venerdì 23 aprile 2021

Climaticamente

 




Chiarimento

 

Stavolta non ci casco! Se deve passare l'idea che, in nome della crisi, piano piano vorrebbero che accogliessi il concetto che tutto sommato anche se continuassero ad andarsene ultra settantenni che in fondo in fondo la loro vita se la sono già fatta, anche ieri 360, agevolando così la riapertura di tutto, chiarisco che non lo accetterò mai e, di conseguenza, sono contrario a tutto quanto flaccide meduse senza dignità cercano di insufflarci solo ed esclusivamente per tornaconto elettorale. 

Seguo solo ed esclusivamente ciò che mi dicono gli esperti in materia (che non sono i milioni di virologi che m'attorniano!)

Passo e chiudo.

Solitudine

 



Serra

 

L’amaca
di Michele Serra
Prendete un foglio bianco.
Nell’angolino in alto a sinistra metteteci questa notizia: l’editore americano della biografia di Philip Roth ha deciso di sospendere la vendita del libro perché il suo autore, Blake Bailey, è accusato di molestie da ex studentesse del college dove insegnava trent’anni fa. Ora nell’angolino in basso a destra metteteci l’arringa di Grillo in favore del suo figliolo. O una delle infinite altre espressioni del famigerato, annoso catalogo "quella ragazza se l’è andata a cercare".
Ora guardate bene il vostro foglio bianco: in mezzo c’è ancora un sacco di spazio vuoto, vero? Questo non deve rassicurarvi. Il foglio bianco se lo mangiano tutto intero, e in tempi molto brevi, i due angolini. Qualcuno comincerà a bruciare i libri degli autori degenerati (l’arte degenerata è uno dei bersagli prediletti dai fascismi di ogni epoca). Qualcun altro comincerà a dire che tutto questo non sarebbe successo se le donne fossero rimaste a casa a fare le brave mogli.
E gli omossessuali non avessero preteso addirittura di esserlo. Qualcuno dirà che basta uno sguardo prolungato, una parola incauta, per violare una persona e finire alla sbarra. Qualcuno dirà che è lecito sbattere in faccia agli altri qualunque porcheria, reiterare qualunque offesa, prevaricare su qualunque fragilità, perché questa è la libertà.
Qualcuno sarà violento (è già violento) perché per medicare le proprie ferite la via più breve è diventare sopraffattori. Qualcuno sarà violento (è già violento) perché le ferite degli altri non devono mai essere d’impiccio ai propri porci comodi. E a questo punto — fateci caso — il foglio bianco è già pieno.

Feltri (Mattia)

 

BUONGIORNO
Sdilinquimenti
di Mattia Feltri
Ieri i presidenti delle Regioni hanno scritto a Mario Draghi per sollevare due problemi la cui soluzione è vitale. Primo problema, riaprire le scuole superiori col settanta per cento di alunni in presenza è impossibile, perché sommamente pericoloso. Secondo problema, riaprire i ristoranti col coprifuoco confermato alle 22 è inammissibile, perché sommamente dannoso. Nel primo caso, il conseguente affollamento dei mezzi pubblici rischia di diventare una sagra del contagio, e organizzare gli ingressi negli istituti a orari scaglionati, per ridurre i contatti, è un impegno superiore agli sforzi di presidi e insegnanti. Nel secondo caso, se non si sposta il coprifuoco alle 23 i ristoranti non potranno riempirsi non dico come metropolitane, ma giù di lì, per la ragione che è triste uscire a cena e alzarsi da tavola alle 21.30, e di intristirsi non c'è né voglia né bisogno. Da un anno ci spacchiamo la testa sul dilemma del contemperare la tutela della salute con quella dell'economia, e lo stratagemma ha del prodigioso: le scuole no sennò riparte il Covid, i locali sì sennò non riparte il lavoro. Fra l'altro l'ingegnosa soluzione era sotto gli occhi di tutti, è infatti da inizio pandemia che le Regioni si dichiarano disarmate se si tratta di riavviare la scuola, ma sono armate fino ai denti se si tratta di riavviare i pub. Un animo vile e meschino potrebbe sospettare che studenti e insegnanti protestano per modo di dire, non bloccano le autostrade e soprattutto non votano, mentre i ristoratori sì, le autostrade le bloccano e poi votano. Ma io ho un animo squisito e nobile e mi sdilinquisco davanti al genio.

giovedì 22 aprile 2021

Un bel pezzo Massimo!

 

Così Grillo ha sbagliato, ma Salvini e B. stiano zitti

di Massimo Fini 

Grillo ha sbagliato. Con tutta evidenza. Tu non puoi pretendere perché sei popolare e potente che tuo figlio abbia davanti alla Magistratura un trattamento diverso da quello che tocca, o dovrebbe toccare, a qualsiasi altro cittadino. L’atteggiamento di Grillo è particolarmente grave per l’esponente di un movimento, i 5Stelle, che aveva fatto del principio “la legge è uguale per tutti” (il grido “onestà, onestà” in fondo significava questo) un suo vessillo e per il teorico dell’“uno vale uno”. Quando tocca a lui, uno non vale più uno. Siamo alle solite.

