Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 23 marzo 2026
Votano SI con Delmastro
Le balle di Delmastro&C. richiedono il nostro “no”
Quello a cui vorrebbero farci credere: il viceministro della Giustizia Andrea Delmastro, che nel 2025 ha dichiarato il misero reddito complessivo di 141mila e 29 euro, decide per arrotondare di fondare una società a Biella con altri tre politici di FdI piemontesi e una ragazza appena maggiorenne, la “5 forchette Srl” (una forchetta ciascuno), che di lì a poco aprirà a Roma, in via Tuscolana, il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Essendo i quattro maturi signori insipienti di management, decidono di nominare amministratore unico della società proprio la 18enne, che detiene anche la quota di maggioranza. Non si chiedono, i navigati galantuomini, dove la ragazza abbia preso i soldi per partecipare al capitale sociale; né gli viene in mente di cercare su Google il curriculum vitae della giovanissima socia, che presuppongono sia brillante e pieno di esperienze.
Per un altro buffissimo caso, Delmastro si dimentica di dichiarare alla Camera dei deputati, dove siede, di possedere le quote di questa società; ma nella documentazione patrimoniale relativa al 2024 qualcuno ha scritto a mano che dal 7 ottobre è “socio di capitali al 100% della società immobiliare Ezra Pound (sic, ndr) con sede in Biella”. Siccome la vita è piena di strane coincidenze, un mese fa Delmastro apprende che il papà della ragazza, Mauro Caroccia, è stato condannato in Cassazione e arrestato per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa, in quanto prestanome del clan romano dei Senese. Allora Delmastro ha un’agnizione spaventosa: vuoi vedere che è lo stesso Mauro Caroccia che Delmastro conosce almeno dal 2023 (come testimonia una foto di quel periodo che lo ritrae ridente col pollice alzato accanto al Caroccia stesso), anche se giorni fa, appena uscita l’inchiesta di Alberto Nerazzini sul Fatto, ha giurato che al momento della firma davanti al notaio di Biella non lo conosceva, cioè di aver conosciuto prima la figlia e poi il padre, proprietario del ristorante “Da Baffo”, dove lui cena spesso e dove ha portato tutto l’organigramma del ministero della Giustizia che vice-presiede, compresi i funzionari che, ancora con le braciole sullo stomaco, hanno poi disposto la traduzione del ristoratore nelle patrie galere? Allora, con “il rigore etico e morale che” lo “contraddistingue”, parole sue, Delmastro cede la sua quota ed esce dalla società. Tutto regolare, quindi, tutto a norma di legge: come dice La Russa, seconda carica dello Stato, non ci si dimette per una foto e in fondo, come afferma Meloni, il sottosegretario ha costituito una società con un’incensurata. Delmastro – che, ricordiamo, è stato condannato in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio perché riferì a Donzelli, con cui viveva, che i parlamentari in visita a Cospito al 41 bis parlarono anche con dei boss stragisti – poteva benissimo non sapere in quali affari era implicato il titolare del suo ristorante preferito, anche se l’inchiesta sul clan Senese va avanti da anni e lui lavora al ministero della Giustizia, e non come capo del catering, ma come sottosegretario con, addirittura, delega alla polizia penitenziaria.
Ora: chi vuol credere a questa panzana faccia pure; si tenga conto però che in questi due giorni siamo chiamati a votare per confermare o respingere una riforma della Costituzione che porta la firma del superiore di Delmastro, il ministro Nordio, uno dei cui effetti esiziali sarà rendere i pm una specie di super-poliziotti, più vicini per formazione e finalità alla polizia che alla magistratura, e la polizia risponde al governo. È così assurdo ipotizzare che se passa la riforma, rompendo l’attuale equilibrio tra poteri, il governo potrebbe stabilire per legge a quali reati i pm devono dare la priorità (per esempio i furti e i rave rispetto alla corruzione e al concorso esterno in associazione mafiosa) in modo da rendere impunibili i politici che frequentano prestanomi della camorra? E la componente laica dei due Csm, eletta dal Parlamento a maggioranza cioè dal governo, non potrebbe sanzionare pm e giudici che indagano ed emettono sentenze sui reati dei colletti bianchi?
E l’Alta Corte, che può sanzionare i magistrati per “frequentazioni e rapporti interpersonali o sociali disdicevoli” (cit. Zagrebelsky), non potrebbe vendicarsi con pretesti simili sui giudici che condannano politici (mentre sui rapporti disdicevoli degli stessi nessuno potrà sindacare)? Noi crediamo a Delmastro: presente alla festa della Pro Loco di Rosazza (BI) dove avvenne la sparatoria di Capodanno in cui rimase ferito il genero di un agente della sua scorta perché l’allora deputato di FdI Pozzolo doveva mostrare il revolverino da borsetta a una festa con dei bambini, dichiarò di non aver assistito allo sparo perché stava caricando in macchina i tupperware con gli avanzi della cena; è logico che uno con una tale passione per il cibo apra un ristorante con la prima ragazzetta che passa.
