giovedì 26 marzo 2020

Selvaggia e Gallera


Gallera, il Signor Andrà-Tutto-Bene (almeno per lui)
L’assessore lombardo alla Malasanità. A ogni accenno di critica sulla gestione lombarda dell’emergenza parte il disco: “Venite qui in trincea”

di Selvaggia Lucarelli | 26 MARZO 2020

“Non è il tempo delle polemiche” usano dire quelli a cui le polemiche fanno paura perché con le polemiche arrivano le domande. Lo dicono perché vogliono dare l’impressione di essere quelli sul pezzo, quelli che rischiano in trincea, quelli che si sporcano la mani, mentre gli altri son lì a disinfettarsele con l’Amuchina. Ed è proprio con la frase “Venite qui in trincea” che replica spesso l’assessore al welfare Giulio Gallera a chi gli fa notare che la gestione della crisi è lievemente fuori controllo. Del resto, lui traeva già le conclusioni sull’efficienza della Regione di fronte all’emergenza Coronavirus il 25 febbraio, quando proclamava: “Se questo fosse successo in un’altra regione saremmo in una situazione disperata. È successo in Lombardia e lo stiamo gestendo al meglio!”. Per la cronaca, in Lombardia il 25 febbraio c’erano 212 contagiati. Un numero che, evidentemente, a Gallera pareva già ingestibile per Bari, ma acqua fresca per l’ineguagliabile sanità lombarda. Oggi che i contagiati in Lombardia sono quasi 20.000, diciamo che l’ineguagliabile sanità lombarda continua a non avere eguali, e per fortuna.
Basta assistere al bollettino Coronavirus di Gallera per capire tutto. Ogni volta c’è “un piccolo segnale incoraggiante”, “uno spiraglio”, “una lieve flessione”, un qualcosa con cui Gallera ci vuole far credere che dopodomani andremo a metterci in fila per un cono al pistacchio da Grom. In questi ultimi giorni, per esempio, ci ha comunicato che per quel che riguarda il numero dei contagiati in Lombardia il trend è in calo. E guai a fargli notare che forse il numero dei contagiati è in calo perché non ti fanno il tampone neppure se per respirare devi infilarti la maschera dello snorkeling a Punta Secca. Neppure se sei a casa con figli piccoli e madri ottuagenarie in un lazzaretto che neanche Parigi durante la peste nera. Perché ormai ti fanno il tampone, se te lo fanno, solo se: arriva un’ambulanza, se funziona il numero dell’emergenza, se sei valutato un caso sufficientemente grave, se convinci l’operatore al telefono dicendo che a ogni respiro esali uranio impoverito, se dici che il prete ti sta dando l’estrema unzione su Facetime. Facile, così, raccontare che i positivi stanno calando.
E infatti, non a caso, il numero dei morti l’altroieri non è calato manco per niente. Perché se i positivi con la febbre li puoi lasciare a casa, ai morti pare brutto dire di chiamare solo se sono casi di morte molto grave. Quelli li devi contare per forza. Che poi, nel conteggio finale, pure di morti ne restano fuori un bel po’: quelli che muoiono in casa, quelli che muoiono negli ospizi, nei centri di riabilitazione, nelle cliniche private e così via. Quelli a cui spesso nessuno fa neppure il tampone perché cosa ti metti a fare il tampone a un novantenne che soffriva di demenza senile che nell’ultima settimana respirava un po’ male? Nella casa di riposo di Mediglia ci sono voluti 50 morti e la ribellione dei familiari per far fare il tampone ai defunti. Guai a dirlo a Gallera. Si incazza così tanto che finisce pure per accusarti di manipolare quello che dice lui stesso.
Eppure, giuro sulla mascherina di Fontana che Gallera, due giorni fa ha detto in tv: “Se le vostre condizioni diventano non dico preoccupanti, ma un po’ alterate, il medico di medicina generale vi manda a fare il tampone”. L’ha detto. E siccome su Facebook ho fatto notare che questa è una palla grossa almeno quanto quella che in Giappone stanno tutti bene e gli abitanti fanno tutti la ruota davanti alle fontane, mi ha risposto su fb con un’impressionante potenza di fuoco di maiuscole e punti esclamativi: “Non ho il piacere di conoscerla ma le chiarisco subito che NON È MIA ABITUDINE MENTIRE e trovo VERGOGNOSO che in questo momento qualcuno crei polemiche su affermazioni che IO NON HO MAI DETTO, quindi SI INVENTI UNA FAKE NEWS!”. In effetti, invitandomi a inventare una fake news, riconosce che quello che ho dichiarato è vero. E poi: “Quello è il contenuto della delibera che da oggi perfeziona l’attività di monitoraggio dei cittadini fragili. Abbiamo previsto che i medici di medicina generale debbano, con il contatto telefonico e la telemedicina, monitorare i pazienti!”. Accidenti. Altro che isolamento dei positivi, monitoraggio attraverso centrali operative, droni, app e mappature. La telemedicina! Voi non vi sentite già in Corea del Sud, a Shanghai, a Wuhan, a Hong Kong udendo già solo il suono della parola “telemedicina”? Ci manca solo che annunci che il personale sanitario consegnerà a casa dei sintomatici delle piccole vasche di sanguisughe per le prime cure domestiche e poi, nel caso si stia molto male, passerà il monatto col carretto di legno a portarci in ospedale. Nel frattempo Borrelli ha dichiarato a Repubblica che potrebbero essere 600.000 i contagiati, ammettendo dunque che i numeri del bollettino quotidiano sono forse buoni per il Bingo online. Ma andrà tutto bene. In Veneto, forse.

