venerdì 14 aprile 2023

Senza parole!

 


Minkia!

 

Difficilmente Marco Lillo prende delle sole. Vuoi vedere che alla fine il "Gillo" si voleva intrufolare nelle vicende del Santo Ricoverato?? Minkia!
Sentito dai pm, scorta doppia: Cairo non dà un buon segnale
DI MARCO LILLO
La rimozione di Massimo Giletti da La7 non va sottovalutata come una mera notizia di ascolti e palinsesti. La cancellazione a sorpresa di un volto simbolo di La7 seguita da notizie infondate su pretese perquisizioni a casa sua per il pagamento di un ospite come Salvatore Baiardo (cosa mai negata da Giletti, magari non bella, ma lecita) non è cosa di tutti i giorni. Anche lo strano video di Baiardo su TikTok desta inquietudine. Baiardo (già favoreggiatore della latitanza dei boss Graviano nei ‘90 e poi profeta dell’arresto di Messina Denaro) poche ore prima della notizia di Giletti annuncia l’addio a La7, dove non lo farebbero esprimere, e il suo probabile approdo a Mediaset (chissà se accadrà).
Proviamo allora a mettere in fila alcuni fatti anche a beneficio dell’editore de La7 Urbano Cairo che magari non li conosce.
Giletti è stato sentito dai pm di Firenze che indagano sulle stragi del 1993 due volte (il 19 dicembre e il 23 febbraio) probabilmente proprio su Baiardo. Il livello della sua scorta pochi mesi fa è stato innalzato e c’è da pensare quindi che i pm di Firenze non lo tengano affatto nel mirino, come insinuato ieri su alcuni siti. Anzi. Lo ritengano attendibile.
Secondo: Giletti intendeva occuparsi di mafia e politica nelle prossime puntate. Per domenica era nel mirino della redazione l’ex sottosegretario di Forza Italia Antonio D’Alì. Poi Giletti stava pensando di alzare il tiro con una o più puntate su Marcello Dell’Utri. Il conduttore aveva preso già contatti con gli esperti della materia e stava studiando le indagini fiorentine che coinvolgono anche Berlusconi. L’ipotesi di accusa (tutta da dimostrare) relativa alle stragi del 1993 è un tabù in tv. Giletti voleva infrangerlo perché affascinato dalle potenzialità televisive del personaggio Dell’Utri.
Al Fatto risulta che Giletti si stava interessando delle informative della Dia sui rapporti di Dell’Utri con i mafiosi, alle perizie sui primi capitali in Fininvest e ai ‘generosi’ prestiti e pagamenti di Berlusconi e delle sue società a Dell’Utri e famiglia, con le immancabili intercettazioni che i nostri lettori conoscono bene, ma il pubblico della tv ignora.
Chissà cosa sarebbe andato in onda. Una cosa è certa: Urbano Cairo, senza rendersene conto, cancellando così il programma di un giornalista sotto scorta per la sua attività, che ha appena testimoniato ai pm che indagano sulle stragi e che dell’indagine stragi voleva occuparsi, non sta dando un bel segnale.

L'Amaca

 

Il Rinascimento degli animali
DI MICHELE SERRA
Il Corpo Forestale dello Stato venne soppresso nel 2016 dal governo Renzi, e accorpato all’Arma dei Carabinieri.
Avvenne per ragioni di “razionalizzazione” e risparmio. Forse pesò il fatto che in due Regioni (Calabria e Sicilia) i forestali fossero molto numerosi e nonostante questo le foreste patissero l’assalto indisturbato dei piromani.
Fatto sta che quella decisione, alla luce dei fatti, si è rivelata cieca e sbagliata. Come ha scritto Paolo Cognetti su questo giornale, quel Corpo andava piuttosto potenziato, a fronte dell’impressionante prosperare dei boschi e della fauna selvatica, quasi estinta alla metà del secolo scorso; e quasi rasi al suolo i boschi per riscaldare le case di un Paese povero e arretrato. Provate a confrontare due fotografie della stessa valle alpina o appenninica nel Dopoguerra e ai nostri giorni, e vi sembrerà di vedere un Paese calvo che ha rimesso i capelli.
Scrivo da anni, forse da decenni, che abbiamo rimosso quasi del tutto la cognizione stessa della natura, e non è un problema astratto: significa che abbiamo rimosso la cognizione del nostro territorio (un terzo è boschivo, due terzi montani).
Due soli agenti della Forestale (bravissimi: ma due) dovrebbero custodire, in teoria, la vallata dove abito e quella accanto. Un territorio enorme, nel quale lupi, cinghiali, caprioli e cervi vivono, grazie al progressivo ritiro dell’uomo, un loro Rinascimento. Disse Marco Paolini: siamo un Paese di montagna convinto di essere un Paese di pianura. Il lungo itinerario di parole e di passi di Paolo Rumiz dice lo stesso.
L’orso del Trentino è uscito da quel vuoto.
Pensavamo che “moderno” volesse dire sterilizzato, neutralizzato, ma non è così, davvero non è così. La Guardia Forestale ci servirebbe molto. Molto più di prima.

