martedì 8 giugno 2021

Mumble mumble

 


E questo è strano, molto strano. Perché lo so con certezza, è un mio amico di vecchia data, che ieri un ricovero a Sarzana c'è stato: il suo. 

Ha postato infatti nella chat la notizia dell'arrivo dell'ambulanza, e ieri pomeriggio la foto in cui è ritratto con il respiratore. 

Intendiamoci: La Nazione da cui ho preso l'articolo con la sua redazione della Spezia è famosa per chiudere i battenti attorno alle ore 20 e di aver minimo un giorno di ritardo sulle notizia importanti. Potrebbe essere così ma se domani non vi fosse la notizia di un ricovero, cosa verrebbe da pensare? 

Che è in atto un'insonorizzazione per confermare a tutti che il peggio è passato? Che non si può aver più patemi ad entrare in un bar o in un ristorante? 

Che l'estate deve necessariamente iniziare, che un ricovero si può anche mettere sotto il tappeto? 

Rimango molto in ascolto. Attendo i dati di oggi e poi... 

lunedì 7 giugno 2021

Vuote parole

 


La Regina Vien dal Mare ieri su La Stampa del mite Giannini, ha stigmatizzato “la barbarie” dei processi che “si celebrano sulle pagine dei giornali, in televisione, nelle piazze”, ricordando che “il tema della giustizia non può essere ridotto a una guerra tra opposte tifoserie”. Ma l'11 marzo 2013 la nobildonna cera anche lei in piazza a Milano davanti al tribunale!
Guarda caso, quando c’è stato da difendere Silvio Berlusconi, in uno dei momenti clou della sua intensa vita giudiziaria. Otto anni fa, l’11 marzo 2013, l’attuale inquilina di Palazzo Madama – in quel momento appena rieletta in Senato e a un passo dall’entrare nell’ufficio di presidenza come segretaria d’aula – partecipava all’occupazione della scalinata del Palazzo di Giustizia di Milano, adattata a ideale gradinata della curva berlusconiana. (fonte Fatto Quotidiano)

domenica 6 giugno 2021

Daje Dibba!

Di Alessandro Di Battista

+++ATTENZIONE, SOLO PER STOMACI FORTI+++

Nell'Italia di oggi, ovvero la Repubblica fondata sulla restaurazione, capita di leggere la Presidente del Senato, la “Contessa” Maria Elisabetta Alberti Casellati Vien dal Mare scagliarsi contro la “barbarie giustizialista”. D'altronde, ahimè, questo è il clima e l'establishment gongola. Il mantra di oggi è questo: “aspettiamo tutti i gradi di giudizio”. Come se nei partiti politici si debba fare pulizia solo dopo aver letto le sentenze. Questo sì che è “giustizialismo”, questa è la morte della politica. Ad ogni modo se proprio vogliamo parlare di sentenze facciamolo pure. 

La Casellati fa parte di un partito fondato da un amico della mafia. Ha mai detto qualcosa al riguardo la seconda carica dello Stato? Marcello Dell'Utri, fondatore Forza Italia, braccio destro di B., l'uomo del quale l'ex-cavaliere si fidava di più avendogli affidato ogni compito (dalla supervisione dei lavori di ristrutturazione della villa di Arcore, all'organizzazione del partito, passando la presidenza di Publitalia) operò per il rafforzamento di Cosa nostra, ovvero l'organizzazione criminale che fece saltare in aria Falcone e Borsellino, giudici che la Casellati ricorda con i consueti ipocriti comunicati istituzionali. Dell'Utri fece da tramite tra illustri mafiosi e Berlusconi e fece da tramite per anni. Anche quando al potere arrivarono i corleonesi (Riina, Bagarella, Provenzano e Brusca). E tutto questo c'è scritto in una sentenza definitiva ma non mi pare che la politica ne abbia preso atto. 

Sapete chi erano i mafiosi che si riunirono con Berlusconi per stringere un patto realizzato grazie all'intermediazione di Dell'Urti?

