lunedì 20 marzo 2023

Sempre la stessa storia!

 


Dura la vita del banchiere! Guardate ad esempio quella di Greg Becker alle Hawaii, dopo aver venduto tutte le sue azioni poco prima che la banca Svp, da lui diretta, andasse in default. 

Solito canovaccio, solita storia merdosa: affondano le banche, anche il Credit Suisse, i potenti salvano i loro depositi, tutti gli altri vedono evaporare i propri risparmi. Nessuno che vada in galera, nessuno che rimanga invischiato in queste vicende sfioranti, possiamo pure dire toccanti, il mondo criminale. 

Non siamo tecnici, solo osservatori e quello che emerge dal mondo malefico della grande finanza è sempre lo stesso: i banchieri non rischiano nulla, vengono pagati con cifre folli, compiono azioni da puri briganti, e nel caso di crollo della struttura, ne escono sempre puliti e pronti ad imbarcarsi in altre avventure piratesche. 

Pagano sempre i soliti che oltre a pagare non si ribellano. 

Titoli spazzatura, agenzie di rating che esaltano strutture come Svb, senza avvertirne la fine imminente. 

Un mondo di merda quello finanziario, in grado di governare stati, di supportare multinazionali con bilanci da nazione, con l'unico obbiettivo di incrementare, tendendo all'infinito, le ricchezze di pochi, con l'impercettibile difetto che possiamo definire effetto collaterale di ridurre in miserie migliaia di persone per bene. 

E non possiamo neppure invocare interventi dall'alto, visto che nell'alto del mondo economico, che è anche politico, ci stanno loro. Sempre loro, fino a quando non avverrà una sana e robusta ribellione della maggioranza di viventi su questo pianeta in mano a pochi e destinato ad una probabilissima estinzione. 

Per il resto, buona giornata! 

Sfottò

 


Mano al borsellino!

 

