domenica 28 marzo 2021

Meravigliosa!




L'Amaca

 

Ma la Lega come li sceglie?

di Michele Serra

Il novantanove percento dei furibondi contenziosi politici che finiscono sui giornali merita di essere risolto bevendo una camomilla e dormendoci sopra; e rapidamente dimenticato, perché la vita è breve e non si può concedere troppo tempo a cose di bassa qualità.
“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, il padre Dante ci indicò la postura giusta da assumere.
Delrimanente uno percento (le liti che NON possono essere sciolte nella camomilla) fa sicuramente parte l’orribile vicenda dell’assunzione a Palazzo, in qualità di assistente al viceministro della Pubblica Istruzione, il leghista Sasso, di un signore denunciato dalla ministra uscente, Azzolina, per le continue aggressioni on line, piene di insulti, minacce, volgarità sessiste. (Sessista è parola di moda, spesso spesa a sproposito, e all’ingrosso. Ma se si dovessero definire i parametri del vero odio sessista, ecco: quel signore è un caso da manuale).
Ieri il nuovo ministro, Patrizio Bianchi, come era prevedibile e inevitabile, ha provveduto ad allontanare questo signore dal ministero. Un picchiatore on line premiato dalle istituzioni non sarebbe stata scelta difendibile. Rimane incredibile, veramente incredibile, la decisione del vicesegretario Sasso di promuovere nel suo staff un tizio denunciato per stalking nei confronti della ministra uscente, e inchiodato dalle sue stesse parole. Si sono spese intere colonne di giornale per descrivere e commentare le pochezze, le improvvisazioni, il livello culturale del personale politico grillino. Di quello leghista si parla assai meno: che cosa ci fa, uno come Sasso, al ministero della Pubblica Istruzione?

sabato 27 marzo 2021

Mumble Mumble...


Cinzia Monteverdi è Ad della Soc. che gestisce il Fatto Quotidiano. Ha scritto questo articolo, molto valido e polemico, su come vada a rilento la vaccinazione degli over 80. Si scaglia giustamente contro la Toscana... e Scanzi, già vaccinatosi, è aretino... mumble, mumble... vuoi vedere che...

Vaccini e ingiustizie: denunciarle è il solo modo per chiedere aiuto
CASO TOSCANA - GIOVANI IMMUNIZZATI, ANZIANI E FRAGILI NO

di Cinzia Monteverdi

In questo periodo, o meglio, da quando sono disponibili i vaccini, mi capita di pensare incessantemente alle persone che in questo tragico anno se ne sono andate e non hanno potuto vaccinarsi e salvarsi, morte senza neppure il conforto dei famigliari. La vita non è solo tragica, ma anche beffarda. Chi si ammala adesso, chi rischia la vita – e non parliamo di chi la perde o la perderà perché non si è vaccinato – sarà vittima ancora di più di una beffa. Si cerca di non pensarci, aggrappandosi alla speranza che l’omonimo ministro della Salute ci sta dando, ossia che nei prossimi tre mesi saremmo sostanzialmente invasi da tutti i tipi di vaccini.

Tanti politici e amministratori comunicano ai cittadini che non bisogna fare polemica sui malfunzionamenti e sull’organizzazione della vaccinazione e correre, correre per somministrarli. Peccato che non si possa proprio non fare polemica, una denuncia, di fronte alle centinaia di morti registrate ogni giorno e – in parallelo – ai disagi e alle disorganizzazioni continue. Non ci sono abbastanza vaccini. Dunque sentir ripetere “dobbiamo correre” fa venire in mente il criceto in una ruota, con il generale Figliuolo che lo fa correre bene sul posto, con berretto e piuma militare. Abbiamo poi il caos delle regioni, almeno buona parte di esse, che impongono alle persone di una stessa nazione di accettare differenze inaudite pur appartenendo alle stesse categorie fragili.

Ogni volta che si segue un criterio non comprensibile, con tempi biblici causati da scelte poco sensate, è come assistere a un assassinio legalizzato, perché ci saranno persone che per ingiustizie, incapacità amministrative o disorganizzazioni si ammalano e muoiono. E ci si chiede perché il vicino di casa con le stesse credenziali è stato vaccinato mentre la persona che non c’è più non era stata chiamata. In questa situazione, la “polemica” è l’unica cosa che si possa fare per chiedere aiuto.

