sabato 23 maggio 2020

Dal sito Contropiano


L’ultima truffa Fiat del giovane Elkann

Il servilismo della politica nei confronti del sistema delle imprese è cosa antica. Specie in Italia, dove per oltre un secolo lo Stato ha fatto da maggiordomo – sia durante la dittatura monarchico-fascista, sia nella democrazia repubblicana – alla principale industria del Paese: la Fiat.

Nonostante l’identità e la struttura di questa multinazionale siano cambiate più volte questo rapporto servile è rimasto intatto.

Al punto che l’erede degli Agnelli al vertice del gruppo, John Elkann, ha avuto la sfrontatezza di chiedere allo Stato di farsi garante per i 6,3 miliardi di prestito che Fca ha chiesto a Banca Intesa.

I media, specie quelli del gruppo Gedi (RepubblicaLa Stampa, diversi giornali locali, ecc), di proprietà agnellica, parlano di “prestito”. E mentono.

Qualsiasi persona in questo Paese sa che “garantire” un prestito bancario verso terzi (foss’anche il proprio figlio, per l’acquisto di una casa o un pc) significa essere pronti a restituire quel prestito con i propri soldi. Nel caso di Fca, Banca Intesa non si è sentita certa che quel prestito possa rientrare – con la situazione catastrofica del mercato dell’auto in piena pandemia, è una certezza semmai il contrario – e quindi pretende che qualcun altro “garantisca” per quella somma.

A quel punto il giovane Elkann si è signorilmente girato verso l’anziano maggiordomo dicendo “Ambrogio, ci pensi tu come al solito, vero?”.

Saltiamo a piedi pari la polemichetta politica tra servi e aspiranti servi ed ex servi della Fiat, e vediamo qual’è la situazione.

Fiat/Fca non è più un’azienda italiana, ma una multinazionale italo-statunitense con stabilimenti in tutto il mondo (alcuni anche in Italia), sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna (sigifica che paga le tasse lì, perché conviene). E’ oltretutto in procinto di fondersi con Psa, industria automobilistica partecipata tra l’altro dallo Stato francese (12%) e dalla cinese Dongfeng (12%).

In vista di queste nozze, oltretutto, mr. Elkann e gli altri componenti del consiglio di amministrazione hanno stabilito maxi-dividendo straordinario da 5,5 miliardi alla holding Exor (la finanziaria “di famiglia”).

Quindi, ricapitolando: il signor Elkann prende dalla società Fca, che dirige, 5,5 miliardi e li dà (o meglio, li darà il prossimo anno, quando si celebreranno le nozze con Psa) ad un’altra società che sempre lui controlla pienamente (una finanziaria olandese). Ma siccome “c’è grossa crisi” sul mercato automobilistico chiede un prestito da 6,3 miliardi a Banca Intesa, garantiti però dallo Stato italiano (il 12% del “decreto rilancio”).

A fare l’imprenditore così siamo buoni tutti, confessiamolo… Se i soldi crescono, me li prendo; se mancano, li chiedo allo Stato…

E’ la stessa logica illustrata, si fa per dire, da Carlo Bonomi nel suo primo discorso da presidente di Confindustria: Più investimenti pubblici, ma no allo Stato padrone in economia”. Che tradotto significa: “dateci soldi pubblici a noi delle imprese, direttamente a fondo perduto o tramite appalti su lavori pubblici, ma non vi azzardate a gestire direttamente un’azienda; per esempio Alitalia”.

Ecco, al signor Elkann uno Stato serio – consapevole che in questo Paese ci sono parecchi stabilimenti Fiat-Fca, con decine di migliaia di dipendenti, alcune centinaia di migliaia nell’indotto e una certa quota di Pil, risponderebbe quanto meno: “Vogliamo in cambio una quota di azioni corrispondente a quella cifra e posti nel cda in proporzione”. In modo da decidere scelte industriali di lungo periodo, controllare e tutelare l’occupazione sul territorio di competenza, incassare i dividendi annuali, ecc. 