Dopo Barberini, Sangiuliano. Secondo sfregio al Pantheon
INGRESSO A PAGAMENTO PER TURISTI - Questo sbarramento è un peccato mortale, sul piano civile e politico: perché prende un pezzo di città e lo trasforma in attrazione turistica
DI TOMASO MONTANARI
Quel che non fecero i Franceschini, hanno fatto i Sangiuliano. Il detto originale (“ciò che non fecero i barbari hanno fatto i Barberini”) si diffuse quando papa Urbano VIII Barberini fuse la travatura bronzea originale del Pantheon, sostenendo che quel metallo gli servisse per il Baldacchino di Bernini in San Pietro, mentre invece veniva fuso in cannoni dell’esercito pontificio, orrendi strumenti di morte. Oggi lo sfregio è un altro: alla fine, il biglietto di ingresso di 5 euro al Pantheon è arrivato.
Strano Paese, il nostro: dove sono i governi della sinistra a far genuflettere i diritti dei lavoratori ai piedi del dio denaro, e sono i governi di destra a far piegare Dio e patria davanti all’onnipotenza di quello stesso, maledetto, idolo. La prima chiesa della diocesi di Roma a sottomettersi all’osceno costume della tassa d’ingresso, infatti, è anche quella dove riposano Vittorio Emanuele II, Umberto I e la regina Margherita di Savoia: i cui corpi da oggi retrocedono alla stregua di pezzi da musei a pagamento. E son certo che il mio nonno Piero che, poveruomo, faceva parte della Guardia d’onore delle tombe reali del Pantheon, se fosse ancora vivo li ricorrerebbe con il forcone.
Si apprende che il 70% del ricavato della vendita dei biglietti andrà al Ministero della Cultiura, e il 30% alla Diocesi di Roma. E non si capisce cosa sia cambiato dal 2017, quando l’allora cardinal vicario di Roma, Augusto Vallini, diramò un’inconsueta nota in cui, tra l’altro, si leggeva: “Sono da ritenersi destituite di ogni fondamento le ricostruzioni giornalistiche che hanno ipotizzato una ‘spartizione’ degli incassi di un eventuale biglietto di accesso tra il Ministero dei Beni culturali e il Vicariato di Roma. Tale ipotesi è assolutamente in contrasto con lo spirito di servizio che anima la missione della Chiesa”. Sarà dunque cambiata la missione della Chiesa? E la missione dello Stato? Quella promozione della cultura imposta dal primo comma dell’articolo 9 della Costituzione? Col balzello al Pantheon la promuoviamo di più, o di meno?
In nessun altro paese il patrimonio culturale è altrettanto fuso con lo spazio pubblico. Non c’è un vero confine tra il Pantheon e la sua piazza, ed era vitale poter varcare liberamente quella soglia: anche solo per continuare a passeggiare al coperto, anche solo per cinque minuti. Dobbiamo poter respirare liberamente la nostra storia: non possiamo spezzare questa quotidiana intimità, diventando clienti anche nel cuore della nostra casa. Questo sbarramento (per quanto veniale sia il prezzo del biglietto) è un peccato mortale, sul piano civile e politico: perché prende un pezzo di città e lo trasforma in attrazione turistica. A cadere, è quel rapporto sentimentale, quella relazione intima, che non era necessariamente fede e non era necessariamente amore per l’arte: ma era quello che porta i cittadini a varcare, qualche volta l’anno, la soglia delle loro chiese. Disincentivare gli italiani (sono esclusi solo i residenti nel comune di Roma: ma il Pantheon è un monumento universale!) dall’ingresso nella Rotonda è un peccato civile, perché significa disincentivarli dalla conoscenza di se stessi. Ed è anche un peccato vero e proprio: di simonia (cioè di vendita di cose sante), visto che il Pantheon è anche una chiesa consacrata. Una nota del 2012 del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale italiana stabilisce che “l’adozione di un biglietto d’ingresso a pagamento è ammissibile soltanto per la visita turistica di parti del complesso (cripta, tesoro, battistero autonomo, campanile, chiostro, singola cappella, ecc.), chiaramente distinte dall’edificio principale della chiesa, che deve rimanere a disposizione per la preghiera”. Una norma che ora la Diocesi di Roma decide di violare clamorosamente.
L’accordo prevede naturalmente che durante le celebrazioni, la chiesa sia chiusa ai turisti e gratuitamente aperta ai fedeli. Ma questa minima salvaguardia non basta: quel che viene a mancare è l’accesso per la preghiera privata, intima, spontanea. Quella urgente necessità di raccogliersi in silenzio che ti spinge in chiesa come una mano invisibile.
E se i fedeli che andranno a messa al Pantheon vorranno poi trattenersi a visitarlo? Dovranno uscire come ‘fedeli’, e rientrare a pagamento come ‘turisti’: ma questa è una devastante sconfessione dell’identità stessa di quel luogo unico al mondo. La stessa Conferenza Episcopale Italiana ha spiegato – nell’Istruzione in materia amministrativa del 2005 – che “solo in linea teorica è possibile distinguere la dimensione culturale di una chiesa da quella religiosa, perché di fatto i due aspetti sono inseparabili”. Ecco, da oggi al Pantheon essi sono invece separati: e la differenza la fa il biglietto (con la fila, la biglietteria, il controllo…). E siccome che non si possa servire a due padroni – cioè a Dio e al denaro – l’ha detto un’autorità indiscutibile in fatto di cristianesimo, sappiamo con certezza che da ora in poi il Pantheon sarà al servizio di un padrone solo: il denaro.

domenica 19 marzo 2023

Altro punto di vista

 


“La vernice lavabile fa meno danni a Firenze del modello Nardella”

BLITZ A PALAZZO VECCHIO - "Il foulard di Pucci sul Battistero, le sfilate di moda agli Uffizi" 

DI TOMASO MONTANARI

Un meme vivente. Dopo tutte le sue pelose campagne sul “decoro” urbano, il sindaco di Firenze, urlando parolacce, placca fisicamente l’attivista di Ultima Generazione: e se quello fosse caduto male, e si fosse rotto la testa? Ci manca solo il sindaco sceriffo, giustiziere oltre la legge. Segue il sindaco operaio, che pulisce il muro in piedi su un trabattello, senza nessun presidio di sicurezza: altro bell’esempio. Tutto a favore di camera, per costruirsi un’immagine mediatica da monuments man, anzi da monuments macho.

