venerdì 15 dicembre 2017

Repetita iuvant


Le parole, i discorsi, i pensieri trasformati in suono dalle corde vocali sono l'essenza di ogni interrelazione, sia personale che sociale, il nettare della filosofia, il fulcro sociologico di ogni comunità.
Come ad esempio queste:

“Questa vicenda mi lascia un senso di tristezza addosso… È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al posto della Cancellieri mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, che non è la scarcerazione di una persona malata. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso. Oggi abbiamo perso un’altra occasione di fronte ai cittadini”.


Queste parole le pronunciò l'allora ministro Boschi il 16 novembre 2013 a Ballarò.  
Ha ragione, stra-ragione Marco Travaglio nell'editoriale di questa mattina che ho postato questa mattina. 
Sono parole pronunciate dalla Bella Etruriana per la vicenda Cancellieri che diventano oggi il viatico per accompagnare l'orante alla porta di uscita con il biglietto in mano per la sua dimora aretina, a Laterina. 
Il punto grave è che ancora una volta si è data l'immagine di un Paese in cui ci sono le corsie preferenziali per gli amici degli amici. 
Giustissimo sottosegretario Boschi! Abbiamo la stessa identica sensazione nell'apprendere che lei andò dal presidente Consob Vegas, per parlare della banca del suo babbo! Pensiamo la stessa identica e raggelante cosa. Concordiamo totalmente con lei e, come lei un tempo lo fece con la Cancellieri, la invitiamo a lasciar libero il suo posto istituzionale. 
Lo faccia sottosegretario! Siamo certi che non sentiremo assolutamente la sua mancanza. 
Personalmente la seguo attentamente sui social e constato la sua irrefrenabile voglia di apparire, abusando di immagini di persone e di situazioni difficili, come una statista in evoluzione; la vedo costantemente alla ricerca dell'impegno da esternare, considerando conseguentemente la sua azione politica come una spasmodica e famelica ricerca di potere, di inamovibilità. 
Si, sottosegretaria: se non rassegnerà le dimissioni vorrà dire che avremo perso un'altra occasione di fronte ai cittadini.

Wowww!


venerdì 15/12/2017
Sbancata

di Marco Travaglio

In un Paese non dico serio, ma perlomeno decente, la pur non brillantissima carriera politica di Maria Elena Boschi finirebbe qui. La testimonianza del presidente Consob Giuseppe Vegas in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche dovrebbe indurre Renzi o chi altri le vuole bene a rispedirla a Laterina (Arezzo), con la preghiera di non farsi mai più vedere in pubblico. Ma, se fosse coerente, dovrebbe essere lei, spontaneamente, a ritirarsi a vita privata, in base a un principio sacrosanto che sia Renzi sia lei enunciarono per chiedere la testa di Anna Maria Cancellieri, ministra della Giustizia del governo Letta. Era il novembre 2013 e la Cancellieri era stata appena beccata dalla Procura di Torino al telefono con la compagna di Salvatore Ligresti per deplorare l’arresto del marito e dei figli e poi con i dirigenti del Dap (la direzione delle carceri) per sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti. Renzi, in piena campagna per le primarie Pd, ne intimò lo sfratto: “Il ministro lasci anche senza avviso di garanzia. È un problema politico, non giudiziario. È stata minata l’autorevolezza istituzionale”, “O il presidente del Consiglio dice ‘io ci metto la faccia’ e si prende la responsabilità sulla vicenda, io fossi in lui non lo farei, oppure il Pd deve votare”, “Se cambia il ministro, il governo Letta è più forte, non più debole. Perché con questo ministro, qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani”.

Il 16 novembre la Boschi fu ospite di Ballarò e spiegò con aria dolente e argomenti stringenti (non penali, ma morali e di opportunità politica) perché la Guardasigilli doveva sloggiare: “Questa vicenda mi lascia un senso di tristezza addosso… È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al posto della Cancellieri mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, che non è la scarcerazione di una persona malata. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso. Oggi abbiamo perso un’altra occasione di fronte ai cittadini”. Ora sostituite le parole “ministro”, “Ligresti” e “carceri” con “sottosegretario”, “Etruria” e “banche” e vi sarà chiaro perché la Boschi deve sloggiare. Direbbe infatti la Boschi- 2013 della Boschi-2017: “È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al suo posto mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso”.

