mercoledì 22 gennaio 2025

Robecchi

 

Meriti. La vera minoranza protetta a livello planetario: il miliardario
di Alessandro Robecchi
Vorrei dedicare questa piccola rubrichetta ai settantuno (71) miliardari italiani che nel 2024 – per quasi tutti gli altri annus horribilis – hanno aumentato la loro ricchezza complessiva di 61,1 miliardi di euro, cioè in media di 86 milioni in più ciascuno (fonte: Rapporto Oxfam sulla diseguaglianza, gennaio 2025). Calcolatrice alla mano, possiamo dire che un miliardario italiano nel 2024 ha aumentato la sua ricchezza di oltre più di 7 milioni al mese, che significa 9.800 euro e passa all’ora – un eccellente salario minimo – calcolando anche le ore di sonno, quelle passate al golf, quelle dedicate alle dichiarazioni allarmate sulla grande “invidia sociale” che turba il Paese. Niente male, come performance di un pugno di persone: quella dei miliardari (non solo in Italia) è la minoranza più protetta del pianeta.
Il 63 per cento di tutti questi soldi (valore complessivo stimato: 272,5 miliardi di euro) è frutto di eredità. Cioè, mi spiego: muore il babbo miliardario, o lo zio, o un parente qualsiasi, e ti ritrovi miliardario anche tu, senza aver mosso un dito, cosa che presumibilmente aveva fatto anche quello che ti ha lasciato l’eredità, e magari pure il nonno, e in certi casi per risalire all’accumulazione originaria bisogna tornare indietro di secoli. Forse bisognerebbe tenersi in tasca un foglietto con queste cifre, e tirarlo fuori alla bisogna ogni volta che qualcuno intavola il più truffaldino e vergognoso discorso che esista: il discorso sul “merito”. Certo, è un merito anche esser nati nella famiglia giusta (una qualsiasi delle 71), ed è un merito che – lo dico con una formula popolare – si chiama “culo”. Esempio: sei in clinica, sei appena nato, apri gli occhi e chiedi: “Dove sono capitato?”. Se la risposta è “famiglia operaia di Catanzaro”, esci pure con le mani alzate; se invece ti dicono “figlio di miliardario”, puoi cominciare a elaborare, dopo la prima poppata, il discorso sul merito, che va premiato, ovvio.
Mettiamo invece il caso che di mestiere pedali su una bicicletta e consegni pizze ai clienti, che hai come capoufficio un algoritmo, che vieni pagato 2 euro e 50 a consegna. Bene, per aumentare la tua ricchezza di 86 milioni all’anno, dovresti consegnare 94.246 pizze ogni giorno, compresi Natale e Capodanno, senza fermarti mai nemmeno per un minuto. Immagino che, pedalando a quel ritmo, giorno e notte, tu abbia il tempo per riflettere su questa questione del merito, e anche sul fatto che in eredità a tuo figlio – se hai potuto farlo senza scendere dalla sella – potrai lasciare se va bene la bicicletta, in modo da perpetuare all’infinito questo entusiasmante tipo di sfruttamento. Se ti incazzi, se trovi che non sia giusto, se ti viene in mente qualche pensiero maligno (tipo la “rivolta sociale” di cui ha parlato Landini), ecco che balza su in automatico qualche astuto commentatore (“liberale”, ovvio) a dire che la tua è invidia sociale, che trovi il sistema ingiusto perché sei invidioso. I dati dicono che gli invidiosi aumentano, comunque, e anche che a difendere i miliardari non sono solo i miliardari, ma un sacco di brave persone che si fanno un mazzo così e rimangono faticosamente a galla sulla soglia di povertà pur lavorando (con merito). Il che rappresenta – se ci pensate – il vero capolavoro del capitalismo: fare in modo che i poveri odino i poveri, e mentre voi leggevate questa rubrichina (calcolo tre minuti di lettura) un miliardario italiano ha aumentato la sua ricchezza di 500 euro. Be’, dài, è il merito, no?

Caos e piccineria

 

