sabato 13 gennaio 2024

L’Amaca


Gli amici del disco volante

DI MICHELE SERRA

Le biografie del nuovo personale politico meloniano sono sicuramente lacunose e distratte, a causa della secolare segregazione che ci ha impedito, dolosamente, di conoscerli meglio e diapprezzarli per quanto meritano. In ogni modo, colpisce e diverte la costante vocazione fantastico-esoterica puntualmente segnalata in ogni nuovo astro del sottogoverno nazionale, come se sortissero tutti quanti, nessuno escluso, da un club di Amici del Disco Volante.

Anche di Adriano Monti Buzzetti Colella, candidato a sostituire Marino Sinibaldi al Centro per il Libro e la Lettura, notevole istituzione romana, si legge che è “appassionato cultore di letteratura dell’immaginario, direttore editoriale della rivista di settore Dimensione Cosmica nonché membro del comitato di redazione della Rivista del Collegio Araldico”. Ha inoltre collaborato alla celeberrima mostra romana su Tolkien, ma questo è un merito che deve dividere con centinaia e forse migliaia di intellettuali d’area. Quella mostra, a leggere le numerose personalità coinvolte, è stata una grandiosa opera di massa, sul modello delle Bonifiche Pontine.
Noi non abbiamo nulla contro la fantasy, l’esoterismo, i templari, i marziani, le pulsioni cosmiche, anche se la nostra familiarità con il soprannaturale si ferma al Mago Forest. Ci chiediamo, soltanto: possibile che non ce ne sia uno, tra i Nuovi Patrioti, che sia esperto di Spinoza, o abbia scritto un saggio su Darwin, o più banalmente abbia dedicato la vita, piuttosto che agli hobbit, alle galline, che pure sono decisamente (un uovo al giorno!) il segno del trionfo della materia?

venerdì 12 gennaio 2024

Grandi aneddoti...

 


I mille segreti di Berlusconi da Cicciolina allo zio di Elly

QUANTI RETROSCENA INEDITI - Silvio Berlusconi: “Il cuore delle donne è un monolocale, il mio invece è un castello”

di Fabrizio D'Esposito 

Era il 1973 e l’ungherese Ilona Staller non era ancora Cicciolina. E Silvio Berlusconi era un giovane e ambizioso costruttore, che però già aveva in testa il progetto delle sue tv commerciali. Lei faceva la modella a Milano e conobbe il rampante Silvio. Lui la invitò in vacanza su un’isola greca. “Mi portò con il suo jet privato. Ho un ricordo bellissimo. Potete anche non credermi, ma non ci fu sesso tra di noi, solo una simpatica amicizia. Era un giovane imprenditore, piuttosto magro. L’ho trovato molto affascinante, intelligente e anche bello”. Staller custodisce tuttora un souvenir di quella vacanza: “Conservo una sua mutanda, la tengo per ricordo”. “Simpatica amicizia”. Appunto.

Ai tempi di Palazzo Chigi, Berlusconi non sopportava la vista della statua di Marte (con Venere) evirato. “Fate qualcosa”, diceva ogni volta. Alla fine “pretese che fosse inserita una protesi per aggiungere il pene al monumento”. A parte le mille autorizzazioni burocratiche, il nuovo pene di Marte costò migliaia di euro pubblici.

S’intitola Una battuta, presidente ed è il racconto, talvolta strepitoso, di quasi un quarto di secolo passato in strada, dal 1996 al 2020. Per la precisione al civico 102 di via del Plebiscito, laddove B. aveva la sua dimora romana, Palazzo Grazioli. Gli autori sono Vittorio Amato dell’Adnkronos e Giovanni Lamberti dell’Agi, due storici pilastri del fondamentale giornalismo d’agenzia che segnalava ogni parola e ogni movimento dell’ex Cavaliere. Con uno stile asciutto ed efficace, da cronisti purosangue, Amato e Lamberti rivelano un’infinità di retroscena e aneddoti raccolti in 24 anni di appostamenti e inseguimenti.

Mario Viviani è uno zio di Elly Schlein. È il fratello della mamma della leader del Pd. Fa l’avvocato. Ed è stato lui a scrivere il contratto della controversa vendita di Villa San Martino, ad Arcore. La proprietaria era la marchesa Anna Maria Casati Stampa e il mediatore principale fu Cesare Previti. Viviani aveva già lavorato per B.: “Il giorno dell’acquisto della villa – spiega chi all’epoca seguì da vicino la vicenda – Berlusconi era molto nervoso, ci teneva molto all’acquisto e l’avvocato lo rassicurò in più occasioni”.

