sabato 16 marzo 2024

Nell’oblio mafioso

 


Nell'interessantissima trasmissione di Pif "Caro Marziano", tutte le sere su Rai 3, che consiglio caldamente, sono emersi, dall'oblio dal sapore antico mafioso, ieri sera nella puntata dedicata ai sopravvissuti della strage di Capaci, alcuni aspetti ancor oggi sconcertanti, generanti confusione, inzuppati di collusione: 

- quando Falcone andava a Roma non aveva scorta 

- la scorta a Palermo gli era stata ridotta, da 24 a 12 uomini

- erano stati tolte alcune armi alla stessa scorta, tra cui fucili a pompa 

- non avevano in dotazioni le radio portatili che avrebbero nascosto le comunicazioni tra le varie auto al seguito, costringendo gli uomini della scorta ad utilizzare la radio centrale operativa, di facile ascolto da parte di tutti, anche dei mafiosi. 

- erano state potate delle piante che oscuravano la visuale a quel bastardo di Brusca che premette il tasto per generare l'esplosione

- avrebbero potuto assassinarlo facilmente a Roma, visto che girava da solo. Ma scelsero di ammazzarlo a Capaci per dimostrare a chiunque il potere mafioso.

Nel silenzio generale, questo non è stato detto ma emerge, la mafia continua a imperversare, soffice, nascosta, onnipresente. 

Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta potrebbero fungere ancor oggi da impedimento alla grande commistione affaristica tra politica e mafia.   

Tristezza



Tra le notizie spiazzanti ne spunta una, caratterizzata da quei 977 no su 1335 votanti, che hanno declinato la possibilità di intitolare a Peppino Impastato il liceo scientifico di Partinico, in provincia di Palermo, attualmente dedicato a Santi Savarino, un senatore del regno che firmò le leggi razziali. Novecentosettantasette studenti hanno negato il consenso perché, a loro dire, Peppino era troppo schierato a sinistra. Fossimo un paese serio s’attiverebbe immediatamente una task force di soloni, pensatori a gettone di presenza, ondivaghi commentatori, pennivendoli e quant’altro per spiegare ai virgulti ignoranti le ragioni per cui Peppino venne assassinato. Ma questo non accadrà qui, in Alloccalia. Sing!

Speranza per tutti!

 


Sursum corda Normodotati! Se questo l’han fatto governatore dell’Abruzzo (solo perché di nero vestito) allora le possibilità sono infinite per tutti… vedasi anche Donzelli e Gasparri

Spero svegli

 


Spero riattivi neuroni

 

Interessa l’articolo?
di Marco Travaglio
È così raro trovare oggi un capo di Stato o di governo con due o tre neuroni attivi che, quando accade, va subito segnalato. Dunque è con grande giubilo che riportiamo le parole di Mattarella a Cassino, città-martire della Seconda guerra mondiale: “Gli storici ci consegnano un numero terrificante di vittime (quasi 200 mila morti, ndr) delle diverse armate (gli Alleati e i tedeschi ex-alleati, ndr) e della popolazione civile in 129 giorni di combattimenti”. Uno dei tanti orrori che dettarono ai Padri costituenti le parole definitive dell’articolo 11: “Nella Costituzione c’è un’affermazione solenne: il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Lì ci sono “le ragioni, le premesse del ruolo del nostro Paese nella comunità internazionale: costruire ponti di dialogo e collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”. Il discorso stride con quello di Macron, che persevera nella follia di inviare truppe Nato in Ucraina, cioè di scatenare la terza guerra mondiale. Dopo aver avallato con parole, opere e omissioni due anni di escalation, spostando ogni giorno più in là la linea rossa dell’indicibile (a Kiev solo armi difensive, anzi anche offensive ma leggere, anzi anche pesanti, anzi anche i tank, anzi anche i mega-carri armati, anzi anche i missili a corto raggio, anzi anche a medio, anzi anche a lungo, anzi pure i caccia), il Quirinale pare spaventato dall’ultima inevitabile conseguenza della bulimia bellicista della Nato, speculare a quella russa. E riscopre l’articolo 11, calpestato dai governi Draghi e Meloni ininterrottamente dal febbraio ‘22, prima che l’Italia sia trascinata in un nuovo conflitto mondiale, il primo tutto nucleare. Un bel progresso rispetto alle giaculatorie sulla “pace giusta”, che non esiste perché dipende dalla guerra, che non è mai giusta: chi l’ha vinta decide e chi l’ha persa deve accettare dolorosi compromessi. Come finora ha osato dire l’unico leader mondiale rimasto lucido: il Papa.
Purtroppo lo stesso allarme non si riscontra nel governo Meloni: qualche ministro pigola che non invieremo truppe per non perdere voti alle Europee, ma nessuno ha gli attributi per chiedere un immediato vertice Nato che isoli Macron e le sue fregole guerrafondaie e avvii una mediazione di pace. Del resto le destre, come il Pd e i vari centrini, hanno appena votato al Parlamento europeo la demenziale risoluzione Von der Leyen che impone il riarmo di Kiev a spese nostre fino alla riconquista delle regioni perdute, inclusa financo la Crimea. Cioè in saecula saeculorum. Chi non andrà a votare alle Europee per estinguere questi pazzi scatenati potrebbe pentirsene amaramente, sempreché sopravviva.

