mercoledì 26 febbraio 2025

Prima Pagina

 



Natangelo

 



Selvaggia vs Pitonata

 

Le supercazzole sulle borse false e il maxi-autogol sulla “plastica”
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Ieri, nel suo intervento alla Camera, Daniela Santanchè ha finalmente detto qualcosa di più articolato che “Querelerò!” sulla vicenda della borsa Hermès tarocca regalata a Francesca Pascale.
E cioè: “Nelle mie borse non c’è paura. Lo denuncio qua: ho una collezione di borse. Ma mio padre che era ottavo figlio di contadini mi ha insegnato che si ruba solo quello che si nasconde. E io non ho niente da nascondere”. E ancora: “Io sono l’emblema di tutto quello che detestate, lo rappresento plasticamente. Sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene (…). Voi non volete combattere la povertà, volete combattere la ricchezza!”.
Intanto è un peccato non poter allegare le espressioni di Anna Maria Bernini, seduta alla sua sinistra, mentre Santanchè parlava. Ho chiesto al massimo esperto mondiale di comunicazione non verbale cosa significassero e, con un linguaggio tecnico-specialistico, mi ha risposto: “Ah bugiardaaa!”. Invece va detto che l’espressione degli altri deputati al suo “Sono l’emblema di ciò che detestate, lo rappresento PLASTICAMENTE” era di totale approvazione per l’ammirevole slancio di onestà sulla plasticità delle sue fattezze. La difesa sulla questione delle Hermès è invece un po’ fiacca. Che nelle sue borse non ci sia la paura ci fa piacere: ciò che è da stabilire è però se in quelle regalate a Pascale, assieme al coraggio, ci sia anche il codice identificativo inserito dalla maison nei prodotti originali. E aggiungo che dire “ho una collezione di borse, ma mio padre mi ha insegnato che si ruba solo quello che si nasconde” non è molto pertinente rispetto all’accusa mossa nei suoi confronti. Nessuno l’ha accusata di aver rubato borse false ai venditori ambulanti in spiaggia mentre andavano a comprarsi un ghiacciolo. Siamo certi che le abbia pagate. Il problema è, in caso, aver alimentato il mercato della contraffazione. Infine, piccola annotazione: sarebbe bastato dire, più sinteticamente: “Non ho mai acquistato borse false in vita mia”. Santanchè si sarebbe risparmiata qualche supercazzola e quel “si ruba solo quello che si nasconde” piuttosto scivoloso, perché tutti – a quel punto – abbiamo pensato immediatamente ai vecchi tfr dei suoi dipendenti.

Robecchi

 

Sacrifici umani. La miliardariocrazia fa il suo lavoro: licenzio dunque sono
di Alessandro Robecchi
Èuna specie di dipendenza, un vortice, una cosa di cui non si può fare a meno, una voluttà, una passione e un vizio. Licenziare la gente (con una mail, con un tweet, con un video, con un annuncio in tivù) è il nuovo sport individuale americano, così individuale che è praticato da una persona sola, Elon Musk, ai danni di moltitudini di impiegati, funzionari, lavoratori, che ricevono una letterina, sgombrano la scrivania e addio. Addio lavoro, addio stipendio, addio assistenza sanitaria, addio rate della macchina, addio mutuo della casa, addio agli studi dei figli: Make America Senza Stipendio Again.
Un vero bollettino di guerra, non passa giorno che qualche agenzia federale non venga colpita da un editto di sfoltimento massiccio. 9.500 dipendenti federali (sarebbero i nostri “statali”) cacciati a metà febbraio nei dipartimenti di energia, agricoltura, risorse umane e altri. Pochi, rispetto ai 75.000 che hanno accettato (prendere o lasciare) l’incentivo di otto stipendi proposto dell’amministrazione Trump per abbandonare il posto di lavoro. Più 2.000 funzionari della cooperazione internazionale (UsAid), più la letterina ricevuta da tutti quanti negli uffici: spiega cosa hai fatto nell’ultima settimana o sei fuori (Afuera, come dice quell’altro matto con la motosega, l’argentino). Divertenti alcuni contraccolpi e retroscena: l’Fbi, per esempio, ha fatto marameo, ordinando ai propri dipendenti di non rispondere alla letterina minatoria. Ancor più divertente il caso della National Nuclear Security Administration (Nnsa) che si occupa di sicurezza nucleare, di monitorare l’efficienza degli impianti, delle scorie, delle armi atomiche. Cacciati su due piedi, sono stati richiamati in fretta e furia, perché con le radiazioni non si scherza.
Del resto, che Elon Musk avesse questa passione per le lettere di licenziamento era cosa nota. Quando prese Twitter, due anni fa, la piattaforma aveva più o meno 8.000 dipendenti, e in pochi giorni ne restarono 1.500, gli altri a casa con una mail di benservito. Poi è toccato a Tesla, con circa 14.000 licenziamenti. Al di là della fregola padronale e della sindrome da onnipotenza, non è difficile individuare una tendenza molto contagiosa, che già conosciamo bene: lo Stato è un peso che intralcia, il bene pubblico fa male agli affari, è seccante, costa. I lavoratori frenano il profitto, maledetti. E qui da noi già si vedono (non da oggi) turbo-liberisti eccitati che sognano tagli, riduzioni, meno soldi alla scuola pubblica, meno soldi alla sanità pubblica, la cultura non ne parliamo, gli enti dedicati ai controlli men che meno. La sagoma nel mirino non è nemmeno più lo “Stato sociale”, ma lo Stato e basta, un intralcio costoso e burocratico per le oligarchie mondiali, per la miliardariocrazia montante, che non esita un secondo davanti a sacrifici umani di massa. Insomma, il vento che viene da Ovest fa sempre parecchi danni, da queste parti. Del resto, quando si trattava di abolire l’articolo 18, la narrazione era che gli operai, quei privilegiati, non esistevano quasi più (ridicolo, detto nella seconda manifattura europea), mentre la vulgata sugli statali ripete da decenni che “non fanno niente” e “rubano lo stipendio”, nonostante l’Italia abbia meno impiegati pubblici di tutti in Europa. Ma sapete, al cuor non si comanda, il capitalismo ama molto i sacrifici, soprattutto quelli degli altri, ingrassa se voi dimagrite, si aggrappa a tutto, gioca con la retorica del “tornare grandi”. A spese dei sudditi-lavoratori, ovvio.

