mercoledì 5 settembre 2018

Alleluia Kedrion!



La maggioranza fa dietrofront sui vaccini, e son contento, lasciando i bambini non immunizzati fuori da scuole ed asili. Ma chi è trionfante oltremodo è il capogruppo PD Andrea Marcucci, soprattutto per una parola astrusa, Kedrion, la multinazionale farmaceutica della sua famiglia, leader internazionale di emoderivati e... di vaccini! Cin Cin!

Uva!



Contornati da avi, ripetendo un rito di terra dal sapore millenario, spremiamo il frutto della vite alla ricerca del nettare degli dei, tra i canti di Bacco, mai come ora ebbro e sgargiante nei suoi colori regali, e la felicità proveniente dalla certezza di essere, almeno per una volta, nella natura, immersi nelle sue trasformazioni magiche, già protesi ad alzar calici nei futuri ed amichevoli baccanali. Prosit!

Chapeau!




Vicinanza


Sono vicino ad Alessandra Nardini, facente parte della minoranza del PD in Toscana, la quale presa da sconforto pare abbia commentato "Non è possibile! Decide ancora tutto Renzi!"
Cara Nardini diciamocelo francamente: solo i malintenzionati e gli allocchi credono alla favola che il Bomba sia fuori dai giochi, sia a livello regionale che in scala nazionale. 

L'Egoriferito continua a tramare per mantenere il potere, vedi la candidatura della Bonafé in terra toscana, non comprendendo che, a parte i soliti e oramai sparuti aficionados, non se lo fila più nessuno. Per fortuna.

Quisquilie



Idiozie



Ci sarà pure chi festeggerà oggi, d'altronde il mondo si sa è pregno d'imbecilli, per la nuova via della Seta apertasi grazie all'arretramento dei ghiacciai eterni, per via delle solite cause che solo un fantasmagorico imbelle, che purtroppo è pure Presidente degli Stati Uniti, disconosce. 
La nave che arriverà in Francia in questa triste giornata, è cinese ed è partita agli inizi di agosto Lianyungang, porto a nord di Shanghai, fungendo da apripista per questa nuova rotta, rallegrante il popolo di idioti dediti al lucro e menefreghisti in ambito ambientale.
Se gli eterni ghiacci del polo Nord han permesso questo viaggio inaugurale, vuole dire soltanto una cosa: sono moribondi, prossimi alla scomparsa. E con loro pure noi, compreso quegli insensibili gialli miliardari tutti casa e partito e quel guerrafondaio minorato con uno scoiattolo in testa, aizzante aumenti di consumo di carbone, di idrocarburi, arci sicuro che non influiscano sulla salute del pianeta. Pensa in che mani siamo!