1. Gaetano Cinà, grande amico di Dell’Utri, era legato alla famiglia mafiosa di Malaspina. Cinà fu sempre interessato a coltivare buone relazioni con Berlusconi. Nel 1986 gli fece arrivare una cassata da dieci chilogrammi. Fu proprio Cinà a introdurre Dell’Utri negli ambienti mafiosi.

2. Francesco Di Carlo, uomo d’onore dedito al traffico di droga, è stato uno dei testimoni chiave al processo Dell’Utri. Prima di pentirsi aveva guidato la famiglia di Altofonte, una cosca che faceva parte del mandamento di San Giuseppe Jato, quello guidato da Brusca. De Carlo venne anche accusato da un altro pentito di essere stato il killer di Roberto Calvi, il numero uno del Banco Ambrosiano trovato morto nel 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. De Carlo ha sempre negato, pur ammettendo di essere stato contattato da Pippo Calò, il cassiere di Cosa nostra, proprio per compiere l’omicidio. Calvi, secondo altri collaboratori di giustizia, fu ucciso da Vincenzo Casillo, un criminale affiliato alla Nuova Camorra Organizzata, l’organizzazione criminale fondata da Raffaele Cutolo. A proposito di Cutolo, Luigi Cesaro, detto Giggin’ ’a Purpetta, uno degli autisti del boss di Ottaviano, è tuttora senatore della Repubblica eletto con Forza Italia e, dal giugno 2020, indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito di un’inchiesta che riguarda gli intrecci tra politica e camorra. Cesaro è collega di partito della Casellati. Tornando a Calvi, la fidanzata di Vincenzo Casillo, la ballerina Giovanna Matarazzo venne ritrovata in un blocco di cemento dopo aver confidato alla magistratura che la morte di Casillo, saltato in aria dopo essere entrato in un’auto imbottita di tritolo, era collegata proprio all’omicidio del banchiere. Per il crac del Banco Ambrosiano, per il quale, presumibilmente, venne assassinato Calvi, fu condannato Flavio Carboni, faccendiere, amico di Licio Gelli, nonché, secondo il pentito Antonio Mancini, «anello di raccordo tra la Banda della Magliana, la mafia di Pippo Calò e gli esponenti della P2», la stessa loggia massonica di cui faceva parte Berlusconi. Carboni tornò alla ribalta della cronaca giornalistica nel 2016, quando si venne a sapere di alcuni incontri che aveva avuto a Roma con Pier Luigi Boschi, il padre di Maria Elena. Argomento degli incontri? Banca Etruria. Carboni, tra le altre cose, fu, per un periodo della sua vita, in affari proprio con Berlusconi.

3. Girolamo Teresi, sottocapo della famiglia mafiosa di Santa Maria del Gesù, era il braccio destro di Bontate. Secondo diversi pentiti di mafia, tra i quali Tommaso Buscetta, fu proprio Teresi, su ordine di Bontate, a sequestrare e assassinare Mauro De Mauro, il giornalista scomparso nel 1970 e che stava indagando sull’incidente aereo di Bascapè che costò la vita ad Enrico Mattei.

