Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 27 marzo 2018
C.O.L.T.I.
Vai a pensare che è originario dello Guangdong e dalle sue parti la parola "Corti", da lui recepita come "C.O.L.T.I." è un acronimo significante Cazzo Ora Li Tagli Incredibilmente!
Parto dalle origini: ero stufo di elargire 25 euro al mio barbeo di fiducia per un taglio tanto sciocco ed inutile, vista la penuria capelluta, da risultare quasi insultante la parsimonia. E allora, visto che il quartiere è pregno di parrucchieri cinesi, mi sono addentrato dentro uno di essi, timoroso di trovare chissacché. Il ragazzo sosia di Bruce Lee con un uso spropositato della macchinetta sulla testa del cliente precedente il mio turno, che lo faceva sembrare più un lanciatore di coltelli ebbro ed irascibile o un tosatore di pecore sardo da almeno quattro mesi lontano da casa, una volta terminato il taglio, che ad un'attenta analisi sembrava appagare i desideri del fruitore in procinto di pagare, rivolgendo lo sguardo verso di me, con occhi scintillanti attendeva l'ordine per farmi accomodare sulla poltrona.
E quando ho pronunciato "Corti" non ho più avuto il dominio e la lucidità evitante il misfatto complice, maledetto cellulare, un messaggio arrivato in simultanea con l'inizio della tosatura.
Abbassando gli occhi ho solo avvertito un vento frutto dei movimenti marziali del cinesino, infoiato dall'acronimo ricordante le notti nelle valli dello Guangdong quando si divertiva assieme agli amici a depilare ogni cosa, compreso oranghi e gnu (ci saranno laggiù anzi la-gnu?)
Alzato gli occhi allo specchio ho avuto per un attimo la sensazione di trovarmi davanti ad un ritratto di qualche gerarca nazista alla Himmler. Invece ero io!
Spalancando le fauci e vedendo in secondo piano la faccia soddisfatta di Bruce orgoglioso di aver espletato l'acronimo di cui sopra, ho iniziato a farfugliar pensieri, sgomentandomi oltremodo e ricordando particolarmente l'arrivo del cane Pier Ugo dopo cottura nel ristorante giapponese (sempre di gialli si parla)
Pagato e salutato, e in sinapsi mandato rigorosamente a fare in culo, uscito dal locale sono stato assalito da fobie tipo "e se adesso qualche facinoroso mi affianca ricordando le visite referenziali a Predappio, magari agghindando il tutto con un bel braccio e mano tesa?"
Nello Guangdong cinese Colti vuol dire Cazzo Ora Li Tagli Incredibilmente! Non scordatelo!
Gran bel Montanari!
martedì 27/03/2018
I sepolcri imbiancati su B. e la Casellati
di Tomaso Montanari
Caro direttore, fossi stato un senatore non avrei mai avuto lo stomaco di votare per portare ai vertici dello Stato una protagonista del cerchio magico dei legulei di Berlusconi. Ma mentre capisco e condivido lo spaesamento e anche la delusione e lo sdegno di non pochi militanti 5Stelle e dei non molti che non hanno mai provato alcuna indulgenza verso il Caimano e la sua corte, trovo intollerabilmente ipocrita la fiammata di antiberlusconismo dei sepolcri imbiancati che in questi anni hanno sostenuto, giustificato e spesso perfino cantato la politica del Pd di Matteo Renzi.
Posto che nessuno può rimproverare al Movimento 5 Stelle la determinazione a prendersi la presidenza di una Camera, e posto che questo significava accettare l’elezione di un presidente indicato o dalla reggenza del Pd o da Silvio Berlusconi, ciò che si dovrebbe allora disapprovare è l’aver messo queste due eventualità sullo stesso piano. Il che, a rigor di cronaca, non è neanche vero: perché se Martina avesse accettato di votare per Roberto Fico alla Camera, oggi il Senato avrebbe un presidente Pd.