mercoledì 25 marzo 2020

L'Isola Mento - Giorno 12



Gli imbecilli purtroppo sembrano non essere scomparsi o riconvertiti alla ragione, stanno solo affilando le armi per il prossimo libera tutti.
Una società di Milano è stata colta sul fatto mentre si accingeva a vendere respiratori alla Grecia. Perché non ci comunicano il nome di questi idioti che almeno potremmo insultarli alla grande.
Pare che i riccastri sovietici non comprino più gioielli e costosi ninnoli e si siano appassionati ad acquistare a prezzi folli i respiratori tanto agognati negli ospedali, reclutando senza badare a spese infermieri e medici. Si sono trasferiti in massa nei loro castelli di campagna dove alcuni stanno erigendo sale operatorie private. Un must di idiozia di casta.
Per conoscere il vostro tasso di Idiozia, confrontatevi con colui che è universalmente riconosciuto come il sire degli imbecilli. Ogni giorno dal titolo del suo giornaletto ci irrora di cotanta idiozia. 
A bocce ferme dovremo riavvolgere il nastro per comprendere quanto siamo stati babbani ad agevolare la rapito-sanitaria che vari governi precedenti (Puttaniere - Monti - Bomba) hanno compiuto senza resistenza alcuna.
I posti letto nel pubblico erano nel 1981 530.000
Nel 1992 365.000
Nel 2010 245.000
Nel 2017 191.000
nel frattempo però abbiamo fatto la A35 (Brescia-Bergamo.MIlano) autostrada deserta, il Mose la grande abbuffata, abbiamo acquistato parecchi F35 per giocare a fare la guerra, e le cosiddette Grandi Opere molte volte occasione di sollazzo per pochi.
Chissà se questa esperienza riporterà il senno a Roma. Dubito.
Il privato nella sanità avanza ovunque. Chissà perché lo chiamano privato, se uno hai soldi può andare dove gli pare basta che paghi di tasca propria, visto che viene pagato per la maggiore con denari pubblici.Alla Spezia i posti nelle cliniche sono aumentati del 420%. 

Note positive: un sindaco, non mi ricordo di che paese, ha deciso di salutare personalmente le vittime locali dell'epidemia. E' raggelante vedere come tante persone dopo aver vissuto la malattia in piena solitudine, per il chiaro divieto di far entrare parenti dentro gli ospedali, vengono pure tumulati senza nessuna cerimonia e affetti dei propri cari. 
Le borse festeggiano il rialzo di ieri. Almeno qualcuno è contento in questo sistema tecno-rapto-finanziario. 
Besos en la nuca!
(12. continua ... Tourmalet permettendo...)

Ottimo Robecchi!


