domenica 28 gennaio 2018

Stralcio riflessivo


“Nel distretto di Palermo si registra un incremento del 97% di procedimenti per reati di corruzione, del 77% per i reati di concussione, del 27% per i reati di malversazione a danno dello Stato e di indebita percezione dei contributi (…). Il numero dei soggetti coinvolti, i ruoli apicali o strategici da tanti di essi ricoperti all’interno di ministeri nazionali, di vari assessorati della Regione siciliana, della più diversa tipologia di uffici ed enti pubblici – dai Comuni alle Asl, dal Genio Civile alla Inail e via elencando, la serialità delle condotte criminose, la vastità delle reti di relazioni e di complicità, la rilevantissima entità economica dei danni causati dalle condotte criminose all’Erario e alla collettività, ricompongono – tessera dopo tessera – il quadro di un collasso etico e di una deriva criminale di segmenti significativi della classe dirigente.

La crescita costante di tale fenomenologia criminale, in larga misura sommersa (nell’ultimo triennio l’andamento di crescita a Palermo è stata del 23%) attesta che anche in questo settore la giustizia penale non riesce ad assolvere la funzione general-preventiva di disincentivare la consumazione dei reati con la minaccia dell’irrogazione delle sanzioni e la loro successiva comminazione.

Il deficit degli effetti della risposta penale in tale specifico settore appare il risultato di politiche legislative stratificate nel tempo che hanno depresso ai minimi termini in vari modi il rischio ed il costo penale derivanti dalla consumazione di tali reati, alimentando così la crescita di una cultura impunitaria che, a sua volta, ha operato da propellente per la crescita del fenomeno (…). In un paese caratterizzato da un livello di corruzione tra i più elevati al mondo, il numero di persone detenute in espiazione pena definitiva per i reati più gravi contro la P.A. è statisticamente talmente irrisorio da non essere neppure quotato. I pochi condannati con sentenza definitiva, quelli nei cui confronti si è reso possibile definire i tre gradi del giudizio prima che intervenisse la prescrizione, sono pressoché tutti ammessi a usufruire di misure alternative alla detenzione che dovrebbero risocializzare e rieducare alla legalità mediante l’istruzione e il lavoro colletti bianchi altamente scolarizzati, di reddito elevato e già professionalmente realizzati.”

(Roberto Scarpinato - Procuratore Generale Corte d’Appello di Palermo)

sabato 27 gennaio 2018

Dubbi ferroviari



Poesia



L’Etruriana vien di notte
in tacco dodici a frotte 
Vien calata dal camino
dentro il seggio clandestino
Non la smuove manco l'alano
nel dorato di Bolzano

Con le banche ha confidenza
ma a Bozen c’è diffidenza
Pur studiando come matta
resta acerba e tanto sciatta
Il suo Bomba l’ha piazzata
per vederla santificata

Col sorriso luccicante
rifarà un lustro scintillante
Tralasciando promessa di ritiro
in anonimo a Roma andrà in giro
a cercar bisso e poltrona
per famelica ambiziona

La vedrem dorata e principesca
ammaestrarci lucente e fiabesca
ripetendo a perdifiato 
le parole del suo amato.
Per il bene del partito le sue gesta
baluardo saran all’amata casta

Siam contenti di ammirarla
lei che sempre in risa parla
Le sue tesi e i suoi pensieri
ammalian frotte di scudieri
auspicando rosea tendenza

al fin di ritrovarla in Presidenza!

Pappaparaparappapara!



Pensieri rosati



Memoria, Memoria, Memoria!



Sabato scanziano


sabato 27/01/2018
Rotta, il Rosatellum e la slavina sul Pd

di Andrea Scanzi

Due mattine fa ero a L’aria che tira. Ho accettato unicamente perché, tra gli invitati, c’era Alessia Rotta. Assieme al salumaio della Rassinata e a Jimmy Il Fenomeno, è la mia statista di riferimento. Per distacco. Lei non è solo un politico: Lei è un faro nella notte. Lei è un “carro armato a vele spiegate”, per dirla con Spillo Altobelli, che però a dirla tutta parlava non della Rotta ma dell’Inter.

