Intervista a Giulia Torrini, presidente di “Un Ponte Per”: “Portiamo Leonardo spa e il governo in tribunale: basta armi. Meglio le penali che i tagli al nostro welfare

“Il governo spagnolo sta dimostrando di essere in grado di bloccare l’attività Usa nelle basi sul suo territorio. Magari domani scopriremo che legalmente non può farlo, ma intanto sta dando un segnale ai cittadini, dimostra che c’è volontà di agire contro la deriva della guerra a ogni costo”. Giulia Torrini è presidente di Un Ponte per, associazione che con A buon diritto, Arci, Acli, Assopace Palestina e Pax Christi ha citato davanti al tribunale civile di Roma lo Stato italiano e l’azienda Leonardo spa per chiedere l’annullamento dei contratti che il colosso della Difesa italiano ha ancora attivi con le imprese belliche di Israele. “Un ponte per è nata nel 1991 con la prima guerra del Golfo, dopo 35 anni di attività dove siamo stati in Iraq, Libano e Siria crediamo che non abbiamo bisogno di leader che vedono nell’azione militare il primo investimento dell’economia dello Stato, secondo le logiche del capitalismo che alimenta l’economia di guerra andando a conquistare Paesi che, guarda caso hanno il petrolio”.
La vostra iniziativa legale denuncia di fatto il coinvolgimento italiano nell’industria della guerra permanente israeliana…
E nel genocidio, che però è stato l’apice di un processo chiaro da tempo. Israele non bombarda i civili palestinesi dal 7 ottobre 2023, lo fa regolarmente da decenni con armi anche fornite da noi. Associazioni con una lunga storia come la nostra vedono molto chiaramente i termini del problema.
Cosa puntate a ottenere, al di là del dibattito politico che la causa inevitabilmente scatena?
Chiediamo di valutare se i contratti sottoscritti anche prima del 7 ottobre siano validi o no, e chiediamo di valutare la possibilità di sospenderli, applicando quella parte della legge 185 del 1990 che non parla solo di revoca, ma anche di sospensione dei contratti in essere. In fondo la riflessione è semplice: siccome il governo non applica le leggi internazionali sul genocidio, lo facciamo noi società civile con la nostra advocacy. Le controparti mettono la questione sul piano commerciale, chiedono di considerare che quei contratti di fornitura rappresentano fatturato e lavoro. Ma può la libertà di commercio valere più della legge, più della Costituzione e degli accertamenti dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani da parte di Israele? Abbiamo l’esperienza dell’Iraq sotto gli occhi, sappiamo bene cosa significa avviare un Paese in una spirale di violenza: il ciclo dittatura, guerra, estremismo islamico. Ci siamo già occupati in passato di come i vari governi italiani abbiano compartecipato alla distruzione di una società civile di un Paese, e l’attuale esecutivo ha compartecipato alla più grande distruzione della società civile della storia, a Gaza. Il problema sono le penali di questi contratti? Si paghino. Meglio che risparmiare sul welfare.
Bloccare i contratti di Leonardo come incide sulle mancanze del governo italiano nel denunciare il genocidio a Gaza?
Il nostro piano è bloccare gli investimenti in armi che vengono vendute nei territori di guerra. Se il giudice civile ci desse ragione sarebbe un precedente importantissimo, questa è una tra le prime cause in Europa che contesta a un’azienda produttrice, non a caso in cui lo Stato è azionista. Spostandola su un altro piano, fino a qualche anno fa sembrava impensabile multare Meta per la mancata tutela dei minori sui social, invece è successo. E la Spagna dimostra che un governo può intraprendere un’altra direzione. Magari in l’Italia serve una causa civile per capire che l’altra direzione è quella giusta, quella che i cittadini vogliono.
Nell’ottica dei governi europei, questo comporterebbe anche l’obbligo di slegarsi dall’alleato degli Stati Uniti, non trova?
Il punto è che quello che è successo a Gaza ha dimostrato che Israele è stato un grandissimo fallimento per la politica americana, che oltretutto aumenta l’antisemitismo nel mondo. O gli Usa si sganciano da Israele o saranno travolti dalle conseguenze.


