venerdì 12 settembre 2025

Bleah!

 

Raccolta rifiuti
DI MARCO TRAVAGLIO
Prima la notizia tragica, poi quella tragicomica. Il Parlamento Ue ha partorito, dopo lunghe doglie, la risoluzione “Gaza al limite: l’azione dell’Ue per combattere la carestia, l’urgente necessità di liberare gli ostaggi e procedere verso una soluzione a due Stati”. Se uno si ferma al titolo, ne deduce che a Gaza è scoppiata una carestia, ci sono degli ostaggi da liberare e lo Stato di Palestina da riconoscere. Se invece legge il testo, scopre pure che urge sanzionare dei “coloni violenti” e sospendere “parzialmente” gli accordi commerciali tra Ue e Israele, che comunque “ha diritto di difendersi”, ma senza esagerare. A noi era parso che il 7.10.23 Hamas avesse trucidato 1200 civili israeliani e ne avesse sequestrati 239 al confine con Gaza lasciato incustodito da Netanyahu, che poi per 23 mesi ha sterminato circa 70 mila palestinesi, quasi tutti civili, ridotto alla fame gli altri 2,3 milioni e, nei ritagli di tempo, attaccato Cisgiordania, Libano, Siria, Iran, Iraq, Yemen e Qatar nella totale impunità. Ora, se l’Ue serve come collutorio per sciacquare bocche e coscienze, la risoluzione è perfetta. Fa fine e non impegna. Invita gli Stati che ancora non l’han fatto a riconoscere lo Stato di Palestina, che non esiste anche perché l’Ue non fa nulla perché esista. E blatera di sanzionare coloni violenti che in Europa non mettono piede, dunque se ne fregano. Se invece l’Ue vuole contare qualcosa, oltre a preparare la guerra alla Russia dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per fermare Netanyahu: basta rapporti commerciali e armi a Israele. Proprio ciò che non c’è nella risoluzione. Che fa ribrezzo non perché non parla di genocidio: ognuno lo chiami come vuole, purché faccia qualcosa. Ma l’Ue continua a non fare niente, quindi finirà dove merita: nella pattumiera della Storia.
La notizia comica è la copertina di Door, l’inserto patinato di Repubblica sull’arredamento. Titolo: “Il mondo di sotto”. Foto: una botola aperta su un bunker antiatomico. È – si legge nel civettuolo editoriale – la nuova “ipotesi di lavoro per ingegneri e architetti”. Un bosco verticale a testa ingiù, versione horror. “Ci saranno piscine, camere iperbariche, ospedali, palestre, grandi finestre affacciate su tramonti digitali”. Una figata: “Metà della popolazione occidentale pensa che entro il decennio scoppierà una nuova guerra mondiale”. Quindi, anziché battersi contro i governi che vi ci stanno trascinando, “raccontiamo chi ha iniziato a progettare, arredare e vendere questa ‘realtà reinventata’”. Una graziosa “Apocalisse a 5 stelle” garantita da una ditta Usa con “un arcipelago di fortezze sotterranee per una sopravvivenza deluxe… Benessere psicologico, comfort e zero compromessi”. E, si spera, un’ambulanza per portar via questi malati di mente.

L'Amaca

 