Silvio Berlusconi ha festeggiato dodici Capodanni con Bettino Craxi, grande protettore dell’allora imprenditore milanese: “Il leader del Psi non rideva mai: non gli piaceva tanto l’umorismo” del piacione Silvio. Poco prima dell’ultimo ricovero, B. incontrò Stefania Craxi, senatrice azzurra. Le disse, in riferimento ai processi del padre morto ad Hammamet: “Mi auguro che mia figlia Marina non debba fare quello che hai fatto tu per tuo padre”.

L’ossessione di Berlusconi, è noto, erano le donne. Amava ripetere: “Le donne hanno il cuore come un monolocale, gli uomini ce l’hanno come un bilocale. Ecco, il mio cuore è come un castello”.

Tuttavia, anche questo è noto, la donna più importante di B. è stata mamma Rosa. Nel luglio del 2004 si fece un trapianto di capelli e girava con la bandana per la sua reggia sarda, Villa La Certosa. Quando però si trovò di fronte la madre, lei lo stroncò: “Non capisco perché lo fai. Tu sei bello così, al naturale”.

Il tycoon australiano Rupert Murdoch è stato uno dei tanti ospiti illustri di Villa La Certosa. Nel 2006 B. aveva pensato di cedergli le sue tv. E per questo lo invitò in Sardegna. Alla fine di una serata, Berlusconi per fare colpo andò alla cassaforte, la aprì e prese una collana di diamanti. “Ho un piccolo regalo per la sua signora”. La collana però era di Veronica Lario, seconda consorte berlusconiana. Lei protestò e per ripicca “afferrò altri gioielli nel caveau e li lanciò nel laghetto di casa”. B. e alcuni collaboratori trascorsero ore a recuperare i gioielli.

B. non era affatto astemio, come spesso è stato scritto. “Gli piaceva sorseggiare, per lo più in compagnia, del buon rosso, ancor meglio del lambrusco freddo (il suo preferito era quello dei fratelli Ceci, produttori emiliani)”. All’amico Putin, nell’ottobre di due anni fa, ha spedito proprio venti bottiglie di lambrusco.

Tra pugni e lanci di telefonini, B. ha talvolta sfogato la sua rabbia contro muri e pavimenti. Accadde nel 2001, quando seppe dell’uccisione di Carlo Giuliani, al G8 di Genova. “Il Cavaliere tira un pugno al muro, si fa male alle nocche”. Oppure quando Veronica nel 2007 scrisse a Repubblica dopo il celebre “se non fossi già sposato, la sposerei” rivolto a Mara Carfagna. B. era in Polonia e appena fu informato “serrò le mascelle e gettò il cellulare a terra”.

Poco prima del “Che fai, mi cacci?” di Gianfranco Fini a B., i due leader del Pdl pranzarono insieme a Montecitorio. L’allora presidente della Camera non intendeva arretrare: “Il Cavaliere perse le staffe, si alzò gridando, impugnò un piatto e lo sbatté sulla tavola imbandita. Il rumore del piatto in mille pezzi fu sentito anche dai commessi parlamentari fuori dalla stanza”.

Berlusconi era un ritardatario cronico. Quand’era presidente del Consiglio, il cerimoniale di Palazzo Chigi aveva l’ordine di far fare un “giro largo” con varie deviazioni agli ospiti stranieri. E fu così che l’auto con a bordo il premier polacco fece ben tre giri attorno al Colosseo.

Era il 2008 e B. incontrò Benedetto XVI. Faceva caldo. Il cerone in viso iniziò a colare, sporcandogli camicia e giacca.

Quando ci vuole...

 

