domenica 9 maggio 2021

Tutto finito!

 


Carletto felice!

 


Ora Bonomi finalmente è felice, il Sussidistan non esiste più, o meglio: è divenuto terreno confindustriale. A quando la risposta alla madre di tutte le domande: a quale branchia di nazione appartengono i ribaldi che ci trafugano ogni anno 120 miliardi in evasioni di imposte?
Sorridi Carletto che il Dragone sembra che pensi (quasi) solo a te!

Ora sì che c’è la “visione”: 50 miliardi alle imprese
di Carlo Di Foggia
A gennaio – governo Conte-2 – la Confindustria di Carlo Bonomi lanciò il grido di dolore: “Il Recovery Plan italiano manca di una visione di politica industriale”. Oggi non si sa se la visione sia stata trovata, a ogni modo Bonomi non se ne duole più e, a guardare i numeri, non si capisce neanche perché lo facesse prima: quasi 50 miliardi di euro arriverà alle imprese attraverso il Piano di ripresa e resilienza e la sua parte “extra” prevista dal governo Draghi con i fondi complementari. E questo senza considerare i nuovi 10 miliardi previsti per le grandi opere ferroviarie, che certo non dispiacciono a Confindustria.
Il Recovery Plan in tutto vale 191 miliardi fino al 2026 (più 15 del programma React Eu). Il piano aggiornato dal governo Draghi spiega che quasi il 19% dei fondi stanziati attraverso le 6 missioni (e le 16 componenti) sono “trasferimenti alle imprese”, via sussidio. A spanne parliamo di quasi 35 miliardi (in lieve calo rispetto al vecchio piano, dove venivano cifrati in maniera poco chiara). È la voce più rilevante dopo gli investimenti in costruzioni (32,6%), vale quattro volte i trasferimenti alle famiglie (5%) e più del doppio degli investimenti in ricerca e sviluppo (6,2%, in cui non è chiaro se una quota andrà alle imprese). Il grosso è costituito dal Piano “transizione 4.0” all’interno della missione 1 (“digitalizzazione, innovazione competitività e cultura”), cioè crediti di imposta per gli investimenti in beni tecnologici. Nel Pnrr vale 14 miliardi ed è la spesa più elevata per singola voce per buona parte della durata del piano, sicuramente fino al 2023: 1,7 miliardi quest’anno, 4,2 il prossimo e 5 miliardi alla fine del triennio. Il Tesoro prevede che questo tipo di sussidi verrà usato mediamente da 15 mila imprese ogni anno per la parte beni materiale immateriali e 10 mila per ricerca, sviluppo e innovazione. Tra queste ci sono anche le “imprese editoriali”. Considerato il fondo gestito dalla pubblica Simest per “l’internazionalizzazione” delle imprese, solo quest’anno si superano i 3 miliardi, sui 13 totali del piano. Queste cifre sono “trasferimenti”, non comprendono i progetti che comunque verranno realizzati da aziende. Dei 6 miliardi per le politiche attive del lavoro, solo per fare un esempio, una parte andrà alle agenzie private.
In generale la distribuzione dei sussidi passa da molte voci (come la banda ultralarga e il 5G), e attraversa diverse emissioni: vale il 40% delle risorse addizionali della missione 1 (Digitale), il 23% della 2 (Transizione ecologica) e l’11,5% della 4 (Istruzione e ricerca), quest’ultima costruita molto sul partenariato pubblico-privato sia nell’università che nel potenziamento delle istituti professionali. Parliamo di risorse “aggiuntive”, cioè della componente “sovvenzioni” del Pnrr e non di quella dei prestiti sostitutivi di finanziamenti esistenti: soldi tutti nuovi.
Il Pnrr, però, da solo non assorbe tutta la voce. A fine aprile il governo ha approvato il decreto che stanzia 30 miliardi del fondo complementare che affiancherà il Recovery e altri 25 di extra-deficit aggiuntivo. Qui trovano spazio, fino al 2026, altri 13 miliardi per finanziare la quota di “transizione 4.0” esclusa dal Pnrr da Bruxelles perché non rispondeva al criterio di “non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali”, visto che sono misure inquinanti. Lo stesso decreto stanzia poi 10 miliardi per la nuova (e sprovvista di qualsiasi progetto approvato) alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. A suo modo, è una visione di politica industriale anch’essa.

Fine dell'ascolto!

 


Una notizia così sconquassa l'aere, affloscia l'umore, spedisce in depression mode! 

Che farò ora, che ascolterò durante le notti insonni? 

Credo di non riuscire più a risollevarmi! Frantumerò l'iPod!!

W Big Pharma!!


IL VERTICE DI OPORTO
Altro che Biden, la Ue si schiera con Big Pharma e isola Francesco
di Sal. Can.

L’Unione europea, a cominciare da Mario Draghi, preferisce la parte del mercante di vaccini – “la farmacia del mondo” dice Ursula von der Leyen – piuttosto che sostenere la proposta di sospendere la proprietà intellettuale contrastata con forza da BigPharma. A conclusione del vertice di Oporto, i 27 si sono ricompattati sulla proposta “più semplice”, come ha detto Draghi in conferenza stampa, “di rimuovere il blocco delle esportazioni che oggi gli Usa per primi e il Regno Unito continuano a mantenere”. La Ue quindi sarà la “farmacia del mondo”, ha rilanciato Von der Leyen ricordando il contratto con Pfizer per un totale di 1,8 miliardi di dosi “da poter donare o rivendere in modo da poterle offrire per esempio anche ai nostri vicini”. Appunto, i mercanti del mondo.

Eppure Draghi ha dovuto riconoscere, spiegandolo anche ai colleghi nel corso working dinner, che da un lato ci sono milioni di persone che stanno morendo e dall’altro le grandi case farmaceutiche che hanno avuto sovvenzioni governative imponenti. Ma alla fine vince Angela Merkel che di danneggiare le aziende farmaceutiche, a cominciare da BionTech, non ne vuol sapere. Resta isolato anche il Papa, che ha chiesto la sospensione dei brevetti definendo la proprietà intellettuale una “variante del virus”. L’Europa è cristiana solo quando vuole comprimere diritti, mai quando si tratta di estenderli.

Finale scritto

 


Solo in queste lande!

 


Siamo alle comiche e, trattandosi del Comico per antonomasia, non ci stupiamo più di tanto: questo signore, che è anche senatore, invece di spiegare cosa ci faceva in un autogrill con uno personaggio come Mancini, prezzo grosso dei servizi segreti, salvato dal governo del Bomba da una condanna grazie al ricorso al segreto di stato, lo stesso giorno in cui attaccò smargiassamente "Giuseppe Persona per Bene" proprio perché l'allora Premier avrebbe voluto a sé le deleghe sui servizi segreti. Ebbene: invece di spiegarci il perché dell'incontro, il Saltimbanco denuncia chi filmò l'evento, a suo dire intercettato ed organizzato. Il classico dito al posto della Luna. Ma quel 2,2% della sua Italia (Semi)Viva ci fa ben sperare. Nella tanta desiderata sua scomparsa nel benefico anonimato, Adieu Bomba!