lunedì 26 marzo 2012

Quegli occhi !


Sono ritornato nel nuovo megasuperipercoop ed ho notato una ragazza molto giovane, diciamo massimo diciotto anni, incaricata di pulire i tavoli dopo che i clienti avevano terminato di pranzare.
Ebbene quello sguardo, quegli occhi mi hanno trasmesso una grossa inquietudine. 
La ragazza indossava una specie di divisa gialla e blu, per differenziarla da tante sue colleghe. Lei infatti è sicuramente la Cenerentola della compagnia, la più umile, la più stressata.

Quegli occhi!

Un mix di malinconia, incazzatura, impotenza, rassegnazione. Tutto il giorno, freneticamente a sparecchiare, a pulire, ad assordarsi interiormente per non ascoltare le voci di chi è lì per comprare e divertirsi. Sono certo che guarderà l’orologio centinaia di volte al dì, in attesa che scatti la liberazione.

“Ma la cosa più importante è che abbia un lavoro!” – “Con i tempi che corrono, scherzi? Fortunata lei!” – “Pensa a quanti sognerebbero quel posto!”

Queste potrebbero essere le risposte ai miei dubbi in merito a quello sguardo.

Ma i dubbi restano come le domande che mi pongo:

In campo lavorativo, dov’è il confine tra occupazione e schiavitù ?


Chi tutela i giovani che svolgono attività di bassa lega, con l’obiettivo di farli crescere nel sociale?


Come si può definire lavoro, una mansione che ti obbliga a correre tutto il giorno, pulendo tavoli, spazzando per terra, senza nessun ritorno gratificante che agevoli il tuo crescere individuale?

Ho ascoltato mezze frasi al bar tra persone assunte nel mega centro commerciale che erano in pausa lavoro, e da quello che ho udito, sembra di capire che il clima sia di vera e propria vessazione: turni massacranti, disciplina in stile militar dittatoriale, terrore di commettere qualche cavolata che determinerebbe l’allontanamento immediato dalla struttura.

Questa è la sensazione generatami dall’incontro con quello sguardo in via di appassimento, di rassegnazione in un mondo che travalica completamente ogni discorso umano e sociale, tutto proteso alla crescita ed all’arricchimento di pochi, ed in questo caso, esentasse.

Spezziamo una lancia!


Questa foto ha creato un mare di polemiche:




In effetti è veramente stonata, fuori luogo e soprattutto colpisce il povero Diliberto, che per discolparsi dichiara di non essersene accorto.

Come dice giustamente Michele Serra, la polemica si è abbattuta solo su Diliberto, tralasciando la signora che è l'autrice di questa macabra polemica.

Ma su Diliberto voglio spezzare una lancia!

Povero ex comunista! In pensione, con i suoi ideali stravolti e scomparsi, lui sempre attento alle problematiche dei lavoratori, non bada a quello che gli succede attorno perché è proteso a portare avanti, anzi a risollevare gli ideali dei padri della sinistra vera!

E a conforto di questa difesa allego una foto che lo scagiona completamente: è simile alla prima, ma dimostra come il compagno Diliberto non si curi delle cose materiali e sia molto svagato.....



Lotta satirica interna