venerdì 8 agosto 2025

L'Amaca

 

Tempi duri per le scienze
di MICHELE SERRA
Da quando “il buon senso” ha sostituito la ricerca pedagogica?, si chiede Vanessa Roghi (su Repubblica di ieri) criticando gli indirizzi scolastici del governo Meloni. La domanda andrebbe estesa a quella che, per sommi capi, è la visione del mondo della nuova destra: la scienza (le scienze) sono nel loro complesso un inganno elitario.
Discipline castali che alimentano i vizi intellettuali dei ceti colti e al tempo stesso perpetuano i loro privilegi; e impediscono alla schietta saggezza popolare di risolvere i problemi “come si è sempre fatto”: vuoi mettere un bel sette in condotta, invece di tante inutili contorsioni attorno al disagio giovanile?
La domanda di Roghi, per esteso, potrebbe essere un format applicabile a tutti o quasi i campi della vita sociale. Da quando il pensiero magico dei novax ha sostituito il lavoro secolare dell’infettivologia (vedi le recenti decisioni del bizzarro ministro Kennedy)? Da quando una bella lavata di capo (nelle scuole, nelle carceri, in qualunque luogo esista gerarchia) rimette a posto le cose meglio e più efficacemente del lavoro quotidiano di psicologi, criminologi, assistenti sociali? Da quando essere simpatici fresconi, o improvvisatori di curriculum, basta per detronizzare intellettuali, direttori di rete, direttori artistici, direttori di museo?
La destra “antica” era gerarchica e opprimente. Poteva essere detestabile. Però mai indecorosa. Le antiche baronie universitarie, al novanta per cento di destra, pensavano al proprio potere come primo obiettivo; ma come secondo, almeno un poco di rispetto per la scienza ce l’avevano. In questo senso, tra la scuola gentiliana e quella “patriottica” dei nuovi programmi ministeriali, c’è un salto quasi affascinante: riusciranno i nostri eroi a ricostruire ordine e gerarchia mettendo Lucignolo dietro la lavagna?

giovedì 7 agosto 2025

In che mani siamo!

 



Tutore

 


Differenze

 



Natangelo

 



Beppe Beppe!

 

È l’invidia del pirellone che ci spinge a criticare
DI DANIELA RANIERI
La “paura dei grattacieli” che il sindaco Beppe Sala adduce come causa dell’attenzione della Procura nei suoi confronti, e nei confronti della sua giunta dominata da consiglieri lardellati di incarichi dai costruttori, è l’allegoria perfetta della volgarità e della superficialità che hanno contaminato la cultura neoliberista di finta sinistra negli ultimi anni. La faccenda, in poche parole, si ridurrebbe a questo: c’è tutta una sinistra conservatrice e retrograda che rema contro il progresso e che non a caso la destra costruttivista, e quindi anche Renzi, chiamavano “la sinistra del No”. È la sinistra fossile, masochista e paternalista, che sabota il futuro in combutta con la magistratura delle maledette toghe rosse, diuturnamente impegnata a tarpare le ali alle ambizioni dei giovani Icari della politica, tra i quali evidentemente Sala si annovera.
Non a caso Beppe Sala, nominato da Enrico stai sereno Letta commissario all’Expo 2015 di Milano (“Per evitare problemi di governance del passato c’era bisogno di più fluidità”), è stato una delle figure più rilevanti di quella corrente diciamo di pensiero che arrivò sulle ali del renzismo e che immaginava per la nazione un futuro radioso e verticale duro come il cemento armato e soave come il “sogno” di fare l’Italia grande, o almeno alta, capace di gareggiare con Dubai (che poi ha vinto l’Expo successivo) e magari, perché no, con Riad, culla del nuovo Rinascimento di vetro e acciaio. Mannaggia: manco era iniziata, la mega-esposizione di brand e merci, che già alcuni soggetti furono beccati a rubare, promettere mazzette, truccare appalti. Ma il futuro non si ferma: il nemico da combattere, per il governo e il comune, erano la “paura della firma”, i “sassi sui binari”, la “sfiducia” ingenerata da questi spiacevoli episodi, come fossero incidenti di un percorso altrimenti sereno e non l’effetto dello scoperchiamento di un pentolone che bolliva (e bolle, stando alla cronaca attuale) da almeno 30 anni. Era il “pessimismo”, il problema, non l’attrito tra la classe dirigente e il Codice penale. Se non fosse stato per colpa di quei 20 milioni di italiani che gli psicanalisti renziani bollarono come conservatori e masochisti, avrebbe vinto “l’Italia del Sì”, quella grande chiesa che partiva da Salvini e arrivava fino a Renzi, appunto, passando con nonchalance per Verdini, berlusconiano, suocero di Salvini e sostenitore renziano (le disgrazie non vengono mai da sole). Avrebbe vinto il grande Partito del Pil, il cui unico programma è costruire, costruire, costruire, alla faccia dei controlli e della tutela dell’ambiente e del paesaggio, imposta peraltro da quel ferrovecchio della Costituzione. A cosa serviva, se no, lo Sblocca Italia, il decreto di Renzi e Lupi che consentiva di costruire dappertutto, pure sulle coste, alla faccia delle soprintendenze, all’uopo depotenziate e messe nelle condizioni di esprimersi in fretta, altrimenti sarebbe valso il silenzio-assenso? Come dimenticare l’appalto che Oscar Farinetti, renziano di sfondamento, si aggiudicò senza gara per la gestione di 20 ristoranti di Eataly dentro l’aerea più importante dell’Expo? Beppe Sala, commissario per il Padiglione Italia, dichiarò: “Farinetti è l’unico che può gestire il Padiglione Italia”: qualche obiezione? Raffaele Cantone, allora presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, chiese spiegazioni, denunciando di aver avuto da Expo “risposte scarsamente condivisibili”, e mandò le carte in Procura; il gip archiviò tutto. Come che sia, Farinetti incassò 40 milioni pagando solo 2 milioni di affitto. Così si fa. Tutto fluido e lubrificato. Così Milano è diventata la città dei cortili che si trasformano in grattacieli.
Ora Sala cade dalle nuvole, abituato com’è a fare come gli pareva o meglio come pareva alle archistar che prestavano il loro servizio alla città più europea d’Italia nonché capitale morale, le quali archistar, si è scoperto, usavano invece la città come loro dépendance.
Però la “paura dei grattacieli”, ammettiamolo, è una linea di difesa geniale che proietta il tema della legalità in una dimensione psicoanalitica freudiana: i tutori della Costituzione, gli amanti del bene comune, i cittadini perbene, insieme naturalmente alle toghe rosse, quando vedono un grattacielo di Boeri (e tanto più un suo “bosco verticale”, cioè un palazzo con delle fioriere sui balconi) sono presi da vertigine, da panico e anche un po’ da invidia del pene (il “Pirellone”). Cos’è questa erezione incontrollata sotto gli occhi delle signore? (È il “Viagra urbanistico”, copyright Gianni Barbacetto). Noi vorremmo caseggiati orizzontali in stile brutalista sovietico, questa è la verità; vorremmo l’edilizia della Stalinka con edifici al massimo di cinque piani; loro sognano di trasformare le nostre città in copie fallicamente svettanti di Singapore, Shanghai, Dubai, senza controlli e soprattutto senza poveri tra le palle.

