ruminare attorno al vomitevole cicaleccio, ora silenzio, che ha caratterizzato questi ultimi mesi avvolti dalla tragedia pandemica: chi ricorda il periodo attorno alla fine dell'anno scorso, quando ancora in tolda vi era la Persona per Bene, al secolo Giuseppe Conte? Gli inauditi attacchi alla sua presunta dittatura - come non far riemergere la merdosa cagnara dei giornaloni attorno ai famigerati, per loro, DPCM? Quelle nenie mefitiche che scatenarono le accuse di protagonismo, assolutismo, azzeramento delle funzioni del Parlamento, con lui, come non ricordarlo, il Carlo Bonomi di Confindustria che trafiggeva continuamente ogni, a suo dire, malefatta del precedente governo, che non si voleva inchinare ai dettami dell'organizzazione industriale? 

Senza contare la campagna mediatica folle contro Virginia Raggi: incompetente, inaffidabile, si deve dimettere perché verrà condannata... etc etc 

A dirigere gli assalti c'erano i soliti noti: il Cazzaro, Bonomi e, soprattutto, il Bomba. 

Solo gli imbecilli non capivano che tutto, ma proprio tutto, ruotava attorno alla Tortona Europea di 200 miliardi. Sarebbero infatti finiti in mani sbagliate, per loro, con rischi per la tenuta del modus fagogitante da sempre marchio del Casato Onnivoro presente sul nostro suolo da tempo immemore. 

Ma tutto si è ovattato con l'arrivo del Dragone! Il Parlamento è ridotto ad una Villa Serena qualsiasi; le decisioni vengono prese dal Premier e pochi intimi, il consiglio dei ministri, minuscolo perché anch'esso ha ridotto di molto il proprio potere, ha un ruolo di passacarte. Tutto viene deciso con l'imprimatur del mefitico Bonomi e della sua congrega. 

Ed attorno regna il silenzio: scomparsi gli attacchi ai 5 Stelle, anch'essi ridotti ormai a turisti della domenica, tonni inscatolati nelle scatole che avrebbero voluto aprire. Il PD prova a dire qualcosa di sinistra, venendo deriso dal coro generale, capitanato dal Capitano Cazzaro di 'sta ceppa, e di tutti coloro che sognano un ritorno fulmineo al prepandemico, l'oramai noto sistema tecno-rapto-pluto-finanziario. 

I segnali ci sono tutti: via libera ai licenziamenti, ulteriori smussamenti al diritto al lavoro in sicurezza, il probabile sdoganamento dei subappalti che impoverirà il lavoro di quelle norme di sicurezza basilari per depontenziare le stragi di uomini e donne sottopagate e, in molti casi, stipendiate in "nero". Senza contare che la manovra occulta di impiegare poche persone nei controlli, siano essi di natura tecnica o fiscale, continuerà ad essere mantenuta, visto gli "ottimi" risultati raggiunti in tutti questi anni, vedasi i 120 miliardi annualmente evasi e gli assassinii di poveretti costretti a lavorare senza protezioni.   

Tutto tornerà come prima, forse peggio. La domanda che sgorga dal cuore è la seguente: cosa minchia ci stanno a fare nella coalizione PD e M5S? Perché non se ne vanno sbattendo la porta? 

E per ultimo: nessuno ricorda come era prima Roma, impregnata di mafia e di parentadi assunti per non fare una mazza. Nessuno ricorda il modus operandi di affidare lavori con contratti scritti sulla carta della focaccia che ha creato deficit spaventosi nella Capitale? Tutti impegnati a lanciare strali alla Raggi, che in questi cinque anni ha cercato, in parte riuscendovi, di riportare la legalità nel comune di Roma. 

Ora che è stata assolta, costituisce un pericolo serio per il ritorno alla "normalità." Come si potrebbe infatti tornare a far contratti all'ombra di una coda alla vaccinara se venisse rieletta? Bel quesito a cui nessuno, neppure i pentastellati in vacanza foraggiata, pare aver voglia di rispondere. 

Tutto questo accade in Alloccalia, terra tormentata e tornata in mano alle solite bande truffaldine, per il sollazzo di pochi.


Antò!

 

Massimo ribasso, minima sicurezza: sai che impresa…
di Antonio Padellaro
Nel leggere l’accusa per gli arresti di Stresa – avere manomesso i freni d’emergenza per non bloccare l’impianto, e avere dunque provocato la tragedia del Mottarone – insieme al disgusto mi è venuta in mente questa frase: l’Italia del massimo ribasso. Procedura che probabilmente non c’entra nulla con la criminale decisione d’inserire sulla funivia il letale “forchettone” (termine molto italiano), ma che molto invece ha a che fare con quella cultura, diciamo così, d’impresa, che pur di aggiudicarsi un appalto – o di garantirsi gli incassi di giornata – non bada a spese. Nel senso che riduce i costi all’inverosimile, comprimendo i salari e favorendo il lavoro in nero.
Ma è soprattutto sulla minima sicurezza che si rivale il massimo ribasso, come dimostrano i numeri assurdi degli infortuni sul lavoro: 554.340 denunciati all’Inail nel 2020, leggermente in calo nell’anno della pandemia, ma con 1.270 morti, più 16,6% rispetto al 2019. Senza contare il problema delle infiltrazioni mafiose che nella deregulation trovano sempre un terreno più che fertile. Principio quello di risparmiare su tutto il risparmiabile sul quale si preferisce non sottilizzare troppo nel momento in cui l’Italia riprende a camminare. Infatti, se qualcuno prova a obiettare che la giusta necessità di accelerare il processo produttivo, evitando le lungaggini burocratiche, non può avvenire a discapito dell’incolumità dei dipendenti e degli utenti, apriti cielo. Nel migliore dei casi le osservazioni prudenziali sulla indispensabile incolumità delle persone saranno catalogate come “ideologiche” (ovvero stataliste e dunque anti-industriali). Come se chiedendo verifiche più rigorose avessi parlato male di Garibaldi.
Speriamo che dopo le aspre critiche di sindacati, Pd e sinistra sulla bozza del decreto Semplificazioni – con costi abbattuti in eccesso, subappalti a volontà e controlli affidati ai controllati – non si debba un giorno parlare del governo Draghi come del governo del massimo ribasso. E che l’auspicata ripresa non debba mai più consentire che le vite umane siano giocate sulla ruota della fortuna. Fino a quando succede che un cavo si spezza.