Ma c’è di più e di peggio. Il 18 dicembre 2015 l’allora ministra Boschi risponde alla Camera sulla mozione di sfiducia dei 5Stelle e nega solennemente che un qualsiasi suo atto l’abbia posta in conflitto d’interessi a proposito di Etruria, di cui suo padre era membro del Cda e vicepresidente, in cui lavorava suo fratello Emanuele e di cui tutta la sua famiglia (lei compresa) era azionista: “Sono orgogliosa di far parte di un esecutivo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non devono esserci doppie misure… Ci sono stati atti che hanno favorito la mia famiglia? C’è stato un favoritismo, una corsia preferenziale? Se la risposta fosse sì sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni”. Ora, purtroppo per lei, la risposta a quelle domande è sì. E non soltanto per la deposizione di Vegas.

Ma anche per il famoso scoop di Ferruccio de Bortoli sulla sua telefonata del gennaio 2015 all’ad di Unicredit Federico Ghizzoni perché salvasse Banca Etruria (smentita dalla Boschi con una minaccia di querela, poi mai fatta, e ultimamente con l’annuncio di una causa civile per danni). E per altre due circostanze imbarazzanti rivelate dal nostro Giorgio Meletti (mai smentite dall’interessata). Nel marzo 2014, un mese dopo la nascita del governo Renzi, Maria Elena e Pier Luigi Boschi (membro del Cda di Etruria) ricevono nella loro villa di Laterina il presidente e l’ad di Veneto Banca, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli, giunti da Treviso per incontrare la neoministra, alla presenza del presidente di Etruria Giuseppe Fornasari. Tema della riunione segreta: come resistere, con l’appoggio del nuovo governo, alle richieste di Bankitalia a Etruria e a Veneto Banca di trovarsi un istituto più grande che le assorba e le salvi. Il 3 febbraio 2015, subito dopo la riforma Renzi delle banche popolari e una settimana prima del commissariamento di Etruria, l’ad di Veneto Banca, Consoli, fa due telefonate (intercettate dai pm). La prima è a Vincenzo Umbrella, capo della sede fiorentina di Bankitalia: “Io chiamo Pier Luigi e vedo se mi fissa un incontro, anziché con la figlia, direttamente col premier”. La seconda è a Pier Luigi Boschi, che promette a Consoli: “Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente (Renzi, ndr) domani e ci si sente in serata”.

Ieri, infine, il presidente Consob racconta due incontri con la Boschi, uno più grave dell’altro. Tra il febbraio e il marzo 2014 la neoministra delle Riforme istituzionali (non delle Finanze) e dei Rapporti col Parlamento (non con la Consob) lo informa, non si sa a che titolo, della prossima promozione di suo padre da consigliere a vicepresidente di Etruria. Poco dopo la ministra gli chiede un appuntamento e va a trovarlo a Milano per esprimergli, non si sa a che titolo, la sua “preoccupazione perché a suo avviso c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro”. Vegas le risponde con qualche ripetizione sui poteri della Consob che, come tutti sanno, vigila sulle attività di Borsa e “non era competente sulle scelte di aggregazione delle banche”.

Ora la Boschi, non potendo smentire Vegas e temendo che il 20 dicembre Ghizzoni confermi De Bortoli, si arrampica sugli specchi e si attesta su una linea di retroguardia, quella della disperazione, giocando con le parole. Cioè ricorda di non aver mai detto di non essersi occupata di Etruria, ma soltanto di non aver fatto “pressioni” per favorirla: solo normali colloqui e scambi di informazioni. E arriva al punto di confessare persino gli incontri con Ghizzoni per parlare della solita Etruria. Ora, a parte il fatto che nessuno – né Vegas, né De Bortoli, né il Fatto – ha mai parlato di “pressioni” esplicite, gli incontri di un ministro con un’Autorità indipendente devono essere ufficializzati, verbalizzati e resi pubblici con appositi comunicati stampa. Altrimenti è fin troppo chiaro che quando una ministra del suo peso (la prediletta del premier) chiedeva qualcosa a un banchiere o al presidente Consob, la pressione era implicita nelle cose, senza bisogno di minacce dichiarate.