Son sempre differenze!

 

Chi può e chi non può
DI MARCO TRAVAGLIO
Da quando B. e i suoi derivati hanno stabilito che la destra e i suoi amici possono, anzi devono delinquere impunemente, s’è creato uno squilibrio nel dibattito pubblico che ormai supera i confini della schizofrenia. Il generale Almasri, ricercato dalla Cpi per “crimini contro l’umanità”, viene liberato e rispedito in Libia perché ricominci a torturare e stuprare. Ma, siccome l’ha deciso la destra con una sfilza di reati ministeriali, i colpevoli della sporca faccenda sono i pm che hanno aperto un fascicolo obbligatorio e il Tribunale dei ministri che ha obbligatoriamente indagato e chiesto al Parlamento l’autorizzazione obbligatoria: “Vogliono far cadere il governo”, “Vendetta per la separazione delle carriere”, “Piano anti-Meloni delle toghe” (Libero), “Le toghe vogliono governare” (Verità), “Esondare non è un atto dovuto”, “La magistratura pretende di sostituirsi ai governi” (Foglio). Eppure si sa benissimo che la destra negherà, come sempre, l’autorizzazione a procedere e nessuna toga sostituirà i governanti indagati e sospettati (peraltro quasi tutti magistrati: Nordio, Mantovano e Bartolozzi). Ma lo squilibrio non nasce dall’attacco automatico a qualunque giudice dia noia o torto alla destra: nasce dall’esaltazione delle indagini sul centrosinistra, anzi sulla parte del centrosinistra che non piace alla destra (Sala e Renzi la destra li difende come roba loro). I giornali governativi seguono con passione l’inchiesta su Ricci, chiedendo ogni giorno a Pd e M5S come possano candidarlo. Sacrosanto, se intanto non screditassero l’indagine su Occhiuto anziché chiedere alle destre come possano ricandidarlo. Così alcuni partiti devono (giustamente) fare sempre i conti con la questione morale e altri possono farsi i loro porci comodi.
Quando si trattò di dire sì o no al processo contro Salvini sul caso Diciotti, i 5Stelle si spaccarono fra i pro e i contro, si dilaniarono per settimane, fecero votare su Rousseau gli iscritti che si divisero anch’essi a metà. Nulla del genere accadrà quando si voterà su Nordio, Piantedosi e Mantovano: siccome sono di destra, è ovvio che i partiti alleati li salveranno dal processo. E nessuno chiederà conto di nulla. C’è chi può e chi non può. Ieri, per dire, i giornali che nelle pagine pari sputtanavano il Tribunale dei ministri, in quelle dispari sparavano titoloni su una vicenda privata (la condanna a 23 mesi per droga del figlio adottivo colombiano della giudice Apostolico, che disapplicò il decreto Cutro come tutti i tribunali d’Italia) e sui giornalisti di Report denunciati da Sangiuliano e dunque indagati per aver diffuso un audio del caso Boccia. Avere un figlio scapestrato o dare una notizia vera in tv è molto più grave che liberare un torturatore- stupratore. Vuoi mettere.