domenica 22 giugno 2025

L'Amaca

 

L’ugola irriducibile
di MICHELE SERRA
Il “concerto per la pace” di Al Bano a San Pietroburgo (guest star Iva Zanicchi, inspiegabile l’assenza di Pupo) è una buona notizia: testimonia che la specie umana è indistruttibile. Non si spezza e non si piega.
Non c’è guerra, bombardamento, angoscia, patimento, dittatura, umiliazione che possa seriamente attentare, in modo irrevocabile, alla serenità e alle abitudini di un cospicuo numero di persone, di tutti i Paesi e di tutte le epoche, che potremmo definire i soli veri irriducibili. Ci vuole ben altro che una guerra, o due guerre, o cento guerre, per piegarli. E chi siamo noi — direbbe il precedente papa — per giudicarli?
Non è una questione ideologica (l’ideologia, va detto, produce danni al buonumore), è proprio una questione di metabolismo. È la buona salute, il buon risveglio al mattino, è il vigore naturale dell’essere umano a organizzare il palcoscenico. Si ha da cantare, dunque si canti.
Se aguzzate l’orecchio, e fate un piccolo sforzo di fantasia, non c’è scenario della storia che sia abbastanza drammatico, abbastanza grave, da escludere che, sullo sfondo, oltre i crateri, oltre le navi affondate, sorvolando le bocche dei cannoni e il baluginare delle baionette, bucando il fumo degli incendi, ci sia Al Bano, con il cappello bianco, che canta Felicità. Alle Termopili, a Waterloo, a Little Big Horne, sulle dune di Normandia, lui c’era già. Pare di vederlo, pare di sentirlo. Già alle Termopili il concerto era programmato da un bel pezzo, doveva forse sospenderlo?
Tra mille anni, dopo che la Quinta guerra nucleare avrà incenerito gli umani, dalle macerie si udrà una voce melodiosa: è Al Bano che canta Felicità.

sabato 21 giugno 2025

Natangelo

 


Intervista al fisico Carlo Rovelli

 