Ma tralasciamo questa circostanza e andiamo al nocciolo: davvero possiamo condannare qualcuno che oggi dica di non riuscire a distinguere, sul piano morale prima ancora che politico, tra Forza Italia e Pd? Io non lo credo. È stato il Pd ad annullare, con forsennata pervicacia, le enormi differenze che c’erano: dalla Bicamerale di D’Alema al Patto del Nazareno di Renzi c’è stato un crescendo spaventoso, culminato nella riscrittura comune della Costituzione, che poi Berlusconi ha rinnegato solo all’ultimo e non certo per una qualche difformità di pensiero. Per non parlare del fatto che il Pd ha garantito con devoto rispetto il permanere del conflitto d’interessi televisivo.
Con l’avvento di Matteo Renzi, poi, non si è trattato più di alleanze di fatto: ma della conclamata egemonia (culturale, morale e direi antropologica) di Berlusconi sul Pd. Il ruolo di Denis Verdini ha reso plasticamente evidente che non si poteva più distinguere: c’era un solo modo di fare politica. Anzi, di vedere il mondo. I frutti di questa orrenda mutazione sono notori e innumerevoli: ma qua basterà rammentarne uno, strettamente pertinente. Quando, il 15 settembre 2014, Maria Elisabetta Casellati Alberti viene eletta dal Parlamento a far parte del Consiglio Superiore della Magistratura (!!), ciò avviene con i voti determinanti del Partito democratico guidato da Matteo Renzi.
E dunque: come si fa a sdegnarsi se oggi i Cinque Stelle non riescono a distinguere tra quelli che Beppe Grillo ha chiamato, non a torto, il Pdl e il Pdmenoelle? Dirò di peggio. E cioè che scorrendo i nomi dei senatori del Pd, tutti selezionati dagli ormai trapassati pretoriani di Renzi, non riesco a trovarne nemmeno uno che, all’atto pratico, non avrebbe concesso a Berlusconi le stesse cose che, senza fallo, gli concederà la Casellati. Davvero avremmo dovuto preferire l’elezione di Luigi Zanda, cioè del segretario di Cossiga ai tempi del caso Moro, poi presidente del venefico Consorzio Nuova Venezia e protagonista intramontabile di un sistema di potere da abbattere? Io non riesco a vedere un peggio e un meglio: sono peggio tutti e due.
Dunque tutto bene così? No. Se il Movimento avesse voluto fare davvero politica e volare alto avrebbe avuto qualche altra scelta, almeno sul piano (cruciale) dei simboli e dei messaggi: avrebbe, per esempio, potuto votare fin dall’inizio Elena Cattaneo, mettendo il Pd nella condizione di perdere la faccia se avesse rifiutato di convergere su un nome di quel profilo, e su una senatrice a vita nominata da Napolitano.
Si è scelta, purtroppo, un’altra strada. Ma ora è vitale che venga dissipato ogni dubbio: chiarendo che davvero la partita delle presidenze non annuncia le fattezze del futuro governo. Nonostante le martellanti prediche dei nuovi irresponsabili apostoli del ‘tanto peggio tanto meglio’, la storia del Movimento 5 Stelle non c’entra nulla con quella di un partito xenofobo, razzista e ora pericolosamente prossimo al nuovo fascismo. Credo che dentro il Movimento la maggioranza la veda così: e così la vede certamente il nuovo presidente della Camera.
In molti ripetono, a ragione, che andare al governo con la Lega sarebbe un suicidio, per i 5Stelle. Ma non è questo il punto. Il punto è che al Senato i 5Stelle hanno fatto il proprio interesse. Ora devono dimostrare di esser capaci di decidere “nell’interesse esclusivo della Nazione”. Se lo faranno, saranno davvero diversi da tutti gli altri.
lunedì 26 marzo 2018
L'attesa giubilante
Ho atteso, come una sentinella l'aurora, fremendo, ansimandomi oltremodo. Ho controllato minuziosamente l'elenco dei senatori, scorrendo la lista con stessa attenzione con cui il Delinquente Naturale osservava l'elenco delle olgettine procurategli da Tarantini al tempo delle cene eleganti.
