mercoledì 29 novembre 2017

Travagliati buongiorno!


Fazio che strazio
di Marco Travaglio - 29 novembre 2017 
Per misurare il peso di un politico italiano, basta vedere le domande che gli fanno i giornalisti Rai. Renzi fu omaggiato per tre anni con domandine-assist finché restò il padrone d’Italia. Poi perse il referendum, lasciò il governo e, quando si affacciava in tv, incontrava giornalisti che fino ad allora mai si erano sognati di criticarlo neppure per le giacche e le cravatte, e di botto ne approfittavano per dirgli – fuori tempo massimo – tutto quello che non gli avevano mai detto a Palazzo Chigi. Le loro domande incalzanti, normali in qualunque democrazia, suonavano maramalde in un’Italia disabituata al giornalismo. La stessa cosa era accaduta a B., osannato, incensato e leccato per 17 anni fino alle dimissioni del novembre 2011, e poi preso a pesci in faccia da chiunque passasse per la strada. Da allora persino Bruno Vespa prese a strapazzarlo (a suo modo, si capisce) fino a sembrare qualcosa di simile a un giornalista. Infatti l’altra sera, vedendo Fabio Fazio alle prese con B., ci è venuta un’insana nostalgia per Vespa: forse nemmeno lui sarebbe riuscito a restare silente dinanzi alle enormità dell’anziano Caimano. L’intervista senza domande di Fazio a B. ha riportato alla ribalta l’annosa polemica sugli intrattenitori che intervistano (si fa per dire) i politici al posto dei giornalisti. Ma Fazio ha vinto vari premi giornalistici ed è stato per anni iscritto all’Albo, salvo poi uscirne per poter fare spot. E comunque, affiliato o meno all’Ordine, è un professionista capace ed esperto nel campo dell’informazione, molto più di tanti telegiornalisti doc (altrettanto scarsini in fatto di domande).
Non occorreva la tessera dell’Ordine per muovere a B. le obiezioni che qualunque italiano che abbia vissuto in Italia e non su Marte nell’ultimo quarto di secolo gli avrebbe mosso. Era lo stesso B. a suggerirle appena apriva bocca. Pareva quasi che sfidasse l’intervistatore a sbottare, che lo provocasse per farsi bloccare, che ce la mettesse tutta per farlo scompisciare. Ma Fazio niente, non raccoglieva, lasciava dire e passava oltre. Chissà quanta gente da casa avrà pensato, mentre B. deplorava la piaga dell’evasione fiscale: “Adesso glielo dirà che ha una condanna per frode”. O, quando B. definiva Dell’Utri “prigioniero politico” e “una delle persone migliori al mondo”: “Adesso glielo dirà che è un pregiudicato per mafia”. O, quando B. annunciava una legge per vietare ai parlamentari di cambiare partito: “Gli ricorderà che lui ne ha comprati a carrettate nel ’94, nel 2006 e nel 2010, e ha una condanna prescritta per l’acquisto del senatore De Gregorio alla modica cifra di 2 milioni”.
O, quando B. parlava delle sue conoscenze di “minorenni immigrati”: “Ora gliela farà una battuta su Ruby”. Invece B. gli strappava le obiezioni di bocca e Fazio la teneva ben chiusa. Uno strazio penoso anzitutto per lui, che un tempo, quand’era a Rai3, era un ragazzo simpatico perché non si era ancora gonfiato di milioni (20 all’anno ne spende la Rai per l’originalissimo “format” di Chetempochefa, consistente in un tavolo e alcune sedie occupate da una sfilata di ospiti, quasi tutti per promuovere il libro, il disco o il film), finiva regolarmente nelle liste di proscrizione del centrodestra, anche se non se ne vedeva il perché. Poi però si è fatto furbo, infatti B. gli ha chiesto di tornare presto da lui, tanto bene si è trovato in sua compagnia. Tutto ciò, con la distinzione fra informazione e intrattenimento, non c’entra: anche un addetto alle pulizie avrebbe saputo cosa obiettare alle balle di B. Poi però avrebbe perso il posto. Perché B. è di nuovo potente, anche se la Rai è tutta di Renzi, anzi proprio per questo.
Il 10 maggio 2008, B. era appena tornato al governo per la terza volta, ma non aveva ancora fatto in tempo a riberlusconizzare Viale Mazzini. Quella sera, ospite di Fazio, ricordai i rapporti del neopresidente del Senato, Renato Schifani, con vari soggetti poi condannati per mafia, citando fatti documentati e in gran parte noti (e poi ritenuti veri dal Tribunale di Torino) e aggiungendo una battutaccia sullo scadimento della classe politica. Apriti cielo. Fui attaccato più dal centrosinistra che dal centrodestra e la sera dopo Fabio inscenò, terreo in volto, un imbarazzante autodafé da processo staliniano, o maoista. Prima lesse un comunicato del dg Claudio Cappon (“La Rai si dissocia e manifesta nei confronti del presidente del Senato Schifani la più alta considerazione e rispetto… stigmatizza un comportamento – inaccettabile in qualsiasi programma del Servizio Pubblico – che mette in campo critiche, insulti e diffamazioni senza alcuna possibilità di contraddittorio”). Poi aggiunse: “Questa trasmissione ha sempre cercato di rispettare due principi: totale libertà di espressione a tutti gli ospiti… e non offendere nessuno, tantopiù se assente e dunque impossibilitato a difendersi… Quindi non posso che scusarmi, e a maggior ragione per il rispetto che è dovuto all’istituzione che il presidente Schifani rappresenta… Mi scuso quindi con il pubblico se ieri sera non è avvenuto quanto ho detto… Chiedo scusa…”. Ora naturalmente nessuno chiede a Fazio di scusarsi per le non-domande a B. né per le impudiche bugie che B., grazie a lui, ha rifilato a oltre 2 milioni di telespettatori-elettori. Il contraddittorio, nel servizietto privato dei partiti, si invoca solo quando qualcuno dice qualche verità, non quando si sparano balle a raffica. A meno che l’ospite non sia un politico di opposizione (immaginate quante domande sui processi avrebbe rivolto Fazio a una Raggi o a un’Appendino, accusate non di stragi mafiose, corruzione, frode fiscale ecc., ma di una frase su una nomina e di reati colposi per una disgrazia). È questa l’unica, vera turbativa che falserà le prossime elezioni. Altro che fake news.