Ma, anche a prescindere da quelle sequenze imbarazzanti, la credibilità di Dario Nardella come difensore di Palazzo Vecchio sta a zero. Egli era infatti vicesindaco quando il sindaco Matteo Renzi fece trapanare, nel 2011, gli affreschi di Giorgio Vasari nella dissennata ricerca della perduta “Battaglia di Anghiari” di Leonardo. La funzionaria competente dell’Opificio delle pietre dure si rifiutò di avallare quella terribile pagina di propaganda politica a spese del patrimonio culturale, denunciando la decisione della giunta fiorentina di “operare danneggiamenti alla superficie pittorica attraverso strappi non motivati da considerazioni conservative”. Altro che vernice lavabile: ma allora Nardella era l’ombra muta di Renzi. E nel 2015, quando si era ormai messo in proprio come sindaco, Nardella affittò il Salone dei Cinquecento a una convention intitolata all’Hard Luxury, il lusso estremo, sottraendolo alle visite. E questa volta ad essere ferita gravemente fu la funzione civile di Palazzo Vecchio, che in quanto palazzo della città è anche la casa di chi non ha una casa, in un momento in cui la diseguaglianza estrema è il principale problema dell’umanità.

Ma proprio questa è la cifra della Firenze Renzi-Nardella, una città che espelle i residenti dal centro attraverso una super-gentrificazione turistica che nemmeno la pandemia ha fermato (ora è il turno degli studentati di lusso, doppio schiaffo al diritto allo studio e a una idea di città). Come dimenticare la cena della Ferrari a Ponte Vecchio, quella di Stefano Ricci sul Ponte a Santa Trinita, il Battistero fasciato da un enorme foulard di Pucci, le sfilate di moda agli Uffizi, le partite di golf nella Biblioteca Nazionale, l’addio al celibato e poi la “mostra” di Lagerfeld nelle sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, la cena della Morgan Stanley in una cappella di Santa Maria Novella, la proiezione del logo dell’American Express sull’Ospedale degli Innocenti…? E dunque: è un po’ di vernice (lavabile con molta meno acqua di quella che Nardella ha usato per impedire ai turisti di sedersi sui sagrati delle chiese storiche…) a mettere in pericolo i monumenti, o è invece il loro insostenibile sfruttamento, che appartiene a quella stessa logica che conduce il Pianeta alla rovina, e che i militanti di Last Generation denunciano usando l’arte, ma senza nuocerle?

Da storico dell’arte trovo perfetto lo stile di questa campagna planetaria. La nostra Costituzione proclama l’inscindibilità tra ambiente e patrimonio storico e artistico: che rischiano oggi di perire insieme, se non cambiamo radicalmente il nostro modello socio-economico. E poi, come ha scritto Franco Marcoaldi, “chi non sa apprezzare un albero / non può apprezzare un quadro”.

Boom!

 

