lunedì 30 marzo 2020

Articolo interessante ed incazzoso


Ue e Usa sbagliano guerra. Armi invece di farmaci
Continua la cooperazione dell’Occidente per l’acquisto di armamenti e per le esercitazioni Nato, ma non per far fronte all’emergenza Coronavirus che, invece, è una minaccia reale

di Stefano Valentino | 30 MARZO 2020

L’Occidente si prepara alla guerra. Peccato sia quella sbagliata. Continua a mettere in comune armi e armate, piuttosto che medicinali e medici per combattere l’attuale nemico: il coronavirus. L’ossessione di misurarsi coi loro ex-avversari della Guerra Fredda fa dimenticare ai leader occidentali che l’urgenza del momento è tendersi la mano sulla salute. Gli Stati Uniti e i suoi alleati dimostrano che il loro approccio alla sicurezza globale rimane invariabilmente militare. Il crescente numero di vittime seminate dalla sindrome respiratoria Covid-19 dovrebbe invece accelerare il rafforzamento della cooperazione tecnico-scientifica.
Nel 2018, un rapporto del World Economic Forum presagiva che nel prossimo futuro il mondo avrebbe dovuto temere le calamità biologiche più dei conflitti a fuoco. Eppure, mentre la scarsa collaborazione inter-governativa nel campo della ricerca sul coronavirus rischia di ritardare la vittoria sulla pandemia, Donald Trump non rinuncia all’esercitazione “Europe Defender”. Avviata il 28 febbraio, l’operazione vuole dimostrare la capacità della Nato di contrastare potenziali attacchi dalla Russia. Washington si è limitato a ridimensionare quello che doveva essere il più grande contingente dispiegato nel Vecchio Continente in 25 anni, inviando 6 mila soldati (anziché i 20 mila previsti). Questi affiancheranno i 9 mila già di stanza sul territorio europeo e gli 8 mila dei sette paesi continentali coinvolti nell’addestramento (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania, Paesi Bassi e Belgio). Tutti questi uomini si sposteranno fino a fine maggio attraverso le frontiere dell’Europa centro-orientale, sbeffeggiando il blocco anti-contagio imposto dagli Stati membri. Lungi dal respingere l’infezione, la marcia di truppe che sfoggiano equipaggiamenti all’avanguardia potrebbe piuttosto contribuire a diffonderla.
L’Italia ha annullato la sua partecipazione, preferendo impegnare il proprio esercito nella gestione della crisi che sta devastando la penisola. E ha accettato, al contempo, l’assistenza medica di Mosca. L’astuta magnanimità di Vladimir Putin mira precisamente a svergognare l’assenza di solidarietà degli Alleati che hanno abbandonato il governo di Giuseppe Conte malgrado la sua ufficiale richiesta d’aiuto. La mossa del Presidente russo allarga il fossato scavato dai protezionismi che rendono i partner del Trattato di difesa incapaci di affrontare collettivamente l’inattesa aggressione epidemica. Il loro egoistico ciascuno-per-sé ha suscitato le critiche di Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L’agenzia Onu basata a Ginevra è dovuta ricorrere a un crowdfunding di solidarietà presso