domenica 23 gennaio 2022

Poverino!



Come da canovaccio, a noi poveri sudditi, grazie al micione Zangrillo, viene validata la fregnaccia sulle condizioni di salute che l’hanno costretto a rinunciare al trono quirinalizio. Perché i voti, dice lui, li aveva eccome, essendo il migliore, il più bravo, l’unico in grado di saper fare la buona politica! E mi raccomando: tutti a bere la fetecchia!

Adieu?



Per chi come me lo sta osservando da più di venticinque anni, il passo indietro del maggiore usurpatore delle nostre libertà dell’ultimo trentennio, rappresenta, spero, l’ultimo atto di una delle più tristi commedie del dopoguerra; e questo grazie non tanto a lui, sognare un mondo senza malfattori infatti è pazzia, ma a tutti coloro che durante l’Era del Puttanesimo, han finto di contrastarlo solo per rispettare il copione, agevolandolo in tutto e, a volte, compartecipando alle sue malefatte. Nomi? Certamente: tutti i pseudo compagni o sinistrorsi dediti a verticali di Krug in rispettosa giacca vellutata, e tra questi metto Mortadella, Baffino, Grissino, Ronf Ronf Letta, l’adorato nipotino imbelle rignanese, Violante Spasimante, il neo godereccio nonché trastullatore di cazzocampana pensieri simil rossi imbonitori cervici apparentemente in lotta, al secolo Faustino, ora assiduo frequentatore di club esclusivi à la page di Cortina alla faccia dei compagni che ancora oggi lavorano mentre lui magna; la Chiesa col suo papa rosso Testa a Pera Ruini, che si spinse ad interpretare le massime evangeliche per legittimare guerre e casini (non Pierfi vero pretendente occulto quirinalizio, ma i bordelli alla bunga bunga per intenderci); la prona stampa di sua proprietà e non; le tv, praticamente tutte, con quel Minzo allora direttore del tg1 che, tra una strisciata e l’altra della carta aziendale per privati goderecci, mandava in onda, invece delle malefatte del suo signore, servizi sulla toilette dei cani. Insomma: grazie agli agii e al soffuso borotalco della finta opposizione, il despota mediatico per antonomasia ha imperversato per decenni nella nazione, impoverendola in cultura, dignità e morale, sminuzzando alcune pietre miliari al fine di agevolare lo sdoganamento di reati quali l’evasione fiscale, la sparizione di risorse in paradisi fiscali, e il rispetto della donna. 
Ed ecco che ieri, mentendo spudoratamente come sempre, annuncia per lettera il suo addio al sogno di divenire il futuro presidente della Repubblica. I motivi dell’abbandono sono solo due: salute, e qui mi fermo, augurandogli ogni bene possibile, o la consapevolezza che una sua salita al Quirinale avrebbe provocato uno sconquasso finanziario importante, con relativa fuga dei famigerati investitori esteri. Davanti al danè dunque lo stolto meneghino, come sempre, potrebbe ancora una volta essersi genuflesso. L’importante è che sia stata l’ultima, deo gratias!

sabato 22 gennaio 2022

Mariangela



La difesa di Mariangela-Lupi verso il Pregiudicato è quanto di più squallido si sia prodotto da tanti anni a questa parte su questo suolo: un mefitico mix di ballismo, adulazione, stravolgimento della realtà, mistificazione, rivalutazione di un pusillanime frodatore, incallito tangentista, amorale fino al midollo, degna di uno sguattero dedito ai bagordi in balia del suo padrone. Mariangela-Lupi si è inabissato, deturpando la propria dignità, a profondità mai frequentate neanche dal peggior Gasparri! Una triste vicenda nell’oscurantismo sempre più pesante di questo insano tempo.

Alleluia!




Fontana, Fontana!

 


Appello dalla Resistenza

 


L'Amaca

 

Il brevetto dell’immortalità
di Michele Serra
Grazie a un cocktail di biotecnologie e di miliardi, Jeff Bezos sostiene che è possibile allungare la vita (di chi?) almeno di cinquant’anni. Tanto basta ai media di mezzo mondo, che non hanno alcun bisogno di essere oliati per sembrarlo, per tirare in ballo il concetto, piuttosto impegnativo, di “immortalità”.
Credo sia evidente a tutti che tra un bacucco pieno di quattrini che riesce a tirare le cuoia più tardi del previsto, magari senza cambiare troppe volte la dentiera, e l’immortalità, c’è la differenza che separa un peto dal big bang. Allungare la vita (di tutti, però) è una bella impresa e una nobile missione, purché si sappia, in partenza, che siamo solo una scimmia particolarmente perspicace e longeva: ma in rapporto ai tempi cosmici, e alle dinamiche celesti, siamo un segmento ridicolo, una specie di interpunzione che le galassie riescono a registrare a fatica: non solo Jeff Bezos, perfino Shakespeare si perderà nell’infinito. Muoiono i pianeti, muoiono le stelle, vuoi che si possa brevettare, dopo l’automobile che distingue da sola il semaforo verde dal rosso, anche l’immortalità? Ma mi faccia il piacere! (Urge un incontro, reso possibile dal metaverso o altri trucchi, tra Bezos e Totò. Sarebbe la gag del millennio…) Non sono religioso — non in senso classico, insomma — ma c’è qualcosa di veramente blasfemo in questa idea che basta volerlo, basta desiderarlo, soprattutto basta la carta di credito, e tutto è possibile, anche la vita eterna. Troppi quattrini danno alla testa, non c’è niente da fare. Fatemi conoscere un miliardario che ragioni come Seneca, e mi ricrederò.