Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 26 aprile 2023
Studio profondo
La tragedia e la farsa
di Marco Travaglio
Che belle le piazze piene di cittadini, sinceramente grati ai partigiani che donarono la vita per liberarci dal nazifascismo. Ma che noia la retorica ipocrita, stantia e vuota nel Palazzo e sui media, dove ciascuno usa il 25 Aprile per i suoi interessi di bottega. La palma d’oro va al camerata La Russa che, nel giorno dell’antifascismo, ricorda un martire dell’anticomunismo, come se il nazifascismo non l’avesse sconfitto anche l’Urss con 28 milioni di morti; e ai maestrini della penna rossa che danno dei fascisti ai Fratelli d’Italia e pretendono che si dichiarino antifascisti per potersi indignare se non lo fanno o non lo fanno abbastanza (e non è mai abbastanza). Delle due l’una: o credono davvero che Meloni &C. siano le reincarnazioni di Mussolini&C., e allora sono ipocriti, perché sanno benissimo che antifascisti non si diranno mai, a meno di mentire; oppure non lo credono, e allora non si capisce perché pretendano l’abiura, cioè sono due volte ipocriti. Diceva Marx che la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Il fascismo fu una cosa terribilmente seria, il che lo rende incompatibile con la destra attuale, che al massimo ne è la parodia. Lo pensavamo quando al Duce veniva paragonato B. (che pure aveva instaurato un regime mediatico-plutocratico) e poi Salvini (più che il nuovo Mussolini, il nuovo Ridolini). E continuiamo a pensarlo anche oggi.
Non che manchino i fascisti o gli aspiranti tali (La Russa non querela chi gli dà del fascista, ma chi non gliene dà). Né le pulsioni autoritarie, peraltro preesistenti: pensiamo al “populismo delle élite” di Draghi fra obblighi vaccinali, discriminazioni sul lavoro e a scuola, insofferenza per i partiti votati dal popolo che disturbavano il “migliore”, autocandidatura al Quirinale per “guidare il convoglio di lì” (Giorgetti dixit), fino all’addio in Senato: “Sono qui oggi in quest’Aula solo perché l’hanno chiesto gli italiani”. Anche negli attacchi alla Costituzione i Fratelli d’Italia arrivano ultimi, dopo B., la Lega e il Pd. Ma oggi, per fortuna, manca il fascismo come ideologia e progetto di società, e manca una maggioranza d’italiani disposta a sottomettersi. Perciò la riesumazione manierista della guerra civile di 80 anni fa suona vuota, finta. Come quando il B. del “Mussolini più grande statista del secolo” che “mandava gli oppositori in vacanza nelle isole”, dopo aver disertato tutti i 25 Aprile della sua vita, si travestì da partigiano a Onna nel 2009 perchè gli era comodo. Una sceneggiata come quelle, opposte ma speculari, del compagno Violante. O della Meloni e dei gemelli atlantisti del Pd e del Centro, che si rivendono i partigiani ai mercanti d’armi per l’escalation in Ucraina e la terza guerra mondiale. Cioè per completare l’opera dei nazifascisti.
L'Amaca
Perché si chiama Liberazione
DI MICHELE SERRA
Il bel discorso di Mattarella a Cuneo potrebbe sembrare scritto con una certa malizia politica: diversi passaggi (per esempio la menzione delle “avventure imperiali nel Corno d’Africa”) sembrano concepiti come precise repliche a manipolazioni e omissioni dell’attuale personale di governo. Nel caso in questione, al silenzio della premier Meloni, in occasione del recente viaggio in Etiopia, sull’occupazione italiana e i conseguenti misfatti contro le popolazioni indigene – vedi i crimini di guerra di Rodolfo Graziani: bel farabutto al quale alcuni nostri contemporanei hanno pensato di dedicare un sacrario.
In realtà Mattarella ha semplicemente rimesso in ordine, con l’autorità che gli compete, i fondamenti della Repubblica e quelli – coincidenti – dell’antifascismo.
Accompagnandoli con una ricostruzione storica - a partire dal numero dei partigiani caduti, ovvero dalla consistenza popolare e patriottica della Resistenza – che impedisce qualunque tentativo di rimozione o ridimensionamento della vittoria degli antifascisti sui fascisti: fu una guerra di Liberazione, non altro, e il 25 aprile è la data simbolica nella quale ci ricordiamo che fummo sotto una dittatura che aveva “il mito della violenza e della guerra” (Mattarella), e ce ne siamo liberati.