E che non ci sia nulla di normale nelle sue condotte lo sa la Boschi per prima: infatti ha atteso che altri le rivelassero, per parlarne e rivendicarle, anziché raccontarle subito in Parlamento quando si parlò dei suoi conflitti d’interessi e lei li smentì. Anzi mentì, negando “corsie preferenziali” e “doppie misure” per Etruria: e allora perché, ogni volta che parlava di banche con qualcuno, citava solo Etruria e mai gli altri istituti decotti? E quale altro privato cittadino – qual era la Boschi in quei vertici e colloqui segreti – potrebbe alzare il telefono e ottenere udienza dal presidente di Consob o dall’ad di Unicredit per raccomandare l’azienda vicepresieduta dal padre?

Anche la ministra Federica Guidi invocò l’interesse generale, quando fu beccata a sollecitare l’emendamento pro petrolieri richiesto dal fidanzato lobbista: eppure Renzi la accompagnò alla porta senza tanti complimenti. Era il 31 marzo 2016 e valeva ancora il teorema Boschi: “Il punto grave è l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso”. Chissà se riguarda tutti i santi, o se quelli etruschi fanno eccezione.

giovedì 14 dicembre 2017

Peperepepèèèèèèè!!!


Ci siamo! Dopo una serie incredibili di palle, difese, silenzi, omissioni, sviamenti, insabbiamenti, occultazioni è venuta fuori la prima verità! 
Signore e signori la nostra carissima sottosegretaria Maria Elena "Bella Etruriana" Boschi ....


è una BUGIARDA, non avendo detto la verità nelle dichiarazioni ufficiali circa il suo interessamento, al tempo in cui era ministro delle pari opportunità, alla banca Etruria il cui vicepresidente all'epoca era il suo babbo, Pierluigi "inchiappettoipoveririsparmiatori" Boschi.

La verità è venuta a galla grazie alle dichiarazioni davanti alla Commissione che indaga sulle banche, diretta dal Pierfi Casini, di Giuseppe Vegas attuale presidente uscente di Consob ed ex parlamentare di Forza Italia. 

"Su banca Etruria ho avuto modo di parlare della questione con l'allora ministro Boschi, che espresse un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c'era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale attività di Arezzo che è l'oro." 

Stando così le cose, il sottosegretario non ha altra possibilità decorosa che quella di rassegnare le dimissioni e tornarsene a Laterina.
Noi non sentiremo assolutamente la sua mancanza! 
Arriverdorci Bella Etruriana! 

(PS conoscendo la smania di visibilità e di potere della stessa, mi aspetto un indecoroso suo diniego ad andarsene. Se questo succedesse sarebbe la conferma che la casta ha già stravinto su tutti i fronti e a noi poveri pusillanimi non resterebbe altro che scendere in piazza esternando la nostra definitiva rottura di palle nei loro confronti.)

