giovedì 28 maggio 2026

Balorden!

 



Mica tanto un sogno!

 


L'Amaca

 


Ragionare stanca

di Michele Serra


Litigare sulla sicurezza e l'ordine pubblico ogni volta che il sangue infiamma gli animi è la maniera peggiore di affrontare il problema. E però è quella usuale: il sistema politico-mediatico funziona per sussulti emotivi, per tempeste di decibel, addossandosi a vicenda responsabilità che sarebbe più interessante e fruttuoso condividere.

Le bande di adolescenti latinos, per esempio, e le violenze dei ragazzi nordafricani di seconda generazione: sono il frutto di una disastrosa e antica incapacità di integrazione non di questo governo, ma del sistema-Italia nel suo complesso. Questo governo, di suo, oltre alla speziatura razzista che lo qualifica, ci ha messo la demagogia securitaria: i centri in Albania sono un grottesco caso di scialo e presunzione e le grida contro i rave party con le quali si inaugurò la legislatura fanno ridere i polli.

Le opposizioni, per contro, non riescono a spendere mezzo ragionamento autocritico sulla differenza, enorme, tra accoglienza e integrazione. Accogliere è facile, mette in pace la coscienza. Integrare è difficile, richiede visione politica, investimenti, scuole e corsi appositi, lotta feroce al lavoro nero (nelle campagne non è più neanche una vergogna, è una cancrena), edilizia popolare, e soprattutto una forte connessione tra diritti e doveri. La cittadinanza non è una candelina da accendere sull'ara della solidarietà. È una cosa seria, una materia che già gli italiani di quarta, decima, cinquantesima generazione masticano male e applicano peggio.

Governare l'immigrazione, governare l'ordine pubblico e governare in generale ha ben poco a che fare con le rispettive posture emotive, chiamiamole così "buonista" e "cattivista", della sinistra e della destra. Le accuse e le urla valgono zero. Varrebbe domandarsi dove si è sbagliato; e come provare a rimediare.

Nato addio?

 



Natangelo

 



Guarda chi c'è!

 

Sulle Emocrazie (si può vivere tra virgolette nel sangue?) 


di Alessandro Bergonzoni 

Vendiamo l’anima, quindi vendiamo le armi, vendiamo tutto: corpi e morti altrui, moneta di scambio, per appoggiarci a nazioni che fanno muro, in tutti i sensi, per interessi da disinteresse.

Vendiamo Europa per qualche America e qualcuno di Israele.

Vendiamo lavoro, occupazione, per profitto da esportazione, esuberante.

Vendiamo la storia, per sfruttare pure quella.

Vendiamo papi, a tiratori (scelti) di giacchetta.

Vendiamo talk show per compagnie di giro, dove si vendono libri per l’io senza il sé, mentre scorrono immagini di stragi e disastri, con la sadica sensazione del presentatore di ascolti, che non sente altro.

E sugli sfondi stanzette librarie, fotografie, piante, stantie coreografie. La trasmissione dei virus? Tutte le trasmissioni trasmettono quello del rito funereo, tra capoclaque che dicono quando applaudire, cioè sempre.

Vendiamo psichiatri alla fonda, se non già spiaggiati, tra le rive di social teatri e televisioni, a suon di frasi sfatte allo specchio e interventi pavone.

Vendiamo giornali già venduti, prima, o anche comprati, in ogni senso.

Vendiamo immagini delle persone che contano di più al mondo, anche se quelle che contano davvero sono donne e uomini che continuano a contare figli fratelli padri cadaveri, in più di trenta conflitti nel pianeta: Sud Sudan, Palestina, Ucraina, Mali, Siria, Yemen, Iran, Afghanistan, in una stagnante acqua che profuma di colonialismo. Facciamo marcire, suicidare e asfissiare anche in Italia, non solo nel mondo, detenuti e detenute, nelle celle della tortura del sovraffollamento. Ma storia insegna che appena tocca ai “nostri”, cari, ora purtroppo quelli della Flotilla (stupendi sensibilizzatori nati, a cui va tutta la mia stima), inorridiamo giustamente, chiedendo, male e tardi, sanzioni per dittatori “religiosi” ed “emocratici”, che vivono di sangue: quando anche sanzioni a chi governa e legiferisce da noi, sopra gli occhi di tutti? I Cpr libici e non solo, li abbiamo sponsorizzati e voluti, incaricando “bestie” conosciute e pagate, per ferire e stuprare, chi qui non deve arrivare, all’alba di nuove Albanie. Delinquono? Esattamente come noi, chi ci governa, chi ci difende, cura, rappresenta. Non notiamo analogie perverse e immani? Ci siamo svegliati solo adesso dal “sonnambullismo” che permette, noi complici conniventi, di trattare dei fermati come numeri, come “stuk”, in nome di “segreti” sicurezza, che violano per decreto il Sacro, prima di ogni diritto internazionale? Non riusciamo neanche a dar amore pietà o attenzione, a uno scuro raccoglitore di pomodori, di un vero campo largo, ucciso a Taranto da “nostri chiari” (fosse annegato prima di arrivare, sarebbe stato accusato di essersela cercata, dirà qualcuno). Nessun presidente, saggio o super partes (troppo super?), nessun destro (coerenti fino alla fine, altrui), nessun politico di ultima degenerazione, sinistro centrista mancino ambidestro… Non percepiamo l’olezzo dei “maleadoranti” che tifano per certe sofferenze. Siamo rapaci di usar le unghie e ghermire, usando accordi di ogni tipo per convivere con Stati che fanno nonvivere migliaia di inermi, seppellendo Gaza tra fame e malattie, con una ferocia demoniaco sistematica furibonda, in nome dello scambio di persona: scambiare un popolo per nullità, polvere da spazzar via .

