mercoledì 18 marzo 2026

Saggio

 

Casta contro Carta 


di Marco Travaglio 

Fanno tenerezza la Meloni e le sue quinte colonne che tentano di dimostrare la bontà della schiforma Nordio col decisivo argomento che c’è un sacco di politici, professori, (de)pensatori, (im)prenditori e ma(g)nager del centrosinistra che votano Sì. Oh bella, sai che stupore: sono 35 anni, da quando fu beccata a rubare da Mani Pulite, che l’intera Casta padronale sogna di demolire la Carta per mettere la giustizia sotto la politica per continuare a farsi i suoi porci comodi impunita e indisturbata. E anche questo voto, come tutti da vent’anni, non è fra destra e sinistra, ma fra Popolo e Casta. Negli anni 90 e 2000, mentre B. depenalizzava i suoi reati e mandava in prescrizione i suoi processi, il centrosinistra varava le peggiori “riforme” per incenerire anche i processi degli altri. Come se la giustizia non l’avesse paralizzata abbastanza il Codice di Giuliano Vassalli, pessimo ministro della Giustizia per conto di Craxi (celebre fra l’altro per aver trascinato al Csm il giudice Carlo Alemi, che osava indagare su Dc&camorra nel sequestro Cirillo), che ora il Sì e il No si contendono manco fosse Giustiniano.

La boiata del nuovo articolo 111 della Costituzione (il famoso “giusto processo”) nacque nel 1998-’99 dall’inciucio bicamerale sul nuovo articolo 513 del Cpp che cestinava le prove di Tangentopoli: siccome fu raso al suolo dalla Consulta, destra e sinistra lo trasformarono in norma costituzionale. E senza referendum, perché lo votarono tutti, tranne Rifondazione. Infatti l’opposizione a B. la facevano i girotondi in piazza, non i partiti in Parlamento. La sinistra di destra, che si fa chiamare “riformista” per mancanza di riforme, si sublimò poi nel veltronismo e nel renzismo: le ultime due versioni light del berlusconismo. Con la solita compagnia di giro di intellettuali di corte, avvocati di partito e di clientela, sedicenti costituzionalisti giunti anche ai vertici della Consulta che trovano sempre qualche cavillo per giustificare le peggiori schiforme perché tengono famiglia e cattedra: gente che la Carta l’ha sempre odiata e coglie ogni occasione per demolirla. Poi, per fare numero, c’è qualche vecchio avanzo di craxismo e spesso di galera. Questa è la famosa “sinistra del Sì” che impazza sui media come se avesse dietro le masse: invece ha dietro il deserto. Ruderi di ceto politico senza popolo: un po’ a caccia di poltrone (“Ehi, Giorgia, io sono qua, sempre a disposizione!”), un po’ in cerca di vendette contro i magistrati che li hanno inquisiti, un po’ contro il Pd che finalmente li ha scaricati, ma soprattutto contro gli elettori che – meglio tardi che mai – hanno smesso di votarli. Chi pensa che nobilitino il Sì porta solo acqua al No. Certi nomi e certe facce non sono un blasone, ma un’aggravante.

martedì 17 marzo 2026

Grande Elio!

 



Nononono Nononono!

 

Se lei suggerisce, dall’alto della sua sobria capacità manageriale, il sì per una pagina nuova per la giustizia - ah la giustizia! - la risposta non può essere che questa: NO! NO! NO!



Avvisi

 


Ellekappa

 



L'Amaca

 



06:03

Se la democrazia produce mostri

di Michele Serra


Come mi capita sempre più spesso di scrivere, da ragazzo non ero filocinese ma rischio di diventarlo da vecchio. Sentite il commento del governo cinese sulla crisi di Hormuz: «La sicurezza dello Stretto di Hormuz non dipende dal numero di navi militari che lo pattugliano. Dipende dal fatto che le armi tacciano».

Mettete a confronto questa saggezza — se volete: questa comoda banalità, pronunciata da una rassicurante distanza strategica, e in virtù di una solida autonomia energetica — con il delirio sconnesso del miliardario arancione (rubo la definizione ad Alberto Crespi) e ditemi se non mette in crisi alcune radicate convinzioni, o convenzioni, che ci hanno accompagnato fino a qui. La Cina è senza dubbio un regime monopartitico, Usa e Israele senza dubbio due democrazie elettive. Alla domanda "dove preferiresti vivere?", pochi di noi avrebbero dubbi.

Eppure i due leader più prepotenti e aggressivi, e più nocivi per la pace mondiale, il miliardario arancione e Bibi Netanyahu, sono stati democraticamente eletti. Questo non porta a pensare con più favore ai regimi monocratici; ma sicuramente porta a pensare con meno favore a democrazie così degradate, così insipienti, così autolesioniste, da produrre leadership di così bassa caratura, e di così alta pericolosità.

Democrazie che producono ideologie totalitarie (America First, Israele First), baggianate teocratiche (Dio è con noi!) e guerre di aggressione: che democrazie sono?

Un amico cinico e con uso di mondo mi ha detto: gli americani per dominarti ti bombardano, i cinesi ti comperano, e io preferisco essere comprato che bombardato. Mi ha fatto ridere. Ma mi ha fatto anche riflettere.

Fuori tutti!

 

Quel mistero dei reazionari che arrivano da Pci-Pds-ds 


di Isaia Sales 

Mi chiedo spesso: come è stato possibile che da un partito come il Pci si siano prodotti alcuni dei più autentici conservatori della politica italiana? E che, pur esprimendo un pensiero così contrario agli interessi del mondo da cui provengono, hanno continuato e continuano a rappresentarlo ai massimi livelli e ad assumere ruoli importanti in assemblee elettive, in società ed enti pubblici? Un mistero, questo, che viene confermato dal sostegno al sì nel prossimo referendum sulla giustizia di diversi parlamentari e dirigenti del Pd di provenienza comunista e che non ha trovato ancora, almeno per me, una spiegazione accettabile. Sostegno che viene mantenuto anche quando il referendum si presenta come uno scontro duro con uno dei governi più reazionari della nostra storia recente. Si dirà: si nasce incendiari e si finisce pompieri, a volte anche reazionari.

Succede, certo, ma come si fa a manifestare un pensiero e una politica di conservazione e continuare a rappresentare i progressisti? In verità, la cosiddetta “sinistra per il sì” si è distinta anche su altri fronti dalle posizioni del Pd: in politica estera, in quella economica, sul fronte dei diritti dei lavoratori precari, mostrando una specie di orrore per il conflitto sociale, una predisposizione a “governare a prescindere” e ad ampie convergenze con la destra. Chi siede nelle istituzioni grazie ai voti di elettori di sinistra dovrebbe almeno tenere conto dei loro “sentimenti”. O no? Se ciò non avviene vuol dire che c’è un cortocircuito, una scissione tra gli ideali della stragrande parte dei militanti e gli interessi di alcuni dirigenti. Insomma, il Pci e poi il Pds e il Pd hanno scelto spesso persone non in sintonia con il mondo che dovevano rappresentare e ha continuato imperterrito a farlo anche quando si è visto che i conservatori, dovunque si manifestino, più che fare gli interessi degli ultimi, si mettono d’accordo con i primi della società e ne sposano i valori.

Insomma, si può fare in modo che le mele stiano con le mele e le pere con le pere? Che i conservatori vadano da una parte e i progressisti dall’altra? Se le opinioni sono in contrasto permanente con il mondo che si deve rappresentare, ciò è un serio problema politico non una questione di tolleranza di idee diverse.