Lettera di protesta


Egregia divinità mitologica Morfeo,

le scrivo questa mia per esternarle disappunto in merito ai sogni notturni che ella, magnanimamente, mi elargisce. 
Lei figlio di Ipno e di Notte (non sono così colto, sto solo leggendo Wikipedia scoprendo tra l'altro che sua madre appunto si chiamava Notte! Mi scusi, era anche buona? No, non lo dico per sfotterla; glielo chiedo perché noi quaggiù generalmente le due parole le uniamo per augurare una "notte tranquilla", anche qui non mi fraintenda, non penso a sua madre in trance per colpa di suo padre Ipno, ma solo il sereno periodo nell'oscurità che noi umani generalmente utilizziamo per dormire. Un'ultima curiosità le chiedo: ma in casa come vivevate? Tra lei, sua madre Notte e papà Ipno, m'immagino i discorsi, le risate, la frenesia regnante in quella casa! A pranzo, solo per chiedere di passarsi una bottiglia trascorrevano si e no una ventina di mesi, tra russate e battute di capo contro la tavola! Scherzo naturalmente, non s'arrabbi! )
Orbene dio Morfeo: come lei ben sa non ho mai chiesto di fare sogni al top, tipo incontrare mentre guido su una strada deserta Pamela Anderson in panne con l'auto, vestita da 115 grammi di cotone e richiedente un passaggio con una sensualità tale da sparare in orbita i pistoni della vettura!
Ho sempre desiderato sogni tranquilli, popolati da belle ragazze, da amici, da situazioni di pace e avvolti da normalità. 
Ma il sogno di ieri sera, spiace dirlo, non l'ho mai cercato: mi sono trovato all'aperto in una specie di chiostro, su un larghissimo pavimento innevato, coperto da un'alta struttura in legno; la neve mi arrivava alle ginocchia. In lontananza scorgevo gli amici e cercavo di unirmi a loro quando, improvvisamente, mentre distavo da loro circa trecento metri, i loro sguardi terrorizzati, le mani portate alla bocca in segno di agghiacciante paura, mi hanno indotto a voltarmi, vedendo in lontananza una tigre, enorme, che mi fissava immobile, pronta a partire a razzo verso di me. Rigirandomi nuovamente, la paura mi ha assalito allorché ho constatato la scomparsa subitanea degli amici, le loro grida lontane d'incitamento spronanti a muovermi velocemente; ho iniziato a correre sulla neve, corsa questa rallentata al massimo, tipica di ogni sogno post cena pantagruelica, enorme contraddizione con il mio esiguo pasto serale; la parete sulla mia destra era intervallata da delle porte di legno socchiuse, da me evitate; mi sono girato nuovamente e la tigre era più vicina, avendo cominciato a correre anche lei, con un'andatura regale. I miei passi faticavano a compiersi, l'avanzamento era lento, troppo lento; ad un certo punto, sentendo quasi il fiato sul collo del felino, udendo il digrignar dei suoi denti, il rombo soffuso del flebile ruggito, il rumore soffice delle sue zampe affondanti nella neve, ho deciso di buttarmi di peso sulla porta più vicina, socchiusa anch'essa, entrando in una stanza buia, completamente buia, richiudendola velocemente dietro di me ma, siccome la serratura non scattava, con il corpo ho iniziato a spingere contro, puntando i piedi per far più forza, attendendo il colpo del felino che invece tardava ad arrivare. Nella totale oscurità percepivo altri respiri attorno a me, uniti a quello della tigre che attendeva pazientemente senza proferir più ruggito di sorta. D'improvviso un'anta della finestra della stanza si è aperta con un cigolio, probabilmente a causa di un colpo di vento, permettendo alla luce d'entrare, svelandomi i proprietari di quei respiri: c'erano due leonesse su una specie di cubo, un giaguaro e un leone enorme con una criniera dorata impressionante. Tutti mi rimiravano quasi meravigliandosi di trovarsi davanti un babbeo di quelle dimensioni; dietro la tigre aveva posizionato il muso contro la porta, iniziando a spingere. Il risveglio, mai tanto agognato, ha spazzato via quanto detto, lasciando sul cuscino solo il mio disappunto che, con questa mia, le esterno sperando nel futuro in un miglioramento della distribuzione delle tematiche dei sogni da lei elargiti che ad oggi, mi permetta, sembrano seguire una modalità accostabile alla famigerata "cazzo&campana"
Salutandola fraternamente, colgo l'occasione per formularle i miei più sentiti auguri di buone feste.

MS

Travagliati in alto i cuori!


giovedì 14/12/2017
La Volpe di Rignano

di Marco Travaglio

Se si circondasse di esseri pensanti, anziché di cavalier serventi, Renzi scoprirebbe che perde voti a rotta di collo non per le notizie false (o le fake news, come fa fine chiamarle): ma per quelle vere. Non solo sui disastri del suo governo, ma anche sulle incredibili posizioni – più numerose e spericolate di quelle del Kamasutra – che il Pd ha assunto su tutte le leggi rimaste sospese nel finale di legislatura. Non è una fake news che la legge sul bavaglio e le intercettazioni, simile o peggiore di quelle tentate da B., non freghi nulla ai cittadini e sia percepita come uno scudo per la Casta che vuole nascondere le proprie vergogne, a dispetto delle critiche unanimi di magistrati, avvocati e giornalisti: è la verità. Non è una fake news che il testamento biologico, che invece interessa parecchio ai cittadini, galleggi fra Camera e Senato da una decina d’anni (il caso di Eluana Englaro è del 2009) senza mai diventare legge non perché sia privo di una maggioranza (i 5Stelle sono favorevolissimi), ma perché il Pd è spaccato e i renziani non vogliono scontrarsi col loro prossimo alleato B.: è la pura verità. Non è una fake news che la legge sullo Ius Soli si ispiri a un giusto principio, ma sia scritta coi piedi perché non tiene conto dell’esigenza di continuare a espellere i propagandisti jihadisti e considera sufficiente un solo ciclo scolastico (anche le elementari) per fare del figlio di un immigrato nato all’estero un cittadino italiano; e così è diventata una formidabile arma di propaganda e una lucrosa mangiatoia di voti per la Lega, grazie ai tentennamenti del Pd, che ha continuato a prometterla pur sapendo che non c’erano i numeri, né il tempo, né le condizioni: anche questo purtroppo è vero.

