domenica 14 gennaio 2024

Grande Flagello




In albis



Ottemperando all’insegnamento del Maestrone - Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora, solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora- mi sono recato sul far dell’alba ad una delle prime messe mattutine cittadine; attendendo l’inizio della funzione il silenzio regnava sovrano; ma ecco entrare fulmineamente con direzione confessionale una Katia Ricciarelli travestita da pia donna, la quale, ottemperando alle rigide regole di Logorro, in la minore, ha iniziato a sciorinare una simil filastrocca a volume medio alto, udibilissima in tutta la chiesa e forse pure fuori in strada, inducendomi, vista la vicinanza, ad inforcare le cuffiette per non ascoltare quanto Katia la Sciorinatrice, stava propinando all’attonito confessore, in evidente crisi di panico, e questo per ben dodici minuti, ininterrotti, senza possibilità di fuga, di contrasto, di insonorizzazione. Terminata l’esposizione la signora si è seduta vicino a me che, alquanto terrorizzato, ho assunto le fattezze di Bernardo, il servo di Zorro, depotenziando in lei la probabile smania di rivolgermi la parola, magari chiedendomi un sunto delle letture già evaporate o, peggio ancora, trovando nel momento dello scambio della pace lo spunto per intrappolarmi in una vulcanica esposizione attorno alle sue problematiche, che ci avrebbe condotto alle feste pasquali di fine marzo!

Dedica a Marietto

 

Il Banal Grande
di Marco Travaglio
La nuova stagione di House of the Dragon è iniziata venerdì nella campagna di Bruxelles, dove Mario Draghi, incaricato dalla von der Leyen di stilare un report sulla competitività europea, ha incontrato a porte chiuse la Commissione Ue. E gli agiografi del culto mariano si sono subito raccolti in preghiera. Il Giornale racconta sobrio “i sorrisi, i baci, gli abbracci con la von der Leyen che gli parla e lo guarda estasiata… Tutti che vogliono mettersi vicino a SuperMario. La star. L’uomo che ha salvato l’euro e domani forse, magari, chissà” (qualunque cosa significhi). Per il Corriere “è parso molto immerso nel suo lavoro”, tipo l’uomo in ammollo. Stampa, Rep e Corriere lo descrivono “in modalità ascolto”. Per Rep “prende appunti e quasi sempre accompagna la sua attenzione con un cenno di assenso del capo”, tipo i pupazzetti sul retro dell’auto. L’esito è di quelli che cambiano la Storia: “non sarà una Bibbia”, ma “un programma di governo” o qualcosa che “gli somiglia molto” (Giornale). E vediamolo, il prezioso incunabolo pregno di rivelazioni folgoranti. Tra Covid e Ucraina, “l’economia Ue ha subìto un progressivo indebolimento… a beneficio di altri Paesi come Usa e Cina”. Ma va? “La guerra in Ucraina ha confermato la fragilità economica e geopolitica dell’Europa” e ora serve accelerare la “transizione green”. Ma non mi dire.
E mentre tutto ciò accadeva Lui era ovviamente su Marte. Mica tagliava le rinnovabili per puntare su fossili, rigassificatori, trivelle e nucleare. Mica guidava il governo meno europeista e più amerikano della storia d’Italia. Mica inviava armi e inventava sanzioni che dovevano piegare la Russia “entro l’estate” 2022 e invece hanno piegato l’Europa. I mariologi assicuravano che le sanzioni a Putin le aveva suggerite Draghi, all’Ue e persino a Biden e alla Yellen, ma sarà stato un sosia omonimo. Sennò non si chiederebbe a chi ha diffuso il virus di studiare il vaccino. Che poi è molto semplice, nella sua genialità: “definire una road map ampia e dettagliata” (non, come si pensava, striminzita e vaga), “identificare chiaramente le priorità” (ecco: non oscuramente), previa “analisi accurata” (giusto: non approssimativa), “aperta all’ascolto di tutti gli stakeholder rilevanti” (evitando quelli che non contano una mazza), “ai contributi di tutti coloro che siano interessati a darne” (bravo: chi non è interessato a darne non ne dà) e “a soluzioni incisive e ambiziose” (giusto: quelle mosce e rinunciatarie no). Quindi il più è fatto. Mancano soltanto gli ultimi lampi di genio: non ci sono più le mezze stagioni, Parigi è sempre Parigi, Venezia è bella ma non ci vivrei, quando c’è la salute c’è tutto, di mamma ce n’è una sola e comunque (per l’eventualità che la road map non funzioni) i soldi non fanno la felicità.

L'Amaca

 

L’uomo deformato dal denaro
DI MICHELE SERRA
Con la sua bella faccia da vecchio (ricorda Léo Ferré, gigante dimenticato della canzone francese) lo psichiatra Vittorino Andreoli, intervistato da Valeria Pini per Repubblica, dice un paio di cose decisive, di quelle che se ognuno le facesse proprie cambierebbe il mondo in cinque minuti: e se il mondo non cambia in cinque minuti, è proprio perché è molto complicato fare proprie le cose decisive.
Andreoli ha scritto un libro, La dittatura del denaro, il cui titolo già ci inchioda all’evidenza delle cose. Il denaro, dice, e mi scuso per l’estrema sintesi, era nato per facilitare gli scambi economici, ma è diventato potere. “Devo acquistare non perché mi è utile, ma perché devo dimostrare il mio potere”. Di qui le infinite patologie (Andreoli è psichiatra) che il rapporto con il denaro genera non solamente nei poveri, soprattutto in forma di ansia e depressione, ma perfino nei ricchi: “Tutti questi uomini potenti sempre in gara per prenderne di più, ancora di più”.
Il denaro libera dal bisogno, ognuno di noi lo sa, meglio di tutti lo sanno le donne assoggettate al maschio-padrone dalla dipendenza economica.
Ma quando diventa dio (non più strumento, ma idolo) il denaro imprigiona, obbliga, corrompe, deforma. Mi sono venuti in mente, ascoltando Andreoli, i Musk, gli Zuckerberg, e in versione caricaturale e nostrale i Briatore e i Vacchi, figure comiche a loro insaputa. Se ne intuisce la componente patologica, e se non fossero così ricchi — dunque: così smodatamente potenti — la tentazione sarebbe di compatirli. Andreoli invoca una “economia dell’umano”. Siamo, due secoli e mezzo dopo il socialismo utopistico, ancora in pieno sogno.