Non è dunque il Quirinale che ha “risposto” agli italiani eredi della memoria fascista (hanno la fiamma nel simbolo). Sono loro che manifestano, per logico sbocco del loro sentire, la loro estraneità all’architettura del Palazzo del quale oggi reggono le sorti. Come ne usciremo non si sa, ma la riduzione a unità di una così clamorosa frattura sembra difficile e distante.
martedì 25 aprile 2023
No? Ah allora…
Se voleste star male..
Fine poltrona mai: Tocci & C., gli inamovibili
La direttrice dello Iai viene “degradata” da Eni in Acea, ma resta in gioco e non è certo sola: dalle partecipate alle società di Benetton e B. trionfano i soliti noti
di Giulio Da Silva
Passare dal cda dell’Eni a quello di una municipalizzata, sia pure di peso come l’Acea, non è una promozione. Soprattutto se nel curriculum si esibisce una laurea a Oxford con il massimo dei voti più un Master e un PhD alla London School of economics. Ma con Giorgia Meloni al governo, Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto affari internazionali (Iai) sponsorizzata dal Pd, ha dovuto accettare il declassamento: dall’Eni nel 2022, Tocci ha ricevuto 215 mila euro lordi, all’Acea un consigliere parte da 45 mila euro annui, può arrivare con i gettoni a 100 mila.
La poltrona di scorta all’Acea le è stata offerta dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che da ministro dell’Economia nel secondo governo Conte, nel 2020 catapultò Tocci nel cda Eni. Il nuovo consiglio di Acea è stato nominato il 18 aprile. Per Tocci l’impegno principale rimane lo Iai: il 26 aprile l’assemblea dei soci del centro studi, che ha tra i principali finanziatori l’Eni e Leonardo, la confermerà direttore con voto bulgaro. Tocci è andata spesso in televisione a parlare di guerra tra Russia e Ucraina, finché il 3 maggio dell’anno scorso ha rifiutato l’invito di Giovanni Floris, a causa della presenza di ospiti da lei considerati “putiniani”.
Quello di Tocci è un caso vistoso di piroette da un cda a un altro, all’insegna del “posto sicuro”. Ma non l’unico. Nel nuovo cda di Acea c’è anche l’avvocato bolognese Angelo Piazza, già ministro della Funzione pubblica nel primo governo D’Alema. Piazza era già rientrato nel giro con la nomina nel cda di Ita Airways il 30 ottobre 2020, fino all’azzeramento del consiglio nel novembre scorso per silurare il presidente Alfredo Altavilla. Intanto, nel febbraio 2021, Piazza si era accomodato nel cda di Save, che gestisce l’aeroporto di Venezia.
Claudio De Vincenti, 74 anni, ex ministro Pd della Coesione territoriale nel governo di Paolo Gentiloni e già sottosegretario a Palazzo Chigi con Matteo Renzi, da aprile 2021 è nel gruppo Benetton, come presidente di Aeroporti di Roma. Pochi giorni fa AdR ha nominato nuovo presidente Vincenzo Nunziata, ex capo di gabinetto del ministro Mariastella Gelmini nel governo Draghi. De Vincenti è passato su un’altra poltrona dell’impero Benetton, presidente di Azzurra Aeroporti che gestisce gli scali di Nizza, Cannes e Saint Tropez.
Patrizia Grieco, approdata alla presidenza dell’Enel con Matteo Renzi nel 2014, nel maggio 2020 ha dovuto lasciare il seggio al candidato dei Cinque stelle, l’avvocato Michele Crisostomo. Così è stata dirottata alla presidenza di Banca Mps. Nello spoils system della destra la presidenza della banca il 20 aprile scorso è andata a un candidato della Lega, Nicola Maione. Grieco, però, il 21 marzo aveva già avuto un incarico di consolazione, la presidenza di Anima Holding, che ha accordi con Mps. Anche per Maione, già nel cda della banca dal dicembre 2017, un incarico tira l’altro: era entrato nel cda Enav nel 2014 e c’è rimasto per sei anni, facendo anche il presidente negli ultimi 18 mesi.