La legge Bianchetto
di Marco Travaglio
La penultima porcata delle quattro destre FdI, Lega, FI e Iv impone agli inquirenti di sbianchettare i non indagati nelle intercettazioni. Per non trovare sui giornali i propri nomi senza il disturbo di smetterla di frequentare noti criminali, i “legislatori” chiudono il rubinetto alla fonte: quando la polizia giudiziaria fa le trascrizioni. Così non solo i cittadini, ma anche avvocati, pm e giudici non sapranno più con chi e di chi parlano gli indagati intercettati. Giudici e pm lavoreranno al buio, su verbali monchi e pieni di cancellature (chi non è indagato oggi può esserlo domani e, se uno dice in un’indagine per droga che Tizio ha ucciso Caio, non lo saprà nessuno). E gli avvocati non potranno più svolgere indagini difensive: per sentire un teste devi sapere chi è.
Poi c’è quello che non sapremmo più noi. Nel caso Anas il socio dei Verdini telefona: “Guarda caso stasera è arrivato l’invito a cena… guardacaso dopo che Salvini si è insediato (come ministro dei Trasporti che controlla Anas, ndr)! Che tempistiche, ragazzi! Vergognoso!”. ”Salvini” verrà sbianchettato, così nessuno capirà chi si è insediato (e tutti quelli che si sono insediati diventeranno sospetti), né il senso delle “tempistiche”. Nell’inchiesta sui bunga-bunga, col testo originario della schiforma, avremmo saputo che B. faceva le orge, ma non con chi, e che chiamava da Parigi la Questura da Parigi per far liberare la nipote di un capo di Stato africano: Ruby, non indagata, non sarebbe stata citabile, e tantomeno Mubarak. Così il Parlamento, avallando la maxi-balla, ci avrebbe fatto un figurone. Poi avremmo appreso che un tizio domandava a Consorte “Siamo padroni di una banca?” e pensato a un banchiere o a un mitomane, non a Fassino. Mancino voleva dirottare il processo Trattativa e chiamava un tizio al Colle che si dava da fare, ma il consigliere D’Ambrosio sarebbe rimasto coperto: tutti avremmo pensato a Napolitano. Palamara incontrava deputati e membri del Csm all’hotel Champagne per pilotare nomine di procuratori, ma chi fossero gli altri non l’avremmo saputo. Il lobbista indagato Gemelli parlava con la fidanzata- ministra Guidi non indagata per spingere una norma pro domo sua, ma chi fosse la donna che gli rinfacciava i favori fatti e il trattamento da “sguattera del Guatemala” sarebbe rimasto un mistero: tutte le ministre di Renzi sarebbero state degradate a sguattere. Moggi pilotava le designazioni arbitrali pro Juve, ma i nomi degli arbitri (e le relative partite che li avrebbero resi identificabili) sarebbero rimasti coperti da omissis: così nessun tifoso avrebbe saputo chi aveva fatto cosa. È la legge Bianchetto, così detta anche perché chi l’ha scritta e votata dev’essere ubriaco fradicio.

L'Amaca

 

Quando nessuno ha ragione
DI MICHELE SERRA
“Siamo accusati di genocidio mentre stiamo combattendo il genocidio”, dice Netanyahu, incredulo, mentre il Sudafrica presenta alla Corte internazionale dell’Aia gli argomenti di accusa contro Israele. Eppure, né in linea teorica né alla luce della tremenda pratica degli ultimi mesi, niente esclude che a un genocidio si possa replicare con un genocidio. E anzi, e purtroppo, non poche evidenze, sia pure faticosamente raccolte in un clima di esasperata faziosità e di bugie propagandistiche, dicono esattamente questo: che un attacco genocida – tale è, senza ombra di dubbio, l’azione di Hamas il 7 di ottobre del 2023, completo di stupro, tortura, infanticidio – ha generato una reazione uguale e contraria, non essendo ipotizzabile altra definizione per la risposta israeliana, a meno di voler classificare come inevitabili effetti collaterali l’uccisione di migliaia di bambini, donne, civili, la distruzione di case e ospedali, allo scopo di eliminare i capi di Hamas.
Che il 7 ottobre, come dice il capo del governo di Israele, sia “il crimine più terribile contro il popolo ebraico dai tempi della Shoah”, è un’evidenza storica e perfino statistica. Che la reazione sia stata di smisurata violenza, punitiva di un’intera comunità umana, non solo di individui politicamente responsabili della strage di ottobre, è altrettanto evidente. Per di più, in termini politici ed etici, è disastroso, per i governanti israeliani, e impressionante per l’opinione pubblica mondiale, che siano proprio i sudafricani a sostenere che i fatti di Gaza siano “maturati nell’ambito di 75 anni di apartheid”.
Ci si domanda dove, in questa catastrofe umanitaria, etica, politica, ci sia un varco di pietà e di ragione.

giovedì 11 gennaio 2024

Big Man!



Oggi Clarence avrebbe compiuto 80 anni! 
Happy Birthday Big Man!

Mi domando



Mentre sono già impegnati ad iniziare le campagne elettorali in Europa e negli Stati Uniti, infischiandosene dei reali problemi globali, continua sotto i nostri occhi, rivolti altrove, la mattanza israeliana nei confronti dei bimbi palestinesi, più di diecimila assassinati finora, grazie ad un boia cosciente del fatto che il termine della guerra decreterà la sua fine politica. E tutte le richieste di sospensione delle uccisioni cascano nella spazzatura, tra l’indifferenza generale. Mi domando: ammesso che un giorno il conflitto termini, come potranno i popoli israeliani e palestinesi ritrovare la pace tra loro? Come non potrà manifestarsi un odio alimentante altra violenza? Questa mattanza di bimbi è un delitto di una comunità intera, di un malsano mondo inebetito dal vaporoso successo, da un’economia convinta di tendere all’infinito, dispensatrice di soprusi. 
Ci hanno tolto lo sdegno, agevolando quel virar di testa tipica degli indifferenti. Il nostro sacro orticello ci permette di gustare del nostro piccolo mondo privilegiato. Al resto ci penserà la Croce Rossa. 

Differenze