Uguali in morte diversi in vita
di MICHELE SERRA
Con ogni probabilità è un fanatico politico di sinistra ad avere ucciso il fanatico politico di destra Charlie Kirk, megafono di quasi ogni abominevole idea oggi al potere in America (suprematismo bianco e culto delle armi da fuoco in primo luogo). Tutti diciamo e pensiamo (ed è sacrosanto pensarlo e dirlo) che ogni idea, anche la più detestabile, va discussa apertamente e lealmente; e che l’omicidio politico è un crimine orribile, e lo è tanto più in una nazione che ne ha fatto sempre uso abbondante per l’ovvia ragione che è il luogo più armato del mondo, e c’è una proporzione evidente tra il numero delle armi in circolazione e la probabilità che qualcuno le adoperi.
Ma se i killer politici sono tutti uguali e spregevoli, non sono così uguali tra loro le vittime. Jo Cox, la deputata laburista inglese uccisa a pugnalate per la strada da un fascista, era in prima fila nella lotta alla discriminazione razziale. I settantasette adolescenti inermi massacrati da Breivik erano socialisti e pacifisti, e non una parola d’odio apparteneva al loro linguaggio. I due deputati dem del Minnesota assassinati in casa loro, nel giugno scorso, da un antiabortista che voleva “purificare l’America dai dem”, non volevano purificare l’America da nessuno. E, per rifarsi ai grandi delitti politici, Luther King, i due Kennedy, Olof Palme non sono stati uccisi per avere incitato all’odio, ma perché si battevano per diritti e libertà. E Rabin venne ucciso da un fanatico ortodosso perché voleva negoziare con i palestinesi.
È ugualmente inaccettabile morire per le proprie idee, ma non è per niente uguale vivere esaltando la superiorità di una razza sulle altre, o di un popolo sugli altri, e vivere lavorando per l’uguaglianza e la pace tra gli esseri umani.

giovedì 11 settembre 2025

Analisi

 



Click!

 



Pesi e contropesi

 

2 attacchi, 2 misure
DI MARCO TRAVAGLIO
Le interpretazioni dominanti sullo sconfinamento di alcuni droni probabilmente russi nei cieli polacchi sono due: uno sciagurato incidente (non sarebbe il primo, da una parte e dall’altra, in 42 mesi e mezzo di guerra ucraina); o una provocazione intenzionale di Mosca per saggiare le difese aeree della Nato. La seconda prevale, ma è la più improbabile: i russi sanno benissimo che a Est la Nato è armata fino ai denti e non ha problemi ad abbattere droni nemici, com’è infatti avvenuto. Vuol dire che è stato un incidente? Può darsi, ma non è detto. C’è una terza ipotesi, sempre dolosa ma con altre finalità, che la Nato comprensibilmente trascura, almeno in pubblico: che Putin volesse mostrare al mondo i due pesi e due misure con cui l’Occidente tratta le violazioni della sovranità degli Stati. Giusto lunedì Israele ha attaccato uno Stato sovrano, il Qatar: non per difendersi, ma per colpire la delegazione di Hamas che era lì non per progettare attentati in Israele, ma per negoziare con Israele la tregua a Gaza su richiesta di Usa e Paesi del Golfo. Negoziato che riposerà in pace, visto che nessun negoziatore palestinese si azzarderà mai più a lasciare i suoi nascondigli per raggiungere un qualunque tavolo se non vi è garantita l’incolumità.
Il Qatar è l’ottavo fronte bellico aperto da Israele fuori dai suoi confini, dopo le aggressioni terroristiche a Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Iran, Iraq e Yemen (dove ieri l’Idf è tornata a bombardare la capitale Sana’a). Qualcuno, oltre le solite chiacchiere ipocrite, ha fatto qualcosa? Nessuno. Mattarella ha evocato il rischio di “un conflitto di dimensioni inimmaginabili e incontrollabili baratro come nel 1914” (i paragoni storici sono il suo forte)? Il premier polacco ha detto che “un grande conflitto è più vicino che in qualsiasi altro momento dalla Seconda guerra mondiale”? No, parlavano dei droni in Polonia. Non di Israele, che già si sa avere attaccato il Qatar volutamente perché se n’è pure vantato, millantando l’inesistente avallo di Trump. Tre anni fa, due missili precipitarono in Polonia uccidendo due civili. Kiev accusò Mosca per spingere la Nato a intervenire in difesa del socio vilmente aggredito da Putin, poi si scoprì che i missili erano ucraini. La Nato intervenne in difesa del socio vilmente attaccato da Zelensky? No: neppure una richiesta di scuse per lo spiacevole disguido. In Italia è agli arresti per ordine dei giudici tedeschi un agente ucraino per il più grave attentato del dopoguerra a un’infrastruttura strategica europea: i gasdotti russo-tedesco-franco-austro-anglo-olandesi Nord Stream. Nato e Ue hanno evocato la terza guerra mondiale? No, anzi: per punire Kiev dell’inaudito atto di guerra, continuano ad armarla e a finanziarla.