Come fa la Francia con Psa, insomma.

Il resto sono chiacchiere per la distrazione di massa. Per coprire anche l’ultima truffa Fiat a spese della popolazione di questo Paese.


Raggelante



Chissà, forse un giorno quest'intervista al governatore Fontana, oggi su Repubblica, sarà oggetto di studio e ricerca. Sembra trasudare quell'impercettibile mix di sicumera, alterazione dei fatti, polemiche ad hoc e alla cazzo&campana, tipico di inadeguati posizionati follemente in ruoli politici solo per generare flussi e consensi a vantaggio del cosiddetto bene comune (loro), nella fattispecie la gestione del clan riconoscibile dall'eclatante raglio di asini rosicanti rigonfi di supponenza, ansimanti di governare l'intero paese senza possedere barlumi di cultura, di dignità, di raziocinio. Se Ricciardi ieri è stato accusato di speculare sui morti, fatto inesistente, allora le risposte di questo signore come e dove dovrebbero essere collocate? 

Fontana "Non abbiamo fatto errori e tenerci chiusi non sarà necessario"

di Piero Colaprico

MILANO – Palazzo Lombardia, trentacinquesimo piano, ufficio colossale con pareti di vetro, densità abitativa bassissima. Il presidente Attilio Fontana, con mascherina, si siede a un’estremità del tavolone trasparente: 
«Vorrei così essere d’esempio ai ragazzi della movida. Se oggi sbagliamo e facciamo dei passi indietro, possono essere passi devastanti».
Ieri in consiglio dei ministri si parlava della possibilità di impedire agli abitanti di alcune regioni, come Lombardia e la Val d’Aosta, di "sconfinare" dal 3 giugno. Che ne pensa?
«Che i nostri numeri miglioreranno e non ci sarà bisogno di tenerci bloccati, anche per il giro d’affari che c’è. Se così non fosse, posso solo attenermi a quello che dice l’Istituto superiore di sanità».
Sotto Palazzo Lombardia arriva la manifestazione di chi ha il fiocco nero sulla mascherina, simbolo dei troppi morti e della proposta di commissariare la Sanità lombarda…
«Sono persone che o non conoscono bene i fatti o cercano di strumentalizzare la situazione».
Entriamo nel merito delle inchieste giudiziarie aperte. Non organizzare la zona rossa a Nembro e Alzano lombardo è stato uno sbaglio?
«Uno sbaglio, sì. Che non può essermi contestato. Nella settimana dal 4 al 7 marzo ci sono state parecchie interlocuzioni con il ministro Speranza e con il presidente del Consiglio Conte. Arrivarono nella Bergamasca anche carabinieri e militari, poi non so cosa sia successo.Invece della zona rossa che noi chiedevano venne creata la zona arancione in tutta la Lombardia».
Il suo assessore Giulio Gallera ha detto che avreste potuto farla voi…
«Ha sbagliato. Esiste una valutazione giuridica di Sabino Cassese, che parla di iniziativa nelle mani del governo e quest’impostazione è stata confermata dalla direttiva del ministro dell’Interno ai prefetti».
Ieri c’è stata una manifestazione anche davanti al Trivulzio. L’idea di trasferire i malati nelle Rsa è stato un errore o no?
«Alla nostra richiesta hanno aderito solo 15 strutture sulle 708 che ci sono in Lombardia. E ormai è noto che i test sul sangue, eseguiti con l’Avis, raccontano come il virus circolasse già a gennaio. In ogni caso, se c’era un protocollo preciso per le Rsa, dove abbiamo sbagliato?».
Veramente al Pio Albergo Trivulzio sono arrivate persone dimesse dall’ospedale di Sesto San Giovanni…
«Ma il Pat è una grossa struttura e questi degenti sono andati in uno dei tanti reparti».
Già, da lì gli infermieri hanno girato per tutto l’istituto, mentre il direttore generale Giuseppe Calicchio impediva l’uso delle mascherine, da qui l’accusa di epidemia colposa...
«Delle commissioni regionale e comunale fanno parte ex magistrati come Giovanni Canzio e Gherardo Colombo, aspetto l’esito della loro inchiesta».
