giovedì 28 maggio 2026

Il punto di Elena

 

Voteremo solo chi avrà parole nette sulla pace


di Elena Basile

La stampa occidentale, in coro, come accade in questi tempi cupi di pensiero unico, ha recentemente descritto come imminente l’accordo tra Washington e Teheran, basato essenzialmente sullo sblocco dello Stretto di Hormuz da parte iraniana e la cancellazione delle sanzioni occidentali accompagnata dallo scongelamento dei fondi sequestrati. Gli accordi sul nucleare, sul deposito del nucleare arricchito, sulla difesa missilistica iraniana e sul ritiro degli Usa dal Golfo persico sarebbero questioni da rinviare ad altri negoziati qualora il cessate il fuoco su tutti i fronti, inclusi Gaza e Libano, regga.

L’unico vero beneficio per l’Iran sarebbe rappresentato dallo scongelamento dei fondi in quanto le sanzioni potrebbero essere reintrodotte dall’interlocutore occidentale ritenuto a ragione inaffidabile. L’Iran tuttavia potrebbe essere pressato da Pechino che riceve danni dalla chiusura di Hormuz e rinunciare ai pedaggi che come sappiamo, per quel che regola altri stretti, potrebbero essere ammessi da una convenzione internazionale come quella di Montreux del 1936. Israele dovrebbe quindi subire la sconfitta. Astenersi dal bombardare Gaza, il Libano e accettare un Iran rafforzato, più prospero, senza sanzioni e con i fondi scongelati. I Paesi arabi si guarderebbero dal contrariare l’Iran e di ritornare agli Accordi di Abramo, una volta scoperta la propria vulnerabilità nonostante la promessa protezione statunitense. Gli Stati Uniti inaugurerebbero quindi una politica diversa nel Golfo persico, riconoscendo la potenza regionale iraniana e abbandonando l’obiettivo del Grande Israele caro alla lobby, e non solo a Netanyahu. Sarebbe questo un bene comune per la stabilità e la pace? Certamente. È realistico allora pensare che la mediazione sarà raggiunta? Non direi.

Secondo il professore S. M. Marandi, la stessa operazione manipolatrice dell’opinione pubblica è ricorrentemente lanciata da Barak Ravid, giornalista israelo-americano, di Axios, ex esperto di cybersicurezza per il settore militare israeliano. Sarebbe la quinta volta che Axios (e le principali agenzie e testate fanno copia e incolla) lancia la bufala di Washington che mette in riga Netanyahu ed è pronta all’accordo. È successo prima dei bombardamenti del giugno 2025 e del febbraio 2026. È il modo di preparare la legittimazione al nuovo attacco se i negoziati gonfiati dalla stampa falliscono. L’operazione mediatica serve inoltre alla manipolazione dei mercati. Conoscendo le menzogne evidenti degli apparati mediatici, la tesi del professor Marandi sembrerebbe credibile. Rimango esterrefatta da come l’opinione pubblica colta possa ancora dare credito ai giornali.

Vi è stato un attacco di droni ucraini, che operano, come è noto, su autorizzazione e con la collaborazione dell’intelligence occidentale, mirato a un collegio di adolescenti nel Donbass. Ha ucciso 16 studenti, soprattutto ragazze. La Russia ha chiesto all’Onu di riconoscere i crimini di guerra ucraini in quanto non vi erano obiettivi militari nelle vicinanze. Non si è trattato di uno sbaglio. Gli occidentali si sono opposti. Sui media abbiamo letto ben poco. La rappresaglia russa che è seguita e ha comportato il lancio di missili Oreshnik è stata descritta come un’azione barbara di Mosca e non come il ricorso alla deterrenza minacciata infinite volte, in occasione delle ripetute violate linee rosse da parte della Nato.

Il cittadino ordinario, che è troppo pigro per vagliare le notizie, per ricercare quelle vere in Internet, evitando le innumerevoli fake news e mettendo a confronto varie fonti, vive nel mondo di Barbie creato dai media. Mi domando ogni giorno come sia possibile che i politici, la diplomazia, gli analisti non si accorgano della piega pericolosa che l’escalation occidentale contro la Russia e nel Golfo persico sta prendendo. La minaccia nucleare è sempre più concreta, sia essa rappresentata dalla risposta di un orso ferito che teme la sconfitta a opera della Nato oppure da un regime terrorista come quello israeliano che non vuole accettare l’Iran come potenza regionale. Il sistema di disarmo nucleare è stato smantellato dalle cosiddette democrazie occidentali e dovremmo tutti essere preoccupati. Poco mi intendo di politica interna. Credo tuttavia che sia giunto il momento di pretendere dai nostri rappresentanti politici in Europa e in Italia che si oppongano con i fatti e non con le parole alle guerre in corso in Europa, a Gaza, in Iran. Non votiamo coalizioni che lascino questa tematica essenziale nel vago, promettendo semmai una politica economica differente da quella delle destre. Non ci potranno essere Stato sociale, pensioni, beni comuni finché i progetti di dominio neoconservatore saranno portati avanti con guerre che disumanizzano il nemico.