Ottimo commento


NELLA MENTE DI SALVINI
Massimo Recalcati

La spregiudicata e lucida politica di Salvini ha saputo trasformare la Lega da movimento popolare, legato a un’etnia e a un territorio particolare, in un vero e proprio partito della nazione. Il consenso verso la sua azione non cessa di diffondersi e rafforzarsi in tutte le parti del nostro Paese. Cosa ha reso possibile il successo della sua politica? In termini psicoanalitici, Salvini ha saputo sfruttare quella pulsione securitaria che per Freud è a fondamento di ogni psicologia di massa. La difesa della propria identità, il rifiuto dell’estraneo, l’arroccamento di fronte alla minaccia dello straniero prima di essere xenofobia, razzismo o altro, che piaccia o meno, è una inclinazione fondamentale dell’essere umano. Ogni filosofia politica che trascura questo dato di fondo rischia l’idealismo impotente. Una delle leggi isolate da Freud come determinanti nel regolare la nostra vita psichica è, infatti, quella della difesa strenua del proprio equilibrio interno e dei propri confini. Salvini vince facile perché ha elevato questa tendenza basica della vita pulsionale alla dignità dell’azione politica.
La totale subalternità del M5S deriva da questa mossa inaugurale. Cosa conta di più? Impugnare populisticamente l’ideale della giustizia e dell’onestà, oppure invocare il pericolo imminente di una rottura degli argini, di una inondazione pestilenziale dell’immigrato che depaupererebbe le sorti di un popolo — quello italiano — già affamato dagli effetti di una globalizzazione sospinta che la politica non ha saputo gestire?
Salvini sfrutta, in altre parole, l’angoscia dell’impoverimento e della perdita dei diritti degli italiani individuando in un fantomatico nemico esterno (l’immigrato) la sua causa prima. Egli alza la voce pretendendo di parlare — come accade anche per il suo collega Di Maio — nel nome di tutto il popolo italiano. In questo sfrutta astutamente il carattere parziale della pulsione. La pulsione, infatti, non si nutre di ideali, ma solamente di portare a soddisfazione la propria spinta. È questo che Salvini e, al suo seguito ancillare, il M5S in realtà promettono. Non pensieri lunghi, visioni del nostro futuro, piani di riforme ad ampio respiro, ma provvedimenti, come ha ricordato recentemente su questo giornale Veltroni, tutti schiacciati sul presente immediato, ovvero sulla promessa di garantire alla pulsione il suo soddisfacimento.
Sbaglierebbe però, ancora una volta, la sinistra a non tener conto di questa realtà " umana troppo umana" invocando come suo antidoto l’Europa come ideale universale. In politica l’universalismo tende sempre a perdere contro il particolarismo. La forza mediatica di Salvini è quella di dichiarare di inchiodare l’Europa alle sue responsabilità concrete. Il gioco è facile: egli sfida un’Europa solo di carta nel nome della concretezza realissima della pulsione securitaria. E la sinistra non potrà vincere questa ondata reazionaria invocando un astratto desiderio di Europa perché il desiderio senza pulsione resta, come insegna la psicoanalisi, totalmente vuoto. La sinistra non deve scindere il desiderio dalla pulsione, sebbene questa rischi ancora di essere la sua inclinazione di fondo.
Considerare la pulsione securitaria solo come un elemento regressivo, barbaro, analfabeta, senza invece cogliere che essa riguarda un fondamento imprescindibile della nostra vita psichica. Per questo l’azione meritoria di un ministro coraggioso e lucido come Minniti, per fare un esempio, è stata descritta da una certa sinistra come poliziesca o, peggio, neo-nazista. La politica ha invece il dovere di misurarsi con queste cristallizzazioni pulsionali senza ignorarne il peso specifico per dare a esse uno sbocco diverso da quello del populismo o della pura strumentalizzazione reazionaria. Altrimenti la parola Europa rischia di fare la stessa fine di quella di Uomo. Di diventare, cioè, un puro artificio retorico, un’astrazione vuota di contenuti, un desiderio sganciato dalla base materiale della pulsione. Non esiste l’Uomo con la U maiuscola. Esistono gli uomini in carne e ossa, uno per uno. Non esiste l’Europa sganciata dai suoi popoli, dalle sue differenze, dai suoi territori.

Il leghismo che fonda il nuovo partito della nazione cavalca la pulsione securitaria, dimenticando però che senza desiderio essa genera odio e distruzione. La sinistra non deve opporre il desiderio — il sogno — alla pulsione. Dovrebbe provare a leggere la pulsione senza snobismo, come fissazione legittima ai suoi interessi parziali e territoriali. Altrimenti il rischio è quello di lasciare che la canalizzazione della pulsione securitaria prenda solamente la via dell’odio e della lacerazione. Non servirà invocare l’Europa, se essa resterà solo un desiderio nobile sganciato dal soddisfacimento pulsionale. Dovremmo invece saper mostrare che il nostro desiderio di "Europa" coincida innanzitutto con il destino stesso — per usare un termine appropriato di Freud — della pulsione e dei suoi interessi.