Per chi non lo sapesse, e in questo caso dovrete vergognarvi, Alessia Rotta è una politica di spicco del Partito democratico. Deputata, è nata a Tregnago (Verona) nel 1975. Dopo una carriera indimenticabile come giornalista presso Telearena, si dedica per la gioia di tutti alla politica. Le sue credenziali indiscutibili le garantiscono l’attenzione di Renzi, che quando c’è da indebolire una classe dirigente non ha rivali. Il Diversamente Statista di Rignano, nel dicembre 2013, la vuole nella Direzione Nazionale del Pd. Nel settembre 2014, all’apice del renzismo, Renzi la nomina pure membro della segreteria nazionale del Pd “con delega alla comunicazione”. È un altro dei suoi atti masochistico-compulsivi. Infatti i risultati si rivelano subito straordinari: ogni volta che qualcuno del Pd parla in tivù, migliaia di elettori votano tutto tranne che il Pd. Negli anni ruggenti della Rotta le sconfitte pidine si susseguono, fino al meraviglioso golgota del 4 dicembre 2016.

Da allora la Rotta dirada le comparsate televisive, per poi essere ingiustamente defenestrata da Renzi, che la lascia sì dentro la Direzione Nazionale ma che la toglie dalla Segreteria. E le sfila pure la mitologica delega alla comunicazione. Mannaggia. Per la Rotta comincia così un mesto pascolare televisivo. Fino a due mattine fa.

Sono in collegamento da Arezzo e non vedo l’ora che Lei parli. C’è grande attesa, un po’ come quando sta per comparire Antonio Socci in tivù. Però un po’ meno. Accanto a Lei, in studio, scorgo Roberto Arditti e Nicola Fratoianni. Anche loro sono emozionati: non capita a tutti di avere accanto la nuova Nilde Iotti. La Rotta prende la parola e picchia subito giù duro: “A fare la differenza, nella prossima campagna elettorale, sarà la serietà dei politici”.

Parole forti, e ancor più a caso. Daje Alessia. Che poi, se davvero la “serietà” fosse il discrimine politico, il primo a rimetterci sarebbe proprio il Pd: in un amen passerebbe dal 20% o poco più al meno 7%. Cosa c’è di meno serio di Renzi, delle sue promesse disattese, delle sue bugie a raffica? La puntata va avanti e mi danno la parola. Ricordo che, a voler essere neanche troppo cattivi ma giusto realisti, spedire l’ineffabile Boschi a Bolzano in un seggio blindato non è granché “serio”. Ora tocca alla Rotta replicare. Solo che Alessia non ha la battuta pronta. La vedo in difficoltà: come sempre, ma più di sempre. Probabilmente la Boschi non la sopporta neanche lei e tutto vorrebbe, fuorché star lì a difendere in tivù una che i voti non li porta ma li toglie. Così, in un mirror climbing straziato e straziante, Alessia prova a dare a caso la colpa alla legge elettorale: una legge così odiata dal Pd da farla passare con 178 fiducie. Quindi, all’interno di un monologo così inefficace che in confronto Razzi è Abramo Lincoln, la Rotta arriva a dire: “Non è la nostra legge elettorale”. Così. Testuale. Myrta Merlino tradisce un accenno di svenimento, Arditti si accartoccia sulla sedia, Fratoianni sbrocca come un Trotzkij giustamente livido. La Rotta però resiste: “Noi non la volevamo. La nostra legge era l’Italicum”. Che era pure peggio. Infatti era stata pensata (parola grossa) solo per la Camera, dando comicamente per scontato il “sì” del 4 dicembre. E infatti è stata bombardata dalla Consulta.

Mentre Fratoianni bestemmia ormai in aramaico, la Rotta asserisce che loro volevano il Mattarellum e che poi si erano pure spostati democraticamente verso una legge diversa, solo che quei sudicioni dei 5Stelle l’avevano affossata. Vorrei ricordarle che il Mattarellum non lo voleva il Pd, ma solo una parte minoritaria di esso. Vorrei aggiungere che a far saltare il Tedeschellum è stato il Pd, prendendo a pretesto un emendamento sul Trentino Alto Adige. E vorrei infine rimarcare che la nuova legge elettorale (empia a volerle bene) si chiama “Rosatellum”, e non “Fratoiannum” o “Scanzinellum”, perché l’ha partorita un altro insigne luminare del Pd. Ma è tutto inutile, un po’ perché ci pensa già Trotzkij Fratoianni a sbugiardarla e un po’ perché parlare con Alessia Rotta è inutile di per sé: ontologicamente. Poveri renziani: non solo sono dentro una slavina elettorale che pare senza freni. E non solo sono la peggiore classe dirigente politica di sempre. Sono pure messi così male da doversi costantemente dissociare da loro stessi. Sia loro lieve il 4 marzo.