sabato 15 febbraio 2020

Nausea



La materializzazione del concetto di idiozia è in questo commento squallido di una maestra, speriamo ancora per poco ministro, di Gubbio, tal Sabina Venturi, ridanciana a destra assieme all’inoculatore mononeurotico di odio e di visioni prossime all’essenza del cazzo&campana. La poveretta, vergognosamente e, soprattutto, tristemente, commenta nella modalità più becera, infima e nauseante come se d’un tratto, tutto lo squallore dell’umanità si fosse concentrato in quella spelonca che le funge da cervice. 
Una becera imbecille di queste mastodontiche dimensioni non solo non dovrebbe insegnare, fatto questo inaudito ed infangante tutta la categoria; a mio parere non potrebbe neppure detergere i bagni pubblici alla stazione: per rispetto al merdarello, premio Nobel al suo confronto.

Cognomi glaciali



Risate travagliate!


Chihuahua è stratosferico!! Mi scompiscio!!! Oh come mi scompiscio!! 
Un anno bullissimo
di Marco Travaglio

Da quando ha abbandonato per sempre la politica, Renzi è un uomo d’affari che bada al sodo: cioè al soldo. Almeno finché troverà qualche fiera di paese o sagra della porchetta disposta a pagarlo per dire le stesse fesserie che prima, quando era un politico, diceva gratis. Quindi interrogarsi sulle sue idee, principi, programmi, riforme, o sulla partecipazione dei suoi al Consiglio dei ministri non è sbagliato: è inutile. La cosiddetta Italia Viva non è un partito: è una ditta a conduzione familiare con più ministri, sottosegretari, deputati, senatori, capigruppo, capidelegazione, capicommissione, dirigenti, tesorieri e nominati statali e parastatali che elettori. E la totale assenza di elettori, esiziale per qualsiasi partito, per una ditta è manna dal cielo.
Immaginate che fine farebbe, se fosse ancora in politica, Renzi dopo aver così lodato ieri su Facebook l’amico Macron, quello che in Francia non può più mettere il naso fuori dall’Eliseo perché se no lo linciano: “Macron che va sui ghiacciai del Monte Bianco a sottolineare l’urgenza della grande battaglia sul climate change fa una cosa giusta. Noi siamo con lui e con tutti quelli che hanno a cuore il futuro del Pianeta. Senza ideologia, ma concretamente. Continuo a pensare che servano leader capaci di guardare al futuro, non solo al giorno dopo giorno”. Detto da chi s’è opposto persino alla plastic tax e ha votato per l’inquinantissimo Tav Torino-Lione, è roba da perdere tutti gli elettori in un colpo solo: ma lui non ne ha e non corre pericoli. Nemmeno quando scrive che “il Lodo Conte è incostituzionale secondo i principali esperti (Briatore e Lele Mora, ndr). Cercheremo di cambiarlo in Parlamento prima che venga bocciato dalla Corte Costituzionale come già avvenuto alla legge Bonafede”. La Bonafede non è stata affatto bocciata: la Consulta ha ribaltato 30 anni di giurisprudenza costante per contestare l’interpretazione “retroattiva” data dai giudici a una norma sull’esecuzione delle pene. E finora l’unico leader gialllorosa ad aver firmato leggi incostituzionali è proprio Renzi, per la precisione tre: il Jobs Act, la riforma Madia della PA e l’Italicum. Figurarsi poi che gli farebbero i suoi eventuali elettori se gli sentissero dire che “Conte è il massimo esperto nel cambiare maggioranze” (è ciò che accade nel sistema proporzionale voluto da Renzi col Rosatellum e, se abbiamo il governo Conte-2, è grazie alla fiducia dei renziani) e “il tono di Conte è sbagliato, ma ai falli da dietro del premier rispondiamo senza falli di reazione” (dopo che in tre giorni ha votato tre volte con le destre contro il suo governo).
Come i bulli sui campetti di periferia, che entrano a gamba tesa sull’avversario e poi si rotolano per terra per ingannare l’arbitro. Ora se un politico dice una cosa e fa l’opposto – tipo farsi eleggere nel Pd e poi tentare (invano) di distruggerlo, patrocinare un governo per poi impallinarlo, promettere di abolire la prescrizione dopo il primo grado e poi difenderla quando Bonafede la abolisce dopo il primo grado – rischia di incontrare uno che l’ha votato e gli sputa in faccia o gli mette le mani addosso. Ma questo rischio gli uomini d’affari non lo corrono: a nessuno verrebbe in mente di chiedere loro coerenza, ma solo fatturati e utili netti. E, da questo punto di vista, Renzi è irreprensibile. Nel gennaio 2018 esibì in tv un estratto conto da 19 mila euro. Ora, due anni dopo, dichiara un milione di euro annui, fra stipendio di senatore e conferenze a gettone. S’è comprato una villa senza avere i soldi, ma glieli ha prestati la mamma di un amico casualmente nominato da lui a Cdp, poi li ha restituiti grazie ai 500 mila euro avuti da Lucio Presta per l’imperdibile documentario su Firenze che il Nove ha pagato 20 mila (il resto mancia).
Ora però il guaio è che Italia Viva sfugge ai radar e ai sondaggi. Ed è viva solo in questo Parlamento, grazie ai voti fregati al Pd, e sui media che intervistano questi noti frequentatori di se stessi un giorno sì e l’altro pure, grazie agli editori a suo tempo beneficati dal renzismo. Dunque, per restare viva, deve sabotare il governo Conte giorno e notte, sennò nessuno si accorge che esiste. Ma deve pure evitare di farlo cadere, altrimenti possono accadere tre cose, che la trasformerebbero in Italia Morta. 1) Arrivano i “responsabili” da FI e i renziani diventano peli superflui anche nell’unico luogo dell’universo – il Senato – dove sono decisivi. 2) I renziani affezionati al governo ma soprattutto alla poltrona per altri tre anni diventano “responsabili” anticipando i forzisti in fuga e mollando Renzi a giocare a briscola con la Boschi, la Bellanova e Marattin. 3) Il governo cade, Conte brutalizza Renzi in Senato come ad agosto l’altro Matteo (siamo pronti con i pop corn) e si torna al voto. Soluzione esiziale per molti motivi fuorché per uno: almeno un Matteo su due ce lo leveremmo dalle palle, sempre per via di quel problemuccio dell’assenza di elettori.
Infatti è bastato che l’altroieri il padrone Conte tirasse un po’ il guinzaglio perché il chihuahua tornasse a cuccia e smettesse di ringhiare. Ora il partito-ossimoro annuncia che voterà tutto quel che giurava di non votare né ora né mai: riforma Bonafede del processo, lodo Conte-bis e, se del caso, pure tris e quater. Per un politico sarebbe una figura barbina, ma per un uomo d’affari è tutto fatturato: tra poco arrivano le nomine, 400 posti in palio con relative prebende, guai se la ditta resta a bocca asciutta proprio sul più bello. Naturalmente la tregua durerà un paio di giorni, poi il bullo e i bulletti ricominceranno a bulleggiare. Così, se al loro posto arriveranno i “responsabili”, anche i moralisti più intransigenti tireranno un sospiro di sollievo. Oggi, grazie a Renzi, persino Scilipoti ha un suo perché.