L'Amaca

 

Quando tutto vuol dire niente
di MICHELE SERRA
Blocchiamo tutto”, che è il nome un po’ troppo ambizioso del nuovo movimento di protesta francese, nei fatti bloccherà solo un po’ di strade e di quartieri, come sempre accade con questi moti virulenti e di corto respiro. Poi qualcuno raccoglierà i cocci e tutto tornerà come prima.
La parola “tutto”, negli slogan politici, non porta buono, a partire da quel “vogliamo tutto” che nei dintorni del Sessantotto emozionava assai come azzardo esistenziale, ma conteneva già il germe della sconfitta.
Perché “tutto”, in politica come altrove, non esiste, è una illusione, un inganno, una fake, un tradimento della realtà delle cose. E da un certo punto di vista mettere come posta in palio “tutto” è una furbata, anche quando sia inconscia: perché la smisuratezza dell’obiettivo giustifica già in partenza l’impossibilità di centrarlo. Eh, cosa vuoi, per forza che abbiamo perso: volevamo tutto, e figurati se il potere era disposto a concedercelo. È per quella via che fior di rivoluzionari poi diventano cinici e non credono più in niente.
Peccato, perché dell’impopolarità del turbo-capitalismo, dei suoi misfatti ai danni della salute pubblica, della consunzione del Welfare, si dovrebbe parlare non ogni tre o quattro anni con un urlaccio, ma quotidianamente. E se il movimento, invece che Blocchiamo Tutto, si chiamasse Blocchiamo Qualcosa, il ministero degli Interni sarebbe molto più preoccupato.

mercoledì 10 settembre 2025

Il virus della Tajanite

 


Con quella postura tipica del post prandiale di cassoeula impregnata da variegate bottiglie di potente rosso, il paziente zero del virus della Tajanite, caracolla dinoccolando da un'intervista all'altra soporiferamente, bofonchiando amenità, restando perennemente sul filo del fuorigioco, senza alcuno slancio né proferendo novità o dimostrando intelligenza politica. 

Dopo essere stato cameriere al soglio nell'Era del Puttanesimo e misteriosamente issato alla presidenza del parlamento europeo, il portatore sano della Tajanite ha proseguito la carriera reverenziale nei confronti della Famiglia, scudandola da ogni parvenza di giustizia democratica e facendosi baluardo per difendere i loro privilegi soprattutto riguardo alle Spelonche degli Alì Babà, nel gergo comune definite banche. 

La Tajanite colpisce misteriosamente personaggi con poco spessore caratteriale, inducendo il portatore a sminuzzare la realtà soprattutto quella avente caratteristiche di gravità inaudite, alterandone la struttura per placidamente riportare tutto nell'alveo del post prandiale di cui sopra, grazie al cerchiobottismo che ne è il sintomo maggiore. 

Se, ad esempio, il soggetto fosse inopinatamente investito di una carica tipo ministro degli Esteri, lo stesso si comporterà come un responsabile di una bocciofila, o un casaro alla ricerca del miglior latte, provocando ilarità e sconcerto in coloro che, agghiacciati, ne percepiscono la pochezza e l'inaffidabilità. In tutti i campi, in special modo politici, l'affetto da Tajanite risulterà essere il peggiore di sempre rispetto ai predecessori. 

La comunità scientifica è alla ricerca di un antidoto ma al momento le cure sono solamente palliative. Il portatore sano di Tajanite potrebbe rimanere al suo posto per l'eternità, modellandosi al vento del momento senza alcuna dignità, sconfessandosi continuamente e bofonchiando idiozie atte a preservarlo dal giusto sollevamento d'incarico. 

Per evitare di rimanervi infettati occorre leggere continuamente, informarsi ed elevarsi dalla melma dell'inutilità, habitat naturale dei contagiati da Tajanite.