Incontri


Mi piace incontrar gente, forse calamito le loro ansie, mi ritengo aperto a conoscenze. Come ieri pomeriggio alla stazione di Piacenza: aspettavo il treno per Parma ed ecco apparire un signore sulla mezza età, straniero, con valigione blu. Mi fa vedere un biglietto scritto male a penna su cui comprendo "Fiorenzuola".
- Si, gli dico, è la stazione successiva in direzione Parma-
- Grazie amico!-
- Hai fatto il biglietto?-
- No, no! Paga Berlusconi!-
-Ma guarda che ti fanno la multa se ne sei sprovvisto!-

Risata e riposizionamento del cappellino che aveva in testa. 
Si siede accanto a me e comincia a raccontarmi di lui: fa l'autista di camion, mi dice anche il nome della società che evito, lo capirete perché, di trascrivere. 

-Sono arrivato oggi da Salerno; 808 Km.-
-Sarai stanco- gli dico- 
-Stanchissimo! Non mi sono mai fermato!- mi risponde.
-Come mai fermato? Non avete le soste obbligatorie?-
Risposta, da conservare indelebile ogniqualvolta superate un tir o frenate vedendone uno dietro di voi : - S'incazzano se mi fermo! Devo tirare dritto, fermarmi pochissimo! E io glielo dico: guardate che dopo 500 km senza fermarmi, non vedo più nulla; guido ma è come se fossi addormentato! Ma loro se ne fregano e mi dicono di non fermarmi per il riposo!-
-Cavolo!- gli dico- ma se ti ferma la polizia?-
-E' un rischio che devo correre se voglio mantenere il posto di lavoro!-
Mi spiega che una volta che arriverà a Fiorenzuola, lo verranno a prendere e lo porteranno su un altro camion che dovrà partire nella notte verso la Spagna; altri mille chilometri! 
-Ma come fai?-
- Non lo so amico- mi dice accorato- devo guidare e stare zitto se voglio guadagnarmi quei pochi spiccioli che mi danno! E fanno tutti così!-
Capito? Prendono autisti della comunità europea, sottopagati, e li obbligano a viaggiare in continuo, senza soste, per la sicurezza loro e nostra che viaggiamo sulle autostrade.

