sabato 3 gennaio 2026

Grande Blob!

 

Gli scarti della propaganda: “Blob” e l’oscenità del vero


La perizia tecnica, l’acribia perfida, la meticolosità sartoriale di Blob, incredibilmente ancora sulla tv pubblica, sono note a chi tutti i giorni alle 20 si sintonizza su Rai3; ma bisogna vedere il Blob di fine anno per apprezzarne appieno la poetica, l’indole da animale civile e quindi politico che dal 1989 anima questo programma di riciclo del “peggio della tv”. Quest’anno è stato stratosferico. Con lo stesso metodo con cui il potere mediatico, sotto il controllo della sempre operante propaganda in mano a monopoli sempre più privati, ci propina la sua devastante marea di menzogne, vizi, cattivo gusto, ovvero il bombardamento, Blob rovescia sullo schermo tutto il materiale di scarto di quella fabbrica di manipolazione (di un anno intero) e lo rispedisce simbolicamente al mittente, senza commento, con al massimo una striscia di testo, un hashtag, una stringa fulminante, usando solo la micidiale arma del montaggio.

Recuperate la puntata del 31 dicembre, e ne saprete dell’anno appena trascorso molto di più di quanto decine di saggi di antropologia, cultura immateriale e geopolitica potranno dirvi.

Il montaggio è il messaggio. È l’accostamento a risultare esiziale per qualunque retorica del potere: i ministri Piantedosi e Nordio, virati in bianco e nero, doppiati con le voci di Stanlio e Ollio, sono restituiti nella loro verità; la faccia ingrugnita-autoritaria dell’uno e la prosopopea dell’altro virano nel comico. Più tragicamente, quando il cronista del Tg di Stato dice con voce rassicurante “Israele consegnerà Gaza agli Usa, Trump assicura ‘abbiamo i nostri team, non ci sarà bisogno di soldati’”, parte la sigla di Baywatch, uno dei prodotti più inverecondi dell’industria culturale americana: corpi tonici, biondezza californiana, muscoli vitaminizzati, bikini e tavole da surf sulla stessa spiaggia (ideale) su cui scolorisce l’immagine di un bambino scheletrito.

Nel flusso incontenibile della tv, marchio di fabbrica di Blob, entra l’Intelligenza Artificiale: le onde di Gaza sono di sangue; Trump e Netanyahu brindano oscenamente alla “pace” sopra i cadaveri dei palestinesi; Von der Leyen mette la crema solare a Trump; Kamala Harris costruisce un castello di sabbia. Sono tutti coinvolti, hanno tutti le mani sporche di sangue. Ma l’IA non è la cura: è uno dei sintomi della crisi. A riva provano i loro satelliti e missili-giocattolo i capi del mondo: Musk, Zuckerberg, ciascuno alle prese con la propria miseria umana a fronte della sovrumana (cioè disumana) abbondanza finanziaria.

Come sempre, è il vero a essere osceno: ancora a Gaza, soldati israeliani respingono col mitra madri che cercano i figli, immagini a cui niente viene accostato perché davanti alla pura ferocia la satira si ritira per pudore e si annichila, insieme all’idea di umanità.

La satira trafigge invece il materiale renitente. Alle immagini di Tajani, pomposamente presentato da una conduttrice come ministro degli Esteri, vicepremier, segretario di Forza Italia, vicepresidente del Parlamento europeo etc., seguono quelle di un giullare, di uno che fa volare palline in aria. Esilarante Tajani come una delle nuove ossessioni di Blob: “Voglio rassicurare tutti gli aspettatori (sicndr) che non si tratta di comprare bombe, carri armati…”, dice, subito zittito dal Totò di “armiamoci e partite”. Del Debbio gli chiede: “Senta, Tajani, che ci devo mettere nella borsa per il kit di emergenza in caso di guerra?”, in riferimento a quell’altra scema di commissaria europea che fece un video apposito per raccomandare di portare con sé oggetti essenziali in caso di attacco nucleare, tra cui gli occhiali; e Tajani: “Mah, un po’ di pizza co’ la mortadella…”. Il vero è incredibile, il tutto è falso. Quando Macron e Trump sono a colloquio, il dialogo è coperto da una specie di fischio, un acufene (come nel film di Kubrick, Il Dottor Stranamore), il rumore dell’ottusità più crassa. Il segretario di Stato americano Rubio che appare con una croce di cenere in testa fa il paio con un frame di Bastardi senza gloria con un tedesco con la svastica incisa sulla fronte.

Blob risignifica le parole: Carlo Conti che dice “tutti, ma proprio tutti, presentano Sanremo” finisce per offendersi da solo (e chissà le ore di riunioni tra pagatissimi autori per sfornare lo slogan). Renzi che riceve in regalo un casco di banane e dice, incredibilmente: “Tra la Repubblica delle banane e la Meloni preferisco le banane”. Santanché: “Sì, ho una collezione di borse, ma mio padre, figlio di contadini, mi ha insegnato una cosa: che si ruba solo quello che si nasconde”, e non si sa se ridere o piangere. La trasformazione tricologica di Lollobrigida si accompagna alla sua denuncia sui rischi dell’abuso di acqua, sostenuta dall’incontrovertibile vicenda storica della “moltiplicazione del vino” da parte di Cristo, sissignore. Meloni, campionessa di incoerenza, declama: “Verba moventsed exempla trahunt”, che sarebbe “le parole muovono, ma gli esempi trascinano”: come Renzi si vende(va) il Rinascimento, Meloni si vende il latino che gli americani ci invidiano (ma che abbia fatto l’alberghiero si capisce dal fatto che aspira la “h” di “trahunt”). Salvini è come sempre congelato nel suo personaggio stolido.

