Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 25 marzo 2018
sabato 24 marzo 2018
E rimane sempre in sella!
Pomeriggio alla regia, con un leggero senso di prostrazione.
Ho composto questo video per vederlo Clicca qui!
Purtroppo non se ne va, non si spegne. Riesce sempre a rimanere con noi... per i suoi scopi, per il suo denaro!
Buongiorno con Daniela!
sabato 24/03/2018
L’OPINIONE
Lo scolaro Matteo, non si impegna e disturba
di Daniela Ranieri
Non avremmo mai pensato di dirlo, ma forse aveva ragione Renzi: il Senato elettivo andava abolito e “trasformato in un museo”, se non altro per scongiurare il pericolo che in futuro ci sedesse gente come lui. Dovevate vederlo, ieri, accomodato novello eletto tra i banchi del Pd di Palazzo Madama (“Renzi senatore”: un titolo che non stonerebbe nel solco dei vari “Paperino astronauta”, “Topolino e il bosone di Higgs”, etc.), durante il discorso solenne del suo ex pigmalione Napolitano. Se non l’avete visto, guardatelo: come uno scolaro iperattivo e purtroppo ignaro della efficacia didattica di un bello scappellotto, si distrae in continuazione; ridacchia furbastro; fa l’occhiolino a questo e quello; distrae i colleghi; fa sedere Richetti davanti a lui; motteggia; si muove; solleva il mento per ostentare attenzione. Ma dura tre secondi netti. Gaglioffo e ilare, si guarda attorno, occhieggiando all’emiciclo; ammicca a qualcuno alle sue spalle; saluta; distrae i colleghi; dice una facezia a Bonifazi, che a sua volta smanetta con l’iPhone; poi gli mette una mano sul braccio, cameratesco, come fossero al Bar Sport di Montelupo Fiorentino e stessero condividendo una celia e un Crodino invece che lo scranno senatoriale.
La liturgia lo annoia, e del resto qui 4 anni fa, con la stessa sicumera del provincialotto arricchito che accede al circolo di canasta del paese, entrò con le mani in tasca, e tra una citazione di Gigliola Cinguetti e un calembour del suoi (l’Italia non è Paese finito ma un Paese infinito), disse “vorrei essere l’ultimo Presidente del Consiglio a chiedere la fiducia a quest’Aula”, una delle sue sparate che la Storia si è incaricata di smentire. Una cronaca di Huffington Post lo ritrae poco prima della seduta: un Alberto Sordi magliaro che paga il caffè a tutti, canticchia una canzone di Alan Sorrenti, “chiacchiera col Nobel Carlo Rubbia” (che chissà come ne sarà uscito arricchito). Speriamo che non lasci mai la politica, uno così dove lo troviamo.
Siamo a questi punti!
Leggete questo articolo di Repubblica.
Una vomitevole storia, infangante l'Europa, noi tutti. L'indifferenza la fa da padrona, sconfiggendo ogni uomo, ogni speranza.
venerdì 23 marzo 2018
Scompiscio
Se non fossimo ad Alloccalia ci sarebbe da scompisciarsi nel sentire il Delinquente Naturale protestare verso Salvini accusandolo di tradire i patti! Si, si! Colui che comprava i senatori (vedi De Gregorio) si lamenta invocando lealtà!! Lui!! Ahahahahah!
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