Nei meandri

 

Reddito di belligeranza
di Marco Travaglio
Ieri qualche lettore sarà sobbalzato sulla sedia: ma come, il Fatto apre con una ricerca di Carlo Cottarelli? Quello del governo tecnico di Mattarella dopo la cacciata di Conte per il presunto caso Savona? Il manidiforbice dell’austerità? Sì, quello. Abbiamo idee diverse, talora opposte, ma i dati che ha pubblicato sui bilanci militari di Europa e Russia non sono opinioni: sono numeri a prova di bomba (è il caso di dirlo). Che sbugiardano platealmente il pensiero unico europeo: quello di chi, dopo aver condannato a morte il popolo ucraino sabotando ogni negoziato e le nostre economie con le auto-sanzioni, vuole completare l’opera alzando la spesa militare dall’1,9% ad almeno il 3% del Pil. E, per fregare ancora i popoli evitando i forconi, spaccia dati falsi sul riarmo russo. Glieli ha serviti su un piatto d’argento il britannico International Institute of Strategic Studies, finanziato dalle industrie della difesa, subito rilanciati senza verifiche dal Financial Times, daPolitico e dai giornaloni italiani.
Poi l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto da Cottarelli, li ha controllati. E ha scoperto che il sorpasso di Mosca sull’Europa è una fake news: la spesa militare europea nel 2024 a parità di potere d’acquisto ha toccato i 730 miliardi di dollari, il 58% in più dei 462 spesi da Mosca. Escludendo i Paesi europei extra-Ue e limitandosi ai 27, questi restano in netto vantaggio con 574,5 miliardi, il 18,6% più della Russia. Che pure rimane un Paese in guerra, lo Stato più vasto, il primo esercito e il maggior arsenale nucleare del pianeta. “Andare al 3% come vuole fare la Nato – osserva Cottarelli – equivale a un aumento del 50%” rispetto alla spesa russa. Eppure, quando ha chiesto ai giornali che hanno diffuso i dati falsi di rettificarli, gli hanno risposto picche o non gli hanno risposto. E han continuato a mentire, come ieri Nathalie Tocci sulla Stampa: “Oggi Mosca spende sulla difesa più di tutto il continente messo insieme”. Poi tutti a frignare ai funerali del “fact checking” e della “scienza”, a strillare contro i complottisti e i terrapiattisti. Ma oggi i veri complottisti sono i guerrapiattisti che inventano invasioni russe in Europa per giustificare un mostruoso riarmo che non trova giustificazioni nei dati veri. È il nuovo euro-dogma, dai rapporti Draghi&Letta ai deliri di Ursula, Macron, Merz e Gentiloni per indebitare vieppiù i cittadini e ingrassare i fabbricanti d’armi Usa. Se l’è bevuta pure la spensierata Schlein, che ormai parla come una Guerini in gonnella: “Serve un Next Generation EU da 800 miliardi l’anno anche per la difesa”. Nossignora: serve spendere meglio, ma soprattutto meno. A furia di discutere su chi debba entrare nel centrosinistra e chi no, il Pd è entrato nel centrodestra.