Sempre sul pezzo
di Marco Travaglio
L’irruzione di Trump con la sua corte dei miracoli e dei miliardi decuplica da un giorno all’altro le distanze fra le sponde dell’Atlantico e fa invecchiare di cent’anni il mondo di prima e di fuori. Ma per fortuna le classi dirigenti d’Europa, Italia in testa, hanno colto al volo la portata epocale della sfida, pronte a rispondere colpo su colpo. Ursula von der Leyen annuncia una decisiva “tabella di marcia” per “cambiare passo”, vaneggia di “indipendenza energetica” citando l’esoterica agenda Draghi, annuncia una gita in India e reclama la “pace giusta” in Ucraina vantando di averci già buttato “120 miliardi” e promettendone altri, tanto non sono suoi. Ciao core. Germania e Francia, alla canna del gas, sono governate da due ectoplasmi impopolari anche fra i parenti stretti. E l’Ue dei Ventisette ha 27 posizioni su tutto.
Anche in Italia il dibattito politico-mediatico è più che mai all’altezza. Donald e Melania lanciano criptovalute personalizzate per decine di miliardi in poche ore, Musk ci osserva dai suoi 7 mila satelliti che presto saranno 42 mila, i big tech passati in blocco dai Dem a Trump controllano l’Ia e i dati di tre quarti del pianeta? Il governo risponde con la legge Bavaglio per difendere la privacy minacciata dai cronisti giudiziari (altro che Starlink e i social) e con ferrei limiti alle intercettazioni per tornare alle “indagini tradizionali” (pedinamenti a piedi, analisi delle orme con la lente d’ingrandimento, avvistamenti col binocolo, cose così) contro criminali che delinquono col dark web, i bitcoin e i telefoni satellitari, mentre l’app per digitalizzare i processi s’impalla e costringe i giudici a tornare alla carta e alla penna d’oca. Intanto, per coerenza, non si riesce a far arrivare un treno con meno di un’ora di ritardo. Anche culturalmente la nuova egemonia trumpiana ci fa un baffo. Risolto brillantemente lo straziante dilemma se un rapper che dice parolacce possa o meno cantare, siamo passati a discutere questioni di ancor più bruciante attualità: i Giorni dell’Amnesia in onore di due ex premier pregiudicati morti l’uno 25 e l’altro 2 anni fa; il compleanno di Renzi; il libro del figlio di Napolitano; il ritorno del fascismo eroicamente denunciato da una fiction; la riscoperta di don Sturzo e del suo appello ai “liberi e forti” di 106 anni fa nell’epocale convegno milanese con Delrio, Prodi e financo Ruffini; da non confondere col simposio a Orvieto dei celebri “catto-dem” Ceccanti, Guerini e Gentiloni sui cattolici in politica, tema che si pensava risolto da Giolitti nel 1913 col patto Gentiloni (il conte Vincenzo Ottorino, cavaliere di cappa e spada di Pio XI, avo di Paolo). Trump ci piscia in testa dai satelliti di Musk e noi cerchiamo affannosamente una cabina telefonica col gettone in mano.

L'Amaca

 

Ma Meloni in che squadra gioca?
DI MICHELE SERRA
Poiché la distruzione politica dell’Unione Europea — il suo smembramento, la sua riduzione al precedente coacervo di Nazioni con le quali avere relazioni bilaterali — è uno degli obiettivi politici di Trump (in perfetta stereofonia con Putin), non sarà facile, per la premier italiana Meloni, barcamenarsi tra fedeltà europea e militanza sovranista.
Fin qui Meloni ha dato prova, con una certa abilità, di una doppiezza per così dire domestica, tutto sommato a corto raggio, facendo l’europeista a Strasburgo e la sovranista a Budapest, sorridendo a Von der Leyen e facendo selfie con Orbán, sostenendo Kiev e galvanizzando i fascisti spagnoli con grande disinvoltura, e a costo zero. Ma come se la caverà quando gli interessi dell’Ue e della nuova America trumpista dovessero rivelarsi incompatibili?
Potrebbe giocarsela da grande mediatrice, cercando di ricucire, di conciliare, mettendo a profitto il suo ruolo di sola leader d’Europa di casa a Mar-a-Lago e presente all’adunata di miliardari che ha preso il posto della cerimonia di insediamento della più celebrata democrazia del pianeta. Ma potrebbe anche trovarsi di fronte a strappi non componibili, a dilemmi che non consentono ambiguità, vedendosi costretta a scegliere, tra i due campi, quello in cui si sente davvero a casa.
L’antieuropeismo di Trump è conclamato, lo sgarbo del mancato invito a Von der Leyen non è nemmeno uno sgarbo, è la schietta negazione di un ruolo politico (presidente della Commissione europea) che il nuovo presidente considera irrilevante. I tempi sono duri e veloci. Prima di quanto si possa illudere che avvenga, Meloni dovrà capire in che squadra gioca.

martedì 21 gennaio 2025

Ha detto tutto!




Un sereno…


…e felice quadriennio a tutti!



Quando...

 


Quando guardi una foto e ti viene voglia di: 

  • Giammai acquistare un'auto elettrica, né sognare l'uomo su Marte.
  • Evitare di domandare qualunque cosa a Google. 
  • Iniziare a girare nelle librerie del centro per acquistare libri e intrufolarsi dentro negozietti per cercare piccoli elettrodomestici. 
  • Chiudere le pagine sui social per non continuare ad arricchire un Moccioso. 
Praticamente tornare ai fantastici anni '80. Fondamentalmente libero, libero e felice! 

Bravi