Sino a marzo al Pat dicevano che andava tutto bene. All’improvviso c’è la nostra inchiesta e ad aprile Calicchio fa ammettere che il numero dei decessi schizza in alto.
Non se n’era accorto?
«Non conosco il presidente del Pat, mai parlato, ma malati di Covid non ne sono stati mandati là dalla Regione e lo si potrà accertare».
Non avere procurato mascherine, tamponi e reagenti è un errore, sì o no?
«Queste forniture sono competenza esclusiva dello Stato. Noi abbiamo chiesto dal primo giorno i presidi di sicurezza, il governo ha cercato e non ha trovato».
Errore almeno l’ospedale in Fiera?
«Assolutamente no. La nostra unità di crisi sostenne che serviva trovare una soluzione, avevamo un medico in lacrime che diceva "Presto finiranno i posti in terapia intensiva".È stato realizzato con fondi donati dai privati, abbiamo tutti i rendiconti.Nonostante la Germania abbia sei volte i nostri posti in terapia intensiva, Berlino ha organizzato un ospedale simile. Saranno scemi anche loro?».
Varie petizioni popolari protestano, per lei è sempre assoluzione per la Lombardia.
«No, per carità, ma faccio io una domanda ai critici. Perché la provincia di Piacenza, che fa parte di un’altra regione, ha subito in proporzione danni peggiori dei nostri? Per colpa del loro presidente Bonaccini? O perché Piacenza è vicina a Codogno e all’epicentro della pandemia? Se vado a Varese, Como, Sondrio e Mantova, che sono in Lombardia, trovo pochissimo contagio».
In Parlamento giovedì c’è stata la polemica contro la Lega del M5S, attraverso l’onorevole Riccardo Ricciardi, in nome delle «verità che non si possono nascondere».
«L’attacco non era alla Lega, ma all’amministrazione della Lombardia, e dura ormai da troppo tempo.Vedremo alla fine chi ha detto le bugie. Ritengo che alcuni vogliono bloccare ad ogni costo la proposta delle opposizioni di collaborazione alle scelte della maggioranza».
È riapparso a Telelombardia l’ex presidente della Regione Roberto Formigoni, condannato per le corruzioni intorno alla sanità. Dice che con la riforma del leghista Roberto Maroni la medicina ospedaliera s’è mangiata quella territoriale, e che quindi avete sbagliato voi la strategia. Vero?
«Non mi pare, ma un fatto è certo. Da questa emergenza non si possono fare valutazioni sulla medicina territoriale. La situazione è degenerata in modo tale che i medici di base non avrebbero potuto fare niente. Dalle terapie intensive ci parlavano di scosse telluriche, cioè arrivavano all’improvviso 30, 50, 70 persone che non respiravano. Poi l’ondata passava e due giorni dopo ecco l’altra scossa, con decine di persone tutte insieme.Se uno va dal medico di base e non respira, che cosa può fare un medico, che manco ha le mascherine per lui, se non mandarlo in ospedale?».
Formigoni dice anche che avete chiesto aiuto ai privati in ritardo.
«Qui sbaglia, la prima domenica dopo la scoperta del paziente zero di Codogno, e cioè il 23 febbraio, abbiamo convocato tutti i rappresentanti della medicina privata, che si sono messi a disposizione, raddoppiando posti letto e mandando medici in prima linea».
Il sindaco Beppe Sala sostiene che sia stato devastante aver mandato le persone in ospedale senza curarle a casa. Che risponde?
«Affermazioni belle da fare, ma dentro questa calamità e con i numeri pazzeschi potevamo solo ospedalizzare chi stava malissimo e chiudere gli altri in casa. Ed è grazie all’isolamento che l’indice di contagio è passato da più del 3 per cento allo 0,51 di poche ore fa. E poi, basta paragoni con il Veneto. Là c’era un contagio in un paesino, noi avevamo un’area di dieci paesi, popolosi e con contatti internazionali…».

