Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 20 giugno 2025
In effetti
Ma non era la Russia la minaccia più grande?
DI DANIELA RANIERI
“La Germania sta valutando la partecipazione alla campagna militare di Israele contro l’Iran”, avverte una vellutata agenzia. Netanyahu sta facendo così bene a Gaza e in Cisgiordania che va premiato con un rinforzino occidentale in Iran (mentre continuano le sanzioni a Putin, visto che hanno funzionato alla grande).
A proposito: ma non era la Russia “la minaccia diretta e indiretta più significativa per l’Ue e la sua sicurezza, nonché per la sicurezza dei Paesi candidati e dei partner dell’Ue”, come recita il cosiddetto Libro bianco sul futuro della Difesa europea approvato dalla Commissione per giustificare il piano di riarmo della Von der Leyen, ex ministra della Difesa tedesca? Non aveva detto la ineffabile Alta rappresentante per la Sicurezza dell’Ue, la estone Kaja Kallas, che “la Russia è una minaccia diretta per l’Europa, una minaccia globale a 360 gradi”? Non aveva votato gioiosamente Sì, l’Europarlamento, alla Relazione sulla politica di Sicurezza e Difesa che dispone il riarmo da 800 miliardi di euro, sforando sul sacro debito dei singoli Paesi e togliendo risorse a ospedali, pensioni, etc., al fine di impedire ai cosacchi di far abbeverare i cavalli alle fontane di San Pietro? Non avevamo parlato delle 6 mila testate nucleari russe, sostenendo, per mezzo dei commentatori più scafati, che “Putin sta bluffando e non userebbe mai l’atomica”, fermo restando che la Russia restava la più grande minaccia all’integrità dell’Europa eccetera? E soprattutto: mentre compilavano quelle scemenze, i geni Ue (e Nato) non si erano accorti della minaccia rappresentata dall’Iran con le sue testate nucleari (che attualmente ammontano al numero di zero)? Delle due, l’una: o sono tonti, o hanno scritto una bugia. Piuttosto: non sono riusciti a catechizzare l’opinione pubblica sull’urgenza di muovere guerra alla Russia per difendere l’Ucraina, Paese non Ue e non Nato; non sono riusciti a scaldare i cuori di chi si oppone allo sterminio dei palestinesi, continuando a vendere armi a Israele perché le decine di migliaia di bambini massacrati insidiavano “il diritto di Israele a difendersi”. Ora spostano il fronte di guerra sull’Iran: a chi sta simpatico un regime teocratico che impone il velo alle donne? Intanto, mentre “Netanyahu fa il lavoro sporco per noi” (Merz) provocando la terza guerra mondiale, la Germania assapora l’atroce paradosso che nella Storia qualcun altro (ebrei sopravvissuti all’Olocausto) sta scientemente annientando un popolo.
Tra le menzogne
Truffe da sbarco
DI MARCO TRAVAGLIO
Ci vuole del talento anche per dire bugie. Che, perché ci creda qualcuno, richiedono un qualche elemento vagamente realistico, un minimo di logica, un barlume di plausibilità. Sennò non ci casca nessuno, come sta avvenendo per la guerra di Netanyahu all’Iran, che passerà alla storia come la più impopolare e assurda degli ultimi 30 anni. È partita da un classico della propaganda bellicista: non c’è un minuto da perdere, l’Iran è a un passo dall’atomica. Naturalmente non è vero, come spiega il capo dell’Aiea Grossi dopo l’indecente travisamento del suo rapporto sull’uranio arricchito al 60% (per la Bomba serve il 90). E come conferma da mesi l’intelligence Usa: nessuna atomica prima di sei anni. Ma è dal 1995 che Netanyahu accusa l’Iran di essere lì lì e ora il suo ministro degli Esteri Katz giura che ha già sei testate. Peccato che Teheran sia sotto controllo costante dell’Aiea perché aderisce al Trattato di non proliferazione, mentre Israele non ci pensa neppure e resta una potenza nucleare “illegale” come India, Pakistan e Corea del Nord. Allora tutti ripetono che “l’Iran non può avere l’atomica”. E perché mai? Chi stabilisce chi può e chi non può? I primi a dire che l’Iran non può avere l’atomica sono quattro Paesi che ce l’hanno: Usa, Israele, Francia e Regno Unito. Israele ha il diritto di sentirsi minacciato dalle inesistenti atomiche iraniane, mentre l’Iran non ha diritto di sentirsi minacciato dalle vere atomiche israeliane. La balla successiva è che, ove mai l’Iran avesse l’atomica, la userebbe subito per attaccare Israele. Ma è tutto da dimostrare: Israele ce l’ha da quasi 50 anni e non l’ha mai usata, come tutte le altre potenze nucleari del mondo, tranne una: gli Usa.