privati per compensare le ingenerose donazioni raccolte dai governi per le sue contromisure sul Covid-19. Solo 12 dei 29 firmatari dell’Alleanza Nord-Atlantica hanno contribuito, e con poco più di 65 milioni di euro (pari al totale offerto da Cina e Kuwait). L’erario italiano ha sborsato 419 mila euro, a fronte di una quota annuale di 203 milioni di euro che verserà al bilancio complessivo di oltre 2 miliardi dell’Alleanza atlantica (che riserva una percentuale irrisoria alla lotta ai pericoli ambientali).
L’Oms non ha incassato finora neanche la metà dei 623 milioni di euro di cui ha bisogno (La Ue ne ha versati 33), un decimo dei quali servirà per le immediate necessità fino ad aprile 2020. Il peggioramento della situazione potrebbe richiedere ulteriori risorse, quelle che le economie ricche avrebbero dovuto investire con lungimiranza negli ultimi 5 anni nell’ambito della Global Health Security Agenda. Lanciata nel 2014 dopo lo scoppio dell’Ebola e guidata dal nostro paese fino al 2019, l’iniziativa doveva preparare i sistemi sanitari nazionali contro infestazioni su larga scala, comprese quelle di origine animale. Come il coronavirus appunto. Ma il programma è indebolito dai pochi fondi a disposizione. Così, i laboratori clinici nelle due sponde dell’Atlantico, nonché in Giappone e Cina, si ritrovano a competere in una frettolosa gara al miracolo salva-vita, anziché potersi valere di una rete collaudata per testare e distribuire mondialmente gli sperati antidoti. Le aziende farmaceutiche, coalizzate sulla sperimentazione, hanno messo in guardia contro eventuali nazionalizzazioni degli approvvigionamenti di farmaci anti-virus che impedirebbero di spegnere uniformemente i focolai di trasmissione. Quasi tutti i governi hanno infatti ordinato divieti di esportazione di materiale sanitario. L’embargo è stato indetto anche dalla Commissione Ue che ha recentemente erogato altri 77 milioni di euro alla tedesca CureVac, la società più promettente per la scoperta del vaccino, per contrastare il tentativo di Trump di acquisirne la licenza esclusiva per gli Usa. Parallelamente, il lavoro congiunto degli ingegneri bellici del fronte pro-americano prosegue liscio come l’olio. Esenti dalle restrizioni d’emergenza alle attività produttive, l’azienda tricolore Leonardo (partecipata al 30% dal ministero del Tesoro) e le fabbriche di ordigni americane e giapponesi hanno ripreso la fabbricazione coordinata degli F-35. Gli aerei da combattimento del colosso a stelle e strisce Lockheed Martin, voluti dal Pentagono e cofinanziati da denari pubblici, costeranno alle nostre tasche 805 milioni di euro solo nel 2020. La verità è che il sobrio scambio di informazioni sul Covid-19 tra gli scienziati salverà più vite delle pompose parate corazzate e dell’esosa corsa agli armamenti.
La transizione verso una moderna geopolitica che sostituirà la rivalità Est-Ovest con sforzi condivisi per proteggere i cittadini dalle crescenti minacce ecologiche ha ancora molta strada da fare.