4. Stefano Bontate fu l'ideatore della strage di viale Lazio a Palermo. Una strage della quale, allora, non se ne parlò molto in quanto, appena due giorni dopo, vi fu l'attentato di Piazza Fontana. La strage di viale Lazio venne organizzata per far fuori il boss Michele Cavataio e a realizzarla furono i corleonesi Riina, Provenzano e Calogero Bagarella, fratello di Leoluca, il quale trovò la morte durante il blitz. Pare che a finire Cavataio sia stato Bernardo Provenzano che, avendo finito i proiettili, gli ruppe il cranio con il calcio del fucile. Quel giorno Provenzano si guadagnò il soprannome di Binnu ’u tratturi. La strage di viale Lazio, ripeto, venne ideata da Bontate e ordinata dalla Commissione del tempo, ovvero la cupola di Cosa nostra, un triumvirato composto da Liggio, Bontate e Tano Badalamenti, il boss che ordinò l’assassinio di Peppino Impastato. Quando scese a patti con Berlusconi, dunque, Bontate era Cosa nostra in persona. Non un mafioso qualunque. Bontate venne poi assassinato su ordine di Riina nel 1981 ma, come hanno scritto i giudici della Corte d’Appello che ha condannato Dell’Utri «la morte di Stefano Bontate e di Girolamo Teresi e il sopravvento di Toto Riina e dei “corleonesi” non aveva mutato gli equilibri che avevano garantito l’accordo del 1974». Cosa significa? Che il patto B. non l’aveva semplicemente sottoscritto con alcuni mafiosi, no, l’aveva siglato con Cosa nostra intera. Il patto prevedeva la protezione di B., della sua famiglia e dei suoi interessi economici in cambio di ingenti somme di denaro destinate alle cosche palermitane. 

Lo sa tutto questo la seconda carica dello Stato che parla di “barbarie giustizialista” nel nostro Paese? Lo sa la seconda carica dello Stato che in un Paese normale un “frodatore del fisco” condannato in via definitiva come B. sarebbe sparito dalle scene mentre da noi viene ricevuto con tutti gli onori dal Presidente del Consiglio? Vi sembra un barbaro paese giustizialista il nostro?
Lo sa la seconda carica dello Stato che un altro fondatore del suo partito un tal Cesare Previti, avvocato di B. ed ex-ministro della Difesa è stato radiato dall'ordine degli avvocati dopo essere stato condannato in via definitiva per corruzione in atti giudiziari? Previti, utilizzando denari provenienti da un conto della Fininvest, ha corrotto un giudice per far sì che Mondadori finisse nelle mani di Berlusconi. 

La Casellati si lamenta delle minacce dal web. Le esprimo solidarietà. Le rammento tuttavia (perché non sono ipocrita) che le minacce ricevute dalla rete sono nulla rispetto alla minacce che Cosa nostra - diventata più forte anche grazie ai denari “generosamente” ricevuti da Berlusconi – ha fatto (e continua fare) a cittadini per bene, imprenditori, uomini e donne dello Stato!

La gogna, quella vera, non la vivono i politici che hanno potere, contatti e denari per difendersi. No, la vivono gli italiani per bene, soprattutto quelli che oggi assistono alla "restaurazione", al ritorno di quelli che avevano cacciato, al ritorno della partitocrazia con tutte le sue storture. 

P.S. Ho scritto di tutto questo nel mio libro “Contro” che potete acquistare qui https://www.paperfirst.it/libri/contro/

Travagliatamente

 

