Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 8 marzo 2016
Ottomarzo
Ma daiiiii!
Un mazzolino di mimosa e annualmente ci mettiamo il cuore in pace, festeggiando le donne?!!
A parte che non mi è mai piaciuta questa festa perché si dovrebbe considerare tutti i giorni un ottomarzo. Festeggiare un giorno dedicandola alla donna parrebbe anche differenziarci dalla sua figura, dalla sua basilare essenzialità.
Ma tant'è!
Prendo allora ad esempio un'altra foto:
Eccola la mimosa per quest'anno: Margaret Hamilton colei che scrivendo il codice informatico nel 1969 ha permesso all'umanità di raggiungere la Luna!
E quello a fianco è il codice scritto con le sue mani e soprattutto, la sua cervice!
Sia questa donna, oggi settantanovenne, il simbolo dell'ingegno femminile, in grado di donare effluvi unici alla storia, e a tutti noi.
Si, ci può portare sulla Luna, la può donare con la sua fantasia, la sua presenza, la sua caparbia tenacia.
A volte è anche vero, può capitare, che un plico simile non costituisca manuale informatico ma richieste per acquisti, pulizie, controlli, richieste.
Ma alla fine va bene così!
Auguri in questa frazione trecentosessantacinquale dell'ottomarzo!
Traguardo
Festeggio con voi questo traguardo, ringraziandovi di cuore per la pazienza e la perseveranza.
50mila contatti da quando iniziai a scrivere, nel 2010, sono un bell'incoraggiamento, uno sprone a continuare la cavalcata nelle tundre inesplorate del quotidiano, tra fossi grammaticali ostici e grigiore perpetuo nazionale.
Facendo una semplice divisione questo numero vuol dire che per ogni anno ho mediamente raccolto 8333 visite, 23 al giorno.
Grazie e ... a buon rendere!
Giù, giù, più giù!
Ogni tanto occorre fare in modo che il meditare, lo sviscerarsi, l'analizzarsi subiscano fendenti quasi mortali, che riportino molti nelle sfere insonorizzate dei tele-zombie, categoria molto curata, ammansita e vezzeggiata dal Potere indegno e più che ventennale, attanagliante questo paese.
Ed ecco un altro treno di nullità in partenza su un canale di proprietà del Principe dei Mansuescenti, alias lo Zio Pregiudicato: l'isola dei famosi.
Guardando la foto, a parte Simona Ventura, non si riesce a capire bene se i famosi siano loro o noi televedenti celeberrimi in docilità e assuefazione alla leggerezza insulsa e repellente il pensiero.
D'accordo che la libertà di non vedere spettacoli del genere sia ancora in auge, per fortuna anche se prima o poi qualcuno proporrà uno sconto sulle tasse dietro la prova certa di aver visto almeno la metà di programmi come questo.
La notiziona che da quest'anno il nudo sarà integrale non fa che acuire il problema, il danno, l'urgenza di contrastare queste malefatte mediatiche.
Necessiterebbe quindi un moto ondoso di pensiero atto ad allarmare tutti coloro che, superficialmente, si lasceranno ammaliare da questa disfida grottesca e patetica: per il bene loro e più in generale, della constatazione che questi sonniferi mediatici nuocciono al bene comune, in questo caso formato da presa di coscienza su come pochi usurpano molti.
E' lui!
È l'uomo giusto!
Tanto di cappello a chi l'ha scelto! È perfetto per dare una svolta seria al comune di Milano che negli ultimi anni con la giunta uscente di Pisapia effettivamente ha locciato leggermente nel manico, con politiche eque e senza corse forsennate al lucro.
È l'uomo giusto perché dopo aver amministrato la Madre di tutte le Sagre, elargendo contrattoni senza gara agli amiconi del suo mentore fiorentino, vedasi Farinetti, che chiamarono Expo senza un motivo apparente, il probabile prossimo sindaco di Milano aveva tranquillizzato tutti dichiarando che i costi dell'esposizione erano in ordine. Bugia colossale, pacchiana, fragorosa, interstellare, epica ma proprio per questo in linea con quelle catapultate in etere dall'Egoriferito di Rignano!