Intervista allo scienziato Carlo Rovelli
“È azzerato il diritto internazionale: l’Italia così si accoda ancora”
DI ANTONELLO CAPORALE
"In West Bank i palestinesi non possono votare: non è democrazia"
Professore, ciascun Paese spara ormai a chi gli pare, quando gli pare.
Lo sforzo di costruire una legalità internazionale attraverso le Nazioni Unite, le Corti internazionali e i diversi trattati, è stato vanificato dalle scelte politiche degli ultimi decenni. Da tante guerre iniziate illegalmente, a cui l’Italia ha partecipato. La tristezza è vedere l’Italia accodata senza protestare a queste scelte disastrose che ci hanno portato al disordine mondiale e a una spirale di violenza crescente. Ora tutti sono affamati di guerra.
L’Iran – a quel che è dato sapere – non possiede l’atomica. Lo dicono l’intelligence Usa e l’Aiea… eppure è il mostro.
Mi fido dell’Aiea, non vedo perché dovrebbe mentire. Le guerre si fanno sempre adducendo pretesti. Insomma, ogni volta che c’è un conflitto, da entrambe le parti si dipingono i nemici come ‘mostri’. Succede lo stesso quando due coniugi litigano: l’altro è sempre il mostro. Tramutare il nemico in ‘mostro’ è il primo passo per cominciare a odiarci e ammazzare.
L’Iran un accordo nucleare lo aveva firmato, fu però proprio Trump a cancellarlo. Quanto pesa questo elemento negli eventi di oggi?
Il problema è che l’Iran non vuole sottomettersi all’Impero. E quindi, nella logica imperiale, va distrutto.
Secondo lei esiste in questo momento un pericolo nucleare a prescindere dall’Iran?
Esiste un’organizzazione mondiale di scienziati atomici che valuta questo pericolo costantemente. Il pericolo non è mai stato così alto, neanche al picco della Guerra fredda.
Il 7 ottobre è accaduto un evento terribile, ma il fatto che Israele ritenga che quella data segni tutto il male è una considerazione condivisibile?
Il 7 ottobre è accaduta davvero una cosa terribile. Prima però ne sono successe di peggiori. E dopo quella data – purtroppo – ne sono successe di molto peggiori.
La questione palestinese è stata per troppi anni dimenticata. Ora l’Occidente piange per Gaza. Sono le rituali lacrime di coccodrillo?
Quanto sta succedendo resterà una macchia tremenda come poche sulla coscienza dell’Occidente. L’Italia è colpevole per aver di fatto sostenuto e coperto politicamente il genocidio in corso.
In Medio Oriente la democrazia è però una pratica poco apprezzata.
In Iran la religione ha certo un peso sulla vita politica, ma Israele ha una Costituzione che privilegia un’etnia e una religione, e questo non combacia con la mia idea di democrazia, e a mio parere fa male all’ebraismo. Soprattutto, lo Stato di Israele controlla territori dove ci sono persone che non hanno diritto di voto. Sarebbe una democrazia se desse il voto a tutti i palestinesi nelle zone che controlla, oppure se permettesse a queste zone di costituirsi in uno Stato indipendente. Non fa né una cosa né l’altra. Ha mantenuto per decenni una situazione di occupazione illegale e di apartheid della popolazione, violando la legalità internazionale.
Gli altri regimi non sono certo maestri di vita.
Io penso che il problema non è chi sia più o meno maestro di vita. Siamo tutti pieni di virtù e di vizi. Il problema è imparare a convivere senza spararsi e ammazzarsi l’un l’altro. Imparare a influenzarci a vicenda con le parole, non uccidendoci. Perché il mio Paese denuncia l’illegalità internazionale solo quando a violarla sono i ‘nemici’?
Quale ruolo dovrebbe avere per lei in queste crisi l’Europa?
Sta perdendo l’occasione storica per essere un riferimento di ragionevolezza. Gettandosi negli armamenti, nella guerra anti-russa e nella copertura politica di Israele, è diventata sorgente di belligeranza e di instabilità. Ci porta verso la terza guerra mondiale. Avrebbe potuto essere la forza che conduce a un equilibrio, e invece spinge per la soluzione militare ovunque.
Quanto odio anti-occidentale stanno generando le guerre in Medio Oriente? Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi decenni?
Stiamo attirandoci l’odio del mondo. Ci dobbiamo attendere conseguenze.
Neanche la Cina, a cui lei destina una simpatia particolare perché la giudica meno avventurista delle altre potenze, sembra interessata a comparire sulla scena e promuovere azioni che allentino le tensioni.
Apprezzo i Paesi che non iniziano guerre. L’ultima guerra che l’Iran ha iniziato, a quanto mi risulta, è stata nel 1804. Da allora, quante ne abbiamo iniziate noi e i nostri alleati? Quante volte l’Iran è stato attaccato dall’Occidente o dai suoi stretti alleati, come ora? Perché? Perché è un altro Paese che ha provato a non sottomettersi al dominio imperiale. Tanti Paesi del mondo, non solo la Cina, continuano a dire soltanto che non vogliono guerre. È così difficile non volere guerre?
C’è chi paragona l’attacco di Israele all’Iran a quello della Russia all’Ucraina.
Sono entrambi attacchi motivati dalla sete di potenza, ma ancora più dalla paura. Per Israele è la paura di un Iran nucleare, che toglierebbe a Israele il vantaggio strategico di essere l’unico Stato nucleare della regione; per la Russia la paura di missili Nato alle proprie frontiere, che avrebbero potuto vanificare la propria deterrenza nucleare, togliendole i tempi necessari per la risposta. Per paura si diventa aggressivi.
Intellettuali, artisti, scienziati: la vostra voce si sente appena.
Infatti è debole. Troppo debole.

Combattendo il mainstream

 