Stefania Bariatti, docente di Diritto internazionale all’Università di Milano, nel 2013 è entrata nei cda delle Autostrade del gruppo Gavio, Astm (fino al 2018) e Sias (fino al 2019, anche come presidente). È stata presidente di Banca Mps dal dicembre 2017 a maggio 2020, quando ha ceduto il testimone a Grieco e ha avuto subito un posto nei cda di A2A e Bnl. Il 23 giugno 2021 è stata nominata nel cda di Mediaset for Europe (Mfe) da Fininvest. Dal 4 ottobre 2022 è nel cda di Inwit. Lo stesso giorno anche Pietro Guindani, ex Ad di Vodafone Italia, è diventato consigliere di Inwit: così non resterà senza poltrona quando, il 10 maggio, terminerà il terzo mandato nel cda dell’Eni, nel quale siede da nove anni indicato dai fondi.
E ancora Giorgio Toschi, ex comandante generale della Guardia di Finanza nominato da Renzi, è stato indicato nel cda di Cdp il 27 maggio 2021. Adesso il Mef lo ha candidato al cda di Enav, per l’assemblea del 28 aprile, con un anno di anticipo sulla scadenza dell’incarico in Cdp. Wanda Ternau è stata nel cda di Fs da maggio 2014 a maggio 2021 in quota Lega. A ottobre 2021 è stata nominata presidente di Triestina Trasporti fino al maggio 2022, ora il Tesoro l’ha ripescata per il nuovo cda di Poste. È stata anche nel cda di Mediaset per tre anni, fino al giugno del 2018.
Silvia Merlo, figlia di un imprenditore metalmeccanico di Cuneo scomparso sei mesi fa, ha una carriera da “piccola Marcegaglia”. Oltre a essere Ad dell’azienda di famiglia, 1.400 dipendenti, è stata in una sfilza di cda: da aprile 2006 ad aprile 2012 nella Cassa di Risparmio di Savigliano, poi nove anni nel cda di Finmeccanica-Leonardo (2011-2020) e sette nel cda di Espresso-Gedi (2013-2020). Nell’aprile del 2021 il salto alla presidenza di Saipem.
Poco dopo la fine del mandato di Ad Enav, Roberta Neri nel maggio 2020 (nominata nel giugno 2015 da Renzi) è stata nominata presidente di Mps Leasing & Factoring nell’ottobre 2020. Alla scadenza del primo mandato in Enav, nell’aprile 2017 Francesco Gaetano Caltagirone l’aveva messa nel cda di Cementir, per tre anni e nel 2022 l’ha candidata al cda di Generali, ma non è entrata.
Marina Brogi, docente di Economia all’Università di Roma, nell’aprile 2012 è entrata nel cda del Banco di Desio, un anno dopo si è dimessa perché nominata nel consiglio di sorveglianza di Ubi, fino al 2 aprile 2016. Poi nel cda di Luxottica, candidata dai fondi, dal 24 aprile 2015. Scaduto l’incarico, nel giugno 2018 è entrata nel cda di Mediaset, nella lista Fininvest, che nel 2021 l’ha confermata in Mfe. È stata eletta nel cda di Generali il 29 aprile 2022 nella lista Caltagirone.
Giulio Gallazzi, nel cda Ansaldo Sts tra 2014 e 2016, alla scadenza è andato in Banca Carige (2016-2018), per alcuni mesi anche presidente traghettatore fino all’assemblea. Quindi è entrato nel cda di Mediaset nella lista dei fondi, confermato in Mfe nel 2021. Alessandra Piccinino, nel cda di Ansaldo Sts 2014-2016, è stata anche nel cda di Mediaset dal 2015 al 2018 e dal 2017 è nel cda di Italgas Reti, poi nel giugno 2021 è stata ripresa da Fininvest per il cda Mfe.
Infine i ripescati di lusso. Fabrizio Palermo, disoccupato dopo la scadenza del mandato di Ad di Cassa depositi e prestiti nel maggio 2021, è stato nominato alla guida di Acea il 26 settembre 2022, grazie ai buoni uffici di Massimo D’Alema. Roberto Cingolani, ex ministro della Transizione ecologica nel governo Draghi, è stato candidato da Meloni come Ad di Leonardo, di cui è dirigente. A Stefano Donnarumma, che era il candidato di Meloni all’Enel ma è stato respinto dall’asse Lega-Forza Italia ed è rimasto fuori anche da Terna, è stata promessa la carica di Ad di Cdp Venture capital. La sua nomina, però, tarda ancora ad arrivare: misteri del “fine poltrona mai”.
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