Commissioni travagliate

 

Aridateci Aigor
di Marco Travaglio
Allegria! Nasce una Commissione parlamentare per indagare sulla gestione del Covid da parte dei governi Conte e Draghi (e non delle Regioni, competenti in sanità): cioè sul lockdown, le zone rosse, arancioni e gialle, gli acquisti di mascherine, i vaccini, perfino i banchi “a rotelle”. Insomma su tutte le benemerite iniziative, poi copiate dai migliori governi d’Europa, che hanno arginato la pandemia e salvato decine di migliaia di vite. Nelle vere democrazie le commissioni d’inchiesta le crea l’opposizione per controllare chi detiene il potere, non chi detiene il potere per ricattare l’opposizione. Perciò M5S e Pd protestano. Ma al loro posto ci limiteremmo a disertare le sedute e a goderci lo spettacolo dei segugi destronzi che indagano da soli. Uno spettacolo che, visti i precedenti, si annuncia imperdibile. In Italia le commissioni parlamentari non scoprono mai nulla più dell’acqua calda, riuscendo semmai a incasinare il poco che ha accertato la magistratura. E colpiscono pure come boomerang chi le architetta. La più recente è quella sulle banche, voluta da Renzi nel 2017 contro i 5Stelle, Lega e FdI che osavano denunciare i conflitti d’interessi del suo Pd nei crac bancari. Partito per suonarle agli oppositori, il poveretto finì suonato dallo scandalo della sua soffiata sul dl Banche Popolari a De Benedetti, che ci speculò in Borsa. Si scoprì pure che la Boschi aveva fatto il giro delle sette banche, più Consob e Bankitalia, per raccomandare l’Etruria tanto cara al babbo.
Il meglio però lo diedero i berluscones con due capolavori della commedia all’italiana: le commissioni Telekom Serbia e Mitrokhin. La prima, presieduta dall’avvocato di Dell’Utri, Enzo Trantino, nasce nel 2003 per indagare sull’acquisto nel 1997 del 29% della compagnia telefonica serba da Stet-Telecom Italia: 900 miliardi di lire al governo di Milosevic, già sotto embargo e poi catturato e condannato all’Aja. Per nascondere le tangenti (vere) pagate da Previti ai giudici romani per comprare le sentenze Mondadori e Imi-Sir, salta fuori un “supertestimone” delle tangenti (false) intascate da Prodi, Fassino e Dini sui conti cifrati “Mortadella”, “Cicogna” e “Ranocchio”. Il portentoso teste, tal Igor Marini, si presenta come “conte polacco”, giura di aver trattato personalmente l’acquisto di Telekom, ma afferma di aver dimenticato le carte in Svizzera. La commissione gli crede sulla parola e parte con lui per Lugano. Ma si scorda di avvertire gli svizzeri, che arrestano i nostri eroi. I parlamentari vengono poi rilasciati. Marini lo trattengono in galera, essendo ricercato per aver truffato alcuni alberghi: mangiava, beveva e dormiva, ma non pagava il conto come un altro conte, il Mascetti di Amici miei.
Appena sentono il suo nome, i giudici di Torino chiedono la sua estradizione: lo cercavano da mesi per una truffa su titoli indonesiani. I pm, diversamente dalla Commissione, indagano su di lui e scoprono che vive in un tugurio nel Bresciano e fa il facchino al mercato ortofrutticolo: l’attività tipica degli intermediari da Stato a Stato. La seconda moglie racconta in lacrime che Igor ha truffato anche lei: non era conte né polacco, si spacciava per numero 2 dello Ior e amico del Papa. La prima moglie, la soubrette Isabel Russinova, dichiara ai pm: “Igor ha preso in giro anche me. Mi sono vergognata per anni, ma ora che ha truffato l’intero Parlamento mi sento meno sola”. Dei conti Cicogna, Mortadella e Ranocchio e della maxi-tangente da 450 miliardi non si troverà traccia. Marini sarà condannato a dieci anni per calunnia. E si scoprirà che l’unico a prendere soldi provenienti dall’affare Telekom Serbia è stato un membro della Commissione Telekom Srrbia: Italo Bocchino di An.
Il degno pendant del conte Aigor è Mario Scaramella da Napoli, “superconsulente” della commissione Mitrokhin, che indaga sugli infiltrati del fu Kgb in Italia sotto la presidenza di Paolo Guzzanti, padre d’arte. Una vita di espedienti, trascorsa a millantare credito e fondare inesistenti centri studi e organizzazioni internazionali antiatomiche formate da lui e dalla fidanzata, nonché a spacciarsi per “giudice antimafia”: un cazzaro legato al Sismi e alla Cia. La Commissione gli crede ciecamente e lo manda in giro per l’Europa a torchiare vecchie spie russe in andropausa. Quelle gli raccontano le porcate di Putin, ma lui è più interessato a Prodi, di cui purtroppo nessuno sa nulla, a parte una spia che ha sentito dire da un’altra (morta) che un’altra (morta) aveva saputo da un’altra che Prodi piaciucchiava al Kgb. Quindi Prodi agente sovietico, forse coinvolto nel caso Moro. “Una bomba termonucleare!”, esclama Guzzanti al telefono con Scaramella, “lo dico subito al Capo”. Cioè a B.. Ma neanche lui lo prende sul serio. Scaramella continua a molestare gente nei bar di Londra, mostrando foto di Prodi e persino di Diliberto e Pecoraro Scanio (anche loro del Kgb, malgrado l’età). Nei suoi rapporti cifrati, Pecoraro è ‘Pecorosky’ e ‘Culattosky’. Una delle spie molestate prega Guzzanti di riprendersi lo stalker: “Your friend is a mental case”. Mario sostiene di essere stato avvelenato a Londra col polonio insieme all’ex agente Litvinenko: “Mi han dato una dose dieci volte superiore a quella mortale”. Solo che Litvinenko muore, mentre Scaramella resuscita e torna in Italia. Lo arrestano appena scende dall’aereo e lo condannano per armi e calunnie. Ora sia lui sia Marini sono fuori. Pronti per la Commissione Covid.