mercoledì 12 febbraio 2020

Così va il paese


A leggere la chiusura delle indagini sul baratro economico di Alitalia, viene voglia di irridere chiunque blatera sul fatto che in Italia i piccoli delinquenti restino impuniti. Perché chi ad esempio svaligia, depredando e sbagliando, sia chiaro, è nulla al confronto dei famigerati colletti bianchi, incensati, ammirati, invidiati da questa cazzo di opinione generale, risultante di media peripatetici. Ma facciamo gli altolocati nomi: Ball, Cassano, Colaninno, Hogan, Mustier e, udite udite, Montezemolo. Tutti ex Ad di Alitalia e tutti marchiati a ferro e fuoco dalle parole dell’inchiesta: “hanno commesso con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso il reato di false comunicazioni sociali.”
E mentre Alitalia stava, e sta tuttora, affogando Cassano, Ball e Montezemolo distraevano, dissipandoli, qualcosa come 133.571 euro in catering durante i cda! 
Bancarotta fraudolenta per questi maniscalchi del decoro, tutto lindi, intonsi nel loro portamento regale, nell’ovattato modo di impersonare il nerbo della nazione, l’abilità di condottieri, in realtà, pare, guappi intenti a nascondere malefatte, ad inventar fatture, a sottostimare società satelliti per aumentar plusvalenze, come i beceri truffatori che vediamo negli autogrill intenti a spennar polli. 
La sfangheranno, come al solito. L’impunità regna sovrana nelle nostre lande. Basta qualche avvocatone esperto nel far melina, un Bullo che rifermi nuovamente la prescrizione, come volle a suo tempo il sarcofago puttaniere per evitar nove, dicasi nove, condanne che lo avrebbero fiondato in galera, e sopratutto il circo mediatico peripatetico con annessi gli adepti di lor signori, dopo il meriggio intenti ad edulcorare notizie, per il bene di pochi ed il sollazzo alloccante di molti.

A tutto c’è spiegazione!