domenica 30 agosto 2020

Amaca

 

Sulla privacy di Briatore

di Michele Serra

Perfino Briatore (cioè: perfino un esibizionista) avrebbe diritto a un poco di privacy. La sua prostata e i suoi esami del sangue sono stati, per giorni, esposti al pubblico come le reliquie del santo nelle feste patronali, e la sua quarantena, accolta sotto Palazzo Santanchè dal picchetto d’onore di tutti o quasi i media nazionali, minaccia di essere monitorata da uno stormo di droni. Eppure stiamo pur sempre parlando di unammalato edi una malattia, non di un drink in Costa Smeralda.
Certo, la possibilità che egli stesso posti le immagini della propria cattività (eccomi mentre mi lavo identi, eccomi che faccio gli addominali, eccomi che spiego all’Oms come si affrontano le principali questioni sanitarie mondiali) è molto forte. Appunto per questo, non sivede perché la morbosità pubblica debba sommarsi all’infantilismo privato. Una società adulta dovrebbe anteporre buone regole ai capricci di questo e quello: la malattia si rispetta, la vita privata anche, se poi l’ammalato intende affacciarsi alla finestra (Instagram) e salutare la folla sono affari suoi, peggio per lui. Se invece preferisce il silenzio e il riposo, bisogna rispettare il suo diritto a starsene per conto suo, lui, la sua prostata e i suoi anticorpi. Attorno agli ospedali si fa silenzio, lo dicono perfino i cartelli stradali.
Ma già, questa non è una società adulta. Diagnosi e prognosi di Briatore, e il suo confortevole sudario di fine estate, possono contare suunvastopubblico chenonha di meglio da fare, e tiene lo sguardo fisso sulle finestre (tante) diSantanchè. Chiha avuto una persona cara intubata, magari, preferirebbe altri modi e altri toni. Ma è pur sempre una minoranza: l’immunitàdi gregge è lontana.

sabato 29 agosto 2020

L'Amaca

 


La gentilezza è rivoluzionaria

di Michele Serra

Ho ammirazione vera per Gianrico Carofiglio, che scende nell’arena dei talk-show con l’ aplomb impassibile del torero, e lo sguardo sereno del giusto. E ha scritto un piccolo prontuario per non soccombere alla menzogna, allo sghignazzo volgare, al deragliamento logico, e dice che la gentilezza è un’arte rivoluzionaria. Ma mi permetto, alla luce della mia quasi cinquantennale esperienza di parole in pubblico, di affiancare alla sua valorosa sfida democratica qualche nota malinconica.
“La gentilezza è rivoluzionaria” fu uno degli slogan di Cuore , il giornale di satira e non solo di satira che mi capitò di mandare in edicola, ormai trent’anni fa, insieme a valenti autori e redattori. Fondammo le Brigate Molli, gruppo clandestino che considerava molto maleducato rapire le persone, e dunque le invitava a cena.
E al posto dell’esproprio proletario, l’aggiunta proletaria: si restituivano le merci in eccesso, già pagate, negli scaffali dei supermercati.
La classica provocazione d’avanguardia, tal quale la merda d’artista di Piero Manzoni.
Durò lo spazio di un mattino.
La parola “gentilezza”, palesemente sconfitta sul campo, oggi a me suona tal quale la merda d’artista di Manzoni: un azzardo d’autore, un’idea elegante e soccombente, sommersa tra le voci egemoni, che sono quelle, brutali e trancianti, dei demagoghi, dei conduttori televisivi striduli e aggressivi, dei politici assertivi e semplicioni che parlano di tutto liberi dal dovere di dire qualcosa.
Me ne ritraggo per difendere, ben più che me stesso, le mie parole. Sono fraternamente grato a Carofiglio perché affronta una guerra che mi vede disertore.

Commento Padellaro


sabato 29/08/2020
FUORI FASE
Quanto è triste la vita smeralda dopo la pandemia

di Antonio Padellaro

Fino all’altro giorno la migliore definizione di “sfigato” si poteva ricavare, per antitesi, dalla “vita smeralda”, da quel format esistenziale che Pino Corrias ha brillantemente descritto ieri sulle pagine di questo giornale. Perché nel ritratto di Flavio Briatore, eroe eponimo del Billionaire e della omonima Costa si sostanzia la lunga, strenua, pervicace, impavida lotta di un uomo “venuto dal nulla” per emanciparsi da quel nulla. Edificando nel contempo il proprio personale e monumentale antidoto contro la mediocrità umana e il miserello tran tran della gente qualunque (gli sfigati). Un Partenone sardo dove celebrare le tre divinità più propizie e adorabili: la gnocca (“mai sopra i 32 anni”), la grana (di arduo accertamento, soprattutto per il Fisco), la fama (naturalmente virale, ma non in quel senso). Poi, è successo qualcosa che ha come sconvolto e in qualche modo ribaltato quella consolidata scala “figa” dei valori. Più ancora che la positività al Covid dell’imprenditore (niente di grave, fortunatamente), si tratta di tutto ciò che è venuto prima e dopo l’insorgere del suo problema di salute. A cominciare dalla “tattica mediatica”, che una fonte non sospetta come Alessandro Sallusti ha definito “disastrosa”, basata com’era sul “negare l’esistenza” alimentando così “sospetti e illazioni di ogni genere”. “Ci voleva tanto a dirlo?”, si è chiesto giustamente il direttore del Giornale