I ferri e i bronzi
di Marco Travaglio
Se esistesse una Corte penale internazionale per le facce di bronzo, si aggiudicherebbero subito un processo con condanna incorporata Biden, Zelensky e il procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, l’inglese Karim Khan. Questo per aver firmato il mandato di cattura contro Putin, gli altri due per averlo elogiato. Non che Putin, con le sue truppe, non abbia commesso crimini nelle guerre di Cecenia, Georgia, Siria e Ucraina. Ma, a parte la violazione dell’immunità garantita dal diritto internazionale ai capi di Stato in carica, è ridicolo che di quelle guerre – le prime tre vecchie di 20, 15 e 8 anni – la Corte si accorga solo ora (forse perché quelle in Cecenia e in Siria facevano comodo all’Occidente contro il comune nemico islamista). Ed è ancor più comico che le guerre siano crimini contro l’umanità se le fa Putin e passeggiate di salute se le fa la Nato. Sul banco degli imputati dovrebbero sedere tutti i governanti che hanno scatenato guerre contro il diritto internazionale e l’Onu: anche quelli Nato che aggredirono la Serbia nel 1999, l’Afghanistan nel 2001-’21, l’Iraq nel 2003-’11 e la Libia nel 2011. E poi i democraticissimi presidenti ucraini Poroshenko e Zelensky per i crimini commessi in Donbass da truppe regolari e milizie neonaziste contro le popolazioni russofone dal 2014, in barba ai due accordi di Minsk su cessate il fuoco e autonomia di Lugansk-Donetsk: crimini puntualmente denunciati da Onu, Osce e Amnesty.
Ecco perché i governi di Usa, Russia e Ucraina si guardano bene dal riconoscere la Corte: per non finirci imputati. Ma, se ora la Corte processa anche un governo che non la riconosce, perché la sua legge non vale per tutti e non vengono spiccati mandati d’arresto per Biden, Obama, Bush jr., Clinton e i loro euroservi, da Blair e B., oltre a Poroshenko e Zelensky? Risposta ovvia. La mossa del procuratore britannico non è giustizia: è politica, la peggiore. Appena per l’Ucraina si affaccia una proposta di negoziato, il trio Nato-Usa-Uk la boicotta con una provocazione. La strage russa di Bucha (analoga a centinaia di eccidi fatti dai “nostri” in Serbia, Afghanistan e Iraq) fu usata per stoppare le trattative russo-ucraine in Turchia. Le aperture di Zelensky sulla neutralità di Kiev e la Crimea furono stroncate dal no secco di Stoltenberg. Poi ci furono le balle di Zelensky sul missile russo (in realtà ucraino) caduto in Polonia. Ora serviva un sabotaggio prêt à porter contro la missione cinese e zac! Putin è diventato un paria ricercato in tutto il mondo. Anzi, solo nei Paesi che riconoscono la Corte dell’Aja. Se per lui le cose si mettessero male in patria, il tiranno russo potrebbe sempre rifugiarsi in Ucraina o negli Stati Uniti: lì i criminali di guerra sono sempre al sicuro.

Una grande Amaca!

 

Cow connection, la nuova serie
DI MICHELE SERRA
Appunti per scrivere la sceneggiatura di una serie tivù distopica. 

1 – Gli scienziati di mezzo mondo dicono che bisogna ridurre le emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento terrestre. 

2 – Alcuni governi decidono di intervenire, e tra gli altri provvedimenti annunciano di voler limitare gli allevamenti intensivi. 

3 – Gli allevatori insorgono per difendere i loro interessi e fondano un partito politico. 

4 – Quel partito, come primo obiettivo, accusa la scienza di mentire sul cambiamento climatico, e di farlo perché è asservita ai poteri forti. 

5 – Siti di estrema destra danno un nome a quei poteri forti, individuandoli nel Forum di Davos (ma potrebbe essere anche Soros, o Bill Gates, o il Gruppo Bilderberg), e sostengono che quella fondazione sta progettando di trasformare le fattorie dismesse in alloggi per migranti. 

6 – La storia ha molto successo sui social, inserendosi nel fortunato filone “finanza ebraica che vuole la sostituzione etnica degli europei bianchi con africani e asiatici per poter disporre di manodopera a basso costo”.

7 – Il partito degli allevatori trionfa alle elezioni e diventa il primo partito del Paese. 

8 – Nel mondo si estende la rivolta di singoli gruppi produttivi contro le misure di politica ambientale, fino a conquistare ovunque il potere e abolire le politiche ambientaliste. 

9 – Infine accade la tanto temuta sostituzione etnica: l’uomo si estingue e viene rimpiazzato dal ratto, più adattabile e intelligente.

I primi sette punti sono già realtà: è davvero avvenuto in Olanda. Il punto 8 e 9 saranno la base della seconda stagione della serie, nel caso ci si arrivi.

sabato 18 marzo 2023

Ad esempio..



Uno studia una vita per cercare un impiego da 1500 euro al mese, quando va bene, e poi viene a sapere che a questi signori basta vendere 300 bomboloni per raggiungerlo, praticamente una mezza mattinata… comunque era buono, ma 5 euro…estika!