Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 14 agosto 2017
Bellezze
Sono stato recentemente a Pulica, un paesino vicino a Fosdinovo. Ho respirato un'altra aria, intensa, saporosa, estasiante.
Pulica d'inverno ha meno di cento abitanti, quasi un condominio cittadino dove però tutti si conoscono e vivono una vita sana e soffice.
Ardo per gustare borghi di cotanta bellezza!
Pulica è un simbolo di come dovremmo organizzarci per vivere decorosamente, a contatto con la natura, con i riti umani troppo spesso dimenticati e sostituiti da frenesie senza senso né spessore.
C'era la festa del paese che serve agli abitanti per recuperare soldi da utilizzare per manutenzioni del borgo, visto che i comuni non ne hanno più da investire nel sociale.
Ad un certo punto, estasiato ho incontrato un cammeo:
La Bottega! Ne esistono purtroppo oramai pochissime, sono in via d'estinzione!
Che meraviglia! Un Bignami di quanto occorre per alimentarci, stuzzicando palati e papille!
La Bottega è un richiamo a disertare i grandi centri commerciali ove, quasi costretti, ci stordiamo per aumentare il PIL.
La Bottega invece è anzitutto centro focale d'incontro, è un parrucchiere portato all'eccesso. Ogni mattina l'esercente chiacchiera con gli astanti, arrivando quasi ad ascoltare segreti, progetti, ansie che durante il giorno liofilizza per altri clienti, spargendo la sana curiosità, la solidarietà paesana, fulcro dell'umanizzazione eccellente dei borghi piccoli.
Felice e sereno ho avuto anche la possibilità di fare fumenti ....
... per il buon carnivoro che è in noi!
Viva Pulica!
E se vi capita l'occasione, andateci!
domenica 13 agosto 2017
Direi che ci siamo!
« Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio.
È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. »
K. Marx, “Miseria della filosofia”
Ipotetica protesta
Il GAM (Grande Accanimento Mediatico) nei confronti del Sindaco (Boldrini tié!) di Roma, Virginia Viaggi, in questi giorni focalizzatosi sull'azienda trasporti pubblici romana Atac, affossata da 1,35 miliardi di debiti e forse non in grado di pagare i prossimi stipendi agli 11.600 dipendenti (AlèDanno insegna) è di portata simile ad un'ipotetica protesta dei romani dell'anno 68 d.c. nei confronti dell'imperatore Servo Sulpicio Galba, inviperiti per l'acre odore di bruciato stagnante in città e per i ruderi anneriti non ancora rimossi.
(Ndr: Galba succedette a Nerone)
sabato 12 agosto 2017
Appello
8
Appello di padre Alex Zanotelli (è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace) ai giornalisti italiani (pubblicato su Avvenire del 20 Luglio 2017):
Appello di padre Alex Zanotelli (è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace) ai giornalisti italiani (pubblicato su Avvenire del 20 Luglio 2017):
"Rompiamo il silenzio sull’Africa."
Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo
Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.
So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.
Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.
È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.
È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.
È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).
Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.
Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.
Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.
Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.
E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).
Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?
Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.
Italia, 2017 D.C.
Calabria, super-ferie per il Consiglio (e 6 sedute nel 2017)
Il 29 giugno l’ultima riunione degli eletti in Regione Si riprende l’11 settembre. Da gennaio 20 ore di aula
di ANDREA GUALTIERI per Repubblica
Ben venga la fibrillazione politica che ha fatto slittare le sedute convocate per l’8 e il 9 agosto. Per i consiglieri regionali calabresi l’appuntamento, a questo punto, è fissato per l’11 settembre. E così, intanto, possono godersi una vacanza di due mesi e mezzo. L’ultima riunione dell’assemblea legislativa risale infatti al 29 giugno: due ore e quattro minuti di impegno per votare dodici proposte di legge, undici provvedimenti amministrativi e un pugno di nomine e mozioni, oltre a una breve commemorazione del calabrese Stefano Rodotà. Tutto a ritmo serrato, prima del congedo per una pausa tanto lunga da indurre due parlamentari di Forza Italia, Mario Occhiuto e Jole Santelli, a presentare un’interrogazione al ministro degli Affari regionali.
E se d’estate l’agenda si svuota, nel resto dell’anno non è certo fitta. Nel 2017 il Consiglio si è riunito appena sei volte: una al mese da gennaio a marzo, due a maggio e una, appunto a fine giugno. Leggendo i verbali si scopre che, in questi sette mesi e mezzo, l’aula consiliare è stata impegnata per 1.199 minuti: uno in più e si sarebbe toccato il picco poco vertiginoso delle venti ore di attività. Per avere un metro di confronto, i colleghi lombardi nello stesso arco temporale sono stati convocati ventitré volte, quelli dell’Emilia Romagna quattordici, quelli campani dodici. In Piemonte hanno eguagliato in poco più di un mese estivo il numero di sedute che i calabresi hanno messo insieme nei 227 giorni tra Capodanno e ferragosto. E alla Regione Lazio si sono riuniti addirittura dieci volte tra luglio e l’inizio di agosto, periodo nel quale gli scranni di Palazzo Campanella erano già chiusi per ferie.
L’annata in corso non è nemmeno un’eccezione per la politica regionale calabrese: il 2016 ha chiuso con sedici sedute, il 2015 con quindici. Al contrario, sono costantemente da brividi i ritmi con i quali vengono sfornate le leggi. Il Consiglio ne ha approvate quarantasette l’anno scorso e quest’anno è già arrivato a quota trentadue, contro le diciannove di Emilia Romagna e Lombardia e le otto della Regione Lazio. Norme che vanno dalla programmazione dell’attività teatrale alla semplificazione amministrativa, dalla revisione dei consorzi di bonifica alla realizzazione di impianti golfistici. E che rischiano però di incepparsi quando toccano i temi più insidiosi. Come quella che voleva reintrodurre pensione e trattamento di fine mandato per i consiglieri, ritirata dopo un’ondata di indignazione popolare. O quella sui referendum per la fusione dei Comuni, che ha causato alla prima applicazione un ricorso al Tar perché non si riuscirebbe a chiarire cosa fare quando solo uno dei paesi coinvolti nella consultazione si pronuncia contro l’accorpamento.
Verrebbe da dire che in media si approva una legge ogni trentasette minuti, se non fosse che nel frattempo si riesce a dare il via libera anche a un’infinità di provvedimenti amministrativi. Tempo per discutere i testi? Pochissimo. E zero sedute dedicate a question time con la giunta. Ma non va meglio nelle commissioni: quella che nel 2017 si è riunita di più è la terza, che deve fare i conti con la sanità indebitata e disastrata e ha quindi inanellato dieci convocazioni. Per il resto, i consiglieri della quarta commissione (che si occupa di territorio e ambiente) si sono incontrati nove volte, gli altri viaggiano sotto alla media di una convocazione al mese. Sommando queste ultime alle sei sedute dell’aula ed escludendo chi fa parte di più commissioni, fanno una dozzina di giorni trascorsi a Palazzo Campanella da gennaio a oggi. Eccetto le assenze giustificate, ovviamente.
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