domenica 6 marzo 2016

Scuola italiana

Il despota Erdogan commette un'imperizia pacchiana, commissariando il giornale Zaman, il più diffuso della Turchia e contrario alle sue scellerate politiche. Sarebbe bastato che lo avesse fatto comprare da potentati economici a lui compari è tutto si sarebbe risolto con qualche buffetto amichevole.

Bastava ci telefonasse, che siamo maestri nel genere e tutto si sarebbe risolto senza clamore! Sing!

sabato 5 marzo 2016

Bill?!!!

Bill vedi come ci si riduce a lasciare la Band? Loro sono in America Latina, il 25 Mick e gli altri suoneranno a Cuba!!

Time are on their side, Bill!

 

Per amore?

No, non è il padre della sposa bensì il neo marito, Rupert Murdoch. Lei è Jerry Hall, ex moglie di Mick Jagger.

Jerry è innamoratissima del re dei media. Pare veda il suo sorriso stagliarsi nel cielo anzi, in the Sky!!!

 

Comatosi e lettori


Quindi un'unica voce a caratteri si alzerà dalla Liguria, dopo l'unione di Repubblica, Secolo XIX e La Stampa.
Gran brutto segnale per gli spiriti liberi, pessimo presagio per la stampa cosiddetta libera.
Gli Agnelli che lasciano il Corriere è il lampante esempio di come possedere un quotidiano importante, sia indispensabile per chi deve proseguire il saccheggio arbitrario capitalistico sino a quando ne veda l'utilità.
Loro, poveracci, sono dovuti volare in altri lidi con le loro proprietà non perchè più nobili o socialmente all'avanguardia, ma in quanto più economici sul fronte tasse.
De Benedetti acquista un potere editoriale senza pari in Italia, simile a quello mediatico del suo avversario politico di sempre, l'oramai esausto Pregiudicato.

La Repubblica, trasformatasi da qualche tempo in mansueto servitore per le scellerataggini del Bimbo Arrogante Toscano, sarà il valido appoggio per le campagne di "induzione alla palla", arte nobile del potere fiorentino vigente.

Non comprare più Repubblica, dopo oltre trent'anni di lettura, è scelta che ritengo saggia, eccezion fatta per l'edizione domenicale ove la sezione cultura è ancora inarrivabile dalle altre testate.

L'editoria italiana, silenziosamente, pare aver accetto questo monopolio nascente, questa corsa del potere alla ricerca di armi per iniettare positività e pseudo soluzioni pregne di fittizia energia mai scalfente gli atavici problemi peninsulari.


L'unico giornale che ancora ritengo tale è il Fatto Quotidiano, che si autofinanzia autonomamente e su cui spesso leggo notizie, introvabili in altri quotidiani, descriventi situazioni da malato terminale di questa nostra nazione che corruzione, consociativismo sfrenato e indecenza politica hanno devastato nel corso di questi beceri ultimi anni.

Passera


L'ex banchiere Passera, in cerca di visibilità e linfa politica, ha pubblicato il libro "Ricomincio da Cinque" che avrà un impatto letterario simile ad un intervento della Picierno alla Sorbona.

Durante la presentazione della fatica libraria, nulla al confronto della parossistica sensazione che proverranno gli audaci lettori, ha posato con la moglie, in attesa del quinto figlio. 

Da notare come la prudenza anche per un ex banchiere non sia mai troppa! La consorte infatti preferisce portarsi al collo le fortune di famiglia!


Inimitabile


Selvaggia Lucarelli commenta la finale di Masterchef. 

Al solito un articolo inimitabile! 