Ultimo appello
Ultima chiamata
Il boom dell’affluenza fa saltare tutti i sondaggi e ne dimostra ancora una volta i limiti. Non tanto per colpa dei sondaggisti, fra i quali ci sono anche (rari) studiosi seri. Quanto perché, se il governo mente spudoratamente e conquista consensi sulle sue balle, gli elettori si adeguano e ingannano chi li interpella per sapere se votano o non votano e, se sì, come. Oggi sapremo se gli aruspici avevano ragione almeno sul fatto che un’alta partecipazione avrebbe favorito il Sì, mobilitando le truppe più o meno cammellate di Meloni&C. inizialmente freddine sulla “riforma” Nordio. Sia come sia, la nostra Costituzione non è mai stata in pericolo come in queste ore dopo 78 anni di onorato servizio. E per salvarla da questi lanzichenecchi intenzionati a picconarne 7 articoli per stravolgerne tutto lo spirito, non c’è che una cosa da fare: chi non ha ancora votato No deve farlo di corsa entro le 15; e chi ha già votato ma conosce qualcuno rimasto a casa deve convincerlo e accompagnarlo al seggio. Molti ignavi pensano che “tanto non cambia nulla”, e in effetti per la categoria dei magistrati e per l’efficienza della giustizia tutto resta come prima. Ma, se vince il Sì, cambia tutto per la casta dei politici e dei loro amici potenti, che avranno più influenza sulla giustizia e più impunità; e per noi comuni cittadini, che ne pagheremo tutte le conseguenze, con pm meno imparziali, giudici più portati all’errore e meno giustizia dagli abusi del potere.
Se agli incerti non basta il contenuto della “riforma”, provino a immaginare di cosa saranno capaci i Nordio, i Delmastro, le Santanché, le Bartolozzi e tutti gli inquisiti e condannati assetati di vendetta e di mano libera una volta incassato l’assegno in bianco del Sì. Non serve molta fantasia per immaginare cosa faranno, magari riuniti all’hotel Champagne con gli amici Palamara e Ferri o nel ristorante del prestanome del boss Senese: basta sentirli parlare. Il pm “avvocato dell’accusa” da “controllare” (Nordio) e privare della “direzione sulla polizia giudiziaria” (Tajani). “Togliere di mezzo la magistratura” e far scegliere alla maggioranza di governo “le priorità dell’esercizio dell’azione penale”, cioè dei reati da perseguire e da ignorare, “supremo compito che spetta alla politica” (Bartolozzi). Prospettive terrificanti per tutti i cittadini di destra, di centro e di sinistra che hanno a cuore una giustizia uguale per tutti. Compresi i fan del governo Meloni che, come ha già detto la premier, resterà lì fino al termine della legislatura. Noi del Fatto ce l’abbiamo messa tutta: nessuno potrà dire che non l’avevamo avvertito. C’è tempo fino alle 15 per mettere in salvo la nostra Costituzione, poi rien ne va plus. E, se qualcuno non avrà fatto la sua parte, potrebbe pentirsene per tutto il resto dei suoi giorni.
domenica 22 marzo 2026
Di buon mattino
La mattina elettorale ha le sue arcaiche tradizioni: caffè, paglia e breve passeggiata al seggio, in un’ora tale da esplicitamente far pensare ai giovani attorno allo scatolone “Marò è già qui!” Durante il cammino emergono le valutazioni consolidate - e qui nasce il quesito “ma a cosa servono i comizi? come possono farti cambiare idea, e se uno si fa convincere ascoltando qualcuno non normoelettore - a questa manche più ferree, più immarcescibili di qualunque altra tornata. Il frizzantino presente in aere diventa un raccoglitore di immagini che scorrono in cervice, tutti personaggetti contrari alla tua scelta: la Biondina che un tempo era all’opposto di com’è oggi, filosoficamente parlando; Ignazio che la malasorte ha eretto alla seconda carica dello Stato; il Dentino di Rignano, con la sua ondivaga inappetenza politica, infarcita dalla squallida corsa contro l’anonimato; Arianna la sorella di Gggioggia ossimoro del pensiero, trovatasi su uno scranno inadeguato alla sua bassezza, convinta che la famiglia vincerà sempre e contro tutti; Gasparri, basta la parola; Marina che vorrebbe esaudire il desiderio del Babbo che scippò Mondadori di cui oggi ne è zarina; Donzelli in attesa ancora di emettere un rigurgito di sensatezza; Flavio auto definitosi perseguitato dalla magistratura, dopo notti pokeristiche a spennare polli; la ministra del Turismo - non posso più pronunciarne il nome, me lo ha imposto il medico per ovviare una fastidiosa foruncolosi alle gonadi ogniqualvolta la nomino -; il Formiga ritornato a galla, boccheggiante tra i liquami; Delmastro e le sue sbadate amicizie, così pensa Gggioggia.
Devo fermare la visione, sono in cabina, la scelta oserei dire è quasi banale. All’uscita mi sovviene un dubbio: “ma i sani di mente, soppesando i nomi elencati, come potranno condividerne la scelta? Non lo so. Probabilmente è eclatante come non mai il danno arrecato dai tantissimi Grande Fratello!