Il “dopo” non potrà più essere come il “prima”, così ingiusto e diseguale

di Alessandro Robecchi

Le retoriche del “dopo” fanno bene al cuore. “Dopo” torneremo ad abbracciarci, a tornare là fuori, “dopo” riavremo le nostre vite sequestrate, “dopo” torneremo al gusto del caffè del bar, delle chiacchiere a distanza ravvicinata, del contatto fisico, delle strade piene. È giusto che sia così, giusto che ci sia un orizzonte, un tendere al futuro, un desiderio forte di passare la nottata, domani è un altro giorno. Dai, coraggio, avanti. Dopo, dopo, dopo.
Ma siamo sicuri che il “dopo” – quando arriverà – debba essere uguale al “prima”? Che questa piaga biblica non ci stia disegnando, con precisione quasi millimetrica, storture, furbizie, ingiustizie strutturali, diseguaglianze sociali accettate come naturali e immutabili? La catastrofe amplifica, precisa i contorni, rende tutto più visibile, cristallino. A metterle in fila, le inadeguatezze, le furbizie, i calcoli cinici, c’è da riempirci un volume, si oscilla tra un senso di comunità in pericolo (ora che la comunità è chiusa in casa) e la voglia di ghigliottina, di segnarsi i nomi, i comportamenti, le dichiarazioni, a futura memoria. Per “dopo”.
Così, con lo stesso inquieto pendolarismo che ci fa fare migliaia di volte il tragitto camera-cucina, presi dall’horror vacui della giornata che ci si apre davanti, mettiamo confusamente in fila la lista delle ingiustizie. Il tampone agli asintomatici che è ormai uno status symbol come la Porsche in garage (sì ai calciatori, sì ai vip, no ai medici in trincea, possibile?). Le speculazioni politiche di bassa lega (Lega), come il vergognoso Salvini travestito da sanitario, gli industriali che resistono alle chiusure ma in fabbrica non ci vanno, le miserabili riflessioni ultraliberiste (memorabile un articolo su Il Foglio) che ci spiegavano perché è giusto che le mascherine seguano la “naturale” dinamica dei prezzi, perché il mercato sistema tutto, che vergogna. E anche i conti finalmente chiariti su chi, come, quando, in che misura ha martoriato la Sanità pubblica in questi anni, nomi e cognomi. Chi lo diceva prima, al momento dei tagli, era dipinto come un nemico, un sovversivo (le mille varianti mettetele voi, comunista, gufo, disfattista, costruttore di debito pubblico…), ora troviamo quelle cifre – i tagli di Silvio, di Monti, di Renzi – messe in fila con dovizia di dettagli. Scappati i buoi si guarda con desolazione alle porte della stalla, e lo fanno anche giornali, e media, e forze politiche che prima non facevano un fiato, che a ogni sforbiciata esultavano per la coerenza di bilancio: ce lo chiede l’Europa, ce lo chiedono i mercati, e giù ticket, e riduzioni di prestazioni, e limiti agli esami, e meno posti letto, e meno terapie intensive, e meno ospedali locali, e numeri chiusi a medicina, che qui vogliono fare tutti il dottore, signora mia.
Saranno anche categorie antiche, novecentesche, ma siccome ci scopriamo disarmati a non averne di migliori, ecco che tocca constatare: anche il virus è di classe, e lo si vede ogni giorno nei piccoli dettagli dell’infamia corrente, quasi un campionario. Le case piccole in cui convivere, i soldi che mancano perché arrivano dal cottimo, il poderoso esercito dei lavoratori in nero (moltitudine) che non avranno ammortizzatori, i lavoratori spaventati sia dalla costrizione a lavorare sia dal fermarsi.
“Dopo”, nell’ubriacatura dell’essere di nuovo vivi, dovremo ricordarci che quel “prima” che oggi ci manca non andava bene, era fragile e ingiusto, era troppo diseguale, schiacciava i deboli e premiava i forti. Nel “dopo” ci dovremo mettere anche tutto questo, un ridisegnare complessivo del sistema, delle protezioni sociali, e sarà importante quanto lo è la voglia di tornare là fuori, di riabbracciarci, di bere il caffè al bar. Il “dopo” non arriverà soltanto, lo si dovrà costruire con le nostre mani finalmente senza guanti, dopo.