I buoni e i cattivi
DI MARCO TRAVAGLIO
Giovedì, mentre attendevamo col cuore in gola l’attacco americano all’Iran, usciva la notizia che Steve Bannon aveva pranzato con Trump alla Casa Bianca. E abbiamo esultato, subito prima di vergognarcene. Perché Bannon è un noto farabutto, fascista, razzista, coinvolto in loschi traffici, condannato per oltraggio al Congresso e scaricato perfino da Trump. Ma è anche il più occhiuto cerbero dell’ortodossia Maga isolazionista, convinto che Israele può fare ciò che vuole, ma gli Usa no: “Distruggeremmo l’Iran, non possiamo creare un altro Iraq”. La nostra speranza era che Trump desse retta a lui e non ai rigurgiti neocon che infestano il deep state e l’avevano spinto a rinnegare se stesso. Pochi minuti dopo la Casa Bianca informava che l’attacco è sospeso per 14 giorni e si punta di nuovo sui negoziati. Al momento e al netto della volubilità di Trump, che ha la fermezza di un budino, hanno vinto i Bannon e ha perso chi voleva trascinare gli Usa e l’Ue in un altro pezzo di guerra mondiale. Un’ottima notizia per tutti.
Come dice Lucio Caracciolo: “Se alla Casa Bianca ci fossero Biden e Harris, avrebbero già ordinato l’attacco all’Iran al fianco di Israele”. Perciò la vittoria di Trump ci era parsa un po’ meno peggiore di quella della Harris. Perché noi saremmo ben felici di tifare per i “buoni”, i progressisti americani ed europei. Ma purtroppo sono molto più guerrafondai dei cattivi (e senza mai un ripensamento). Vogliono tutti il folle riarmo al 5% del Pil e dirottano i fondi del Pnrr sulle armi. Starmer e Macron armano l’aggressore Israele per difenderlo dall’Iran aggredito. Merz ringrazia l’amico Bibi che “fa il lavoro sporco per tutti noi”, salvandoci dall’imminente attacco iraniano all’Europa (probabile almeno quanto quello russo). Poi tutti e tre invitano l’Iran a negoziare a Ginevra, ma sul presupposto che Teheran non può avere l’atomica, diversamente dai primi due. Macron minacciava di riconoscere la Palestina per lo sterminio a Gaza, ma se n’è già scordato. Cambia idea più velocemente di Trump: ieri pro escalation, oggi anti, domani chissà. Von der Leyen e Kallas fino a due settimane fa valutavano la revoca dell’accordo di associazione Ue-Israele: ora difendono il “diritto all’autodifesa” di Tel Aviv che attacca tutti su sette fronti. Però la Kallas è “frustrata”: fosse per lei, sanzionerebbe Israele, ma “non c’è unanimità fra i 27 e, se lo proponessi, mostrerei le nostre divisioni”. Che anima delicata: neppure sulle sanzioni alla Russia e le armi all’Ucraina c’è unanimità, però lei le propone eccome e le ottiene pure, ricattando i riottosi tipo Ungheria e Slovacchia. Quindi, a doversi vergognare, non siamo noi che tifiamo per i “cattivi”. Sono i “buoni” che ci hanno ridotti alla disperazione.

L'Amaca

 

Quanto costa la guerra
di MICHELE SERRA
Isoldi, le montagne di soldi che costa la guerra: incenerire, cancellare, distruggere ciò che è già stato costruito dagli uomini in anni di lavoro, case, strade, ponti, ospedali, centrali. Miliardi su miliardi in fumo. E farlo spendendo altre montagne di soldi, perché distruggere costa, incenerire costa, uccidere costa. Niente costa come gli armamenti.
L’argomento umanitario, a quanto si capisce, vale zero. Non uno (non uno!) tra i potenti del mondo che dica: “provo una pena infinita, non esprimibile, per chi muore in guerra, i soldati e i civili, i bambini innocenti.
Piango sui nostri morti e sui loro morti”. A parte il papa, solo la gente semplice sembra in grado di onorare il lutto, e provare dolore. I gaglioffi al comando del mondo sanno solo dire “vi distruggeremo, ci vendicheremo”, si assomigliano come capi ultras, Trump, Netanyahu, Hamas, gli ayatollah aguzzini delle donne, Putin e la sua Grande Russia costruita sulle macerie e sul sangue altrui.
Non ce n’è uno che vorresti avere a cena alla tua tavola: proveresti vergogna.
Gli si dica, allora: visto che vi interessano solo i soldi, valgono solo i soldi, ma vi rendete conto di quanto vi costa la distruzione reciproca? Magari la pace non vi piace (siete troppo innamorati della violenza). Ma guardate che la pace vi conviene. La guerra è uno scialo indecente. Con la pace, potreste anche guadagnare dei soldi. E alla frase “guadagnare dei soldi”, magari qualcuno dei potenti del mondo apre le orecchie.