venerdì 22 maggio 2020

Gli sticazzosi culturali


E no cari miei giullari eruditi! Non ci siamo proprio direi! La Scala del Calcio non avrebbe in sé afflati culturali? Parlo naturalmente per la mia sponda, tralasciando, pur ammettendone l'arte pallonara, l'altra. 
Quindi mi state dicendo che non trasuda nulla in quei sacri spazi ove un tempo chiunque entrasse rimaneva allibito da cotanta sacralità? Certo, il pallone riesce difficile accostarlo ad un Monet, ad un Caravaggio, ad uno scritto manzoniano; per certi versi però è anch'esso arte. Un gioco naturalmente, che da certe disfide, da certe caracollate, da illuminazioni inconcepibili riusciva ad agguantare, per lo più nei tempi addietro ora non lo darei per scontato, un qualcosa di geniale conformante in cultura l'apparente teatrale banalità. 
Il ricordo del Genio Abatino, il numero 10 per eccellenza, al secolo Gianni Rivera, colui che con le finte e gli occhi posizionati pure sulle scapole, attirava l'attenzione delle Muse, la sua visione di gioco difficilmente riscontrabile in seguito, la sua personalità in campo, lo smarcamento inusitato dei suoi compagni verso la gloria del gol, e poi Schiaffino, Pierino la Peste, il Ragno Nero, il Biondo Tedesco, il Trio Olandese con lui, il Cigno di Utrecht simbolo della bellezza, Sheva l'ammaestratore delle fasce, il prePirlo pittore, Pippo il Gonfiatore di Reti. Cari i miei saccenti: se non è cultura, se non è bellezza questa allora diteci dove la dovremmo trovare? 
Nel nuovo stadio da costruire assieme a tonnellate di nuovo cemento per commercio e grattacieli? 
Se demolirete la Scala del Calcio toglierete qualcosa di fondamentale, annichilendo la dea Eupalla, trasformando sempre più questo meraviglioso sport in ricettacolo di traffici più o meno leciti, colpo finale alla liturgia pallonara di cui eravamo un tempo innamorati folli.   

Paraventi macabri


Ho visionato l'intervento di Ricciardi del M5S alla camera, il successivo tumulto frutto delle sue parole, dei suoi concetti e, lo dico sinceramente, non ho trovato nulla che possa riferirsi allo sciacallaggio, come il Giorgetti che è in loro ha tentato di insufflare nelle cervici degli astanti, anche in quella provata dallo stress del ministro Speranza. 
Ricciardi ha detto verità, tristi, amare, lugubri verità. E non speri chi ha le mani appiccicose da marmellata di sfangarla così. Sora Cicoria che nel ragionamento caciotta arriva a dire che se il Premier nulla ha eccepito in materia vuol significare che ne è il mandante. 
Ma di che cazzo stiamo parlando? 
Non è vero quindi che il rispetto per i tanti, troppi morti dovrebbe necessariamente passare dalla ricerca della verità e l'individuazione di eventuali colpevoli? 
Chicco Mentana ha sbroccato anch'egli con un post da taverna, per poi rettificarlo ed invitare al suo tg delle 20 lo stesso Ricciardi. 
Davvero qualcuno pensa che non si andrà prima o poi ad alzare botole nelle ancora sofferenti terre lombarde? Che tutto si chiuderà con un brindisi e una sparigliata di buffetti? Quello sarebbe non onorare i defunti per Covid. 
Occorrerà sminuzzare, incunearsi nelle scelte improvvide di marzo, il recapito di positivi dentro le Rsa ad esempio con tanto di delibera, una somma bastardata di guitti senza alcuna morale. E della infausta ospedalizzazione, dell'apertura dell'ospedale in Fiera con sperpero di 21 milioni di donazioni? Facciamo finta di nulla magari davanti ad un sontuoso boccale di cervogia e perché no, un'agguerrita gara di rutti? 
Chiaramente se tocchi la regione must per gli adoratori del Po scateni il pandemonio, colpendo al cuore, adombrando la mirabilia cresciuta dall'illuminazione spirituale del Celeste testé ai domiciliari, infangando il mitico ghe pens mi, ipotizzando una debacle politica rea, a mio parere, di aver contribuito a rendere la Lombardia un macello a cielo aperto, mi riferisco al pronto soccorso di Alzano riaperto dopo poche ore, alla non chiusura di zone oramai preda del Covid, dietro il pressing della confindustria locale. 
Non è sciacallaggio. E' ricercare la verità, la triste ed infame verità, per rispettare il sacrificio di molti, di troppi, cercando di lenire il pianto, lo sconforto di parenti ed amici, ancora annichiliti da cotanto dolore. Sbraitino pure, ma la faremo venire a galla. Una nazione seria agirebbe così. 