E poi mi spiega che lui è meravigliato da un fatto che ha visto dappertutto nel nostro paese: 
-Ovunque vado a mangiare nelle mense Caritas, vedo italiani. Tanti italiani. E non capisco! Solo in Italia gli italiani dormono sulla banchina (è il suo modo d'intendere il dormire all'addiaccio) e mangiano alle mense Caritas! Dalle altre parti, in Spagna, in Francia, in Germania, tu non vedi gli abitanti del paese dormire in banchina e mangiare alle mense della carità! Ma come fate a permettere una cosa così?-
Lo guardo e non rispondo, vergognandomi. 
E lui di getto: - i vostri nonni hanno fatto le guerre per dare un futuro a voi! E voi non potete mangiare alla Caritas e dormire in banchina!-
In effetti, non dovrebbe accadere. Ma accade. 
Una volta saliti sul treno, dopo qualche minuto arriva il controllore. Lo guardo, lui mi guarda sorridendo e rimanendo impassibile. Faccio vedere il mio biglietto al controllore, mentre lui si gira la visiera del cappello mettendola di lato. 
Il controllore lo salta, passando alla signora seduta a fianco. Ammetto che non ho capito se si sia trattato di culo o di un segnale convenzionale, del tipo "non ho biglietto ma non mi rompere le scatole." 
Prima di scendere mi guarda felice, mi saluta e mi dice "metti in conto a Berlusconi il mio viaggio!"
Sorridendo scende, lasciandomi un pochetto d'amaro in bocca, dovuto al pensiero di aver pagato il biglietto ma soprattutto a quando incontrerò prossimamente un bestione autoarticolato sulle autostrade, guidato da qualcuno magari al volante da più di dieci ore...

martedì 28 novembre 2017

In terra livornese!


Il treno del Bomba è arrivato a Castagneto Carducci (Livorno) e non serve aggiungere altro per gustarsi una scena degna dei grandi toscani!
Clicca per vedere il video

Si, ci ritorno!


Sarò fissato, sarò da abiurare in quanto non degno della civilizzazione, di questa cialtroneria imperante mascherata sociologicamente. Ma ci voglio ritornare sopra, quasi come un abigeo appena uscito di galera che scopre una mandria di bisonti solitaria! 
Ci voglio ritornar sopra per i lamenti delle mie sinapsi, non comprendenti questo voler inculcare regole fuori dalla normalità, del naturale svolgimento degli eventi, compresi gli atmosferici, che da sempre caratterizzano il nostro vivere a queste latitudini. 
Di che parlo? 
Della mia visita, quasi in modalità zoologica, spassosa come quando andavo a Pistoia a vedere i rinoceronti, del famoso quadrilatero della moda milanese; non me ne vogliano gli aficionados,  ma il restar basito difronte ad incongruenze biologiche tanto eclatanti mi pone e mi porranno in avvenire su un piedistallo tutto mio, che condivido con chi ne vorrà fare parte. 
Perché quando fa freddo, la norma impone di coprirsi. Lo sanno i nobili vecchi, ce lo hanno tramandato da generazioni; lo chiedi a chiunque, normodotato o no, trovi in giro e la risposta, proveniente dai limbi della psiche è, e sarà per sempre, la solita, all'unisono: quando fa freddo ci si deve coprire. 
E se dei giullari, dei guitti, dei ricconi assurti a signori della nostra libertà attraverso un opinabile cerchio in cui i malcapitati di turno, che siamo noi, anzi, che sono tutti coloro che sottostanno agli input subliminali dei mercanti del bello, decidono tendenze, molti dovranno adeguarsi a tali insegnamenti illuminati e blaterati, sborsando cifre indegne per una pochezza di materiale evidente, un capestro per molti degli schiavi nascosti in terre alla mercé dello sfruttamento il cui lavoro pagato pochi euro, infangante la stessa umanità, viene trasformato in oro grazie ad una targhetta, a delle iniziali ivi ricamate, ebbene lo ribadisco: costoro fanno il loro gioco egregiamente contando su una moltitudine di allocchi, deviati in questo dalla mercificazione onnivora di tutto quanto c'attornia, estraniandoci dall'essenziale. 

