domenica 3 agosto 2025

E quindi?



E quindi? Verrebbe da dire, chissenefrega, se non fosse argomento molto delicato. Non credo siano molti coloro che s’appoggino al telo per fortificarsi spiritualmente, anche se, occorre dirlo, pullulano gli abboccamenti ad apparizioni e veggenti della malora. Ciò che emerge storicamente è l’insano duopolio cristianesimo - cattolicesimo. Sono infatti sempre più numerose le persone che dicono “credo nel Dio cristiano ma non nella chiesa!” È indubbia infatti, da Costantino in poi, l’opera d’aggiustamento di molti papi nel corso della storia, pregna di violenza, di soprusi, di Papa Re, quasi che il messaggio edulcorato ai voleri del potere, abbia subito via via stravolgimenti anche importanti, e chissà che qualcuno che contava, nella penombra medievale, non pianificò pure questo falso per aumentare la schiera di sudditi travestiti da fedeli. E quindi? E quindi niente! Personalmente ritengo che la prua s’orienti sulla Parola, evitando sdolcinate di chi vorrebbe plasmarti a suo piacere; la rotta decisa e saggia, ben lontana da iceberg infausti, anche oggi presenti abbondantemente. 
Papa Francesco, tra i primi, ha introdotto il depotenziamento del Papa Re, pur se attorno squali tradizionalisti continuano ad agitare, e di molto, il mare. Non sarà quindi @il lenzuolo farlocco a farci dubitare dell’insegnamento d’amore clamoroso lanciato duemila anni fa. Si traballa più per ninnoli sterili, per velature di fattacci abominevoli, per blaterate senza ormai alcun senso. Il milione di giovani presenti ieri all’incontro con Leone è speranza, fiducia in un futuro migliore, e visto i tempi basta ben poco per apportarne modifiche positive. Probabilmente togliere orpelli e credenze magiche renderebbe più nitido L’Essenziale, ovvero: ama il prossimo tuo come te stesso. Tutto il resto lasciamolo a chi pensa che maggior incenso renda più felice chi discese alle nostre bassezze infinite.

A proposito di…


Ric&Gian e la pochette 
di Marco Travaglio 

Visto che nel mondo, se Dio vuole, non accade nulla di più grave, le migliori firme del bigoncio s’arrovellano su un interrogativo angosciante: come si permette Conte di parlare dell’indagine su Ricci e di giudicare Sala e Giani (che hanno il M5S all’opposizione)? “Conte li umilia e i poveri piddini deglutiscono tutto” (Mieli, Corriere). E Conte è l’“Ayatollah del centrosinistra, il Khamenei del campo largo, la guida suprema che rilascia biglietti d’ingresso e di uscita” con “grottesco opportunismo” (Merlo, Rep). “Potrebbe essere la spalla ideale per il Pd, ma non ha alcuna intenzione di recitare quella parte” (strano): “ambisce a ritrovare la leadership del centrosinistra” (roba da matti) e, quel che è peggio, a “esercitarla con un adeguato consenso” (Folli, Rep). È il “buttafuori” (Capezzone, Libero). “L’avvocato che volle farsi giudice del tribunale del popolo a 5 stelle “ (Vitale, Rep). Il capo della “Conte Manettari Associati” (rag. Cerasa, Foglio). La “toga” che manda l’“avviso di garanzia al campo largo” (Riformista). “Chiede le dimissioni di Sala ancor prima degli arresti” (Preziosi, Domani). Ha “la faccia come il Conte” (Facci, Giornale) perché anche Raggi e Appendino furono processate (una per una disgrazia in piazza, l’altra per una dichiarazione veritiera), e pure De Vito (subito espulso) e Arcuri (che non è 5Stelle). “Politica da tricoteuses”, “inaccettabile per chi crede nella dignità della politica” (Guerini, Pd). “Fa i raggi X al Pd come se fossimo non alleati ma avversari” (Malpezzi, Pd, ancora confusa tra alleanze e cosche). Invece il Pd chiedeva le dimissioni della Raggi un giorno sì e l’altro pure e l’Appendino la denunciava direttamente ai pm.
Ma non è finita: Roncone sul Corriere scopre che “Conte in conferenza stampa rimette la pochette nel taschino”. E “c’è poco da ridere”, è “un pessimo indizio”: “non un vezzo, ma un messaggio subliminale: io, vestito così, con questa pochette, ho già fatto il presidente del Consiglio per ben due volte”. E a Roncone non la si fa. L’ha subito sgamata, la pochette subliminale: “Come il Gambardella della Grande Bellezza, vuole il potere per impedire la ‘festa’ di Elly”. Anziché portare l’acqua con le orecchie alla festa della Schlein, lavora per il suo partito: corre persino voce che voglia vincere le elezioni per governare, mica come i leader normali che sognano di non prendere manco un voto. Ora, noi siamo sinceramente solidali con questo stuolo di anime in pena, al punto da permetterci un consiglio non richiesto: se non vogliono che il leader dei 5Stelle dia giudizi su Ricci&Giani, non gli chiedano di appoggiare Ricci&Giani. Anzi, meglio, facciano come Letta: non gli chiedano proprio di allearsi. Sennò, con un alleato che vuole guadagnare voti anziché perderli, rischiano persino di vincere.