giovedì 21 maggio 2020

Le ricorrenze oramai fastidiose


Capita ogni anno il genetliaco, la cifra s'ingrossa i sessanta sono lì ad un soffio. Attendo le alzate in bus per concedermi il posto e le lisciate in testa. Di spirito sono come il viaggiatore in treno che alzando lo sguardo inizia a guardare i propri bagagli per l'approssimarsi della stazione di discesa. Pessimismo? Può essere, ma il mezzo del cammin è già superato alla grande. 
Odio i bilanci, anche perché non ho fatto nulla di costruttivo. Essenzialmente ho navigato finora senza timone, in balia delle onde o dei marosi. 
Piacerebbe eccome potermi pregiare di qualcosa. Lo cerco ma non lo trovo con facilità. A meno che non pensi al presente blog. 
  

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giovedì 21/05/2020
Il senatore Matteo, tossicodipendente dell’estemporaneo

di Daniela Ranieri

Il senatore di Scandicci e degli Emirati Arabi si è esibito ieri in Senato nel suo consueto show, lo spettacolo d’arte varia di uno innamorato di sé, poche ore dopo aver comunicato al mondo l’epigrafe del libro in uscita: una citazione di Machiavelli (“Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei”), casualmente, ha scoperto qualcuno, la prima che viene fuori digitando su Google le parole “Machiavelli citazioni”.

Ebbene, quel che pare è risaputo: il drappello che guida e a cui ha dato il nome chiaramente antifrastico di “Italia viva” ha una lista di richieste, un foglietto che periodicamente viene tirato fuori e fatto balenare sotto gli occhi di Conte, come la lama dei coltelli nel buio dei bassifondi della Londra di Dickens. L’occasione è casuale, marginale, può esser questo come quello, la riforma della prescrizione come le misure economiche contro gli effetti della pandemia. Su cosa c’è scritto nell’incunabolo, che è al contempo il manifesto e il testo sacro del renzismo, da quasi un anno si esercitano analisti, esegeti, indovini, aruspici e sensitivi. La versione ufficiale dice “i cantieri, la giustizia”. C’è chi sostiene sia una lista di piccolo cabotaggio: il sottosegretariato alla Presidenza, la delega ai Servizi, la presidenza di una commissione… ovviamente da affidare a qualcuno dei loro (a caso, tanto sono tutti uguali, non possiedono identità propria ma solo quella assorbita per osmosi dal leader della setta). È la potenza in termini numerici di Italia in Coma Farmacologico in Senato, a far sì che ogni volta che c’è un problema nel governo (di cui essa fa parte) il suo leader ci si infili e minacci di allargare la falla, disposto ad appoggiare chicchessia pur di fare pressione psicologica.