E poi reimmigrare, punire non unire, per manie d’obbrobrio della classe dirigente, soprattutto digerente, che ingoia voci e corpi come nemmeno un mare, con abitudine onnivoro-cannibalica, alterandoci la fauna intestinale: ecco spiegato un sesto senso, di nausea, nella indi/gestione del potere.

Confermo, anche artisticamente e da tempo: le figure di merda non son sculture!

Il punto di Elena

 

Voteremo solo chi avrà parole nette sulla pace


di Elena Basile

La stampa occidentale, in coro, come accade in questi tempi cupi di pensiero unico, ha recentemente descritto come imminente l’accordo tra Washington e Teheran, basato essenzialmente sullo sblocco dello Stretto di Hormuz da parte iraniana e la cancellazione delle sanzioni occidentali accompagnata dallo scongelamento dei fondi sequestrati. Gli accordi sul nucleare, sul deposito del nucleare arricchito, sulla difesa missilistica iraniana e sul ritiro degli Usa dal Golfo persico sarebbero questioni da rinviare ad altri negoziati qualora il cessate il fuoco su tutti i fronti, inclusi Gaza e Libano, regga.

L’unico vero beneficio per l’Iran sarebbe rappresentato dallo scongelamento dei fondi in quanto le sanzioni potrebbero essere reintrodotte dall’interlocutore occidentale ritenuto a ragione inaffidabile. L’Iran tuttavia potrebbe essere pressato da Pechino che riceve danni dalla chiusura di Hormuz e rinunciare ai pedaggi che come sappiamo, per quel che regola altri stretti, potrebbero essere ammessi da una convenzione internazionale come quella di Montreux del 1936. Israele dovrebbe quindi subire la sconfitta. Astenersi dal bombardare Gaza, il Libano e accettare un Iran rafforzato, più prospero, senza sanzioni e con i fondi scongelati. I Paesi arabi si guarderebbero dal contrariare l’Iran e di ritornare agli Accordi di Abramo, una volta scoperta la propria vulnerabilità nonostante la promessa protezione statunitense. Gli Stati Uniti inaugurerebbero quindi una politica diversa nel Golfo persico, riconoscendo la potenza regionale iraniana e abbandonando l’obiettivo del Grande Israele caro alla lobby, e non solo a Netanyahu. Sarebbe questo un bene comune per la stabilità e la pace? Certamente. È realistico allora pensare che la mediazione sarà raggiunta? Non direi.

Secondo il professore S. M. Marandi, la stessa operazione manipolatrice dell’opinione pubblica è ricorrentemente lanciata da Barak Ravid, giornalista israelo-americano, di Axios, ex esperto di cybersicurezza per il settore militare israeliano. Sarebbe la quinta volta che Axios (e le principali agenzie e testate fanno copia e incolla) lancia la bufala di Washington che mette in riga Netanyahu ed è pronta all’accordo. È successo prima dei bombardamenti del giugno 2025 e del febbraio 2026. È il modo di preparare la legittimazione al nuovo attacco se i negoziati gonfiati dalla stampa falliscono. L’operazione mediatica serve inoltre alla manipolazione dei mercati. Conoscendo le menzogne evidenti degli apparati mediatici, la tesi del professor Marandi sembrerebbe credibile. Rimango esterrefatta da come l’opinione pubblica colta possa ancora dare credito ai giornali.

Vi è stato un attacco di droni ucraini, che operano, come è noto, su autorizzazione e con la collaborazione dell’intelligence occidentale, mirato a un collegio di adolescenti nel Donbass. Ha ucciso 16 studenti, soprattutto ragazze. La Russia ha chiesto all’Onu di riconoscere i crimini di guerra ucraini in quanto non vi erano obiettivi militari nelle vicinanze. Non si è trattato di uno sbaglio. Gli occidentali si sono opposti. Sui media abbiamo letto ben poco. La rappresaglia russa che è seguita e ha comportato il lancio di missili Oreshnik è stata descritta come un’azione barbara di Mosca e non come il ricorso alla deterrenza minacciata infinite volte, in occasione delle ripetute violate linee rosse da parte della Nato.

Il cittadino ordinario, che è troppo pigro per vagliare le notizie, per ricercare quelle vere in Internet, evitando le innumerevoli fake news e mettendo a confronto varie fonti, vive nel mondo di Barbie creato dai media. Mi domando ogni giorno come sia possibile che i politici, la diplomazia, gli analisti non si accorgano della piega pericolosa che l’escalation occidentale contro la Russia e nel Golfo persico sta prendendo. La minaccia nucleare è sempre più concreta, sia essa rappresentata dalla risposta di un orso ferito che teme la sconfitta a opera della Nato oppure da un regime terrorista come quello israeliano che non vuole accettare l’Iran come potenza regionale. Il sistema di disarmo nucleare è stato smantellato dalle cosiddette democrazie occidentali e dovremmo tutti essere preoccupati. Poco mi intendo di politica interna. Credo tuttavia che sia giunto il momento di pretendere dai nostri rappresentanti politici in Europa e in Italia che si oppongano con i fatti e non con le parole alle guerre in corso in Europa, a Gaza, in Iran. Non votiamo coalizioni che lascino questa tematica essenziale nel vago, promettendo semmai una politica economica differente da quella delle destre. Non ci potranno essere Stato sociale, pensioni, beni comuni finché i progetti di dominio neoconservatore saranno portati avanti con guerre che disumanizzano il nemico.