Il deficit di Expo varia dai 60 ai 240 milioni di euro.
Ecco perché l'ex delfino della Moratti, amato dal braccio cemento-armato di CL al secolo la Compagnia delle Opere, è l'uomo giusto per guidare la Milano da bere, anzi da barare!
Per la gioia e il bene di tutti coloro che vedono nella nazione un enorme bancomat.
Un bellissimo articolo di Travaglio
martedì 08/03/2016
Siamo tutti Zaman
di Marco Travaglio
Venerdì notte la polizia turca ha fatto irruzione
nella sede di Zaman, unico quotidiano libero e dunque antigovernativo rimasto
in Turchia, che non a caso vende 650 mila copie, per assumerne il controllo su
ordine del molto democratico presidente Tayyip Erdogan. I giornalisti e gli impiegati
hanno tentato di resistere e si son beccati una raffica di proiettili di gomma
e lacrimogeni. Poi, in mattinata, sono giunti i nuovi amministratori e i nuovi
giornalisti inviati dal governo a rimpiazzare quelli sgraditi. Il direttore
Abdulhamit Bilici non ha neppure potuto entrare nella sua redazione: l’hanno
lasciato nella hall e lì gli hanno fatto firmare le dimissioni spontanee.
Domenica è uscito il “nuovo” Zaman: una bella foto di Erdogan in prima pagina,
un titolone per celebrare la sua ultima grande opera, il nuovo ponte sul
Bosforo, e vari articoli encomiastici sul presidente. La stessa sorte era
toccata cinque mesi fa ad altri due quotidiani non allineati, Bugun e Millet,
subito normalizzati come tre anni fa era accaduto al Sabah. Ora finalmente
l’ordine regna ad Ankara, capitale della Turchia che Berlusconi e Napolitano
volevano portare in Europa.
In Italia, per fortuna, non sono necessari i blitz
della polizia per trasformare i giornali in Pravde governative: provvedono essi
stessi con gran lena e voluttà, con stomaci d’acciaio e soprattutto con gran
risparmio di fatica, soldi, pallottole e lacrimogeni. Prendete l’Unità: per
vent’anni ha pubblicato articoli ferocissimi contro il Ponte sullo Stretto di
Messina, progetto demenziale e criminogeno del governo B. che corona il sogno
confederale di unire la ’ndrangheta e la mafia.
Poi è bastato che Renzi lo
facesse proprio e l’Unità se l’è fatto piacere un bel po’. Siccome però Renzi,
diversamente dallo statico Erdogan, è piuttosto mobile e cambia idea a ogni
variazione del tasso di umidità, le sue Pravdine e i suoi palafrenieri sono
costretti a contorsioni, evoluzioni e free climbing pressoché quotidiani. Un
mese fa, per dire, l’Unità e Repubblica sparavano a zero contro chi osava
proporre lo stralcio della stepchild adoption dalla legge Cirinnà. Poi lo
stralcio l’ha imposto Renzi e oplà, anche Unità e Repubblica gli han votato la
fiducia: viva lo stralcio, abbasso la stepchild adoption! E le battaglie contro
la legge Gasparri e l’occupazione governativa della Rai? Grandiose, memorabili,
epiche (quando c’era B.).
Poi Renzi conferma la legge Gasparri, anzi la
peggiora esautorando il presidente e il Cda.