L'Isola Mento - giorno 17


Affaccendato attorno ad un apparente nulla, continuo a divorar letture, quotidiani ed affini, nella speranza di mantener salda la rotta intellettiva. 
Alcuni episodi tenderebbero a contraddire tale obbiettivo: mi trovo a volte parlante ad alta voce, quasi che mi riferissi ad uno stipite o al comò. Mi sono posto dei punti fermi: dormire poco al pomeriggio, tv centellinata, pulizie domestiche al mattino, lavabo intasato da piatti sporchi al massimo per un'ora. 
Presto massima attenzione all'esterno, attendendo lo snocciolante rotolamento dei dati delle 18 con ansia crescente. 

Il tempo del Coniglio, tipico di chiunque che, credendosi immortale sfregnaccia meditazione e ritualità sino al momento in cui fatti eclatanti come questa pandemia non lo riportano alla fragilità comune, lo vivo seguendo pedissequamente la Messa del Papa delle ore 7, un momento, un'oasi di pace, di approfondimento esaltante le famigerate, un tempo, piccole cose. Francesco riesce a ridimensionare, a trasmettere, a semplificare alti e teologici concetti di proprietà una volta dei tanti principi paonazzi.

A proposito! Dove saranno nascosti i signori del bisso, i fautori delle calze porpora, i dispensatori di confetti a chi, per alterigia, considerano da sempre come sperduti inferiori?
Come trascorreranno le giornate coloro, lo ha detto il Papa, che s'indignano per le suore e i preti uccisi dal virus perché, così dicono nella loro bambagia, mossi dall'orrido, per loro, sentimento missionario, han deciso di assistere gli ammalati a prezzo della vita? Giammai, tuonano i professionisti dell'incenso! Occorre che tutto il clero resti chiuso nelle proprie bicocche! Francesco raccontando questo episodio ha scosso la testa, noi con lui!
Mi ha fatto un enorme piacere vedere il gesto del premier albanese, rinfocolante antichi valori che credevamo oramai perduti. Stride nel contraltare il tiranno turco che prima ci ha venduto mascherine a prezzi da strozzinaggio e poi ne ha bloccato una grossa quantità per probabilmente tenersele per sé. E noi, come Europa, lo rifocilliamo pure di miliardi onde evitare che ci riempia il suolo di poveri cristi! La Merkel pare straveda per questo assassino. Fosse per me lo dichiarerei ufficialmente fuori da tutti i piani strategici europei, che ha da spartire con noi questo oppressore stanante i martiri curdi? 

Sono arrivati anche i medici di Cuba, l'isoletta come ha detto una blogger, tanto odiata dall'occidente che è riuscita a sopravvivere a decenni di miasmi e blocchi navali di matrice a stelle e strisce. 
Hanno resistito ed ora, per conto e riguardo ad un ideale antitesi di quello che attualmente va per la maggiore, e che dovranno rivedere completamente una volta usciti dalla pandemia, offrono la loro professionalità senza chiedere nulla in cambio, senza chiedere nulla in cambio, senza chiedere nulla in cambio. E' svenuto qualcuno nel frattempo? 

D'altro canto nel dorato mondo occidentale ci si organizza seguendo norme comportamentali rese indiscutibile dal sistema capital-rapto-finanziario: ad esempio dieci stati dell'unione d'America retta dal biondine, hanno deciso che se l'emergenza diventasse ingestibile, negheranno i respiratori ai disabili. Mi verrebbe da dire tante cose al proposito, ma non servirebbe a nulla. Il sistema che anch'io abbraccio e ritengo essere normalità, pretende delle scelte dettate dalla prevaricazione del più forte sul debole. Ineccepibile. Vedasi attraverso le vicissitudini che noi esseri normali combattiamo con i giaguari del regno, le banche. Oppure dagli ossequi intellettuali, i silenzi, le accondiscendenze a cui dobbiamo tendere per sopravvivere. Agii, esclusività, caste, diversità sociali. Un mix che forse la ripartenza porrà diversamente in cervice di molti, delineandocele per quelle che sono: soprusi da abbattere. 

Termino con un angolo commiserante un uomo d'avanspettacolo che in questi giorni, avendo la melma oramai sopra al mento, farnetica per emergere, sperando di ritornare quello che fu per la dabbenaggine di molti. La sua frase di oggi, intervista al Corriere, "Davanti alla crisi di questi giorni preferisco seguire la verità che il consenso" deve essere monito a tutti i normodotati sulla pericolosità del seguire incondizionatamente il proprio ego che, se s'ammala diventando smisurato, diviene causa di emissione incontrollata di baggianate, palle colossali, incapacità di seguire la logica, la ragione ed il senno. 

(17. continua ... Tourmalet permettendo...) 

domenica 29 marzo 2020

Fratelli vicini



Tempi terribili questi. Eppure un luce s'intravede nelle parole del premier albanese Edi Rama, che oggi ha inviato trenta medici nelle nostre terre. 
Grande popolo, nostro fratello. Alla faccia di chi rosica e vorrebbe chiudere ogni cosa. 

Bastardi!



Per la prima volta



L'Isola Mento - giorno 16



Il suo cognome, Von der Leyen, ricorda i giocatori della magica Olanda pallonara degli anni 80, il viso e il portamento invece richiamano quelle puntigliose ed ossequiose dame impegnate in attività benefiche per ringalluzzire l'esistenza e, non si sa mai, prenotare un posto nel divenire, anelando di continuare il pacioso status che caso o chi per esso le assegnarono quaggiù.

