Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 4 novembre 2026
Asfaltato
Che dire? Asfaltato, lo hanno asfaltato assieme a tutti i suoi buzzurri anelanti un dio oscuro che certamente non è quello che conosciamo. Asfaltato ma molto più pericoloso di prima. L’anatra zoppa può decidere a questo punto qualsiasi cosa, in attesa del prossimo gennaio quando verrà ridimensionato. Può dar via ad una battaglia in Iran assieme al suo amico assassino sionista, pure lui in ansia per il proseguo della devastazione umanitaria che gli ha permesso di scansare la galera; può prendersela con l’Europa, può stringere patti di ferro con gli altri suoi sodali psicolabili russi e cinesi. Insomma un pazzo a cui mettono la camicia di forza può innescare reazioni violente. E lui normale non è. Nel nostro piccolo, dopo che la Biondina nerastra è stata rigettata dal summit Nato, dopo che la sciagurata disse che il Nobel per la Pace avrebbero dovuto darlo a lui, rimangono solo poche briciole di dignità, di contezza di non contare più nulla sul piano internazionale, di avere una macchietta al posto di un ministro degli Esteri, di comprare materie energetiche a prezzo maggiorato, mentre l’ex bullo lo acquista dal despota del Cremlino a quattro spicci, insomma di essere allo sbando, senza una parvenza di cultura, di amor di sé, di legami saldi con altri paesi importanti europei. Ci hanno ridotto alla mercede di un malato di mente ora pericolosamente depotenziato. Siamo stati sempre al guinzaglio di mamma America, spiace avvertire che da oggi il dirupo sia più maledettamente vicino.
L'Amaca
Fratellanza
in mare e in terra
DI MICHELE SERRA
La conversione al cristianesimo di Luca Casarini merita molto rispetto, è
una conversione sul campo, anzi sul mare, salvando i migranti alla
deriva. Niente di ideologico o di teologico, semmai l'esito di una pratica
materiale di fraternità e di soccorso.
Mi ha colpito che Casarini, nella bella chiacchierata con Francesco Bei su
Repubblica, dica questo: «Il grande errore dell'illuminismo e della sinistra
è l'aver pensato che l'uomo coincidesse con i suoi bisogni economici…
abbiamo approfondito molto il tema dell'eguaglianza e quello della
libertà, ma ci siamo dimenticati della fraternità, che non può essere solo
la cittadinanza. Cos'è questo sentire l'altro come fratello? È ovvio che ti
serve la trascendenza per poterlo capire».
Ecco: perché, per provare il sentimento della fraternità, si debba
«trascendere», che significa travalicare la realtà materiale, cercare "più in
là" o "più in alto" il senso delle cose, è un concetto che mi è sempre
sfuggito. Essere tutti figli dello stesso Dio piuttosto che dello stesso
destino (nascere, campare e morire sul pianeta Terra) in che cosa muta la
percezione degli altri umani? Necessita un Padre, per sentirsi fratelli, o
basta Madre natura? Perché mai un ateo dovrebbe essere "meno
fraterno" di un credente, e viceversa?
Casarini è un figlio del profondo Veneto, e sa bene che per molti ferventi
cattolici i migranti possono tranquillamente sprofondare nel mare. Non
credo sia la percezione di Dio o la sua negazione a generare differenze
così profonde nella maniera di rapportarsi agli altri umani. Se è fuori di
dubbio che il grande edificio della solidarietà, senza il mondo cattolico,
sarebbe infinitamente più fragile, è possibile amare il prossimo, e non
fargli ciò che non vorresti fosse fatto a te, non perché credi in Dio, ma
perché credi nel prossimo.
Robecchi
Costituzione. Addio anche all’art. 53: per la progressività fiscale, una prece
Nella nostra ormai ricca collezione di articoli della Costituzione strabiliantemente inapplicati, aggirati, quando non direttamente irrisi e rubricati a satira politica, siamo pronti ad aggiungere la figurina dell’articolo 53, che è lungo una riga e mezza e parla molto chiaro. Eccolo: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. In soldoni (è il caso di dire), chi ha più possibilità deve pagare più tasse. Non in percentuale (che non sarebbe progressivo) ma proprio con aliquote maggiori all’aumentare dell’imponibile. Da tempo si lamenta che questa progressività non è così progressiva, ma la manovra Meloni di questi giorni e i suoi rocamboleschi barbatrucchi fiscali contribuiscono ad ammazzarla del tutto.
L’Irpef, diciamolo, è ormai un vecchio hobby per lavoratori dipendenti e pensionati, e tutti gli altri, cioè i lavoratori autonomi, godono ormai di un regime fiscale agevolato. L’innalzamento della flat tax per le partite Iva certifica questa rivoluzione: se tre anni fa pagavi il 15 per cento fino a 65.000 euro, l’anno scorso pagavi sempre il 15 per cento, ma su 85.000 euro, e da gennaio, grazie alla nuova manovra, pagherai il 15 per cento su 100.000 euro. Un bel colpo, senza rischiare che arrivi la polizia a sirene spiegate e che nessuno dica “mani in alto!”. Per capirci, con un conto semplice ma comprensibile a tutti, il lavoratore autonomo con un reddito lordo di 100.000 euro, che è un discreto malloppetto, pagherà circa 8.700 euro di Irpef. Un dipendente con un reddito lordo di 51.000 euro pagherà Irpef per circa 14.000 euro. Come dire che un italiano che guadagna il doppio finisce per pagare quasi la metà, o se preferite (i numeri sono materia insaponata) che un italiano che guadagna la metà pagherà il doppio. E questo senza contare le addizionali comunali e regionali, che per il primo sono zero, e a quell’altro sfigato costano più o meno (è una media) 1.400 euro. Probabilmente la riforma è incompleta: mancano le martellate sulle dita, lo sfregamento con le ortiche e qualche colpo ben assestato alle parti basse, ma non disperiamo.
Questa cosetta che divide gli italiani in contribuenti di serie A e di serie B l’ha tanto voluta Salvini, che la sbandiera come una vittoria, convinto com’è che i lavoratori autonomi siano suoi elettori, e invece gli altri, dipendenti e pensionati, tutti comunisti e fan dell’immigrazione. Quell’altro, invece, l’eternamente spaesato Tajani, sventola come una bandiera di vittoria il ridisegno della seconda aliquota Irpef, per cui la riduzione fiscale per chi guadagna, poniamo 40.000 euro è zero, e per chi ne guadagna 55.000 è di 500 euro, che sarebbe l’esattissimo contrario della progressività delle imposte, con tanti saluti all’articolo 53 della Costituzione.
Inutile dire che per chi guadagna meno (il primo scaglione, quelli sotto i 28.000 euro, una specie di soglia di sussistenza) non c’è niente, spiace. E non c’è niente nemmeno per quelli indigenti (i dieci milioni di italiani che arrancano sulla linea di galleggiamento), e se per caso ci fosse qualcosa (non è per adesso, tranquilli) sono pronti insulti e contumelie a reti unificate, che li chiamerebbero “fannulloni sul divano”. Mettiamo dunque l’articolo 53 accanto all’articolo 32 (diritto alla salute) e all’articolo 34 (diritto allo studio), piangendoli come vecchi parenti, cari estinti a cui abbiamo voluto tanto bene, ma che, ahimè, sono venuti a mancare.