Ma trovo altrettanto ripugnante, maramaldesco e vile infierire su un padre comunque sofferente solo a fini di strumentalizzazione politica come han fatto Alessandro Sallusti, Maurizio Belpietro, Matteo Salvini, Maria Elena Boschi, Debora Serracchiani, Alessia Rota e tutta la fairy band dei politici o dei loro servi. Salvini è stato il primo ad aprire le danze, eppure proprio lui dovrebbe essere sensibile all’argomento perché fu attaccato in modo pesante e del tutto sproporzionato per una molto più innocente bagattella del suo figlio ragazzino che si era messo in sella a una moto della polizia che il padre comandava (chi al suo posto non l’avrebbe fatto?). Ma chiedere una sensibilità umana a Salvini è come pretendere da un vampiro di astenersi davanti a un secchio di sangue. Più scoperta e anche peggiore è la posizione dei Sallusti e dei Belpietro che scoprono ora, improvvisamente, il diritto all’indipendenza della magistratura dopo averla attaccata in tutti i modi negli ultimi vent’anni a beneficio del loro padrone, Silvio Berlusconi.

Io non ho mai amato i linciaggi. Ho sempre pensato che chi lincia si mette allo stesso livello di colui che viene linciato o ne è addirittura un gradino sotto. È mia abitudine schierarmi dalla parte del perdente. Quando Bettino Craxi cadde nel fango e improvvisati fiocinatori, e fra loro c’era anche chi, come Claudio Martelli, gli doveva tutto, si accanivano sulla balena ferita a morte (o il cinghialone, per dirla col Feltri di allora, forcaiolo quanti altri mai prima di diventare garantista a uso berlusconiano), io che a Craxi non dovevo niente se non degli insulti molto pesanti (“un giornalista ignobile che scrive cose ignobili”, da New York nientemeno) scrissi sull’Indipendente un editoriale in cui difendevo ciò che di Craxi si poteva ancora difendere: “Vi racconto il lato buono di Bettino” (L’Indipendente, 17 dicembre 1992). Per lo stesso motivo ho trovato inutilmente maramaldesco quel “risalga a bordo, cazzo!” che Gregorio De Falco indirizzò al comandante della Costa Concordia, pur sapendo benissimo che Schettino era ormai totalmente fuori gioco. È grazie a quel “risalga a bordo, cazzo!” dove il core sta proprio nella parola “cazzo” che vuol dire che lui il De Falco, che mai aveva solcato il mare, aveva gli attributi e Schettino no, che lo stesso De Falco diventerà, acquisita questa fama del tutto immeritata, senatore per i 5Stelle che tradirà nel giro di pochissimi mesi (incrocio di coincidenze).

Io non sto col vincente di giornata, preferisco il perdente (“Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo con una scatola di legno che dicesse perderemo”, Amico fragile, De André). Ma questa parte di Don Chisciotte della Mancha, che mi è costata moltissimo sul piano professionale, sociale e alla fine anche esistenziale, mi ha stufato. Perché è inutile sempre, ma è più che mai inutile in un Paese come l’Italia dove, come canta Gaber nel suo album Io non mi sento italiano, “si discute di tutto ma non cambia mai niente” o, per usare Tomasi di Lampedusa, si fa che tutto cambi perché nulla cambi.

“Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono” canta un Gaber deluso, amareggiato, disincantato (sul significato di questa canzone ho scritto un articolo che, a Marco Travaglio piacendo, verrà pubblicato penso intorno all’anno 2050). Nemmeno io mi sento italiano, ma per fortuna non lo sono. Sono a metà russo e più invecchio più mi sento russo. Noi russi, parlo del popolo va da sé, abbiamo enormi difetti, siamo tutto e il contrario di tutto, ma ci manca per lo meno il cinismo roman-andreottiano. Che è la cifra dell’inguardabile Italia di oggi.


 Dice bene il Fatto Quotidiano, e come potrebbe non essere così, riguardo all'intervista al Cugino del Nipotino pubblicata ieri sull'ennesimo giornalone di famiglia, Repubblica: l'intervista firmata proprio dal direttore, per un evento, diciamo così, non determinante per la vita del paese: in passato Scalfari o gli altri a lui succedutisi, intervistarono papi o leader politici alla vigilia o a seguito di eventi epocali, mai si mossero per frattaglie come la oramai famigerata Super Lega.
Ma, ed ecco il punto focale, Repubblica non è più di proprietà dei Caracciolo, Scalfari scrive oramai di pontefici e di vita dell'Io. Il maggior quotidiano italiano è di proprietà del Padrone di gran parte del circondario, anche se oramai non elargisce più i nichelini, le brioche dei tributi su queste lande, avendo preferito versarli in altri lidi più consoni a quell'insana idea di capitalismo oramai tramutata in bagordi finanziari, che tanto nuoce alla salute del popolino, che siamo noi.
Riverenza, piaggeria, informazione? Escluderei l'ultima. Se il direttore di Repubblica si muove con tutto il suo strutto, la ragione è una ed una sola: ha dovuto intervistare, senza fronzoli, ossequiosamente, con riverenza, come il monaco che è in lui garantisce alla Famigliuola Sabauda.
Risalta tristemente la realtà di una circonvenzione finanziaria di ex capaci per tutto quanto fa insonorizzato. Per questo leggo solo un giornale che, al momento, è libero, non maiuscolo per carità, ma realmente, fondato da giornalisti e non ossequioso con chicchessia, il Fatto Quotidiano. Gli altri li sbircio sul far dell'alba per constatare quanto sia difficile su queste terre restare legati all'indipendenza motrice di critica costruttiva e risanatrice. Chimere, per stipendiati da "evvemoscie"