E allorché ho avuto la certezza della sua esclusione, ho organizzato una torcida di ringraziamento in casa vestendomi da ultimo dei Moicani, bevendo cervogia tutta la notte senza il minimo ritegno per le disgrazie altrui!
Si, perché non ce l'ha fatta! E' stato trombato, lo immagino triste e soprattutto solitario, a rimembrare i fastigi onori dei tempi fortunatamente andati! Fuori dal Senato ma quel che più conta: senza lo scudo della protezione spettante ai deputati e perciò anche probabile inquilino delle patrie galere, cosa che se accadesse trasformerebbe il mio caseggiato in una piccola Rio carnevalesca!
Signore e Signori: il Celeste non è più parlamentare!
Standing ovation modello Corazzata, lingue di Menelik al cielo, coriandoli nelle stelle, abbracci, baci, carezze in ogni dove!
Meravigliosa notizia, incommensurabile rivincita di noi tutti oppressi da così tanto livore, smargiasseria, immodestia, sarcasmo lacerante cuori, visione di quelle giacche tanto abbacinanti quanto la sua superiorità, il suo smisurato ego pacchiano, le sue risate irritanti pure un eremita ascetico, la sua gestione finta cattolica, il suo puritanesimo lindo quanto quello di un Bertone alle prese con le dimensioni catatastali, il suo presenzialismo pane acqua, caritatevole come una cena tra cardinali, la sua fede integerrima di facciata, le sue vacanze gratuite, ma pare pagate profumatamente da altri, lo yacht dell'amico, le cene, il tenore di vita da monaco impazzito, le sue dichiarazioni urticanti più di un discorso di Orfini sulla sinistra, i Memores Domini ricordanti agli uomini di buona volontà di quanto a volte valga di più un'azione che averpatergloria sparati in etere per abitudine e appartenenza ad un regno terrestre più che celeste, la Compagnia delle Opere ciellina, alias lavoro arricchente pochi in nome evangelico, la sanità pubblica aggredita dal privato con costi dannatamente aumentati per il bene degli amici, i meeting dell'amicizia a parlare di carità con in mano caviale e tanto, smisuratamente tanto champagne!
E' andato a casa! Da oggi siamo più liberi, più sereni, attendendo gli sviluppi processuali che lo coinvolgono, speranzosi che la giustizia terrena assomigli, come non mai, a quella celeste!
Vamos!
Travagliato commento
lunedì 26/03/2018
L’ora dei saluti
di Marco Travaglio
1)È giusto che il partito e la coalizione che hanno vinto le elezioni, cioè i 5Stelle e il centrodestra, si dividano le presidenze delle due Camere? Sì, lo è: sbagliò di grosso il Pd nel 2013, quando pareggiò col M5S, a prendersi tutto, cioè le presidenze della Camera, del Senato, della Repubblica e del Consiglio, e alla lunga finì per pagare la ubris.
2) Si poteva adottare uno schema diverso, premiando ai vertici del Parlamento i primi due partiti, cioè i 5Stelle e il Pd? Certo che si poteva, anche se si sarebbe regalato al centrodestra escluso un formidabile argomento in più per pretendere Palazzo Chigi: ma il Pd, ancora in mezzo al guado fra il renzismo sconfitto e il futuro ignoto, ha deciso di non giocare proprio la partita, riducendosi a un patetico inseguimento notturno di Di Maio fuori tempo massimo, quando i giochi erano fatti.
3) Era possibile avere un presidente del Senato più presentabile o meno impresentabile della Casellati? No: nelle condizioni date, col Pd nel freezer dell’Aventino e la Lega misteriosamente rinunciataria a vantaggio di Forza Italia, è già un miracolo se Di Maio – con la sponda di Salvini - è riuscito a silurare il pregiudicato Romani, a costringere B. (senza mai parlarci) a cambiare cavallo a favore di una chiacchieratissima incensurata e contemporaneamente a far eleggere alla Camera il più movimentista, progressista e antileghista dei deputati 5Stelle (Roberto Fico). Sarebbe stata meglio Anna Maria Bernini, la berlusconiana dal volto umano proposta da Salvini e Di Maio, senza conflitti d’interessi e soprattutto senza figli da piazzare. Mai però B. avrebbe accettato di farsi scegliere da altri il suo candidato: dunque sarebbe saltato tutto, il centrodestra avrebbe tirato diritto da solo e, visto che lì il più pulito ha la rogna, oggi magari ci ritroveremmo Giggino ‘a Purpetta sullo scranno più alto di Palazzo Madama e un renzusconiano a Montecitorio. Con gli sconfitti Renzi&B. resuscitati e i vincitori tagliati fuori.