Posso raccontare la situazione in cui si trova la Regione Toscana, dove ha residenza mia madre, over 80 con gravi patologie che richiedono una totale assistenza domiciliare. La Regione Toscana, in mano alla cosiddetta sinistra, quella che dovrebbe lavorare il più possibile per annullare le differenze sociali, è assolutamente deficitaria nel percorso dei vaccini.

Ci hanno insegnato che gli anziani e i portatori di patologie importanti devono fare Pfizer o Moderna e vengono seguiti direttamente dai medici curanti, sommersi da chiamate cui non riescono nemmeno più a rispondere. Peccato che di Pfizer e Moderna non ce ne siano abbastanza. Dunque tocca aspettare, aspettare e aspettare ancora. Perché poi per gli anziani non in grado di spostarsi, come nel caso di mia madre, non serve solo il vaccino, ma anche una macchina apposita che possa portare la dose nel “frigorifero”. Poi però c’è Astrazeneca e chi ottiene di farlo, anche mettendosi in lista per evitare vengano buttate le dosi, non ruba la dose a mia madre. Non mi fa scandalo ci siano le liste di chi si fa avanti, piuttosto chi non le sa gestire.

Mia madre non deve fare Astrazeneca, ci hanno detto. La Regione Toscana ci ha fatto capire che tra le categorie fragili c’erano gli operatori dei tribunali e gli avvocati. Mi piacerebbe tanto capire perché.

I vaccini non bastavano per tutti e si è scelto di partire dalle categorie fragili. Poi, però, capita una regione che, forse per sorteggio, decide che gli avvocati sono più fragili delle persone che lavorano alle casse dei supermercati, che non possono fare smart working perché non hanno mai chiuso. Ma prima di arrivare ai dipendenti dei supermercati, non riesco a comprendere come mai, non potendo vaccinare tutti gli anziani e i fragili velocemente, non si è pensato di dedicare i vaccini Astrazeneca degli avvocati a quelle persone che silenziosamente ogni giorno assistono anziani, disabili, non autosufficienti che non possono mangiare, lavarsi, vestirsi, scendere da un letto da soli.

Al pari degli operatori delle Rsa, giustamente vaccinati, c’è un mare di angeli silenziosi che assistono i nostri anziani e i nostri famigliari fragili che sono stati sorpassati da una categoria completamente estranea al criterio nazionale da tutti compreso e ritenuto giusto. Fossero stati anche dieci i vaccini Astrazeneca destinati agli avvocati, sarebbe stato un bel gesto cederlo a dieci di quegli angeli. Già dobbiamo assistere all’assurdità dei vaccini per tutti i docenti, anche quelli in Dad; ma, se si chiudono le scuole, non è meglio vaccinare chi non può chiudere ed è più a rischio? E com’è possibile che un presidente di Regione possa decidere liberamente un’azione del genere, senza un diktat nazionale che possa sorpassare, di fronte a una tale emergenza e tragedia, le decisioni delle Regioni e impedire tali ingiustizie? Nel Lazio e nell’Emilia-Romagna stanno vaccinando già gli under 80, in Toscana e in Lombardia sono in ritardo completo su over 80, badanti e assistenti, e mi tocca vedere tanti amici avvocati di 40 anni con il vaccino già somministrato? Allora non dobbiamo solo correre a fare i vaccini, che peraltro in buona parte mancano: forse dobbiamo farci un esame di coscienza, specie quando amministriamo la vita delle persone.

Se fossi un “governatore” non dormirei di notte nel sapere che non funziona nulla, perlomeno non abbastanza. E parlo per me stessa. Se dovesse ammalarsi la badante di mia madre contagiando anche lei, che avrebbe buone possibilità di morire, non farei solo polemica. E, come me, tutti i famigliari delle persone che aspettano e subiscono un’ingiustizia. Vergogna.

Striscia quotidiana

 Abbiamo la fortuna di avere due tra i migliori comici in circolazione e quindi sfruttiamoli! 

