Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 18 aprile 2025
Analisi somma
L’auto-Liberazione
DI MARCO TRAVAGLIO
Nel Paese dove il primo che passa dà lezioni di storia ad Alessandro Barbero per aver segnalato le analogie tra il riarmo e il bellicismo di oggi e quelli che portarono alla Prima guerra mondiale, può accadere di tutto. Anche che il presidente forzista del Piemonte Alberto Cirio celebri “i tanti alpini morti nella campagna di Russia per la nostra libertà”. Cioè le truppe dell’Italia fascista che aggredirono l’Urss con quelle naziste. I media l’han liquidata come “gaffe”, ma è stata tutt’altro. Nelle stesse ore l’alta rappresentante per la politica estera Ue, l’estone Kaja Kallas, intimava agli Stati membri di disertare le cerimonia del 9 maggio a Mosca per l’80° Giorno della Vittoria contro il nazifascismo. A cui l’Urss pagò il più alto tributo di sangue (25-28 milioni di morti). E perché mai i Paesi liberati dovrebbero dimenticare il loro principale liberatore? Perché, spiega la Kallas, “Putin è un dittatore”. Se è per questo lo era, e all’ennesima potenza, pure Stalin. Eppure Roosevelt e Churchill non fecero certo gli schizzinosi.
L’anno scorso la Russia non fu invitata agli 80 anni dello sbarco in Normandia: però c’era Zelensky, anche se mezza Ucraina aveva accolto come liberatori i nazisti invasori e tuttora venera il collaborazionista Bandera come eroe nazionale. Il 27 gennaio si è commemorato l’80° anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, ma per il terzo anno consecutivo non erano invitati rappresentanti di Mosca (fa fede La vita è bella di Benigni, dove sono gli americani a liberare i lager nazisti). Da tre anni, all’Onu, i Paesi Ue e Nato votano contro (come Usa e Ucraina) o si astengono sulla risoluzione di Mosca per “la lotta alla glorificazione del nazismo e del neonazismo, che contribuiscono ad alimentare forme contemporanee di razzismo, xenofobia e intolleranza”: non vogliono contrariare Kiev, che si tiene nell’esercito milizie neofasciste e naziste con svastiche e simboli SS, finanziati e armati da noi “antifascisti”.
Del resto Putin, i cui genitori scamparono per miracolo all’assedio nazifascista di Stalingrado dove morì di difterite uno dei suoi fratelli, è il “nuovo Hitler”. La Russia viene continuamente paragonata al Terzo Reich, anche da Mattarella. E il Parlamento Ue ha appena equiparato il nazismo al comunismo che lo sconfisse e definito la Russia “la minaccia più grave e senza precedenti per la pace nel mondo”, più delle orde barbariche, di Napoleone e di Hitler. Quindi il povero Cirio non ha fatto che unirsi alla riabilitazione del Führer in funzione anti-Putin. Chi grida alla gaffe farebbe meglio ad annullare o rinviare sine die le celebrazioni del 25 Aprile per gli 80 anni della Liberazione. Con l’aria che tira, nessuno sa più chi ci liberò. E da che cosa.
L'Amaca
Non servono le astronavi
di MICHELE SERRA
L’idea che quasi certamente esistano, sparse per le galassie, altre forme di vita, ma la distanza che ci separa da loro è tale che non solo non potremo mai conoscerle direttamente, ma forse neppure riusciremo a comunicare con loro, per quanto mi riguarda è molto confortante.
Lascia intendere che esista almeno qualcosa che non è alla nostra portata. Che non sia programmabile la sua “scoperta”, che poi in genere significa la sua conquista. Che non ci saranno altri “indiani” da sterminare, come i nativi americani, e al tempo stesso gli umani non saranno gli “indiani” di alcuno, ammesso che esistano, nell’universo, esseri altrettanto aggressivi e sterminatori quantohomo sapiens ha dimostrato di essere.
Così, ogni volta che leggo qualche notizia sui segnali di vita dal cosmo, mi rallegra scoprirne l’incolmabile lontananza. Il lancio quasi parodistico delle Bezos girls a cento chilometri dalla Terra (in proporzione alle distanze celesti, è come se avessero alzato il tacco delle loro scarpe di un millimetro) e le ventilate spedizioni di Musk su Marte sono, nella vastità del cosmo, impercepibili inezie.
Saperci così spersi e insignificanti dovrebbe e potrebbe renderci migliori, o meno peggiori.
Accettare il limite e riscoprire la Terra come casa comune e come madre. Dismettere un poco di boria e usare l’intelligenza, che non ci manca, per esplorare noi stessi. Non servono nemmeno astronavi: siamo già qui.
giovedì 17 aprile 2025
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