L'Amaca

 

La più grande democrazia?
di Michele Serra
Provate a immaginare che in Italia il governo nomini capo della Polizia di Stato un leader di Forza Nuova, o simili, e vicecapo un influencer che ha avuto successo sbraitando in rete, o in televisione, le cose che si sbraitano contro i progressisti, i dem, i radical chic o come li volete chiamare.
E provate a immaginare che a questi due venga dato l’incarico, esplicito, di ripulire la polizia dagli uomini che hanno osato indagare su un assalto al Parlamento. Riuscirete a considerarlo un normale cambiamento interno alla routine democratica?
Beh, è esattamente quello che è accaduto in America. Un commissariamento politico della Polizia federale, affidata a due militanti politici di estrema destra.
Ora, si capisce che il ritorno al potere di Trump sollevi anche reazioni emotive, e che queste reazioni siano suscettibili di critica: possono essere esagerate, o eccessivamente influenzate dalle opinioni politiche personali. Ma questo qui è, banalmente, un fatto (uno dei tanti). Semplicemente un fatto: incredibile fino a poco fa, ora credibilissimo per la semplice ragione che è avvenuto.
Commentare serenamente l’accaduto è da tartufi. Da tartufi è anche fingere che negli Stati Uniti non sia in corso nulla di specialmente grave, o di mai accaduto.
La tiritera della “più grande democrazia del mondo” può rassicurare solo i pigri e gli ipocriti. È una convenzione stupida che serve solo a evitare di prendere atto della realtà.
Una democrazia non consegna la Polizia federale nelle mani di una fazione di fanatici. No, proprio no. Cambiate la definizione degli Stati Uniti, perché gli Stati Uniti già l’hanno cambiata.

martedì 25 febbraio 2025

Attorno al dragone

 

“Fa’ qualcosa” Il passante Draghi in giro per Bruxelles
DI DANIELA RANIERI
Anche da questa colonna, come già Marco Palombi sul Fatto del 20 febbraio, rispondiamo alla mozione Mario Draghi “Grazie, ma no, grazie”, titolo della canzone migliore dell’ultimo Sanremo. C’è ancora qualche oriundo di Marte o di Alfa Centauri che non è ancora a conoscenza del fatto che sono state proprio le politiche di austerità, di tagli alla spesa sociale, di degradazione del welfare, di bellicismo sfrenato, di mercatismo a ogni costo, di competizione tra deboli e debolissimi, di corsa al riarmo, di volete la pace o i condizionatori, cioè la quintessenza del draghismo, a portare allo stato attuale?
“Fate qualcosa”, dice Draghi espletando il suo nuovo lavoro – francamente un po’ imperscrutabile – di Super-consulente dell’Unione europea, che infatti tanto bene sta facendo a livello economico e geopolitico, suscitando gli squittii arrapati di tutta la stampa (“Draghi come il Nanni Moretti del ‘di’ qualcosa di sinistra!’”, come se Draghi fosse un artista del tutto estraneo alla politica e soprattutto come se la sinistra per Draghi e per quelli del suo Isee non fosse l’Anticristo). Prima bisognava fare tutto quello che la situazione richiedeva, whatever it takes, per salvare l’euro, cosa che in effetti è stata fatta (chiedere ai greci), usando lo spread come un caterpillar per radere al suolo ospedali pubblici, piccoli negozi, taverne e case senza boschi verticali sulle balconate.
Chissà perché, peraltro, alle elezioni del 2022 ha vinto Meloni, l’unica a non far parte del Governo dei Migliori che evidentemente era tale solo per i giornali del blocco padronale. E menomale che gli italiani, senza ascoltare Confindustria, hanno respinto la cosiddetta riforma costituzionale di Renzi, altrimenti oggi avremmo un “Senato delle Autonomie” pieno di amministratori locali di FdI dotati di immunità (non solo quelli ancora a piede libero, quindi, ma anche quelli in galera o ai domiciliari per ‘ndrangheta). Per tornare a Super-Mario e al suo Super-consiglio all’Europa di fare qualcosa: noi che abbiamo sempre ritenuto il banchiere uno sfornatore di frasi fatte, tipo quella che “non c’è alternativa alla vittoria dell’Ucraina sulla Russia” (che invece, come s’è visto, c’era), siamo sobbalzati quando l’abbiamo sentito dire che l’Europa non cresce, contrariamente a quanto si legge sulle previsioni ufficiali dell’anno scorso della stessa Ue, peraltro già consigliata da Draghi. (Noi, per non saper né leggere né scrivere, metteremmo qualche sanzione alla Russia).