martedì 25 novembre 2025

Chi salta è...

 

Salta che ti passa
DI MARCO TRAVAGLIO
La lunga partita delle sei Regionali del 2025 si chiude col 2-1 per il centrosinistra in Campania, Puglia e Veneto. Che, col precedente 2-1 per il centrodestra in Calabria, Marche e Toscana, porta il risultato finale sul 3-3 (l’autonomista Val d’Aosta fa storia a sé). Ogni schieramento mantiene le posizioni. Con una novità e una sorpresa: il centrosinistra in Campania vince con un candidato 5Stelle, Fico, dopo il lungo regno del pidino sui generis De Luca; e il centrodestra in Veneto vince col salviniano Stefani dopo il lungo regno del leghista sui generis Zaia, ma la Lega data in caduta libera doppia FdI (che va malissimo anche in Campania). Trarre da questo quadro una “lezione nazionale” sul governo Meloni e i suoi oppositori è arduo, ma soprattutto inutile. I distacchi sono così abissali, anche nell’unica regione – la Campania – che i Melones ritenevano contendibile, da rendere ancor più ridicolo del solito l’agitarsi delle mosche cocchiere centriste per accreditarsi come decisive. Gli elettori (quei pochi che continuano a esserlo) cambiano testa a seconda che sia in ballo il Comune, la Regione o il Parlamento. E chi – in questo caso la Meloni in Campania – prova a nazionalizzare il voto con sei condoni edilizi per comprare voti last minute e di politicizzarlo con imbarazzanti balletti al grido di “chi non salta è comunista” e ridicole campagne sulla barchetta di Fico, ne esce scornato. Per il resto, i veneti confermano in gran parte il centrodestra per il buon ricordo che (almeno loro) hanno di Zaia. E la maggioranza dei pugliesi premia l’ex sindaco Decaro e anche il presidente uscente Emiliano.
Più interessante è l’esperimento campano: sia dal lato etico-antropologico, perché Fico è l’antitesi di De Luca; sia dal lato politico, perché lì il M5S era sempre stato all’opposizione del Pd deluchiano, mentre ora s’è alleato con quel che ne resta. Si pensava che avrebbe pagato un prezzo altissimo sia per i sì sia per i no detti da Fico, e certo diversi voti li ha persi, soprattutto verso l’astensione. Ma, fra lista M5S e lista Fico, resta sopra il 15% in una delle regioni più “grilline” d’Italia. E la lista De Luca esce ridimensionata rispetto alle attese, confermando una regola aurea dell’italico trasformismo: quando il ras esce di scena, i topi ballano e si cercano altri ras. Ora starà a Fico selezionare i topi capaci e perbene da tenere con sé e quelli incapaci e permale da mandare a casa. Ma è indubbio che il nuovo presidente, grillino della prima ora, parta rafforzato: molti dei voti della coalizione li ha portati lui, con i suoi sì e i suoi no, e adesso sarà più difficile per chiunque prenderlo in ostaggio. Se c’è un elemento che può tornare utile per le Politiche, è questo: per battere Meloni&C. servirà dire dei sì, ma anche dei no.

L'Amaca

 

Problemi di traduzione
di Michele Serra
Non si sa se definirlo eccesso di sicurezza o stupidità (due concetti che spesso si toccano). Ma la faccenda del "piano Trump" per l'Ucraina che potrebbe sembrare o addirittura essere stato scritto in russo e poi tradotto un poco alla carlona dagli americani; e così goffamente presentato ai suoi (e al mondo) dal ministro degli Esteri Rubio, che l'ispirazione putiniana di quel piano ne esce rafforzata: è al tempo stesso una cosa da ridere e da piangere.
Va bene che gli americani, in politica estera, non hanno mai avuto fama di essere avveduti o astuti: sono certi di non averne bisogno, male che vada si manda qualche portaerei e si incarica la Cia di rovesciare il governo che intralcia. Ma qui sarebbero bastati, per non farsi scoprire, un buon traduttore dal russo; qualche sapiente ritocco a mo' di maquillage per far sembrare — almeno sembrare — che quel piano, come tutti i piani di pace, punti a un minimo di equanimità di facciata; e una riunione di un'oretta (bene anche su Zoom o Teams) per mettersi d'accordo su cosa dire in pubblico: lo chiamiamo "piano americano" o diciamo che è la lista delle priorità dei russi?
Niente di tutto questo, come se non ci fosse più nessuna forma da salvare, nessuno scrupolo da osservare. Fare e dire la prima cosa che salta in mente — fosse anche una fesseria o una volgarità — è la regola di Trump, e in genere è la qualità che il populismo esalta nei suoi boss. Lo ha ribadito la portavoce di Trump dopo che il presidente ha definito «porcellina» una giornalista che lo importunava con le sue domande. Si sa che il presidente è molto schietto, ha detto. Ma non è dimostrato che la schiettezza generi intelligenza.

lunedì 24 novembre 2025

Il cattivo esempio

 

di Claudio Paglieri 

Il riscaldamento globale porterà alla fine del mondo, ed è colpa vostra, che andate in auto e non siete ancora passati all’elettrico, che riscaldate le case con il metano, che vi affollate in città inquinate ed energivore, che prendete gli aerei low cost per fare il week end a Ibiza, che volete sciare anche se la neve non c’è e ci costringete a sparare quella artificiale. È colpa vostra che non riciclate la plastica, non disinfettate le scatolette di tonno prima di gettarle nel bidone giallo, che mangiate animali allevati in orribili macelli e riempiti di antibiotici per non farli ammalare, che poi quando vi ammalate voi non sono più efficaci e finite a intasare i pronto soccorso. 

Ed è colpa vostra se c’è la guerra, che non sapete vivere senza l’aria condizionata e volete mangiare i pomodori a dicembre e le zucchine a gennaio, invece di scegliere prodotti a chilometro zero.

Voi che siete diventati stanziali e obesi e drogati di zuccheri e di telefonini e non ricordate più quando noi homo sapiens, bei tempi, eravamo cacciatori e raccoglitori, felici e snelli e resilienti. 

E però se in Italia scegliete di vivere in un bosco, senza plastica né corrente elettrica, riscaldandovi con la legna, usando l’acqua del pozzo, mangiando i prodotti dell'orto e le uova delle vostre galline, se insomma decidete dopo tutte le nostre reprimende di prenderci sul serio e vivere come milioni di persone nel mondo e provare a salvarlo, vi toglieremo i figli per insegnargli a vivere come noi.