LA FINALE
Masterchef 5, la “scarpetta” trionfa sulla cucina fighetta
HA VINTO LA CONCORRENTE CHE SEMBRA USCITA DA UN ORTO
di Selvaggia Lucarelli

La finale della quinta edizione di Masterchef ha provocato un’indignazione nel paese che non s’era vista neppure ai tempi di Mani Pulite. Non escludo neppure che di qui a pochi giorni si organizzino lanci di monetine di cioccolato fuori da Villa Crespi, per punire il Bettino Craxi di Masterchef 5: Antonino Cannavacciuolo. È lui infatti il principale bersaglio del pubblico perché ritenuto colpevole di aver favorito spudoratamente la vincitrice Erica, una che a detta di chi non ha perso una puntata del talent culinario, capisce così tanto di cucina che riuscirebbe a infornare a 200 gradi l’insalata. Una che preparerebbe piatti banali, fuori tema, immangiabili come se poi questo non fosse l’unico talent al mondo in cui lo spettatore non sa proprio una beata cippa della materia valutata dai giudici, visto che fino a prova contraria sono loro ad assaggiare, a masticare, a ingurgitare piatti in cui finiscono troppo sale o troppo pepe o troppe lacrime e in qualche caso pure qualche pelo.È per questo che a me la finale di Masterchef 5 non solo è piaciuta parecchio, ma l’ho trovata onesta e liberatoria, perché ha sancito in via definitiva la dittatura del gusto (e quindi dei giudici) contro quella dell’estetica, della tecnica e della cucina fighetta (e quindi del pubblico petulante che solo “guardando” pensa di saperne più di chi assaggia e pure con qualche stella Michelin appuntata sul petto).
Era una gara tra due mondi: i piatti di Alida li guardavi, quelli di Erica li mangiavi e pulivi pure il piatto. Ed è per questo che alla fine Erica ha prevalso
E poi diciamolo. Erica sarà pure arrivata in finale con qualche inciampo di troppo, ma è quella che la finale se l’è giocata meglio. Gli altri due, Lorenzo e Alida, hanno messo nei piatti le loro paure (Lorenzo quella di non avere abbastanza personalità e ha cucinato piatti anonimi, Alida quella di non essere perfetta e ha cucinato piatti troppo sofisticati), Erica il suo riscatto. Lorenzo il macellaio poi, partiva con uno svantaggio notevole, ovvero, rispetto alle altre due, il non aver avuto tragedie familiari con cui commuovere il pubblico. Né un lutto recente, né una fidanzata scappata con un cubano, né un mignolo affettato per sbaglio mentre spellava un pollo, niente di niente.
Alida in compenso era una tragedia con la coda di cavallo. Una a cui Cracco diceva “la pasta è un po’ scotta” e piangeva come se Cracco le avesse ammazzato il cane in retromarcia.
Erica poi non ne parliamo. Ragazza madre, aria da elfo spaurito, qualsiasi cosa cucinasse la chiusura non era mai “è troppo cotto” o “la prossima volta metti meno olio” ma “non hai avuto una vita facile”.
Eppure, in finale, Erica ha vinto con una certa facilità. Dopo che Lorenzo è uscito tentando di replicare un piatto che aveva più ingredienti e componenti della bomba H, dopo che Alida ha tentato di replicare una salsa al cetriolo che ha devastato la sua autostima perché “il verde era meno verde dell’originale” e pur di azzeccare quel tono di verde c’avrebbe frullato pure sei cimici dentro, lei ha cucinato le animelle latte limone a caffè con sorprendente maestria. Tra parentesi: io piuttosto che mangiare animelle e caffè mando giù le pastiglie per la lavastoviglie.
La sfida finale con Alida è stata tutta in discesa. Mentre l’altra battezzava la sua idea degustazione “Equilibrio e sinestesie” manco fosse una tesi di laurea anziché un menu e in piena sindrome da prima della classe affumicava e preparava tisane e sorbetti ed era tutto un tripudio di spezie e germogli, l’altra tagliava il pomodoro. Mentre Alida presentava una ricciola affumicata al legno di faggio con alga wakame, l’altra serviva un cocktail di scampi nel bicchiere del Martini, roba che mancava solo l’ombrellino e un trenino con “Brigitte Bardot” in sottofondo. Mentre Alida era accompagnata da un fidanzato che pareva il cummenda con giacca sartoriale e mocassino senza calze e una suocera che la gasava manco fossero state le Olimpiadi, Erica era lì con mamma e papà che parevano strappati dall’orto e dalle balere romagnole.
Insomma, era una sfida tra due mondi, più che tra due cuoche. Era la guerra cucina-fighetta contro cucina con scarpetta, perché questo va detto, i piatti di Alida li guardavi, quelli di Erica li mangiavi e pulivi pure il piatto. Ed è per questo che alla fine Erica ha trionfato. Perché i giudici i suoi piatti li divoravano, quelli di Alida li analizzavano, toccando con prudenza gli ingredienti con la forchetta e spostando le alghe e i germogli come quando col bastone in mano si cerca la serpe nel cespuglio.