venerdì 15 marzo 2024

Sorteggio

 


Non propriamente un Lonely Planet

 

Quest'anno ricorre il centenario della morte di Giacomo Puccini e le fondazioni a lui dedicate stanno per pubblicare epistole del grande maestro, il quale, come si evince qui sotto, non parrebbe essere un grande amante dei viaggi; anzi puccinianamente s'era rotto gli zebedei. 

Ecco alcuni stralci: 


1907.01.14.
Alla sorella Ramelde, da bordo della Kaiserin Auguste Victoria

“Scrivo dunque dalla mia cabina – magnifica con camere da bagno accanto e salottino – ci ho 70 lampade elettriche – È un vapore enorme. 25.000 tonnellate 40.000 cavalli di forza ci sono salotti salottini giardino d’inverno con fiori e palme colossali veri – due ristoranti – una grande birreria – sale per ginnastica elettrica con cavalli di legno che trottano elettricamente e le bùone di americane tutti i giorni ci montano e si fanno sballottare l’utero c’è la banda – e due orchestrine – due giornali si pubblicano – uno in inglese e uno in tedesco colla telegrafia Marconi sempre si hanno le notizie del mondo intero – acqua calda e fredda sempre – riscaldamento elettrico anche gli accendisigari sono elettrici c’è la sveglia a suon di tromba tutte le mattine e ai pasti tutto trombante – il vapore è seguito sempre da uccelli specie di gabbiani e pensare che siamo a 2000 miglia dalla costa, dove riposano? Questi poveri augelli mi danno pensiero – ! ma dopotutto questo vorrei essere a Tordellago! val più un cantuccio della mia cucina coll’odor di bistecche!

Ecco, il suon di tromba che avvisa il pasto – oggi pranzerò in cabina non ho voglia di vestirmi – poi faccio compagnia a Elvira – Giovedì si arriverà a New York – bel mi Tore! anche Chiatri – Ora proprio n’ho pieni i coglioni di questi viaggi”.



1908.02.2
Puccini alla sorella Ramelde, dalla nave Heliopolis

“Le piramidi il gamello le palme i turbanti i tramonti i cofani, le mummie, gli scarabei, i colossi, le colonne le Tombe dei rei, le feluche sul Nilo che non è altro che la Freddana ingrandita, i fez i tarabuch, i mori i semi mori, le donne velate, il sole le sabbie gialle, gli struzzi, gli inglesi, i musei le porte uso Aida, i Ramseti I. II. III etc il limo fecondatore, le cateratte. Le moschee, le mosche la valle del Nilo, l’ibis gli alberghi i bufali, i rivenditori nojosi, il puzzo di grasso, i minareti, le chiese copte, l’albero della madonna, i vaporini di cook, i micci, le canne da zucchero, il cotone, le acacie i sicomori, il caffè turco le bande di pifferi e tamburone le processioni, il bazar, la danza del ventre, le cornacchie i falchi neri, le ballerine, i dervisci, i levantini i beduini il kedive, Tebe, le sigarette, i narghilè l’aschich, bachich, le Sfingi, l’immenso Ftà, Iside, Osiride m’hanno rotto i coglioni e il venti parto per riposarmi – ciao tuoi barchi Egittrogolo”.