venerdì 5 settembre 2025

Emozioni

 


Che emozione! Che occasione! La Santanché, Foti e nientepopodimeno che Ignazio a concludere la festa dei Patrioti alla Morin! Scalpito come un barbero tra i canapi pre palio! Ascoltare Daniela che parla di buona politica, Ignazio sui valori della libertà! Non me la farò scappare!

Che firma?

 



Mi scompiscio!

 



Cari Fratelli Marx, caro Totò, esimi Stanlio e Ollio, e voi Peppone e Don Camillo! Siete stati superati nella vostra somma ilarità, come pure i grandi clown del circo mondiale: la notizia che Tommaso Cerno, direttore del Tempo, durante la festa dei Patrioti (mi scompiscio!!! Patrioti!!!) affronterà il tema “Libertà di stampa e confronto aperto” (non riesco, non riesco a non fermarmi, mi scompiscio!) ahimè vi offusca, vi miniaturizza, vi dissolve! Cerno che parla della libertà di stampa!!! Standing ovation! Grazie patrioti!!! 

P.S. Cerno parlerà pure del possibile passaggio a portavoce della biondina al potere lasciando vacante la direzione del TG1, simbolo massimo della suddetta libertà di stampa? Chiedo per un amico…

Natangelo

 



A proposito di...

 

L’overtourism, o della morte dell’icona di Lisbona
DI GIOVANNI VALENTINI
E la “strage dell’overtourism” quella che ha colpito al cuore Lisbona, con il descarrilamento dell’Elevador da Glória, icona mondiale della Capitale portoghese. I giornali e le televisioni locali parlano della rottura del cavo di sicurezza che ha proiettato il vagone della funicolare fuori dai binari e registrano dubbi inquietanti sulla regolarità della manutenzione. Ma l’origine più remota di questa tragedia, con i 17 morti accertati finora e una ventina di feriti, sta nello sfruttamento intensivo di un turismo che invade ormai il Paese andaluso con 8 milioni di visitatori all’anno. E di conseguenza, nell’uso e abuso del suo patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale.
Per una città come Lisbona, abbarbicata su sette colli, questo disastro è uno sfregio e una ferita. Uno sfregio alla sua immagine di Capitale moderna ed efficiente. Una ferita alla sua storia e alla sua tradizione. Ed è anche un’offesa a una popolazione che sale ogni giorno su tram ed elevadores non per ammirare il paesaggio urbano e scattare foto ricordo, bensì per recarsi al lavoro, a scuola o al mercato.
In bilico tra passato e futuro, tradizione e modernità, ora Lisbona è sotto choc. Da un giorno all’altro, la città è uscita di colpo dall’euforia della stagione turistica, rumorosa e indiscreta, come per ritrovare la sua anima malinconica nelle melodie del fado. Quei passeggeri di dieci nazionalità diverse, imprigionati nelle lamiere della funicolare, sono i testimoni e le vittime di un’esaltazione collettiva che ha portato a trascurare la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Toccherà agli investigatori accertare le cause e le responsabilità di questa tragedia annunciata. Ma il deragliamento di Lisbona, occultato dalla “grande bellezza” di questa ex Capitale imperiale, era già cominciato da prima.

Minchion

 