Gran pezzo!

 

La sindrome di Dash 


di Marco Travaglio 

In fondo è sempre la stessa sindrome a dannare la cosiddetta sinistra: crede di rappresentare il Bene e il Giusto, dunque tutto le è dovuto, tutto le è permesso e nulla deve esserle rimproverato, incluso ciò che imputa alla destra brutta, sporca e cattiva. A Venezia si vota quel che passa il convento del Pd per “mandare a casa la Meloni” e, se il candidato è sbagliato, non è colpa di chi l’ha imposto, ma dei “traditori” a 5Stelle che stanno a casa o addirittura votano Venturini perché sembra più nuovo o meno vecchio (e ci vuol poco): come se gli elettori non fossero esseri liberi e pensanti, ma mandrie di buoi di proprietà dei partiti. In Spagna il guru dei socialisti, il compagno Zapatero (autore a suo tempo di un’ottima legge sulla tv pubblica, giustamente elogiata in Italia), tiene in casa un tesoro di orologi, gioielli, rubini e smeraldi per quasi 3 milioni, traffica con società in Venezuela e conti a Dubai, prepara la fuga a Caracas, ma tutti zitti perché dall’altra parte c’è Vox alleato della Meloni. Idem per gli altri scandali del Psoe: 9 inchieste con 36 indagati, fra cui la moglie del premier Sánchez. Che va elogiato per le posizioni coraggiose su Gaza e sul riarmo, ma andrebbe criticato per il suo sistema di potere partitico e familiare. Elly Schlein, che ieri l’ha incontrato dopo l’udienza in Vaticano, dovrebbe forse dire qualcosa, prima che gli sviluppi delle indagini spagnole mettano in imbarazzo anche lei. Come dovrebbe dire qualcosa sui Dem americani, tipo i Clinton, gli Obama, Biden e Harris, che continuano inspiegabilmente a risiedere nel il Pantheon del Pd malgrado tutte le guerre che hanno sulla coscienza e di cui l’Europa paga ancora il conto: molte più di quelle scatenate da Trump, che ora viene descritto come l’unico presidente Usa guerrafondaio.

Immaginate cosa direbbero i Buoni e i Giusti se un leader italiano di destra accettasse la prescrizione dopo una condanna in primo grado per concussione nel maxiprocesso Ilva e se la tirasse pure da martire perseguitato: invece lo fa Vendola e tutti zitti, anzi avercene. E figuratevi che gazzarra se un leader di destra avesse spifferato un decreto in anteprima a De Benedetti per le sue speculazioni in Borsa e poi avesse fatturato milioni dal regime patibolare dell’Arabia Saudita finché una legge non gli ha chiuso la cassa: invece l’ha fatto Renzi nel silenzio generale e ora siede addirittura alla destra di Elly a capotavola del cosiddetto Campo Largo, spiegando come si vincono le elezioni dopo averle perse e fatte perdere tutte negli ultimi 10 anni. Ecco: la sindrome di Dash, che lava così bianco che più bianco non si può, in politica non funziona. Soprattutto se si vuole riportare alle urne chi ha votato al referendum con una strana idea per la testa: che la legge sia uguale per tutti.

Calcoli

 


Intanto...

 


Intanto il Boia Pirata Sionista continua a farsi i kazzacci suoi tra l’indifferenza vigliacca del cosiddetto mondo evoluto e democratico, di stokkaxxo!




mercoledì 27 maggio 2026

Nessuna sorpresa!

 


Questa è la presenza della destra in parlamento per la dedica dello scranno, su cui non si siederà più nessuno, a Giacomo Matteotti, che equivale a dirci, se ve ne fosse ancora bisogno: “Non possiamo partecipare a una manifestazione antifascista perché fondamentalmente siamo ancora fascisti!” 

Nessuno ne dubita, tranquilli!

Forse ha ragione

 



Ellekappa