4) Hanno ragione quelli del Pd, o quel che ne resta, e i loro giornaloni a strillare all’inciucio e alla “perdita della verginità” dei 5Stelle per il voto alla Casellati? Sull’inciucio avrebbero ragione se l’accordo istituzionale Di Maio-Salvini nascondesse contropartite occulte in vista di un governo insieme; invece avrebbero torto se l’asse fra i due vincitori finisse qui e ora ciascuno andasse per la sua strada. Quanto alla verginità, fa un po’ ridere sentirla evocare da queste vecchie maitresse che nel 2008 si astennero su Schifani (amico di vari mafiosi) presidente del Senato e poi lo applaudirono entusiasti.
Che con B.&C. (Casellati inclusa) hanno fatto due governi (Monti e Letta, più altri due con Alfano & C.), un presidente della Repubblica (Napolitano), un Patto del Nazareno, due leggi elettorali incostituzionali (Italicum e Rosatellum), una “riforma” costituzionale. Che nel 2014 han votato la Casellati al Csm, a vigilare sui magistrati. E che non han mosso un dito quando Barbara Degani, sottosegretaria all’Ambiente di Renzi e Gentiloni, ha nominato portavoce la figlia della Casellati.
5) Dopo aver eletto insieme i presidenti delle Camere, Di Maio e Salvini faranno insieme anche il governo? Tutto può essere, anche perchè i numeri ci sono (salvo compravendite berlusconiane nel gruppo leghista). Ma - fermo restando che non c’è alcun nesso fra una convergenza istituzionale per le cariche di garanzia (Quirinale, Camere, Consulta, Csm, Rai…) e un’alleanza per Palazzo Chigi- è piuttosto improbabile. Anzitutto, ve lo vedete Salvini in un governo Di Maio, o viceversa? E poi perchè Salvini, che aspira a succhiarsi la leadership di tutto il centrodestra, dovrebbe rompere il suo fronte, tradire il popolo di FI e regalarlo ad altri? E perchè Di Maio dovrebbe far incazzare gran parte dei suoi elettori (9 su 10 di centrosinistra e 3 su 4 del Centro-Sud) e pure dei suoi eletti? E come farebbero a varare insieme i rispettivi capisaldi programmatici, cioè il reddito di cittadinanza e la flat tax, quando già è un’impresa trovare le risorse per coprirne uno? Finora sono stati abili, ma chi fa troppo il furbo alla fine è fesso (Renzi docet).
Molto meglio per loro (e per l’Italia) che Matteo e Giggino si salutino, accontentandosi di aver tumulato B.&Renzi e di aver fatto capire chi ha vinto. Per quanto complicata e numericamente pericolante, la via più praticabile resta l’intesa fra le forze meno incompatibili: M5S e centrosinistra. Oggi nel Pd non si sa con chi parlare perchè il reggente Martina ha le mani legate da Renzi e dagli altri capiclan. Ma dopo la cura Mattarella - una mantecatura a base di due giri di consultazioni, con minaccia di elezioni senza un governo entro giugno - qualcosa potrebbe cambiare. Purchè Di Maio faccia ai centrosinistri cui già guardava in campagna elettorale (con una squadra di ministri tutti di quell’area) una proposta che non possano rifiutare. Se poi quelli la rifiuteranno, non potranno lamentarsi se il M5S guarderà altrove. O se si tornerà a votare e si estingueranno per sempre.
domenica 25 marzo 2018
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