Macronyahu
DI MARCO TRAVAGLIO
Quando si dice l’ironia della storia: mentre il Sud-Est del mondo si ritrova in Cina per isolare l’Occidente che s’era illuso di averlo isolato e si presenta al resto del pianeta parlando (ipocritamente, ma furbamente) di pace, multilateralismo, cooperazione, energia, commercio e investimenti comuni, la cosiddetta Europa si raduna all’Eliseo sotto le mentite spoglie dei “Volenterosi” parlando (ipocritamente, ma stupidamente) di guerra e armi. Cosa c’entrino con l’Ue questi mitomani non è dato sapere: prima erano in quattro, poi in tre, poi in sei, ieri in 38 (10 in presenza e 28 collegati: in tre ore, detratti i convenevoli, han parlato 4 minuti a testa). Ma l’aspetto più surreale è la location: Parigi alla vigilia dello sciopero generale del 10 contro Macron, che ha portato la Francia sull’orlo della bancarotta, e contro il suo governicchio Bayrou che le ha dato l’ultima spinta. I sondaggi danno Macron al 15% e Bayrou al 14, col 69% dei francesi che invoca Legislative anticipate e il 68 le dimissioni del presidente. Lui però continua a credersi Napoleone: convoca summit, lancia ultimatum, organizza il dopoguerra in Ucraina (mentre alimenta la guerra) e promette truppe francesi come se fosse eterno, mentre non sa nemmeno se arriva a Natale.
Intanto il Canard enchainé scopre che i ministeri della Salute e della Difesa hanno ordinato alla sanità pubblica di ampliare i posti letto negli ospedali per prepararsi ad accogliere da marzo 2026 fino a 250 militari feriti al giorno, stimando un totale massimo di 15 mila. La stessa circolare sollecita la formazione del personale sanitario alla “medicina riabilitativa” perché sia pronto a operare “in un periodo di guerra segnato da scarsità di risorse e aumento dei bisogni” e ad arruolarsi nella Sanità dell’esercito “indipendentemente dal settore di attività”. Mettiamoci nei panni di un francese già terrorizzato dall’ipotesi di un crac dello Stato, dell’ennesima rapina a lavoratori e pensionati e di un’altra manovra lacrime e sangue: apre un giornale satirico e scopre che il governo, senza dir niente a nessuno, men che meno al Parlamento, si prepara a entrare in guerra con alcune decine di migliaia di soldati (“Armons-nous et partez”). E mette già in conto i feriti e ovviamente i morti (a quando una circolare a obitori e cimiteri perché aumentino la capienza?). Ora, che Macron sia stupidissimo è un fatto notorio. Ma non lo è abbastanza per pensare di recuperare consensi promettendo ai francesi che i loro figli andranno a morire in Ucraina in una guerra persa e strapersa perché a lui non garba la pace. Quindi l’unica spiegazione alle sua fregole belliciste è che gli serva una guerra per creare uno stato d’eccezione che gli salvi la chaise sous le cul. Piccoli Netanyahu crescono.

L'Amaca

 

Donne in nero delle nostre parti
di MICHELE SERRA
Molto ridere per lo svarione della leghista Ceccardi, che pubblica indignata l’immagine di una processione del nostro Sud credendola una adunata islamica. Ceccardi appartiene all’ala esagitata della Lega, corrente non ufficiale ma ricca di esponenti; non staremo dunque a sindacare su un errore dovuto sicuramente al suo incontenibile entusiasmo politico.
Piuttosto, vale a sua parziale scusante la somiglianza tra certi scorci (non tanto remoti) del nostro paesaggio sociale e delle nostre tradizioni religiose, e l’Islam. Le donne velate, il corpo femminile recluso e sottoposto all’arbitrio del padre, il nero del lutto indossato per anni: non erano mica le Folies Bergère, le nostre campagne, e non solo quelle meridionali, fino a un paio di generazioni fa. Ci abbiamo messo un bel po’ per uscirne, e se per esempio un partito (per fare nomi: la Lega) fa riferimento alle tradizioni cristiane come chiave identitaria, beh deve fare i conti con ciò che l’Italia tradizionale è stata per secoli: misogina, bigotta, chiusa alle libertà (il divorzio è stato legalizzato mezzo secolo fa, l’interruzione di gravidanza anche meno).
La coscienza dei diritti, la laicità, la secolarizzazione della Chiesa, la lotta di liberazione delle donne, non ultimo il benessere economico, sono stati tra i fattori che hanno lentamente sbullonato la macchina oppressiva della “famiglia tradizionale” idealizzata dalla nuova destra (per altro pullulante di divorziati). Non si può cianciare ogni due minuti di “valori tradizionali” e poi postare, inorridendo, una processione di donne in nero del nostro Sud.
La libertà delle donne è tutt’altro che un valore tradizionale. Ed è soprattutto l’odiata sinistra, a partire dalle lotte delle mondine, ad avere levato il velo alle italiane. La storia, ammesso si abbia voglia di leggere un libro, a volte aiuta.