domenica 3 novembre 2024

L'Amaca

 

I comfort del negazionismo
DI MICHELE SERRA
Se qualcuno, davanti al cataclisma di Valencia, spera che serva almeno a ribadire, nel più doloroso dei modi, che un cambiamento climatico è effettivamente in corso, e che la sua rapidità (si misura indecenni, non più in millenni) dipende dall’influenza spropositata e soverchiante delle attività umane, rischia di illudersi.
Ancora ieri, chiacchierando con un conoscente (bravissima persona), mi spiegava che «queste cose sono sempre successe, Valencia negli anni Ottanta è stata alluvionata proprio come adesso». Non è vero, ma lui crede che lo sia. Lo avrà letto su qualche sito che spiega per benino “quello che non ci vogliono dire”, e non c’è telegiornale o giornale che possa smuoverlo. È contento così. Si sente meglio così.
Come lui, quanti? Quanti esseri umani hanno cognizione del mondo su base, se non scientifica, almeno razionale? E quanti invece, anche di fronte all’evidenza, considerano scomodo prendere atto di ciò che in qualche modo disturba le loro abitudini, o confonde le loro certezze?
Il negazionismo climatico non è solamente un comfort del pensiero popolare. Influenza le scelte di molti governi (soprattutto i governi conservatori), è arma di uso corrente per Trump e i suoi elettori. Solo una frangia minima e trascurabile del mondo scientifico lo sostiene, eppure porta consensi e voti perché rassicura e scaccia i fantasmi: non date retta ai menagramo, il mondo è sempre uguale a se stesso. Ferisce pensare che a pagare il prezzo di questa incoscienza saranno, ovunque, i più esposti e i più deboli. Ai piani alti si annega di meno.

sabato 2 novembre 2024

Vasco Vasco!




Il caso




Natangelo

 



Relax

 


Manca la musica. Quella mettetela voi, a piacimento! 

Selvaggiamente

 

Boccia-Bocchino da Formigli: è troppo pure per Halloween
TRASMISSIONI CHE METTONO PAURA - Vittimizzazione secondaria. La sfregiatrice di ministri dice tutto quello che sa: nulla. E i suoi difensori danno la colpa all’aggredito. Forse Genny aveva la minigonna
DI SELVAGGIA LUCARELLI
È la notte di Halloween e quindi giovedì sera Corrado Formigli pensa bene di invitare nuovamente a Piazzapulita Maria Rosaria Boccia, ovvero l’ospite che più di tutti appare adeguato a festeggiare la notte dedicata al soprannaturale: come infatti sia possibile continuare a intervistare una donna che in due mesi non ha mai risposto a una sola domanda, è materia più esoterica che giornalistica.
L’ingresso in costume dell’aspirante consulente del ministro Sangiuliano è appunto in tema horror: Boccia è travestita da Boccia, indossa infatti gli occhiali Meta che usava per aggirarsi al calar del buio per i corridoi di Montecitorio.
Dopo l’ingresso grottesco, si toglie gli occhiali e mostra subito la nuova versione della tuta grigia da penitente: due occhiaie fumé e profonde come gli scavi di Pompei che le conferiscono subito un’aria sofferente, ben lontana da quella spavalda della precedente apparizione. E poi i capelli raccolti e la camicia bianca in modalità Amber Heard, della serie “non sono io quella violenta”, sebbene si faccia una certa fatica a immaginare Sangiuliano nei panni di Johnny Depp.
Il copione col conduttore è lo stesso di sempre. Formigli le chiede se è laureata o no e lei: “Poi portiamo il diploma di laurea, lo pubblichiamo, ma tanto non finisce lì”. Formigli le chiede: “Lei è in possesso di informazioni di rilievo pubblico, ma non può riferirle perché sono in corso delle indagini?”. “Esatto”. Formigli “Chi tra i politici chiamava più spesso Sangiuliano?”. Lei “Gasparri e La Russa”. Per cosa? “È uscito anche sui giornali”. Formigli: “Perché è stato defenestrato Gilioli? “Non lo so”. Formigli: “Lei è accusata di aver provocato lesioni a Sangiuliano”. “È uno dei capi di imputazione, non lo posso chiarire, però oggi sono qui, ci metto però la faccia”. Già, Sangiuliano ci ha rimesso la capoccia però.
Poi, sempre perché è Halloween e si può credere all’incredibile, Boccia rivela di essersi rivolta al Garante della privacy. Lei. Insomma. Uno strazio di 20 minuti che somiglia di più a un parto podalico con Formigli in versione ostetrica che a un’intervista, ma del resto il bello deve ancora arrivare.
Entra Luca Telese, che ormai è sempre dietro a Maria Rosaria Boccia tipo Sam, il marito fantasma di Ghost che pure dopo morto protegge la moglie Demi Moore. E Italo Bocchino. E qui la situazione si fa tragicomica perché Bocchino attacca l’aspirante consigliera palesemente guidato da Sangiuliano via whatsapp mentre Boccia replica a Bocchino guidata e assistita da Telese. In pratica, si passa da un’intervista a cui Boccia non risponde a un’intervista per procura.
Bocchino, che trema come se quella fosse la sua resa dei conti con lo stragista che gli ha ammazzato la famiglia, le chiede conto di bugie, messaggi in cui lei comunicava a Sangiuliano di essere incinta e del famoso taglio sulla testa. Boccia è in evidente difficoltà e replica, al solito, che non può rispondere perché ci sono delle indagini in corso. Se non è stata lei a spaccare la testa a Sangiuliano non si capisce perché raccontare la vera dinamica dei fatti sarebbe un problema per le indagini.
Siamo tutti disposti a credere a sue versioni alternative della storia tipo “lo sfregio gliel’ha fatto Meloni con l’ascia di Gimli del Signore degli Anelli”, ma niente, Boccia tace.
Il momento più incredibile arriva però quando Telese, senza rendersene conto, non si limita a difendere Barbie vesuviana, ma dà il via a un bel processo di vittimizzazione secondaria ai danni di Sangiuliano. Secondo lui, “se uno prende una martellata in testa poi che fa, gira sorridente con lei in giro per l’Italia e dopo tre mesi si ricorda che è stato picchiato?”. Ha detto proprio così. In effetti sarebbe la prima vittima di violenza a continuare ad accompagnarsi al carnefice. Ma soprattutto, diamo una notizia a Telese: al di là del fatto che magari l’ex ministro era innamorato, non ha denunciato perché non voleva finire nei casini.
Poi, sempre Telese passa a raffinate analisi delle dinamiche dello stalking: “Non può essere stalking, se io ammanetto uno e me lo porto in giro lo stalker non può essere l’ammanettato!”. “Un signore di 60 anni che si prende una martellata in testa e non denuncia, poi non può denunciare per stalking. Processiamo l’amore?”.
Insomma, il manuale della vittimizzazione secondaria è al completo. Mancava solo “Sangiuliano aveva la minigonna”. Nessuno dice ciò che è evidente: se quei 13 punti li avesse procurati un uomo a una ministra, oggi quell’uomo sarebbe ai domiciliari e in tv non se ne parlerebbe con quell’ilarità. E sia chiaro, che tocchi dirlo proprio a me – una donna – è una sconfitta personale.
Ci sono poi altri momenti esilaranti: Bocchino che invita Boccia ad andare a denunciare eventuali illeciti commessi da Sangiuliano, e lei: “Io le persone che ho voluto bene non le denuncio”. Fortuna che “lo ha voluto bene”, in caso contrario Sangiuliano sarebbe già conservato in tranci, dentro a un congelatore a pozzetto.
E fortuna che ha una laurea, soprattutto. Quando ormai capisco che Bocchino, seppure con i suoi modi urticanti, purtroppo ha ragione su tutta la linea, mi viene voglia di procurarmi lo stesso sfregio di Sangiuliano per infliggere a me stessa una qualche punizione per il pensiero impuro. Quindi spengo la tv in attesa della prossima intervista a Boccia in cui la nostra eroina rivelerà finalmente tutto quello che sa: cioè niente.