Perché se ci sono quattro gradi non puoi, porcaccia miseria, uscire di casa con i pantaloni a mezz'asta, i piedi nudi dentro a dei mocassini primaverili o a delle ciabatte pelose che i nostri avi utilizzavano per stare davanti al camino! 
No, non puoi, anzi non devi! Ne va del decoro della persona, miseriaccia cane! 
Ed invece non è così: pagano ciabatte da vestaglia anche 500 euro e le indossano senza calze, uscendo alle intemperie a piedi nudi soltanto perché quest'anno pochi hanno deciso così! 
Fatemi scendere! Fatemi scendere! Non voglio più far parte di questo sistema infetto! Non voglio essere mescolato a cotanta cialtroneria neuronale! 
Fatevi un giro, vi prego, attorno a vie celeberrime, Monte Napoleone, della Spiga; girateci, scrutate, osservate anche voi l'acquario sfavillante abitato da inerti respiranti, viventi per ostentare una diversità resa visibile in eccesso, grazie alla casta di appartenenza permettente di non distinguere più l'essenziale dal superfluo, il bello dall'imposto, l'appagante dal risibile. 
Perché se è vero che dentro ad una bella camicia ci si sta bene tutti, avvolti in un pantalone pregiato è un piacere camminarci, è altrettanto giusto e decoroso valutarne il valore, comprensivo di idea, di materiale, di lavorazione, al fine di cercare un limite oltre il quale scatta, deve necessariamente scattare, la certezza della presa per i fondelli, la riduzione di se stessi ad un babbano qualsiasi. 
Non farò nomi di marche, di stilisti. Ma uno zaino, l'ho già postato può costare 3.400 euro? Tremiquattrocentoeuro per uno zaino? Se tu compri uno zaino per tale cifra, entri di diritto nella terra di nessuno ove non esistono più valori quali la dignità, la parsimonia, lo stesso intelletto. 
Una ciabatta a 500 euro? Una cappelliera a 1500? Un paio di scarpe da ginnastica, bianche a 450?
E se passeggi per quelle illustri vie, vedi, con tristezza, tanti troppi indossare quelle scarpe, bianche con impresse le due iniziali dei loro creatori e ti domandi: cazzo ma non avranno freddo ai piedi? 



  
Guardate l'accostamento delle due vie! Mi ha colpito quasi fossero due religioni a contatto, una pregna di adepti amanti il bisso, l'oro, la ricchezza, l'altra... simbolo di moda.
Scherzi a parte: sono due fedi, lontane anni luce, professanti entrambe regole rigide, inapplicate a volte, ma rigide. 
Monte Napoleone pretende un'assoluta adesione alle scelte di pochi, anche nel caso queste contraddicano gli usi secolari già trattati. Dell'altra non occorre credo parlarne ulteriormente. 
In fin dei conti, l'aggirarsi per quelle zone multicolori ha per me una funzione rilassante, di puro divertimento: ho potuto ammirare il possessore della nuova Ferrari parcheggiata in zona vietata, salire in macchina, accenderla ed aspettare, godendo, che molti occhi luccicanti ne ammirassero le fattezze, la perfezione del suono del motore, per una soddisfazione enorme dovuta all'ammirazione. Forse l'ha comprata proprio per questo, il tapino! 
Queste sono le scarpe. Ditemi voi dove sono gli oltre 400 euro di valore.
Ma il momento clou del tour in questo zoo è stato allorché ho incontrato un poveretto, abbronzato perfettamente, impomatato pure, così agghindato: giacca cachemire, camicia, cravatta e guanti. E allora? Aspettate: pantaloni a mezz'asta, mocassini fascianti piedi nudi! 
Fatemi scendere! Ho suonato! Voglio scendere!  