L’Amaca


L’album di famiglia degli altri 
di Michele Serra 

Ogni agosto, da molti anni (presto sarà trascorso mezzo secolo), le commemorazioni per la strage di Bologna sono la testimonianza più diretta, e più triste, della memoria dispari di questo povero Paese. Memoria dispari vuol dire che la sinistra italiana ha chiara memoria dei delitti del “suo” terrorismo; e non solo ne ha preso le distanze oggi: le aveva prese anche ieri, a fatti ancora in corso.

La destra purtroppo no. L’abominevole terrorismo nero, quello delle bombe sui treni e nelle piazze, non fa parte del racconto novecentesco che il neofascismo italiano (oggi al governo) fa di se stesso.

Forse perché le contiguità degli eversori con la destra parlamentare (il Movimento Sociale) furono più di una (non così il terrorismo rosso con il Pci, suo nemico); forse perché il vincitore difficilmente è capace di scalfire la sua narrazione; fatto sta che “strage fascista”, nel 2025, è un’evidenza giudiziaria definitiva, ma è una evidenza politica e storica solo per i parenti delle vittime, per chi sa vedere la nostra storia un poco al di là del proprio naso, e più in generale per l’Italia repubblicana.

Non risulta che la destra abbia avuto una sua Rossana Rossanda, che sul Manifesto, a proposito delle Brigate Rosse, parlò di “album di famiglia” fino dalle prime insorgenze del terrorismo rosso. Non risulta che il ripugnante stragismo fascista, con i suoi manovratori anch’essi noti (Gelli), con le sue protezioni internazionali (la Cia), sia unanime e acquisita certezza della comunità nazionale.

In fin dei conti, è un’ulteriore prova che la famosa “egemonia culturale della sinistra” è una delle più antiche fake italiane. Se esistesse davvero, la strage di Bologna sarebbe un lutto unanime, non un lutto di parte.

sabato 2 agosto 2025

Impercettibili differenze



Lievissime differenze: il bus in Alto Adige differisce impercettibilmente da quelli nostrani: anzitutto la destinazione è scritta prima in tedesco e poi in italiano; la voce della signorina che annuncia la fermata, nipote di Frau Brucker, parla tedesco, la traduzione in italiana è affidata ad una voce maschile, probabilmente uno schiavo addetto al pascolo delle mucche; quando il bus si ferma si apre solo la porta dedicata alla salita, per far aprire quella centrale occorre, oltre a pigiare il tasto, anche recitare a memoria la formazione della nazionale tedesca del 1968; si narra che nel 2005 uno sventurato pescatore amalfitano, in vacanza a Brunico, salì sul bus dalla porta dedicata alla discesa: oltre alle inevitabili scudisciate, di lui si persero le tracce, alcuni dicono che fu inviato segretamente in Baviera a coltivare luppoli, altri preferiscono non rilasciare dichiarazioni. Al momento della salita, devi passare il pass, se sei in hotel è gratis, davanti all’apparecchio posto a fianco dell’autista, dotato di uno sguardo glaciale simile al T1000 di Terminator, che, scrutandoti con uno scanner incardinato nella pupilla, comprende le tue origini italiche, per cui, oltre alla rigidità ferrea tipica del luogo, s’innesca pure un moto dí impercettibile disprezzo, lo stesso che il Genio Villaggio tradusse in “voi italiani, pizza, spaghetti e mandolino!” 
Se per sfortuna o poca dimestichezza non riesci a passare il cell con il pass, nessun problema, il T1000 al volante aspetta, paziente, rigido, impassibile. Narrano le cronache che nel 2014 uno sventurato di Chioggia rimase sette ore davanti all’autista, tra l’indifferenza generale, prima di avere il via libera a sedersi. Durante il viaggio il silenzio è glaciale, ricordante le chiamate per il lasciapassare di epoche lontane…