martedì 24 marzo 2020

L'Isola Mento - Giorno 11



Barlume di speranza che s'accende flebilmente, pur se l'ecatombe continua apparentemente irrefrenabile. 
Occorre rimanere a casa, le sanzioni aumenteranno soprattutto economicamente. Fanno bene, concordo pienamente. 
I tamponi vengono fatti rapidamente ai Vip: calciatori, figli di papà, politici hanno la precedenza su tutto, pure sugli eroi della Sanità. E' chiaro che nel paese delle banane qual è il nostro, dove regna da decenni il comandamento "ho un amico che ha un amico che conosce un parente di quel funzionario", gli assidui adepti della casta Visibilità continuano a vivere nella loro casta inespugnabile, sfanculando il popolo bue, che siamo noi. 
Landini ha ragione: non si possono mandare al macello i lavoratori. Se si deve chiudere occorre chiudere tutto quello che non sia essenziale, dove per essenziale s'intende non introiti per pochi, ma servizi per la collettività. 
Mi è venuto un dubbio: ma in parlamento si ridurranno gli stipendi visto che non stanno facendo una mazza? Credo di no. Varrà il solito principio "e l'ora in cui tutti dovranno fare sacrifici" dove tutti sta per tutti, tranne loro.
Gli olandesi e i teutonici vorrebbero imbrigliarci economicamente, lasciando il nodo scorsoio del Mes intonso. Vorrebbero darci soldi dietro al lasciapassare di poter controllarci nel futuro. Ricordiamocelo quando torneranno i tempi sereni e costoro verranno a cercare mare e sole, ingolfandoci spazi e gonadi. 
Emerge la parte coniglio di me stesso, facendomi meditare, pregare per ovvie ragioni di fifa, visto che in tempi sereni non riesco, mi autoconvinco in ciò, a trovare mai tempo.
Evidenzio il placido appuntamento alle 7:00 su TV2000 con la S.Messa celebrata dal Papa. Un momento unico di rinnovamento rinfrescante lo spirito. Tra l'altro oggi Francesco ha meditato sull'accidia, di cui sono portatore sano dalla nascita, evidenziando quella nebbia che offusca sentimenti e di conseguenza ragione.
Alle 18, per i più ferventi, sempre su TV2000 c'è la diretta da Lourdes della recita del rosario. 
Besos en la nuca! 
(11. continua ... Tourmalet permettendo...)

lunedì 23 marzo 2020

Quiz



Ops! Trova la mascherina messa alla cazzo!

Così è!



Perché il formigonismo e quello che ne è derivato ha portato gli sfracelli che il virologo Crisanti descrive qui sotto nel migliore dei modi.

L'Isola Mento - giorno 10


D'accordo che vi è stato un lieve calo, ma c'è mancato poco che qualche saccente (a gettone) in tv si scatenasse in una torcida brasileira, dimenticando che sono sempre morte 651 persone, rende molto bene il paragone gommato: una colonna di 163 auto con quattro passeggeri a bordo in ognuna. 
Certo l'accenno di discesa della mefitica curva virologica può infondere speranza nel futuro, ma nulla più. 