E non è una fake news che il più odioso dei privilegi della Casta, i vitalizi dei parlamentari (più gli ex), sopravviverà anche a questa legislatura grazie al Pd che, paradosso dei paradossi, ha presentato con Matteo Richetti un’ottima riforma il lontano 9 luglio 2015. Cos’ha impedito di approvarla in questi due anni e mezzo, visto che anche M5S, Lega e Fratelli d’Italia non vedevano l’ora di votarla? Il Pd, appunto. E non, si badi bene, perché Renzi – come sarebbe stato legittimo – abbia cambiato idea, spiegando le ragioni del voltafaccia agli elettori. Ma perché si è arreso al partito dei vitalizi: un po’ per non guastarsi i rapporti con B., un po’ perché non osa sfidare i suoi furbastri che vogliono tenersi il bottino. E non ha neppure il coraggio di ammetterlo: da mesi fa il gioco delle tre carte sperando di confondere la gente e ora se la prende con Grasso, come se la colpa fosse del presidente del Senato.

La successione degli eventi, per chi vuole la verità e non le fake news renziane, è chiarissima. Il 26 luglio scorso, due anni dopo il deposito, mentre il Fatto raccoglie quasi 300 mila firme anti-vitalizi, il ddl Richetti viene approvato alla Camera col Sì di Pd, M5S, civatiani, Lega e FdI, mentre Mdp si astiene e FI (contraria) non partecipa al voto. Ma, quando la legge passa al Senato, il capogruppo Pd Zanda dice che potrebbe essere incostituzionale (ha impiegato 24 mesi per accorgersene) e il tesoriere Ds Sposetti minaccia addirittura di impallinare la legge di Bilancio. Così tutti capiscono che il Pd ha approvato la legge alla Camera già sapendo che l’avrebbe affossata al Senato. Anche perché, per farla finita col privilegio, non c’è bisogno di una legge: la materia è sempre stata disciplinata dai regolamenti parlamentari, modificabili con una semplice delibera degli Uffici di presidenza delle Camere. Infatti proprio questo chiedeva la nostra petizione: una delibera approvabile in 5 minuti che cancelli le iniquità sopravvissute alla riforma in senso contributivo varata nel 2012 sotto Monti: ricalcolo dei vecchi vitalizi alla luce del nuovo sistema; età pensionabile a 66 anni e mezzo (come da legge Fornero) anche per i parlamentari, che ora dopo una legislatura percepiscono la pensione a 65 anni e dopo due legislature addirittura a 60 anni; tetto massimo di 5 mila euro lordi al mese, anche per chi cumula le pensioni di parlamentare, di consigliere regionale, di eurodeputato e quella per attività private. Queste modifiche, inserite nel regolamento, sarebbero al riparo da bocciature della Consulta, che non può sindacare sull’“autodichia” delle Camere, ma solo sulle leggi.
Il Pd sa bene che la strada maestra è quella, tant’è che il 22 marzo scorso fa approvare dall’Ufficio di presidenza della Camera la delibera Sereni, che però si guarda bene dall’abolire i vitalizi (come da ddl Richetti): prevede solo un contributo triennale di solidarietà per gli ex deputati, con un risparmio di poche briciole. Il 26 luglio, poi, la Camera approva il ddl Richetti, che va ben oltre la delibera Sereni. Questa arriva in Senato, ma ovviamente i 5Stelle la ritengono insufficiente e rispondono con la delibera Bottici sulla falsariga del ddl Richetti. Grasso intanto pone un problema: agendo sulla stessa materia con due strumenti diversi (delibera regolamentare e legge ordinaria), alla fine quale dei due prevarrà? La risposta è affidata a due giuristi, ma questi però si fermano subito, perché è arrivata in Senato la legge Richetti. Che, di rinvio in rinvio, il Pd avvia sul binario morto per non spaccarsi e non litigare con B. Risultato: niente delibera e niente legge, anche se i numeri per approvarle entrambe ci sarebbero eccome (anche senza i dissidenti Pd). E ora i renziani, non potendo prendersela con se stessi, strillano contro Grasso: che ora può convocare l’Ufficio di presidenza per stanare finalmente il Pd. Fu così che la Volpe di Rignano riuscì nell’ennesima mission impossible: regalare altri voti a Di Maio, Salvini e Meloni sabotando una legge del suo braccio destro. Ma chi lo consiglia, Tafazzi?