Ma che razza di str!



Ci fosse una classifica degli stronzi , Galeazzo Bignami ne sarebbe estromesso per eclatante supremazia. Questo idiota dal cognome che porta a riassumere in un termine la sua vergognosa esistenza politica, stronzo appunto, si è permesso di denunciare Francesca Albanese, relatrice ONU che ha detto solo la Verità sul genocidio che stanno compiendo gli assassini sionisti, accusandola di comportamento antisemita. Detto da uno stronzo che si mascherò, tra il serio e il faceto, da nazista agevola i sani di mente, misterioso termine per Galeazzo, a turpiloquiare nei suoi confronti, trovando facilmente rime baciate dal suo nome: Galeazzo, Galeazzo, ma quanto sei incommensurabilmente testa di ….!

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Quarantacinque anni fa l’Italia fu scossa nelle sue fondamenta da un attacco fascista al cuore delle istituzioni. Fascista fu la progettazione dell’ecatombe, fascisti furono tutti coloro che successivamente cercarono di depistare le indagini. Interi apparati dello Stato interagirono in un mefitico mercimonio diretto e coadiuvato da quel gran bastardo di Licio Gelli, al tempo adulato da chicchessia, chiesa e politica compresi. Alcuni carnefici oggi sono già liberi, altri per fortuna marciscono ancora in galera. Sdolcinate dichiarazioni si sono via via snocciolate nel corso degli anni, senza arrivare al nocciolo del problema: fu una strage fascista con la collusione di apparati dello Stato. Ammetterlo renderebbe memoria e rispetto agli 85 martiri.

L’Amaca


Dichiarare guerra alla Svizzera
di Michele Serra 

"Dichiarare guerra alla Svizzera” era una delle fissazioni parodistiche di Cuore e dei suoi lettori. Ora lo ha fatto, per davvero, Donald Trump, che dicono molto irritato perché le banche svizzere hanno spostato buona parte dei loro interessi verso il mercato asiatico, con conseguenze sgradevoli sul debito pubblico americano. E dunque, assecondando la sua sfrenata pulsione punitiva, ha imposto alla Svizzera un dazio altissimo, 39 per cento, simile a quello inflitto a Paesi produttori di jeans e elettronica a basso costo.

Pare che le autorità svizzere non siano contente, e non a causa delle difficoltà che gli orologi a cucù incontreranno sul mercato americano. È una rottura abbastanza trasparente del quieto vivere molto gradito alla finanza mondialista, una turbolenza grave: se i ricchi litigano tra loro — ci si domanda nei peggiori bar del pianeta — almeno qualche briciola cadrà nel nostro piatto?

Il problema, evidente anche ai non economisti e ai non analisti di politica internazionale, è che il sovranismo, lo dice la parola stessa, non ha la concordia tra i popoli tra i suoi obiettivi, optando, semmai, per una lotta suprematista senza tregua, nel continuo desiderio di stabilire chi è il più forte, il più ricco, il più armato, eccetera. Non c’è dubbio che il precedente ordine mondiale non fosse favorevole ai poveri; ma nemmeno si può dubitare del fatto che se i ricchi litigano tra loro, nemmeno mezzo vantaggio potrà confortare il resto dell’umanità. I danni collaterali, possiamo scommetterci, saranno tutti a carico del cosiddetto popolo, che paga il suo dazio da tempo immemorabile, ben prima di Trump.