. Se non fosse che a differenza delle “migliaia di italiani vip e non vip” vittime del contagio, Briatore e i consiglieri a lui più vicini (a cominciare dall’onorevole Daniela Santanchè) avevano rappresentato fino a un momento prima dei noti accadimenti la punta di lancia (un cicinin negazionista) nella crociata contro divieto di ballo nelle discoteche (“non ci sono evidenze scientifiche ma una grande limitazione delle nostre Libertà”). Tutto un agitarsi inconsulto inserito in un contesto che appare tuttavia totalmente fuori sincrono rispetto a quello spirito dei tempi di cui abbiamo scritto. Poiché se la razza cafona costituiva un genere comico già negli anni del berlusconismo arrembante, in questi giorni strani l’estetica del Billionaire, con tutto l’armamentario di gnoccone, macchinone, champagne a mille euro la bottiglia, e gente che balla sui tavoli appare definitivamente tristanzuola, e glamour

tipo borsello e pantaloni a zampa d’elefante (o come se dopo la Grande guerra si fosse tornati alla Belle Époque

con le ballerine sulle ginocchia dei vecchi panzoni in redingote). Domanda: e se gli sfigati fossero diventati loro?

venerdì 28 agosto 2020

Lo sospettavo pure io!

 

Ha pienamente ragione Selvaggia Lucarelli: sembrerà strano, ma lo avvertivo anch'io e mi sforzavo di non crederci, sobillando i canonici "dai non può essere! Ma è impossibile!" ed invece no, s'avverte in aere un impercettibile, un rivolo di maleodorante e nauseante possibilità, ovvero che nel mondo dorato degli influencer, dorato lo scrivo per uniformarmi al pensiero comune, in realtà lo considero un mondo di merda, pare stia rullando una nuova moda, una swappante tendenza, un rigurgito di idiozia che potrebbe risvegliare alcuni progetti delle stelle sulla nostra definitiva estinzione: aprite bene le orecchie, non sto vaneggiando, non sono in balia di alcool. Se andate a visitare i social e cercate questa poltiglia ansimante a sconti, ingressi liberi, consegna omaggio di prodotti, vi accorgerete che... che ... mi è difficile dirlo e appena riuscirò a trasmettervelo, credetemi, sobbalzerete anche voi... dunque è oramai evidente che molti facciano del loro contagio un must, un emblema, uno status! E guardando questi imbelli impomatati seguiti da migliaia di.. di... enormi babbani si riesce a comprendere che, dopo l'annuncio finto rammaricato, subitaneamente subentra la peripatetica loro arte di reclamizzare qualche prodotto al fine di marchettare ulteriormente! 

Scusate se esagero ma il medico mi ha detto di non trattenerli: influencer contagiati e reclamizzanti al contempo prodotti: ma vaffanculoooo! 

Questi abbietti alla ragione osano, dopo essersene sbattuti altamente delle prescrizioni, osano ridicolizzare il loro stato, quasi dileggiante il Covid, dimenticandosi della strage dei mesi scorsi, delle famiglie immerse ancora nel lutto per la perdita dei loro cari, di cui han perso le tracce appena usciti di casa e da cui non si sono potuto nemmeno congedarsi nel suffragio! 

E questi imbecilli luccicanti, truccati, impomatati, smerdano la ragione comune, il buon senso, ridacchiando gallinaceamente e propinando prodotti di bellezza che non servono ad una minchia ma che altresì costano l'iraddiddio, perché se un prodotto costa tanto, ci hanno inoculato il concetto, è perché sicuramente agisce al meglio, garantendo quella lucentezza bovina, quella pelle esente da rughe, e tutte le altre panzane ad uso di culturalmente sprovveduti. 

Ma ri-vaffanculo! Non voglio più niente a che fare con questi simili, sono sbigottito nell'avvertire questo progressivo cretinismo, tremo nell'incapparmi in questi ninnoli del nulla, indaffarati allo stremo nell'inanellare un nano-ragionamento, un concetto impercettibilmente presentabile, una serie di ragionamenti che difficilmente non potranno avviarsi che verso la solita brodaglia inconsistente generante una visione della vita pusillanime, inficiata dal vuoto cosmico totale. 

Se siamo arrivati a questo punto la colpa è anche la mia, vostra, di tutti. Abbiamo permesso che molti infangassero la dignità comune, il libero pensiero, il decoro. E forse, non potremo far altro che rimpiangere le occasioni passate in cui avremmo dovuto squassare il velo d'idiozia che oramai c'attanaglia sempre più. Sob!  

Obbedisco Sora Cicoria!



Che grand’uomo Marco Marsilio, Governatore dell’Abruzzo, per come sta gestendo, ops! meglio ostacolando, la riapertura delle scuole nella sua regione! Marsilio fa parte dei fascisti mascherati in Fratelli d’Italia ed il sospetto che Sora Cicoria gli abbia intimato di rompere gli zebedei secondo il vomitevole andazzo di quelle sponde che, infischiandosene di Covid e dell’unire le forze per affrontare il post pandemico, per ragioni di potere, ostacolando il tentativo di riaprire gli edifici scolastici. E siccome Pupo Marsilio è docile come Heidi, ha risposto prontamente ai diktat fascisti, proponendo il posticipo delle riaperture, perché vuoi che se il 14 settembre il progetto scolastico funzionasse, sai quanto aumenterebbe il consenso pro Conte? E allora che ce frega di Covid, malati, bimbi e chi più ne ha più ne metta? Quello che conta è rosicare ed attaccare a testa bassa, alla Cazzaro Verde per intenderci!

Tanto per portarsi avanti!

 


Serenità