Dedicato


Forse alcuni non interessandosi di calcio non comprenderanno appieno la foto qui sotto, dedicata a un personaggio scomodo, un intrallazzatore della malora, chiamato, come altri, molto bonariamente procuratore, praticamente coloro che si occupano dei contratti dei calciatori, ne curano gli affari guadagnando cifre pazzesche. 
Uno dei migliori, dove migliore non vuole essere necessariamente un complimento, come quando questo aggettivo si usa per un cecchino, uno stratega militare, un produttore di armi, è Mino Raiola che con il portiere Donnarumma sta portando avanti il solito e spietato progetto: opprimerlo psicologicamente al fine di fargli cambiare casacca per guadagnarci spudoratamente. 
E questa deprecabile strategia mi ha portato a prendere in prestito l'inizio dei Promessi Sposi... per esternare la nausea per gente come questa, tra l'altro anche fisicamente ricordante un capodoglio.  

   

mercoledì 13 dicembre 2017

Immagination


Lo immagino al mattino alzarsi come un sovrano, accudito e controllato da uno stuolo di servitori, quasi fosse un monarca anzi, come un monarca visto che ha retto per un ventennio le sorti del paese durante l'Era del Puttanesimo. 
L'immagine reale mattutina non ci è  concessa visualizzarla; sarà comunque quella di un comune anziano: la pelle cadente, lo sguardo intorbidito dalla canizie, gli occhi, quelle fessure stirate da decennali lifting, umidicci. 
Dopo le abluzioni nei suoi bagni dorati si sottoporrà alla ricostruzione mediatica, una catena di montaggio con truccatori, parrucchieri, tecnici della dentiera, spalmatori indefessi di cerone, pittori dotati di pennellessa per colorare i finti capelli con Ral ramato tendente al tabacco marcio. 
Una volta resettato e riportato alla vita il nostro verrà informato dei sondaggi, delle notizie più importanti accadute nella notte. Stuoli di scrivani lo consiglieranno circa le future dichiarazioni, sempre inchiappettanti, da fornire a giornalisti, per lo più proni. Barzellettieri lo aggiorneranno sulle nuove battute per farlo apparire al solito ilare, gioviale e tendente al positivo. 
Dopo la colazione avrà l'incontro più importante della giornata, quello con il produttore di fake news personalizzate, di balle astronomiche, tanto esperto costui che al momento la grande maggioranza dei suoi fans continua a credere ancora alle sue parole tanto che, pare, come collaudo finale, sia stato consigliato a spingersi oltre l'invalicabile per tastare il punto dell'insorgenza di reazioni negative; e lui è arrivato a presentare un piano tributario con diminuzione delle aliquote, lui il massimo evasore vivente nel nostro suolo! E gli aficionados non solo non lo hanno sfanculato, ma hanno apprezzato il suo progetto, condividendolo. Lo ripeto: come se Nerone avesse presentato un piano antincendio per Roma! 
Nessuno, proprio nessuno pensa che questo ometto oramai traballante non si possa ricandidare, essendo stato giudicato definitivamente colpevole di evasione fiscale. Nessuno, proprio nessuno collega questa oramai ingombrante persona al suo fratello Dell'Utri, in carcere a Rebibbia per concorso esterno in associazione mafiosa. 
Nonostante tutto, sono ancora innumerevoli quelli che lo ascoltano e ne approvano la linea politica, quella confezionata specificatamente per allocchi seriali. La sua vera politica infatti è stata e sarà sempre la solita: salire al potere per curare i propri interessi di famiglia. Se in tutti questi anni non siamo stati capaci di limitarne la potenza mediatica, se non lo abbiamo costretto a ridurne il potere derivante dai suoi affari, allora credo sia giusto riaverlo tra i coglioni e purtroppo in vantaggio su tutti. 
Prevedo tra non molto il colpo di scena finale: la nuova riconquista del Milan, un ritorno al comando questo che, credo, gli consegnerà un altro 5% di gradimento, l'ultima spinta per l'incoronazione seppur dietro le quinte, nel deprimente spettacolo di distruzione totale del bene pubblico, della giustizia sociale e del sentimento d'appartenenza ai valori costituzionali.