Armatevi e partite
di Marco Travaglio
I nuovi 5Stelle di Conte somigliavano ormai alla comica che Mannelli ricorda qui accanto: quella di Stanlio e Ollio in partenza che salutano tutti (“Arrivedooorci! Arrivedooorci!”) e non partono mai. Ne risentivano i sondaggi, per quel che valgono in questa morta gora. Ma soprattutto ne risentiva la democrazia, casomai fregasse ancora a qualcuno, orfana del partito di maggioranza privo di un capo, una linea, una voce. Ad approfittarne sono stati Draghi, gli altri ministri e partiti, passeggiando per 100 giorni sul cadavere dei 5Stelle. Si sono appropriati – come il cuculo che s’imbuca nel nido altrui, come il paguro bernardo che occupa la conchiglia altrui – delle migliori conquiste del Conte-2 (dal Pnrr alle misure anti-Covid, dall’avvio della campagna vaccinale all’assegno unico per i figli) come fossero roba loro. E altre le hanno smantellate: reddito minimo, blocco delle trivelle e dei fondi all’idrogeno blu, lotta all’evasione (un bel condono), 16 mila assunti nei tribunali, riforma del Csm. Che, nella versione Bonafede, vietava il rientro dei magistrati reduci dalla politica; ora, nella versione Cartabia, chi fa politica può tornare allegramente in toga dopo due anni (sai che paura). E tocca pure leggere su Rep: “Stretta sulle toghe in politica. Cartabia e il freno alle porte girevoli”. Sì, il freno della funivia di Stresa.
Un giorno, com’è già avvenuto col governo Monti, guarderemo indietro e rideremo di quanto fossero sopravvalutati i “migliori”: almeno quanto erano sottovalutati i “peggiori”. E quel giorno arriverà se e quando Conte, dopo l’accordo di divorzio da Casaleggio, riuscirà a dare forma e contenuti ai nuovi 5Stelle. Che, com’è già avvenuto col Pd di Zinga e con Leu, potranno contaminare in positivo anche gli alleati. Si spera in tempo per correggere la rotta del governo (che intanto sta demolendo pure i controlli anticorruzione affidandoli – non è una barzelletta – a Brunetta). E si spera in tempo per le elezioni, che al momento sono un cappotto assicurato delle destre: Lega e FdI sono in testa ai sondaggi, con tanti saluti a chi raccontava la favoletta che Draghi avrebbe seppellito il “populismo”. Non sappiamo se Conte, che da neofita ha offerto buone prove come premier, sarà all’altezza anche alla guida del M5S: come leader politico è ancora tutto da scoprire. Ma all’orizzonte non si vede nessuno che possa riuscirci meglio di lui. E, se qualche capetto o caperonzolo grillino pensa di presentargli il conto raccattando truppe mastellate per farsi le proprie correntine, non condannerà all’estinzione soltanto se stesso, ma anche i 5Stelle e – ciò che più conta – la speranza di molti italiani di non morire melonian-salviniani. Magari con B., o quel che ne resta, presidente della Repubblica.

57?? Che gioia!

 

Cinquantasette e vai!! Contentezza, gioia, torcide, ad apprendere che finalmente siamo usciti dal pandemico, lo si nota tra l'altro dal ritorno delle grandi navi a Venezia che tutto, ma proprio tutto, stia tornando a come eravamo prima del febbraio 2020.
E quel numerello inerte, insignificante che ancora sta lì come un giaccone di pelle in uno scaffale di un grande magazzino a luglio, e che indica il numero di morti di ieri a causa del Covid, non può che insufflarci gioia e serenità, non è così? 

Cinquantasette sono una bazzecola e poi, dai diciamocelo, non ho più tempo per star dietro a queste sciocchezze, ci sono vacanze e progetti da far ripartire, poi il Dragone è proprio l'uomo giusto per la ripartenza, i soldoni andranno ad irrorare le solite tasche, grazie al controllo dell'attuale afono Carletto Bonomi di Confindustria, fino a pochi mesi fa cianciante e miagolante per l'orrore scaturente dalle presunte improvvide scelte di quell'avvocatuccio che c'era prima, un incompetente della malora, che avrebbe voluto destinare fette della tortona europea a ceti sociali che prima di Covid eran silenti ed obbedienti e che oggi, roba da non credere, rifiutano pure dei lavoretti serventi di bianco rivestiti a meno di mille euro al mese, mettiamoci anche un po' di "nero" che non guasta mai, per dodici ore di lavoro senza pause né feste, hai capito dove ci ha portato quello là, roteante attorno alla pochette a quattro punte?

Per fortuna lo abbiamo spiaggiato grazie alla maestria e ai superpoteri di quell'impavido arazzo rignanese amante dell'arte araba rinascimentale, ed oggi eccoci nuovamente in tolda pronti a licenziare, a suabappaltare alla stragrande, riducendo costi e stipendi perché lo sapete vero? Siamo in crisi, crisi nera, lo dice pure il Tiggì, ma adesso per fortuna ripartiamo tutti insieme a parte quei cinquantasette di ieri, ma dai! 
Che vuoi che siano? Solo cinquantasette deceduti. Non sono nulla e poi scusatemi, ma mi stanno chiamando per l'apericena! Questa si che è vita!