L’uomo che parla coi morti di Bergamo e Brescia (che gli chiedono da tempo di intercedere con Conte per riaprire tutto, così che i loro congiunti possano raggiungerli presto) è un carattere distruttivo, “vede dappertutto una via” (W. Benjamin). Ovvio che non crede alla “scarcerazione dei boss ordinata da Bonafede”, né alla combutta del ministro coi mafiosi per silurare Di Matteo al vertice del Dap, e non gli importa della doppia mozione auto-negantesi “Bonafede scarcera troppo-Bonafede scarcera troppo poco”; ma aveva un’occasione doppia, troppo ghiotta per un bulimico come lui: maramaldeggiare godendo della disgrazia altrui (“Essere additati ingiustamente e costringere le proprie famiglie a subire l’onta di un massacro mediatico fa male…”) e fiatare sul collo di Conte, a cui ha fatto ri-pervenire il famoso foglio mediante apposita Boschi.

“Vogliamo contare di più”, dicono gli esponenti di Italia Agonizzante a chi gli chiede che vogliano: e qui entriamo nella filosofia, o meglio nella metafisica, giacché la politica consente una sfasatura tra quel “contare”, cioè avere potere, e la nullità persino ontologica nel mondo reale.

Ora il leader di Italia Esanime ha in uscita l’ennesimo libercolo che conterrà il mix che (non) l’ha reso grande: frainteso garantismo, cantierismo, frecciatine, lotta ai “populisti”, aneddoti personali su Obama, citazioni prese da Google. Negli anni l’abbiamo studiato, ne abbiamo rigirato la psicologia come un prisma. Ieri, l’ennesima conferma della diagnosi: egli è un tossicodipendente dell’estemporaneo, uno schiavo del contingente. È mosso dall’etica dell’attimo. Non valuta le conseguenze delle sue azioni, perché non ha il senso del futuro come costruzione laboriosa, ma solo come luogo ideale, come un eCloud del regno a venire in cui comandano lui e quelli come lui, i Ceo del silicio, i delocalizzatori, i ricattatori dei lavoratori, gli sbloccatori a ogni costo. Ma forse aveva ragione De Mita: “Renzi non ha pensiero”.

mercoledì 20 maggio 2020

Quella speciale attenzione


La morte di mio padre ha modificato in me qualcosa che ancora non riesco a valutare, l'alternarsi di ricordi e sensazioni, i marosi che s'infrangono sui luoghi comuni che a volte uso per depressurizzarmi, tipo "aveva 92 anni quindi è stata una fortuna averlo vicino per così tanto tempo, pensa a quelli che lo persero molto prima", non scalfendo la realtà dell'eccezionalità della tipologia d'affetto tipica ed univoca dei genitori riguardo ai figli. 

Mi è rimasto quello di mia madre che continua ad avvilupparmi con il suo speciale ed unico affetto, singolare, inimitabile. Quelle che molte reputavo bovinamente scocciature, in realtà sono cammei che il tempo, solo il tempo, renderà eterne, insostituibili. E l'infimo normalizzatore che è in me, tendente a renderle appunto quisquilie, viene travolto, almeno ora che sono alla ricerca perpetua dei gioielli donatimi da mio padre, dalla spasmodica arsura di gustare di quelle materne, le sue preoccupazioni tipiche di chi fin dal concepimento è guardiana, garante, difesa insostituibile delle creature sue. 
Poco è il tempo concessomi ancora, uniche saranno le future occasioni di poter sperimentare cotanto calore appagante qualsiasi disagio. Non le sprecherò, non le annacquerò, soprattutto perché configurano e modellano ciascuno di noi al ricevimento di ciò che fuori dal tempo ci è stato promesso nell'attimo eterno in cui tutto, ma proprio "tutto canterà e griderà di gioia."