Occorre avere i codici per neutralizzare tutto il bolo acido di immagini assurde con cui ci rimpinzano; una volta decodificato, perde potenza, e scatena il riso amarissimo che da sempre appartiene al popolo, al bambino che vede il re nella sua nudità; ci si riprende il potere.

Blob è arte, ricerca, accademia, critica sociale, rituale collettivo. A fine anno, Blob precipita tutto l’ammasso di poltiglia dalla stessa finestra da cui era entrato, determinando la rottura dell’ingranaggio osceno che ci propina ininterrottamente pasti abominevoli. Meglio ancora, Blob fa da purga sublime: come nelle cerimonie rituali sciamaniche con assunzione di Ayahuasca e conseguente vomitata rituale collettiva, Blob ci purifica dalle scorie, dai blocchi, dai traumi, dalle energie negative; speriamo che ci aiuti, per il 2026, a facilitare “la trasformazione, la guarigione e il rinnovamento spirituale e materiale di tutta la collettività” (quest’ultima frase l’abbiamo copiata dall’IA).

venerdì 2 gennaio 2026

Poveri giovani


L’attimo tra la vita e la morte. Poveri adolescenti finiti in mano a dei briganti sfanculanti i comandamenti della sicurezza. Gli orologiai che si credono maestri di vita e che consentono di stipare giovani in un sotterraneo infiammabile con solo una via di fuga costituita da una stretta scala di legno. La mancanza dei controlli. La disperazione dei famigliari. La negligenza di chi vuol sempre massimizzare il lucro a scapito di norme violate con leggerezza e complicità. La falsa compartecipazione di questo sistema di merda. La disperazione di chi stenta a credere che nel 2026 si possa ancora morire carbonizzato a sedici anni.

Prima pagina

 



Il primo del 2026

 

Scappellamento a destra

DI MARCO TRAVAGLIO

Sarebbe magnifico se, oltre alle guerre e ai guerrafondai, il 2026 si portasse via le frasi fatte da talk show. Soprattutto una: “Con questa opposizione, la Meloni governerà altri vent’anni”. Naturalmente, come tutte le previsioni, anche questa potrebbe avverarsi o venire smentita domani. E non c’è nulla di male nel criticare le opposizioni, visto che la maggioranza, con tutto quel che combina, non perde consensi (anche se i due blocchi sono pari). Ma l’aspetto più esilarante del mantra è che sottintende una dozzina di significati diversi, se non opposti. Il più diffuso tra i “riformisti” (per mancanza di riforme) è che l’opposizione si oppone troppo: dovrebbe opporsi di meno. Quando dicono che “è divisa sulla politica estera” – a parte la scemenza di pretendere coesione tra le opposizioni – non ce l’hanno col Pd e i centrini che votano sempre con le destre su guerra e riarmo: ma con 5Stelle e Avs che votano contro. Eppure, se c’è una cosa che spacca le destre (quelle sì tenute alla coesione) è quella: siccome la gente è allergica al riarmo, si arrampicano sugli specchi per non chiamarlo col suo nome e non perdere voti. Se l’intera opposizione votasse contro, i distinguo leghisti passerebbero dalle chiacchiere ai fatti e la faglia nella maggioranza si allargherebbe. Ma la Meloni sa di essere in una botte di ferro e Salvini di avere la pistola scarica: se la Lega si tira indietro su armi a Kiev e spese militari, le subentra il Pd, che in gran parte è persino più bellicista di FdI.

Poi ci sono quelli che “le opposizioni non parlano di temi concreti”. Balle: Schlein e Conte parlano solo di temi concreti, ma i media preferiscono menarla su Atreju e Conte che ci va e la Schlein che dice sì e poi no, sul “federatore del centrosinistra”, il “nuovo Prodi”, il “voto moderato”, la “terza gamba al centro” (chiedendo scusa alle signore) con morti di sonno come Gentiloni e Ruffini (noti trascinatori di folle) o la Salis (che pare uscita dall’IA). A parte i limiti di linguaggio, non è la Schlein il problema del Pd: basta vedere gli altri presunti leader. Il problema del Pd è il Pd, un accrocco di 6-7 partiti che dicono e fanno tutto e il suo contrario. Ma almeno la Schlein inciuci con la destra non ne fa. Chi insegna a fare opposizione finge di scordarsi che il Pd, anche quando si chiamava Pds, Ds, Ppi, Margherita, Asinello, Ulivo, Unione, l’opposizione non l’ha mai fatta. Con B. faceva le Bicamerali e i patti del Nazareno, non risolveva il conflitto d’interessi, varava schiforme della giustizia ideate da Previti, gli regalava l’indulto, ci governava addirittura insieme (Monti, Letta e Draghi). Ora almeno la Schlein ha smesso, non foss’altro che per inseguire Conte. Ed è proprio questo che manda ai matti gli occhiuti censori di Schlein e Conte: che l’opposizione si opponga.

giovedì 1 gennaio 2026

Ordo

 

Il Comune di Catanzaro segue l’Ordo Grammatica Temporale. Ad esempio nel primo giorno dell’anno è vietato inserire l’indicativo presente del verbo essere!



Senza storia!

 Però così non vale! Questo A.B. ventiquattrenne di Roma si è già accaparrato il Trofeo Idiota del 2026! Inutile neppure fare una classifica. Ha sbaragliato tutti!



Generalmente

 

Generalmente gli ottantaduenni non aspettano neppure la mezzanotte… generalmente…