Effetto Grande Fratello:
il Premier Conte, facendosi teletrasportare da un insano ex grande fratello, è caduto in una trappola mediatica-casalina, come ha ben evidenziato Chicco Mentana.
Stefano Folli su Repubblica fotografa al meglio lo strafalcione comunicativo: 
"Un decreto inafferrabile e mutante come una creatura esoterica. Viene annunciato, ma fino a sera non esisteva. O meglio, è assemblato un mattoncino alla volta, come il Lego. E sarà diverso — integrato, cucito e ricucito — da quello descritto a grandi linee, molto a grandi linee, dal presidente del Consiglio sabato a mezzanotte nella più bizzarra delle comunicazioni. Ieri ad esempio abbiamo saputo che non ci si potrà spostare da un comune all’altro, se non per ragioni di assoluta urgenza. Eravamo rimasti che si poteva raggiungere una seconda casa, poniamo, solo nei giorni centrali della settimana ma non nel weekend: il che, bisogna ammetterlo, era singolare. Ma questi cambi di rotta repentini danno l’idea di un generale affanno, sono altrettanti schiaffi a una comunità coraggiosa ma disorientata e ovviamente impaurita. Quel che è molto peggio, nessuno fino a ieri sera sapeva in che termini si sarebbe presentata la chiusura delle attività produttive: chi può fare o non può fare cosa. Un’economia il cui Pil vale 1800 miliardi di euro appesa prima a una diretta su Facebook, poi a una domenica di indiscrezioni. Con il risultato che gli imprenditori, consultati in ritardo, temono l’asfissia del sistema sull’intero territorio da Nord a Sud e i sindacati, viceversa, minacciano lo sciopero generale se il governo rinuncia all’intransigenza promessa. In effetti, si naviga a vista. Inoltre un Paese in cui la democrazia dovrebbe contare qualcosa, sta rinunciando alle sue libertà civili senza che nessuno accompagni la richiesta di tale sacrificio con un discorso di un qualche valore etico, in cui si respiri il senso di un destino comune, in cui si avverta lo spessore di una storia nazionale.
Nulla di tutto questo. Solo un breve intervento l’altra notte attraverso uno strumento improprio, avendo avuto cura di disinnescare ogni contraddittorio, ogni quesito più o meno imbarazzante."
E questa mal conduzione rinfocola le polemiche, rianima gli sciacalli ben noti, i soliti due che rosicano da tempo immemore oltremodo: il Cazzaro che si contraddice già da quando è in ascensore, con la sua ricetta fantasmagorica lasciante di sasso persino i Fratelli Grimm: basta tasse, 300miliardi di investimenti da subito, soldi a manciate a chi ha partita iva, insomma: il paese dei balocchi del Balocco!
L'altro, il Ballista Anonimo oramai fa tenerezza: relegato ad una percentuale tipica di chi risponde affermativamente a domande di sondaggi tipo "credete che gli alieni verranno sulla terra per rubarci le mele e la cassoeula?" cerca invano di riemergere, di far breccia come un bimbo in coda smanioso di conquistare la prima fila. 

Dieci giorni, tempo di riassumere la situazione, bignanicamente: 

Non si possono far grafici, tirare somme, emettere giudizi: mancano i dati. Nell'emergenza non si è potuto stilare un quadro generale degli infettati e mai lo si potrà far più. Virologi assetati di video stanno litigando per portar acqua al proprio mulino. Mancando riscontri matematici è inutile perdersi in diatribe, è vomitevole ascoltar pareri alla Minzolini, danneggia lo spirito assistere alle oramai pietose sfuriate sgarbiste, invitato da Faccia d'Angelo Gilletti probabilmente per ragioni di share.
Se vi fossero in Italia mezzo milione di persone colpite dal virus la percentuale di deceduti si avvicinerebbe a quella dell'influenza, con la eclatante differenza che, mentre l'annuale malattia tipica dell'inverno si dilaziona in un periodo di quattro-cinque mesi, Covid il Bastardo si è concentrato in un solo mese, creando le difficoltà attuali sotto gli occhi di tutti.
Ma queste sono solo ipotesi, fuffa per cercatori di gettoni di presenza televisivi.
L'Europa cosiddetta unita non è riuscita neppure a creare un osservatorio generale dove i dati avrebbero potuto essere letti non in chiave comica come quelli attuali.
Stessa cosa dicasi per l'Organizzazione Mondiale della Sanità, incapace ed impotente davanti a delle incredibili storture dettate dalle fobie dei mercati finanziari, su tutte il solo morto attuale da Coronavirus nelle terre dello stolto Zar russo.
Un altro problema enorme che si proietta nel prossimo futuro sarà quello di gestire l'allentamento dei divieti e la quasi certa reazione di chi, come tutti noi, è costretto a rimaner chiuso in casa. Il virus non scomparirà nel nulla ed il ritorno alla normalità, che dovremmo concepire per molto tempo anormalità, potrebbe innescare un ritorno di fiamma e di emergenza. Spero che i cosiddetti tecnici stiano già lavorando in proposito. 

E per ultimo i dati della partecipazione delle varie religioni al dramma collettivo: quello 0,88% della Chiesa Cattolica conferma un acclarato problema di casta: il pensiero del Papa non è condiviso e seguito dalla stragrande maggioranza della curia romana. Le sue visioni evangeliche di servizio, di condivisione, di comunità globale sono invise ai più, dentro i famigerati meandri. Mentre la cosiddetta nobiltà purpurea è anch'essa infettata dalll'egoismo adulante mammona, per grazia molte associazioni e fedeli sono immersi nella drammatica realtà, seguendo pedissequamente i dettami del Vescovo di Roma.
(10. continua .... Tourmalet permettendo...)