giovedì 13 aprile 2023

Finirà così!



Luglio 2024:
Il Direttore del Riformista, in trasferta in Arabia per narrare la beltà del Rinascimento locale, annuncia che il suo partito, al 2,15%, ha stretto alleanza politica con il “movimento salvaguardia della marmotta”, e che prevede che il “terzo polo bis” arriverà al 18% in pochi mesi. Il segretario Auronzo del movimento a tutela delle mermotte si dichiara entusiasta dell’alleanza. 

Settembre 2024
Auronzo nominato dal senatore Bomba a segretario del “terzo polo bis” getta la spugna, manifestando rabbia per come siano stati gestiti i fondi del partito, accusando il direttore del Riformista di scialacquare le risorse in fetecchie.

Febbraio 2025: l’ex direttore del Riformista, che vendeva 165 copie pro die, nonché senatore, ed anche conferenziere al soldo di Sim Sala Bim, annuncia che il suo partito, dato al 1,24%, si unirà a breve con l’Associazione Ruttologi Italiani, e che la nuova coalizione “terzo polo tris” supererà a breve il 15%. Il presidente dei Ruttologi, Roboante, si dichiara ottimista al riguardo e che si sente onorato di essere stato nominato segretario dal senatore-conferenziere-ex direttore.

Luglio 2025: il segretario del terzo polo tris Roboante annuncia la fine del partito unico con il senatore-conferenziere-ex direttore, al secolo Bomba. “Con le spese sostenute dal senatore non potevamo neppure organizzare il Festival del Rutto di Poggibonsi! È un’indecenza!” 

Gennaio 2026: il senatore-conferenziere-amante del Rinascimento arabo, annuncia che il suo partito, dato allo 0,03%, cerca un alleato serio per sparigliare il centro della politica con una coalizione capace di ottenere un 35%
Al momento pare che abbiano dato disponibilità il “club della Pinnacola” di Oristano e gli Scoreggioni un complessino folk dell’ entroterra savonese. 
La deputata Boschi, nel frattempo candidatasi nel Gennargentu, difende a spada tratta il senatore-conferenziere: “la nazione non merita un politico così umile e capace. Probabilmente ci trasferiremo tutti da Sim Sala Bin, dove si respira aria fresca di vera democrazia!”

L'Amaca

 

Il miracolo di Bruno Vespa

DI MICHELE SERRA

Perdendo la sua flemma curiale, Bruno Vespa si è molto spazientito perché un ospite di Porta a porta si è permesso di apparentare, come fenomeni di credulità popolare, una Madonna molto illustre, quella di Lourdes, alla maldestra debuttante di Trevignano.
Vespa si rassegni — la rassegnazione essendo una virtù cristiana, nonché un dovere del servizio pubblico. Esiste, effettivamente, un punto di vista razionalista, irriducibile ma non per questo illegittimo, secondo il quale i cosiddetti eventi miracolosi non hanno origine sovrannaturale, non esistendo, al di fuori o al di sotto o al di sopra della natura, alcunché di percepibile. E da quel punto di vista non è facile fare differenze tra culti mariani imponenti e “ufficiali” (Lourdes, Fatima, Medjugorje) e fenomeni minori.
Lo stesso Vespa, del resto, si occupò con una certa indulgenza di una precedente simulazione miracolosa, la Madonnina di Civitavecchia, che si ritirò dalle scene dopo una parentesi meno breve, però quasi altrettanto indecorosa, di quella di Trevignano: una perizia stabilì che si trattava di sangue umano maschile, probabilmente applicato con un contagocce.
Correvano gli spumeggianti anni Novanta. In quell’occasione ricordo un memorabile scambio tra il medesimo Vespa (identico a ora, identico da sessant’anni: ecco il miracolo vero) e Roberto Vacca, grande scettico. Nel caso l’avessi già scritto, pazienza: merita la ripetizione. Vespa chiese a Vacca: ma lei, mi scusi, se vedesse una Madonna che piange, proprio davanti a lei, che cosa farebbe? Vacca rispose: «Mi allontanerei rapidamente».

Ma per favore Mnemonica!