Daje Marco!

 

La Perugia-Bibbiano
di Marco Travaglio.
Per l’angolo del buonumore, segnaliamo due titoli. Il primo è del Corriere: “Mosca avanza in Ucraina, l’ira di Zelensky”. Il secondo del Messaggero: “Umbria, sorpresa Tesei indagata e archiviata. Lei: ‘Strumentalizzazioni’”. Non è ben chiaro a chi sia indirizzata l’ira di Zelensky, visto che sono 32 mesi che promette vittorie e raccoglie sconfitte. Idem per la presidente dell’Umbria Donatella Tesei, che si salva da un’indagine grazie all’abolizione dell’abuso d’ufficio e s’incazza pure. Con chi ce l’avrà? Col governo amico che le ha cancellato il reato a tradimento? Col Gup di Perugia che l’ha archiviata perché il suo reato non è più reato? Coi giornali che han dato la notizia? Forse preferiva restare indagata fino al voto per non sfigurare, visto che a destra le imputazioni fanno punteggio e portano voti: essere onesti è già un bell’handicap, ma pure sembrarlo. Lei peraltro non corre rischi: l’indagine riguardava 4,8 milioni erogati dalla sua giunta all’azienda di tartufi del marito della sua assessora al Bilancio, che durante il bando aveva assunto suo figlio. Tutto in famiglia. Allora quel mega-conflitto d’interessi era reato, ora grazie a Nordio&C. resta un mega-conflitto d’interessi, ma è lecito, anzi vivamente consigliato. Ma, anziché accendere un cero a San Carletto Mezzolitro, la miracolata tuona contro le “mistificazioni con argomenti di ignobile livello amplificate dalla vicinanza della scadenza elettorale”. E frigna perché ha “appreso la notizia dai giornali”, che peraltro l’han appresa dagli avvocati della sua assessora coindagata e coarchiviata. Ora sarebbe interessante sapere se sia così infuriata per l’archiviazione o per la formula “il fatto non più previsto dalla legge come reato”.
Più ridicoli dei suoi alti lai ci sono solo i commenti del Pd, tipo quello della responsabile giustizia Debora Serracchiani: “Colpisce il comportamento spregiudicato della Tesei che, se non più rilevante penalmente, è indubbiamente inopportuno e discutibile”. È lo stesso Pd che 20 giorni fa, quando la schiforma Nordio salvò il suo ex sindaco di Bibbiano Andrea Carletti imputato per abuso, lo beatificava come un martire perseguitato e reclamava le scuse da chi l’aveva accusato (in barba a una sentenza definitiva – quella che ha assolto Claudio Foti – che ha certificato gli abusi di ufficio della giunta Carletti sugli affidamenti al centro Hansel e Gretel “effettuati in pieno spregio della normativa in materia di appalti”). Le stesse scemenze ora le dice la Tesei: “Mi risulta che l’indagine era iniziata da tempo e già questo dimostra la correttezza della mia amministrazione”. No, dimostra solo che ti hanno abolito il reato. E che, sulla giustizia, la differenza fondamentale fra il Pd e la destra è che il Pd scrive i testi e la destra le musiche.