Ma di olandese in lei non vi è nulla, essendo teutonica e già ministro della difesa di un governo Merkel.

Riesce, come le già citate pie donne danarose, a mentire spudoratamente mediante recitazione paragonabile alle grandi attrici nostrane del passato, vedasi Anna Magnani. Quel messaggio di amore per il nostro paese di una ventina di giorni fa, recitato in italiano, un bacio d'affetto lanciato per conquistarci, e che ci fece abboccare bovinamente quasi tutti, per lenire le nostre, già ai quei tempi, indelebili sofferenze, rimarrà negli annali quale cammeo del gattamortismo, della finzione calmierante e solo in apparenza rifocillante anni sperduti nella tempesta.
Recitava Ursula o la sua mentore Angela (leggasi Anghela) l'ha sonoramente redarguita, spingendola a rimangiarsi quasi tutto, arrivando a dire che i Corona Bond sono semplici illusioni?
Domanda senza risposta questa, ma la certezza che la Von der Leyen sappia recitare a comando è invece amara realtà.

L'agiata Presidente della Commissione Europea, con i capelli sempre e perennemente in ordine, il sorriso accattivante tramutante l'untuosa condotta in buonismo francescano, non riesce a comprendere, assieme alla gerarca teutonica, che questo dire, non dire, ritornare su principi espressi e profumati di violetta, nuoce gravemente alla salute del simposio europeo, l'attuale casa dei Burocrati, dando energia all'inno alla demenza senile di popoli cocciuti, freddi, glaciali, in quanto elargente forza, come gli spinaci a Braccio di Ferro, agli incolti ed intollerabili nazionalisti nostrani, quasi scioccati dinnanzi a tanta manna dal cielo.
Fare innervosire il nostro Presidente Mattarella è stata opera inimmaginabile, portare Conte a dire parolacce occultate da arzigogolanti fraseggi in perfetto burocratese, pure.
Con quella sua santità innata, quell'incedere soave, vibrando le corde vocali in sapienza, impercettibilmente, Ursula si è ritagliata uno spazio nei meandri della cattiva visione europea. Quello che veniva occultato da discorsi alla "ce lo chiede l'Europa" oggi, in piena burrasca, è tornato prepotentemente alla luce, facendo intravedere egoismi latranti, basti pensare al ruttologo olandese Rutte, la sua granitica convinzione che gli altri, in special modo noi, sono ammassi di sfaccendati, insulsi perditempo (ma verrà l'estate in cui i suoi connazionali brameranno di tornare a frantumarci i coglioni con i loro camper pregni di ogni vettovaglie), ai quali i soldi dovranno essere elargiti dietro a relativo scuoiamento di dignità e di depotenziamento di centralità nazionale, vedasi Grecia.

In ultimo avvertiamo, come non sentirlo Angela&Ursula, quel fastidiosissimo senso di supremazia, di ruolo perenne in tolda, a cassetta di carrozza, da quasi sempre accompagnante la politica tedesca, non mi spingo di certo sino ai tempi dell'Imbianchino, e la convinzione a braccetto che l'agenda, le scelte, la direzione necessitino della loro ultima parola, quasi che la monarchia assoluta sia stata revisionata a nostra insaputa nella versione 2.0.
Potessi dar qualche consiglio alla Gattamorta Ursula, le direi di non scherzar troppo con gli italiani, forse a volta un po' coglioni, ma in grado, fulmineamente, allo scocco dell'incazzatura, di smontare in una notte il Palazzo d'Europa, e mettiamoci pure la Bundesbank, per ricostruirli il giorno dopo nelle pianure nostrane, naturalmente meglio delle precedenti visto che Brunelleschi, Bramante e Buonarroti non fingevano come lei Prinzessin Ursula: avevano davvero i controcazzi! Ops!

sabato 28 marzo 2020

Disastro senza fine



Oramai non fa neanche più ridere. Questo qui comincia seriamente a preoccuparmi. Quasi da TSO.