Da oggi striscia quotidiana (o quasi)  delle avventure di Bric e Fonty 



 

Possesso sferoide

 

M’aspettavo qualcosa di meno, speravo che non fossimo arrivati a tal punto: un sessantesimo di noi infatti, probabilmente gli stessi che s’infilano in parcheggi già avvistati, che saltano file adducendo scuse prese in prestito da apposito prontuario (Lo Scusario dei Ribaldi ed. Faccoff), che in autostrada ti superano sulla destra ad oltre i 150 orari, che ti sfanalano quando ancora sono nel garage di casa per avere strada, che dal dottore anticipano il proprio turno, con espressione addolorata alla Conte Mascetti, preannunciando solo il ritiro di ricette, mentre invece si faranno pure controllare l’incarnito in zona pelvica, che di soppiatto come ratti evoluti lanciano ridancianamente i rimasugli del pranzo dentro l’intonso bosco, che in spiaggia ululano al cell per mostrarti l’ultimo modello, infischiandosene della tua tranquillità, che parcheggiano l’abnorme Suv in stradina stretta di paese ed increduli dopo i tuoi strombazzi ti fanno notare che, dovendo comprare la focaccia e di default non contemplando il dover percorrere alcune centinaia di metri a piedi, non riescono ad intravedere un’altra opzione alla loro scelta, per così dire, naturale; ebbene: sono un milione circa coloro che hanno già fatto il vaccino senza averne i requisiti. Un milione di furbi, diversamente italici, appartenenti a quella casta distante anni luce dalla comune socialità che dovrebbe essere bagaglio di un paese serio.
Dicono le statistiche che in questo milione vi siano professionisti, tra cui molti avvocati e magistrati, uomini e donne orbitanti nel mondo dorato della finanza, dell’economia, detentori di partite iva, giornalisti, starlette mediatiche, guru pronti a scannarsi per un gettone di presenza in qualche talk show destinato a babbani e creduloni.
Un milione è una quantità raggelante, inficiante l’amor patria, il considerarsi appartenenti allo stesso ceppo sociale.
Che minchia fregherà a costoro di aver sfanculato ottantenni infarciti di vari acciacchi? Nulla, probabilmente derideranno chi ancora crede nel rispetto della canizie, dell’anziano, scrigno di saggezze antiche ma sempre nobili ed attuali.
Così va il mondo, che da molto tempo ormai sappiamo essere oggetto destinato a pochi, i soliti, i noti.
Tutto questo è l’effetto della degenerazione culturale, iniziata decenni fa, che ha permesso a pochi di decidere del destino di intere nazioni, ha spianato la strada a multinazionali, detenenti formule magiche in grado di assalire e sconfiggere pandemie come l’attuale. Abbiamo concesso e permesso a società fatturanti bilanci di stati medio piccoli, di sostituirsi a organizzazioni mondiali, come quella sanitaria, trasformate conseguentemente in teatrini pregni di burattini insulsi.
Non possiamo quindi lamentarci se alcune degenerazioni del “possesso sferoide” riescano ad intaccare dogmi di stirpe, sbeffeggiando gli antichi padri, oramai in gran parte riposti in luoghi luccicanti, dal sapore inconfondibile di ripostiglio.

Standing ovation for Dibba!



Di Alessandro Di Battista

Lui è Luigi Cesaro, noto come “Giggino 'a purpetta”, senatore eletto in Forza Italia nonché ex-autista di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata. Nel 1984 Cesaro venne arrestato per vicinanza alla camorra. Condannato in I grado venne poi assolto in appello per insufficienza di prove. In Cassazione il famigerato giudice Carnevale, detto l'ammazza-sentenze, lo scagionò definitivamente. Erano anni molto particolari. Tantissimi imputati per reati gravissimi, tra i quali associazione mafiosa, venivano “graziati” dal sistema giudiziario. Ci vollero Falcone e Borsellino per cambiare la Storia e la loro morte si spiega anche così. 

Per quanto riguarda Cesaro fu proprio Cutolo a tirarlo in ballo. Il boss di Ottaviano - intercettato in carcere - disse di lui: “questo, ora, è importantissimo. Io non ci ho mandato mai nessuno, ma è stato il mio avvocato e mi deve tanto. Faceva il mio autista, figurati”. Con un curriculum così non poteva che far parte di Forza Italia, partito fondato da un condannato per concorso esterno in mafia nonché (in I grado) per la Trattativa Stato-Mafia. Dal 9 giugno scorso Cesaro è indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia per intrecci tra politica e camorra. Tra l'altro, con la stessa accusa, sono stati arrestati tre suoi fratelli. 

Nel luglio scorso i magistrati hanno inviato al Senato la richiesta di utilizzo di 21 intercettazioni che lo riguardano. I parlamentari, infatti, non possono essere né arrestati e né intercettati senza l'autorizzazione della camera di appartenenza. Cesaro non è stato intercettato direttamente. Semplicemente ha parlato con persone a loro volta intercettate. Ieri, dopo mesi, la giunta per le autorizzazioni ha concesso ai magistrati l'utilizzo di sole 6 intercettazioni su 21. Le altre 15 non potranno essere utilizzate. Il "blitz" è riuscito grazie a Giuseppe Cucca, senatore renziano che ha messo gli altri senatori davanti a un bivio: o si autorizzano 6 intercettazioni su 21 o niente. 