Per la maglia


Oramai lo guardavo come si rimira una scatola di suppostone, mi sedevo davanti alla tv con le stesse emozioni che si possono avere nella sala d'aspetto di un dentista, o in coda all'agenzia delle entrate.
Tutte le volte mi domandavo se quello che faceva Biglia, non lo avrebbe potuto fare anche il mio lavascale settantenne: prendere la palla dal terzino e passarla ad un compagno vicino si e no una ventina di metri. 
Il gioco era così prevedibile che non solo immaginavo dove la palla sarebbe finita, ma potevo mandare avanti la scena con il decoder pur essendo in diretta, anticipando il futuro, caso unico nel calcio mondiale! 
E adesso è arrivato lui, che non sarà un pozzo di scienza, che degli schemi forse non ne ha mai conosciuto l'esistenza; pretende però da tutti una cosa: metterci cuore, polmoni senza riserve, sempre, in ogni match, onorando la maglia. 
Benvenuto davvero Ringhio, cuore rossonero! Mi basta questo per sperare in un futuro che, ahimè, vedo pure politico, dato che potrebbe tornare anche "quell'altro", contando sul fatto che possedere codesta squadra, gli ha sempre donato un 5% buono nei sondaggi... ma non ci voglio pensare! 
Aspetto con ansia le invettive in calabrese, i vaffanculo sparsi in ogni dove, i colpi alla panchina e chissà: pure il record in litigiosità con il capitano strappante fascia senza fatica e pure senza storia!
Viva, naturalmente, i prodotti di Soverato che auspico occludere presto pertugi di riluttanti e ricalcitranti, per il bene dei sacri colori.

lunedì 27 novembre 2017

Apertamente


Premetto che non ho visto la puntata, perché ho deciso di non vederla mai più, egregio dott. Fazio, per una serie di valide, a mio parere, ragioni tra cui evidenzio la sua onnivora arsura monetaria, i batuffoli imbotralcati con cui pone domande agli ospiti e quella faccia da secchione cuccato nei bagni ad abbassarsi le diottrie, che le è tipica. 
Pongo solo un appunto, o meglio un disappunto, basandomi sulle trascrizioni della leccata, ops! Pardon, della sua intervista al Pregiudicato Erotomane, allorché le ha domandato informazioni circa il fratello di latte Marcello Dell’Utri, attualmente in carcere per una condanna definitiva per concorso esterno mafioso. Per rispetto ai troppi morti non avrebbe dovuto, dottor Fazio, lasciare un’autostrada aperta allo scaltro gnomo immorale, il quale ha incensato solennemente il suo personal tramite con Cosa nostra, colui che s’accordò per i pagamenti a protezione delle società dell’inverecondo personaggio seduto davanti a lei, con denti nuovi per l’ennesimo sorriso caimanesco. 
Bibliofilo? Può anche essere e sinceramente non me ne frega una mazza. Lei doveva intervenire ponendo domande imbarazzanti per una stagione imbarazzante; per il nostro imbarazzo a riveder questo losco figuro intrallazzante con la malavita organizzata per i propri porci comodi. 
Dottor Fazio! Mi sono scaricato la sentenza definitiva della corte d’assise su Marcello Dell’Utri e la sto leggendo a piccole dosi, altrimenti non riesco a digerirla, in quanto mi è inspiegabile come questo sodale con Marcello Dell’Utri, che accettò pure il raddoppio della parcella per il quieto vivere imposto da tale Salvatore Riina, le ricorda qualcosa, possa ancora far divertire, avere seguito, sognare un futuro di potere, di governo. E lei avendolo difronte non ha osato chiedergli nulla al riguardo. 
Si vergogni dottor Fabio Fazio! Spero che il suo share scenda a livelli di lezioni universitarie trasmesse alle 3 del mattino, visto la nullità professionale di cui è pregno, essendo oramai esempio di cosa non si debba fare per realizzarsi come buon giornalista libero. Sopratutto libero.

Questo è quanto!


Apparentemente lontani ma desiderosi d’unirsi a nozze quinquennali, una volta terminato il teatrino elettorale, il re sbarbatello Fakenews e l’Utilizzatore Finale di predellini e olgettine spargono smargiassate colossali sul suolo italico promettendo dentiere, 80euro per tutti, pensioni minime raddoppiate e un luminoso avvenire ben sapendo, da navigati chansonnier ed affabulatori immarcescibili, che gli allocchi, imbambolati da GFV, da diatribe tra tronisti e sguattere, da pianti irrorati su teatri sanguinolenti, prolificheranno sempre più, avendo già scordato completamente ere del Puttanesimo e mille giorni al governo con il beneplacito e per il benessere di Confindustria ed associati, annientanti baluardi issati col sangue ed il sudore, vedi articolo 18, per il ritorno della mercificazione e dello schiavismo, mascherati al meglio sotto tavoli leopoldiani e predellini dorati.