Erica ha vinto perché come Alida non ha avuto una vita facile, ma in finale, s’è resa la vita più facile. E sì, anche un po’ perché doveva vincere un cuoco amatoriale e ha vinto un cuoco amato, molto amato da Antonino Cannavacciuolo che fin dalla prima puntata l’ha guardata come fosse una faraona ripiena. E se ha vinto la sua cocca, tutto sommato la conclusione è solo una: Masterchef 5 forse non ha sancito il miglior vincitore, ma di sicuro ha sancito chi comanda.

Meditate gente, meditate!


Questo post di Don Luciano Locatelli, preso da Facebook, lo dedico a chi pensa d i essere nel giusto giudicando e disprezzando gli altri e facendo di tutto per negargli diritti.



Buongiorno mondo! 

Ecco quanto ci offre il Vangelo di oggi: “In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 18,9-14). Credo che mai come di questi tempi la presunzione di “essere giusti” sia diventata una compagna fedele di tanti cristiani. Nel contesto religioso in cui è vissuto Gesù il “giusto” era colui che faceva dell’osservanza minuziosa dei precetti della Legge il cuore della propria esistenza ed esperienza religiosa. Al di là delle motivazioni personali, i “giusti” credevano che così facendo si sarebbe affrettata la venuta del Regno di Dio e del suo Messia, che avrebbe finalmente fatto piazza pulita di ogni peccatore e “ingiusto” che avrebbe trovato. Per questo il “fariseo” rammenta a Dio (o crede di farlo) che davanti a Dio stesso non tutti sono uguali: c’è qualcuno che è più “uguale” di altri e lui, il “separato” dalla feccia dell’umanità, lui è uno di quelli. E proprio per non restare nel vago, indica con precisione a Dio, perché non si sbagli e non sbagli la mira in caso di “saetta divina istantanea”, che lui non è come quel tipo che sta in fondo, che conosciamo bene, sappiamo cosa fa nella vita (e tra l’altro, o Dio, come puoi permettere che si metta alla tua presenza quel “ladro, ingiusto, adultero” che insozza la tua bella casa?). Vedi, Dio, noi siamo quelli votati alla tua causa: vedi di contare il denaro che ci mettiamo di tasca nostra (denaro sonante eh, Dio, denaro buono, denaro che serve per il tuo bel tempio e per i tuoi santi sacerdoti che, se non ci fossero loro a tenere alta la guardia, chissà dove andremmo a finire. A proposito, com’è che questo tipo è riuscito a entrare qui, deve essergli scappato, ci penso io dopo ad avvisare chi di dovere…). Dai, Dio, non stare troppo a sottilizzare se il pecunio non olezza proprio di buono: i soldi servono anche a te, no? Come fai a mandare avanti tutta la baracca... Vedi, Dio, non siamo noi ad aver bisogno di te, ma sei tu ad aver bisogno di noi: chi canta la tua gloria? Chi dice alle donne e agli uomini del nostro tempo cosa fare e cosa non fare in nome tuo? In fondo, io e te, Dio, ci capiamo: lavoriamo per la stessa causa: preparare la venuta del tuo Messia, l’uomo forte che rimetterà tutte le cose a posto, e finalmente, tolta di mezzo la feccia che inquina l’umanità, potremo risplendere di gloria e di onore (certo, Dio, un po’ anche a te…): il partito di Dio brillerà come stella del firmamento e tutti gli uomini e le donne saranno finalmente “sottomessi” a.. noi (dai, un po’ anche a Te).
“Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.” Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.