E dà tutto il potere al direttore generale nominato da
lui, che nomina i direttori di rete voluti da lui, che nomineranno i direttori
dei tg voluti da lui. E allora viva la Gasparri, viva l’occupazione governativa
della Rai! Tuoni e fulmini contro Mondazzoli, l’orrenda concentrazione
editoriale a scapito del pluralismo culturale. Poi nasce StampubblicaXIX dalla
fusione De Benedetti-Elkann-Perrone, e allora contrordine compagni: viva le
concentrazioni editoriali, abbasso il pluralismo! Mesi e mesi a magnificare il
“ruolo guida” che avrà l’Italia di Renzi nella missione militare in Libia,
orgoglio e vanto del ritrovato prestigio nazionale nel mondo.
Poi Renzi va
dalla D’Urso, previo vertice con Confalonieri, e dice: guerra? Quale guerra? Se
becco il gufo che ha parlato di 5 mila soldati italiani in Libia lo faccio
nero. Purtroppo i gufi si chiamano Paolo Gentiloni (“L’Italia è pronta a
combattere in un quadro di legalità internazionale”, 13.2) e Roberta Pinotti
(“Libia, pronti 5 mila uomini… Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5 mila
uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui
il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra
missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente”, Il
Messaggero, 15.2). E sono i ministri degli Esteri e della Difesa del governo
Renzi. Ma, dopo il summit Renzi-D’Urso, si sorvola. Anzi: chi è il fellone che
s’è permesso di parlare di guerra?
Per 65 anni l’Unità e per 37 Repubblica, con gran coro
di giuristi, intellettuali e artisti, hanno difeso a spada tratta la
Costituzione più bella del mondo dai golpisti gollisti, piduisti, craxiani e
berlusconiani che volevano snaturarla in senso presidenziale mortificando il
Parlamento. Poi tre anni fa Napolitano e due anni fa Renzi decidono che è
giunta l’ora di snaturare la Costituzione in senso presidenziale, mortificando
il Parlamento e regalando un po’ di gioia agli ultimi mesi di vita di Licio
Gelli. E allora il golpismo gollista-piduista-craxian-berlusconiano diventa la
“grande riforma” che modernizza l’Italia. Domenica abbiamo pubblicato il
manifesto del No al referendum costituzionale scritto da Gustavo Zagrebelsky.
Ieri l’Unità – che nel 2006 guidava i Comitati del No alla controriforma di B.,
con Renzi sulle barricate – ha fatto manganellare Zagrebelsky da tal Carlo
Fusaro, neodirettore dei Quaderni Costituzionali del Mulino (fondati, fra gli
altri, da Zagrebelsky): “Estremista”, “fazioso”, “miope”, “demonizzatore” che
“fa di tutta l’erba un fascio”. Già che c’era, Fusaro ha pure riabilitato Gelli
da chi, come Zagrebelsky, demonizza il “presunto golpismo degli anni 70”,
mentre com’è noto il sor Licio era un sincero democratico. La conclusione è
impareggiabile: “Di alcune tesi si potrebbe (si dovrebbe) pacatamente
discutere: ma è l’impostazione del tutto, il senso di un pregiudizio profondo,
ideologizzato e per nulla laico che lo rende pressoché impossibile. Peccato.
Cercheremo altri con i quali discutere del sì e del no”. Ecco, bravo, scegliti
tu l’avversario.
Perché non provi con Verdini?
Più bel posto non c'è!
Non si riesce a capire se i Turchi siano attirati dalla
tirannia dell'Europa o viceversa.
L'inviato di Erdogan vuole altri 3 miliardi per
ospitare i profughi. Renzi e qualcun altro hanno timidamente chiesto che il
giornale Zaman torni libero.
Invece di urlare comunitariamente un secco NO alla
richiesta di entrata nell'Europa unita da parte dei turchi, trattiamo con loro.
Conoscendo le gesta di Erdogan, credo sia valida la
prima ipotesi: vogliono entrare perché anche per loro Bruxelles è un paradiso
fantastico: banche regine, soprusi agli inetti, burocrazia a nastro e becera
politica tendente al razzismo.
Dove lo trovano i turchi un posto migliore di questo?
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