Per amor di verità il Movimento 5 Stelle ha votato affinché si evitasse lo squallido aut-aut e ha fatto bene. Ciononostante il Movimento che ricordo io avrebbe occupato la giunta per far emergere pubblicamente lo scandalo e l'ennesimo favore corporativo concesso ad un membro del Parlamento. Ricordo quando pressavamo le istituzioni affinché si portassero in aula, celermente, le richieste di arresto di parlamentari (casi Genovese e Galan). Ma ora i tempi sono cambiati. Oggi il movimento è "diverso", "maturo", "evoluto", "moderato" e, ahimè, alleato di governo proprio con Forza Italia.

Proiezioni


Tutto ebbe inizio non molto tempo fa, oramai lo sentivo stanco, affaticato, il rumore interno aveva assunto la caratteristica di un rantolo prolungato che, sul far dell’alba, mi incuteva compassione. Senza nulla proferire, scelsi un suo discendente più snello, arrembante, veloce, sempre della stessa stirpe, la migliore. Lo scelsi mediante “Isso”, che infatti capì che il tempo s’era fatto breve, la notte sarebbe arrivata ineluttabilmente. Nove anni insieme non sono pochi, tecnologicamente parlando, ma, come in natura, si arriva al punto in cui, quella parola malvagia, obsoleto, s’incunea nei meandri del pensiero, rendendo inutile ciò che sino a poco tempo prima, risultava essenziale. A nulla servirono le frasi sommesse sul far dell’alba - che colpa ne ho io se la tua fattrice, spara programmi che tu non riesci più ad inglobare? - che non lo rabbonirono. Scese il gelo tra noi, anche se per correttezza deontologica, continuò a farmi librare le vele per la necessaria e vitale navigazione mattutina. 

Arrivò il giorno del corriere, l’apertura mistica del grande pacco, la presentazione ufficiale accolta da freddezza e noncuranza sfioranti la maleducazione. 
Lo ripulii dagli abnormi depositi di giga oramai preistorici, gli tolsi quella polvere divenuta simbiotica, lucidandolo ebbi la sensazione di praticare le abluzioni ad un condannato in odore di patibolo. Staccai la spina e iniziai a veleggiare col pronipote, un lampo, un fotone capace di inerpicate mediatiche ultraveloci, silenzioso oltremodo, in surplace anche con apertura subitanea e simultanea di falangi di siti, programmi, foto, video. 
E il vetusto fermo, glaciale, immoto, quasi soddisfatto per quella rottamazione che gli avrebbe evitato di assistere a ciò che è prassi sul proscenio umano, dogma arcinoto, subdolo, improcrastinabile, a meno tu non sia un riccastro o un inamovibile ciarlante, per cui la canizie diviene un vezzo, e il levar posti alle discendenze future, già sin d’ora forzatamente a riposo, un problema dei famigerati “altri.”

Arrivò quindi il giorno dello smaltimento: guardandolo provai quella tristezza che a volte non s'ascolta per caparbietà, ma che avvolge, soprattutto, persone, e pure animali, e perché no oggetti, i quali intrisi di nostre orme, non scaricabili, non backuppabili, le dissolveranno dissolvendosi, tramutandoli in ricordi, in byte sempre più illeggibili. 
Guardai l’alto mobile nel ripostiglio: lassù avrei potuto portarlo, affinché riposasse lontano da ferraglie e svitamenti di parti nobili. Presi la scala, miracolosamente omeri e scapole rimasero intonse, lo issai sudando oltremodo, adagiandolo nel suo nuovo nido. Mentre mi sto sollazzando col novello iperevoluto, ogni tanto mi par d’udire sogghigni soffusi, tipici di chi, beatamente, riposa sperando però che qualche saetta ben assestata, lo riporti in auge, proiezione eclatante di ciò che umanamente s’avverte, allorché qualche tribunale de’ sazi, accarezzandoti piamente il coppino, cerca d’infonderti la propria bisunta compartecipazione, figlia del pensiero comune dogmatico attuale, ringiovanente chirurgicamente vetusti ma scalciante ancora giovani in animo non possedenti però egregie quantità di sterco demoniaco, alla tua acclarata inutilità.