Quindi perché Israele bombarda l’Iran? Balla di riserva: perché ayatollah e pasdaràn sono brutti, sporchi e cattivi. Verissimo, anche se hanno molti meno morti sulla coscienza di Netanyahu, Usa e Nato singolarmente presi. Ma dove sta scritto che un regime che non piace a Israele o agli Usa va abbattuto a suon di bombe? E, visti i precedenti di regime change, quante possibilità ci sono che, caduto questo governo, ne arrivi uno migliore? Alcuni squilibrati che imbrattano la stampa evocano e intervistano negli Usa Reza Pahlavi, figlio e omonimo dello Scià corrotto e sanguinario che fu cacciato nel 1979 con la famiglia dalla rivoluzione khomeinista. Cioè fingono di credere che, dopo 46 anni di teocrazia, i 90 milioni di iraniani non vedano l’ora di avere un monarca assoluto e un governo laico, filoccidentale e filoisraeliano perché glielo chiede il popolarissimo Netanyahu a suon di bombe. Naturalmente i monarchici in Iran sono quattro gatti e pure divisi, come le altre flebili opposizioni. Ma imparare almeno a mentire?
L'Amaca
Dire le cose senza retorica
di MICHELE SERRA.
I più vivi complimenti al senatore Filippo Sensi per il suo intervento a Palazzo Madama, più da stand up comedian che da politico, nel quale ha fatto l’elenco (interminabile) dei nemici, veri e presunti, della destra. Ovvero delle istituzioni, dei ruoli, delle persone che secondo il racconto autoconsolatorio della maggioranza farebbero da ostacolo malevolo alle sorti gloriose del governo. Se ve lo siete perso cercatelo in rete, ne vale la pena.
La parola politica muore di retorica, e ultimamente anche di aggressività. E la retorica e l’aggressività non sono mai ingredienti seducenti, quando si prende la parola in pubblico. Annoiano. Sono prevedibili. Sensi ha scelto il registro satirico, lo ha fatto con molta asciuttezza, e l’efficacia del suo intervento (per quella sparuta fetta di italiani che ancora seguono le cronache politiche) è dieci volte maggiore delle invettive tonanti e delle lagne recriminatorie. L’aspetto più ridicolo della destra di potere è continuare a fingersi (da posizione di potere) vittima, minoranza anticonformista, animosa pattuglia che si ribella al pensiero mainstream. Ma il pensiero mainstream (da molto tempo) è il loro, loro l’egemonia nell’informazione, la maggioranza è loro e il governo è loro: solo che prenderne atto significherebbe assumersi responsabilità adulte e adottare un tono da vincitori responsabili, non più da sconfitti ribelli. Vuoi mettere come è più comodo il ruolo della vittima?
L’intervento di Sensi dice esattamente questo, ma senza dirlo. Solo mostrandolo. Si chiama satira, e quando non è dileggio becero, o pestaggio volgare, è un linguaggio formidabile.
giovedì 19 giugno 2025
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